Wednesday, 26 December 2007

So this is x-mas…

Direi che è il caso di profondermi almeno in stringati auguri, dato che è già mezzanotte meno un quarto e ancora non ho scritto una mazza. Anche se è stato già abbastanza faticoso trovare una frase da mandare via sms, il mio cellulare col multi-set d’invio mi è venuto incontro e ho solo dovuto notificare che avevo cambiato numero a quelli che non lo sapevano. Quindi che dire? Io non credo nel natale, per cui rivolgerò l’unico augurio che mi sento di fare:

Auguri di una giornata, una settimana, una fine dell’anno sereni. La serenità, l’assenza di ogni turbamento prima di tutto, è la cosa più importante. Se si è sereni, il resto lo si aggiusta.

Sono un po’ arido, oggi, non ho molto da aggiungere. Non è stato il natale assopito e morbido dell’anno scorso, quando ogni cosa sembrava sospesa in un’atmosfera di attesa mista a comfort… È stato abbastanza irritante, nel complesso. Se non ci fosse la Perversione, potrei classificare questa come una brutta-giornata-senza-motivo. Ancora una volta gli devo tutta la mia gratitudine.

Wednesday, 19 December 2007

The Last Time

For so long I’ve tried,
Could not close my eyes
When you became
An outcast in this life.
Again and again I try
To understand the demons inside your head,
But the truth is you love them to death.

Now, I know it’s the last time I have tried
To lift you up, to make you fight.
Nothing is ever easy in life,
I can’t change it if you don’t have the will deep inside.

I have been blind to
How you justify
Everything that you’ve wasted in this life.
Got lost in the illusion
I’d find a solution for the demons
In your head,
But the truth is you love them to death.

Now, I know it’s the last time I have tried
To lift you up, to make you fight.
Nothing is ever easy in life,
I can’t change it if you don’t have the will deep inside.

You can blame and you can hide
Behind what is wrong and what is right.
Life is the choices we make,
I hope you’ll awake before it’s too late.

Now, I know it’s the last time I have tried
To lift you up, to make you fight.
Nothing is ever easy in life,
I can’t change it if you don’t have the will deep inside.

Now, I know it’s the last time I have tried
To lift you up, to make you fight.
Nothing is ever easy in life,
I can’t change it if you don’t have the will deep inside.

[ Within Temptation ]

Sunday, 16 December 2007

Stanchezza

La stanchezza è infida. Ti entra dentro alla prima occasione, cercando di riempire ogni piega del tuo essere, del tuo corpo, della tua anima, svuotandoli di tutto ciò che hanno dentro per riempirlo con un’indifferente apatia.

La stanchezza si muove strisciando, entra da ogni ferita ricevuta. È come colla, si muove fangosa nelle vene, cerca di raggiungere il cuore, lo riempie, lo avvolge, cessa di farlo battere.

La stanchezza è come l’edera, che spunta fuori da una fenditura che si forma nel terreno quando viene colpito, s’arrampica alle altre piante, quelle belle con i fiori e i profumi, le avvolge, le soffoca, ne sugge la linfa, ogni energia, cresce e le fa seccare, ed un nuovo tralcio s’aggiunge quando la fenditura diventa una crepa via via più larga, man mano che i colpi si susseguono.

Non è vero che se Maometto non va alla montagna, la montagna va da lui. Lei se ne sta lì, bel bella, senza muovere un dito, e se Maometto una volta decide di non andarci, finisce comunque per alzarsi e raggiungerla. E se Maometto si stancasse? La montagna non si muoverebbe di un centimetro, e lui non se ne curerebbe, lasciando che gli agenti atmosferici la consumino e la sgretolino.

On air: The Last Time – Within Temptation

Tuesday, 11 December 2007

Altri deja-vù

La sensazione di deja-vù è forte anche stasera. Mi sento come un anno fa, come quando avevo da sostenere l’esame del First. Solo che domani, invece che il First, ho l’Advanced… che è un altro bel paio di maniche.

Ok, un respiro profondo, un pensiero agli esercizi fatti, e speriamo bene. Male che vada non si muore, male che vada lo si ritenta. Fine. Però mi viene ugualmente da piangere. E il deja-vù sta nel fatto che anche stavolta sono alla disperata ricerca di una parola di conforto da parte del mio amore.

Il brutto di avere una sensazione di deja-vù così forte è che non ti rendi conto dei passi fatti in tutto il tempo intercorso. Ti senti al punto di partenza, ti senti come se non fosse accaduto nulla. O meglio, come se non fossi maturato, come se tutte le cose brutte attraverso cui sei andato siano state vane, inutili. Consciamente mi rendo conto che non è così, che la storia di un anno fa era qualcosa di bello, ma totalmente diverso da quanto ho ora e che le sofferenze per la sua fine sono servite a portarmi a questa; che la mia preparazione in Inglese è molto maggiore di un anno fa e il semi-pendolarismo a cui mi sono sottoposto darà i suoi frutti; che sono una persona diversa, più forte, più combattiva, più attaccata a ciò che amo e meno propensa a farmelo portare via.

A proposito: parto per Roma, quest’inverno. C’è il raduno dei Du Miroir e non intendo mancare. Discutere dei piani di viaggio con Jack e Bina è distensivo e divertente: spero che mi aiuti a distrarmi.
Eppure voglio piangere.

Saturday, 8 December 2007

Ho una spiacevole sensazione di deja-vù.

Diciamo in buona parte un deja-vù. La giornata di oggi è iniziata bene. O meglio, il risveglio è stato buono. D’accordo, rewind e riprendiamo daccapo, come non detto. Se andiamo a vedere l’inizio in sé di questo 8 dicembre, subito dopo mezzanotte, da una parte me la ridevo e mi divertivo con Ila, dall’altra stavo male perché la Perversione stava male. Alti e bassi, ma alla fine non è andata poi troppo orribilmente, ed è culminata con noi che ci addormentavamo a turno al telefono. Un sonno occupato da quello che per metà era un incubo e per l’altra un bellissimo sogno che m’ha lasciato in bocca una terribile amarezza al risveglio. Risveglio avvenuto grazie alla voce della Perversione, che mi ha tenuto compagnia. E poi il vero e proprio deja-vù: come l’anno scorso, una giornata sprecata a far nulla ed infiniti problemi che mi hanno guastato l’umore, con l’unica differenza che almeno quest’anno non ho sprecato tempo ad addobbare l’albero. E poi ho preso un cd a caso per rilassarmi, e qual era? Oceanborn, quello che ho ascoltato due anni fa.

Perversione, torna presto…

Monday, 3 December 2007

S e t a

Mio signore amato,

Non aver paura, non muoverti, resta in silenzio, nessuno ci vedrà.
Rimani così, ti voglio guardare: io ti ho guardato tanto, ma non eri per me. Adesso sei per me. Non avvicinarti, ti prego, resta come sei. Abbiamo una notte per noi, e io voglio guardarti, non ti ho mai visto così, il tuo corpo per me, la tua pelle. Chiudi gli occhi, e accarezzati, ti prego, non aprire gli occhi se puoi, e accarezzati. Sono così belle le tue mani, le ho sognate tante volte e adesso le voglio vedere, mi piace vederle sulla tua pelle, così. Ti prego continua, non aprire gli occhi, io sono qui, nessuno ci può vedere e io sono vicino a te. Accarezzati signore amato mio, accarezza il tuo sesso, ti prego, piano, è bella la tua mano sul tuo sesso. Non smettere, a me piace guardarla e guardarti, signore amato mio, non aprire gli occhi, non ancora, non devi aver paura son vicino a te, mi senti? Sono qui, ti posso sfiorare, è seta questa, la senti? È la seta del mio vestito. Non aprire gli occhi e avrai la mia pelle, avrai le mie labbra: quando ti toccherò per la prima volta sarà con le mie labbra, tu non saprai dove, a un certo punto sentirai il calore della mie labbra, addosso. Non puoi sapere dove se non apri gli occhi: non aprirli, sentirai la mia bocca dove non sai, d’improvviso. Forse sarà nei tuoi occhi, appoggerò la mia bocca sulle palpebre e le ciglia, sentirai il calore entrare nella tua testa, e le mie labbra nei tuoi occhi, dentro, o forse sarà sul tuo sesso, appoggerò le mie labbra, laggiù, e le schiuderò scendendo a poco a poco, lascerò che il tuo sesso socchiuda la mia bocca, entrando tra le mie labbra, e spingendo la mia lingua, la mia saliva scenderà lungo la tua pelle fin nella tua mano, il mio bacio e la tua mano, uno dentro l'altra, sul tuo sesso, finché alla fine ti bacerò sul cuore, perché ti voglio, morderò la pelle che batte sul tuo cuore, perché ti voglio, e con il cuore tra le mie labbra tu sarai mio, davvero, con la mia bocca nel cuore tu sarai mio, per sempre. Se non mi credi apri gli occhi signore amato mio, e guardami: sono io, chi potrà mai cancellare questo istante che accade, e questo mio corpo senza più seta, le tue mani che lo toccano, i tuoi occhi che lo guardano, le tue dita nel mio corpo, la tua lingua sulle mie labbra, tu che scivoli sotto di me, prendi i miei fianchi, mi sollevi, mi lasci scivolare sul tuo sesso, piano. Chi potrà cancellare questo, tu dentro di me a muoverti adagio, le tue mani sul mio volto, le tue dita nella mia bocca, il piacere nei tuoi occhi, la tua voce. Ti muovi adagio ma fino a farmi male, il mio piacere, la mia voce, il mio corpo sul tuo, la tua schiena che mi solleva, le tue braccia che non mi lasciano andare, i colpi dentro di me. È violenza dolce, vedo i tuoi occhi cercare nei miei, vogliono sapere fino a dove farmi male: fino a dove vuoi, signore amato mio, non c'è fine, non finirà, lo vedi? Nessuno potrà cancellare questo istante che accade, per sempre getterai la testa all'indietro, gridando, per sempre chiuderò gli occhi staccando le lacrime dalle mie ciglia, la mia voce dentro la tua, la tua violenza a tenermi stretto, non c'è più tempo per fuggire e forza per resistere, doveva essere questo istante, e questo istante è, credimi, signore amato mio, quest'istante sarà, da adesso in poi; sarà, fino alla fine.

Thursday, 22 November 2007

Quelle due parole






Me l’ha detto e sono rimasto senza parole per un minuto buono. E poi ho dovuto mettere un certo impegno per non convincermi che fosse un sogno.



Thursday, 15 November 2007

Le Due del Pomeriggio - un anno dopo

Alla fine, è passato tutto. L’amarezza, il rancore, anche quella punta d’odio. Resta solo quell’affetto strisciante che il suo ricordo mi suscita, quell’allegria al pensiero di quella giornata, e la gratitudine per tutto ciò che ha fatto in quel giorno, nelle due settimane precedenti e nei due mesi successivi.

Spero di risentirti, prima o poi.

Wednesday, 14 November 2007

November, the 14th

È in momenti come questo che ti accorgi di come la tua percezione del tempo sia totalmente sballata. Il concerto degli Evanescence è, per me, qualcosa di appena accaduto, da cui è passato pochissimo tempo. Già sono rimasto perplesso quando mi sono accorto che era trascorso un anno dalla pubblicazione di The Open Door, ma ora sono proprio sconvolto.

Ps: per il gusto di sapere com’è andato, il resoconto dettagliato lo trovate
qui.

Sunday, 11 November 2007

I shrink and shrink until I’m gone…

Inizio a detestarli, i week-end.
Sono esausto, totalmente senza forze. Ma non sto male per il dolore delle ferite, sto male per la stanchezza della lotta.

Sotto la doccia mi è tornata in mente una fantasia che avevo ogni giovedì mattina alla scuola materna, intorno ai 4 e 5 anni. Ero lento a mangiare, a quei tempi, tranne che il giovedì, quando c’era il minestrone. Non so se fosse per via della forma della pasta che ci mettevano (non ridete: i ditalini), ma scambiando il senso di sazietà con fatica, quando poi andavo a bere immaginavo delle rovine, con cespugli, colonne spezzate con intorno rampicanti ed un cielo plumbeo, sulle quali iniziava a piovere.

And I will put my terms to the test to put the ghost to rest.

The Evil C.

Io lo so, lo so, diamine, cos’è che ti allontana da me. Lo so, ed è qualcosa che odio con tutte le mie forze, ma contro cui non posso lottare.

E reprimo le manie omicide, soffoco un desiderio di eliminare fisicamente una persona tanto bruciante quanto mai ho provato.

E rabbrividisco, tremo di freddo, mi brucio le mani sulla stufa pur continuando a tremare, ad averle gelide.

E voglio essere lì, voglio portarti a casa, farti dormire un po’ fra le mie braccia, svegliarti se hai un incubo, carezzarti se stai male.





(Dei, perché devo conoscere una delle tipiche donne wildiane con i loro melodrammi, le capitolazioni come attacco per difesa e tutte le altre idiozie?)

Friday, 9 November 2007

Twenty Years to Go

Lo giuro, non scriverò più che le cose vanno bene e che sono felice, perché subito dopo inizio a morire lentamente. Poi mi riprendo, sì, torno in vita, ma non è comunque piacevole.
Oggi dovrebbe essere una splendida giornata. È iniziata superbamente, nella prima ora, subito dopo la mezzanotte, e subito dopo aver riattaccato ho pensato: secondo il romanzo, oggi è il compleanno di Dorian Gray, dai, posso anche permettermi di essere di buon umore.

Niente di più sbagliato.

A parte che non incontro eccessive difficoltà nello svolgere gli esercizi di matematica, a parte che anche se c’era ginnastica non ho comunque fatto una cippa, è poi arrivata la mazzata di filosofia, con un voto inferiore alle aspettative (positivo, nemmeno male, ma non per me). I messaggi scambiati con la Perversione, la telefonata, e poi una melodia che mi entra in testa, nulla che io ricordi di conoscere, nuova! Sono ispirato, sto componendo! La registro sul cellulare, il tempo di arrivare a casa che l’ho già dimenticata e non la riconosco più. E dire che ci stavo pure scrivendo sopra un testo. Parole buttate su una base effimere, precipitate nel vuoto più assoluto.

E dire che dovrei essere felice, diamine. Ieri ho ritrovato l’anello a forma di pipistrello che avevo comprato a Milano, da Sin Factory, quel celeberrimo 15 novembre dell’anno scorso, e che avevo perso il giorno dopo, nel momento stesso in cui sono arrivato ad Alghero. Ero così felice, eppure ho dovuto avvelenarmi il pomeriggio a fare una cosa antipatica. Ma questo è l’ordine naturale delle cose, ormai ci sono abituato.

Quello a cui non mi abituo è l’estrema irritazione che la giornata odierna mi porta. Non c’è UNA cosa che funzioni, una, dio cerbero, una! Dal computer allo svago. Ho solo voglia di piagnucolare un po’, spaccare qualcosa, sentire il rilassante e catartico rumore dei vetri che si rompono, vedere schegge e brandelli dappertutto.


A proposito: oggi è il 9 novembre, ed io ho 18 anni. Ciò significa che, se i miei piani non cambiano, mi restano esattamente vent’anni di vita.

Sunday, 4 November 2007

Volemo scrivere?

Quando qualcosa tenta di incrinare il mio sistema di valori, non c'è migliori difesa che rileggere Il Ritratto di Dorian Gray. Cosa che dovrò fare a breve, ma non ora, sono totalmente distratto.

Sì, d'accordo, basta con le frasi che dicono tutto e niente. Suppongo sia da più di un mese abbondante che gli attenti (ed ipotetici) lettori si staranno chiedendo come va la mia vita. Sembro non essere più in grado di scrivere altro che non deliri insensati, stralci di canzoni, frasi sibilline e frammenti di notizie.

La verità è che sono tanto pigro. La verità è che alzarmi presto per andare a scuola mi toglie ogni energia per qualunque attività mentale troppo impegnativa che non mi garantisca un adeguato risarcimento sotto forma di divertimento. Ma stranamente, stasera sono in vena di Splinder invece che di Lot.

Che dire? Ultimamente la mia vita non va male. Con questo non intendo dire che va tutto a gonfie vele, ma almeno c'è sempre qualcosa che mi risolleva l'umore. Anche se la mattina ho le occhiaie e ho sonno, la notte prima è sempre ottima. Anche se una giornata sono pieno di impegni, c'è sempre un sms o un mms che arriva. Anche se la Mater, nel suo pragmatismo esasperato, non fa che enumerare conseguenze e problemi, ho la certezza che ne sia valsa la pena. Anche se ho da versare delle lacrime, poi arriva la sua voce. Anche se in alcuni momenti sono troppo depresso, triste, scazzato, stanco per apparire bello perfino a me stesso, continua a trovarmi bello. Anche se siamo lontani, sa come gratificarmi. Oh, è così bello essere il Capriccio di una simile Perversione!

A proposito, date uno sguardo a questo:

Thursday, 1 November 2007

Those words

L’ha detto. All'improviso, travolgendomi con la forza di ciò che è inaspettato. Qualcosa che mi ha riscaldato nel profondo e mi ha quasi portato alle lacrime, per una volta di gioia.

È curioso: quando sono io a dirlo, ride. Quando lo dice a me, piango.

Desidero solo il suo abbraccio, ora.

Tuesday, 30 October 2007

Please, ah, ah...

È una giornata nuvolosa ma tiepida, questa. Sono molto corteggiato, oggi, e fortunatamente solo dalla Perversione. Un corteggiamento discreto che mi fa impazzire, al quale sono felice di rispondere e di abbandonarmi. E non appena sarò presentabile, sarà il mio turno.
Di certo oggi farmi ferie da scuola per la terza volta in vita mia è stato più divertente, grazie ai messaggi che intervallavano le camminate sotto la pioggia da un negozio all’altro con Eva, Vanessa e Valeria. E poi c’è stato il mare che, riflettendo il cielo livido, era semplicemente spettacolare.


E l’Alba. Ed il demo di Missing. E quest’immagine:

Angel Sanctuary: Sakuya & Setsuna
Can you stop the fires?
Please, please…
Can you stand to fight her?
Please…
You can’t stop the fires.
Please, please…
You won’t say the words.
Please, ah, ahh…

Ieri sera non è stata proprio ottima, dato che il pericolo del distacco mi spaventa: non sono capace nemmeno di prenderlo in considerazione. È semplicemente assurdo. Ma oggi è una bella giornata, per cui non intendo pensarci mai, mai più.

Thursday, 25 October 2007

A Secret

Ho una scatolina sul comodino. È di legno scuro, con strisce di legno chiaro. È un rettangolo perfetto. E nessuno sa come aprirla, tranne me. Anzi, la ebbi gratis a una bancarella perché osservando con cura, scoprii come aprirla.

È sempre stata vuota. Fino a ieri notte.






Ho tre frasi sussurrate custodite in una scatolina che solo io so aprire…

Tuesday, 16 October 2007

Un post normale dopo tanto tempo

La realtà delle cose sta nel fatto che se ne parla. Basta non accennarle perché queste non esistano”. Sperimentato ed appurato che Wilde ha ancora una volta ragione, posso anche aprire le paratie auricolari sinistre e lasciar uscire ciò che è entrato dall’orecchio destro questo pomeriggio.

Oggi a canto è stata una cosa spettacolare: ho portato Dark Passion Play e Marta mi ha fatto provare un paio di canzoni con sotto la versione strumentale dell’album. Ho scoperto che Whoever Brings The Night è molto più complessa del previsto, mentre Sahara mi è venuta meglio (perché la conoscevo di più). E sono contento che Marta abbia apprezzato molto Anette.

Per concludere, stasera nevicherà, dato che esco. O forse passerà l’Uragano Rita: vado al cinema con alcuni compagni di classe. Ho sentito ottime cose su Stardust, vediamo se corrispondono al vero.
Anche se al momento vorrei vedere un altro film. The Gurdge. Assieme alla Perversione.

Sunday, 14 October 2007

Sleepwalker


Angel Sanctuary: Sakuya & Setsuna

Close your eyes,

Feel the ocean where passion lies.
Silently the senses
Abandon all defences.

A place between sleep and awake.
End of innocence, unending masquerade,
That’s where I’ll wait for you.

Hold me near you,
So close I sear you.
Seeing, believing,
Dreaming, deceiving.

A place between sleep and awake.
End of innocence, unending masquerade,
That’s where I’ll wait for you.

Sleepwalker seducing me,
I dare to enter your ecstasy.
Lay yourself now down to sleep,
In my dreams you’re mine to keep.
Sleepwalker.
Sleepwalker.

Sleepwalk with me…

Sleepwalker seducing me,
I dare to enter your ecstasy.
Lay yourself now down to sleep,
In my dreams you’re mine to keep.

[ Nightwish ]

Sunday, 7 October 2007

Enchanted


Prowling in the night,
Hiding ‘neath my fright,
Manipulate my sight…
Thief…

Whenever you steal
My punishment’s real,
You gave me sorrow.

Invading my own value,
Parading my shy security,
While gripping my innocence…
Thief…

Whenever you steal
My punishment’s real,
You gave me sorrow.

Thursday, 4 October 2007

Il Cielo Su Torino



Per questa rabbia che in punta al mio palato sfiora
La nudità della tua intelligenza, e ancora
Per il tuo corpo, altare ed unica dimora,
Ti sto cercando.
Per ritrovare tutto il possibile del mondo
Ora e dovunque, per spingere sempre più a fondo,
Senza pensare senza timori né domani,

Tra queste mani.

Wednesday, 3 October 2007

You get Me closer to god



Through every forest,
Above the trees,
Within my stomach,
Scraped off my knees,
I drink the honey

From inide your hive.

You are the reason I stay alive.



Sunday, 30 September 2007

Saturday, 29 September 2007

Ho trovato il mio Henry?

Like a vast landscape, my soul lies open.
Is it the fear, is it your voice that turned me mute?
Cries unheard for a time too long.
Is it the pain, is it your beauty that made me blind?

Will you ever desire me?
Will you ever take me in your arms?
Will you ever desire me?
Will you ever feel the same I do?

Will you ever desire me?
Will you ever take me in your arms?
Will you ever desire me?
Will you ever feel the same I do?

Although you’re so near to me
You’re still so far away.
Although I known you for such a long time
I’ve never met you before.

Will you ever desire me?
Will you ever take me in your arms?
Will you ever desire me?
Will you ever feel the same I do?

Will you ever desire me?
Will you ever take me in your arms?
Will you ever desire me?
Will you ever feel the same I do?

Resurrection of mankind
To careen in silent pace,
Feeling lonely.
I am the dream that nobody dreams of,
But will you dream of me –
A dream of eternal desire?
Will you ever dream of me,
Will you live for me?
Will you?
Will you?

Will you ever desire me?
Will you ever take me in your arms?
Will you ever desire me?
Will you ever feel the same I do?

Will you ever desire me?
Will you ever take me in your arms?
Will you ever desire me?
Will you ever feel the same I…

Will you? Will you? Will you? Will you?
Will you ever desire me?
Will you? Will you? Will you? Will you?
Will you? Will you ever desire me tonight?

My lips, they will be sealed
Until I lay down into my grave.
Then the time, it has now come
Where I do you no longer crave.
And then will you stand by my tomb,
Perhaps the only one who will;
I wish that you spell out my name
When death has come my soul to tame.

I wish that you spell out my name
When death has come my soul to tame.

[ Will you? – L'Âme Immortelle ]

Friday, 28 September 2007

Velvet

Oggi il cielo era semplicemente spettacolare. Una cupola di velluto blu scuro su cui erano incastonati una miriade di diamanti luccicanti. E la luna, da poco piena, che rendeva argentee le nuvole che circondavano la parure. O d’uno splendido blu di prussia circondato di platino.

A proposito: ho preso un impegno in un coro. Canzoni popolari algheresi. Stasera ho fatto l’audizione e mi hanno preso.

Sunday, 23 September 2007

C’è qualcosa di morboso…

Credo che il mio flirtare con le persone che ritengo belle sia un disturbo ossessivo-compulsivo. No, sul serio, non è normale. Nuovo flirt, insomma. E speriamo che non ci siano brutte sorprese stavolta.

Ad ogni modo, la scuola ha iniziato a divorare il mio tempo dopo un’estate in cui la sua misura era totalmente inesistente. Chiudo gli occhi, li riapro, e mi assale lo sconcerto: è già venerdì. Non è possibile. Sì, di solito è quello il giorno in cui mi viene il panico, il momento in cui ho la percezione che la settimana che era appena all'inizio si è bruscamente approssimata alla fine.
Non che stia soffrendo tanto per le lezioni in sé, i problemi sono, appunto, la corsa inarrestabile del tempo e le levatacce alle sette e venti del mattino. Quelle sì che sono un colpo in testa. Per il resto, la scuola si riduce ad una sfilatina di vestiti gotici, lettura di manga sotto banco, quindici minuti di musica all’andata più altrettanti al ritorno e deliri con le compagne di banco. Sorvoliamo sul piccolo mostriciattolo, quella è una piaga che non si chiude.

Voglio assolutamente Nana Collection 8 per vedere come continua la storia (esce il mese prossimo).

Attendo.

Inquieto.



Ps: non è strano come un’osservazione buttata a caso, una domanda dettata da curiosità, spinga anche chi la riceve alla curiosità, verso nuovi esperimenti? Ci ho ripensato oggi dopo cinque mesi, è dalle vacanze di pasqua che va avanti questa cosa…

Monday, 17 September 2007

De Profundis

Finalmente Splinder torna a funzionare. E c’è così tanto da dire… E tante cose che passano in secondo piano.

Prima cosa: i miei capelli. Mercoledì il parrucchiere ha compiuto un vero scempio di quelli che erano i miei poveri capelli, tagliando più del dovuto e, per giunta, male. Oggi, finalmente, hanno iniziato a sembrare almeno vagamente decenti.
Seconda cosa: il rientro a scuola. Sonno a ondate, occhiaie onnipresenti, ma se non altro, in classe mia sono il più pallido, cosa che mi fa godere non poco. Ho riacquisito il posto dell’anno scorso con il controllo delle tendine delle finestre, quindi ho il mio rettangolino di ombra che mi protegge.

Ed ora le cose serie. Quando recidi un’amicizia di lunga data e subito dopo te ne entra in crisi un’altra, di certo entri in un periodo di riflessione. E, forse, sono riuscito a capire almeno in parte qual è il mio rapporto con gli altri.
Il dato più evidente, che non è nemmeno una scoperta recente, è che sono una persona fortemente egoista: tutto il mio mondo ruota unicamente intorno a Me. Penso sempre e comunque a Me, ed è solo questo che mi porta a fare del bene agli altri. Quando faccio del bene a qualcuno cui tengo, poi mi sento bene anche io, ed ho l’impressione che la causa primaria del mio interessarmi agli altri sia proprio il mio piacere personale, più che una sincera preoccupazione per l’altra persona. D’altro canto, se si tratta di un’amicizia, è inutile che mi si dica “voglio essere messa al primo posto”: per me tutti gli amici stanno sullo stesso piano, sono egualmente importanti. Probabilmente, ciò dipende dal fatto che, nel profondo, li considero “accessori” alla mia vita. Questo si evince dalla mia spiccata tendenza a parlare degli affari altrui, cosa che si accorda perfettamente alla teoria di cui sopra: considerando io gli altri solo in quanto parti della mia vita, ritengo le loro storie personali come digressioni fra le pagine del romanzo che è la mia vita, e dunque me ne intrattengo. Senza contare che io colleziono tutto, comprese le persone, e quando, dunque, trovo bella una persona, automaticamente voglio possederla. Che si tratti di desiderio di seduzione, o di un’amicizia profonda, è comunque una delle mie preziosità.
E tuttavia, ho sperimentato che, nel momento in cui mi innamoro, elevo idealmente l’altra persona allo status di seconda divinità del mio mondo, e mi ci dedico con costanza, sebbene anche questo in un’ottica strettamente egoista, nella quale il suo benessere porta comunque al mio.
Per giunta, sono decisamente irrecuperabile: mi vado perfettamente così come sono. E questo si aggrava col fatto che non temo di ritrovarmi, col tempo, solo. Anche se dovessi perdere gradualmente tutti i miei amici, sono conscio del mio fascino, che mi aiuterebbe a trovarmi dei nuovi amici. Magari anch’essi di passaggio, ma poi ne verrebbero altri. In un’ottica orientata alla morte (per molti) prematura - 38 anni - posso considerare il mio fascino e la mia bellezza come immuni allo sfiorire, avendo così la certezza di costante compagnia.

Non so se scegliere “autocelebrazione” o “autocommiserazione” per questo sfogo. Probabilmente entrambe, è un po’ metà e metà. Tuttavia, la cosa certa è che queste sono le carte in tavola, prendere o lasciare: chi vuole essere mio amico fa una scelta, cioè quella di accettarmi per quello che sono. Se non gli va bene, liberissimo di andare: mi sono stancato di correre appresso alla gente, preferisco attendere che si prostri ai miei piedi. Quest’ultimo caso tenterò di salvarlo. Ma poi basta.

Sunday, 16 September 2007

Auguri, GothicDoor


Candle by ~Zenith-XO
Accidenti, quante cose possono succedere in un anno. Ci si può innamorare, disinnamorare, soffrire a lungo e poi guarire. Si possono conoscere tantissimi amici, passare mesi solo a scrivere loro, e poi infine incontrarli. Ci si può innamorare di un album e poi andare a due bellissimi concerti (uno anche col meet & greet!), ovviamente il tutto degli Evanescence. E si può creare un Santuario dove conservare le memorie di tutto ciò.

So che l’ho trascurato tantissimo ultimamente, ma è con orgoglio che annuncio che oggi il mio Santuario compie un anno di vita. Era il sedici settembre dell’anno scorso quando ho deciso di aprirlo, e da allora sono successe molte cose, alcune proprio grazie a questo blog. Per cui, dal profondo del mio cuore:

Tanti auguri, GothicDoor!

Monday, 10 September 2007

Bilancio della terza vacanza

Avrei dovuto scrivere prima (quante volte ho iniziato un post con questa frase negli ultimi 3 mesi?), ma quando ho iniziato il post dal PC di Giulia, mi si è cancellato a metà.
Ora come ora, non sono in vena di un resoconto discorsivo del viaggio… Ho tanto per la testa, davvero troppo. Bella Pompei, bella la Costiera Amalfitana, ma al momento penso più agli sviluppi umani che ci sono stati nelle ultime due settimane.

Partiamo dal mio bel romanzetto dei post precedenti: un colpo di scena non indifferente l’ha troncato di netto. I lati positivi? In primo luogo, non ci sono stato male, nemmeno i due giorni di cattivo umore che mi aspettavo. Merito della costiera Amalfitana, di Pompei, o di Napoli formato cazzeggio-con-le-amiche, forse, ma ne sono uscito pressoché indenne. In secondo luogo, sono guarito dalla mia ferita purulenta, e ora ricordare è un piacere, rivivere quel pomeriggio lontano mi fa sorridere. Insomma, la ringrazio per avermi regalato pochi giorni di tepore ed avermi guarito dal mio male.

Quanti incontri si sono succeduti in quei giorni nell’hinterland napoletano? Tanti.
Il primo è stato con Frikka e Simy, il pomeriggio di venerdì 31. Dire che mi sono divertito a quello che era a metà fra un revival lottiano e un giro di shopping smodato è decisamente riduttivo. Ho finalmente incontrato due persone che sono state e continuano ad essere molto importanti nella mia vita. Frikka può benissimo essere definita la mia Lady Henry, per esempio. E Simy mi ha aiutato tante volte parlando di cose serie che mi tormentavano, o anche solo regalandomi una risata dopo una pessima giornata.
E le risate non sono certo mancate a Napoli, a partire dal predicatore di strada con i commenti allegati al telefono (“Cristo vuole entrare nei vostri cuori!” – “Eh, lo so io dove vuole entrare…”), per finire col caso della cassa della FNAC shockata (dopo aver battuto il prezzo, sul display è uscito: “63,00 €?”. Il punto interrogativo indicava che anche lei era sbalordita da quanto sono spendaccione!). E poi un incontro interessante alla stazione (tra borchiati ci si trova, eh?), con una nuova e promettente amicizia.

Il giorno dopo, altro incontro Lottiano: Ary&Ory (che sono un’unica persona, preferisco non soffermarmi sul perché dei due nomi, è una gaffe troppo ridicola!) assieme a Pippi, e poi Chicca aka Skiava (anche qui c’è una lunga storia dietro). Di certo, il primo impatto con Ary dev’essere stato sconvolgente per un osservatore esterno (due folli che si stritolano e fanno cinque metri barcollando), per non parlare dei tentativi di compromissione. E poi le risate per strada, la fumetteria, l’incontro con Chicca, il pomeriggio trascorso a casa loro, e la pizza. E la promessa di vederci finalmente mantenuta, e le lacrime per quel tempo, troppo poco.

Per quanto riguarda il resto, preferisco mantenermi un po’ più sul vago. C’è stata un’alternanza di aspetti positivi e negativi. Fra i positivi, senza dubbio Veronica. Ma lì non c’è bisogno di spiegazioni, solo del ricordo di quelle sensazioni.

Monday, 27 August 2007

Healing

Forse inizio a dare segni di miglioramento. Stasera, per la prima volta da secoli, mi sono accorto che ricordare non è più una coltellata. Rileggere il suo primo commento non mi ha fatto male. Ripensare al primo bacio è di nuovo del tutto dolce, senza più amarezza. Mi sono ricordato come fosse stata quella storia a darmi la forza di sopportare quel periodo. È stato bello. Sono stato felice.

Credo – o almeno voglio farlo – che il merito sia del mio nuovo romanzetto. Mi fa stare bene, mi diverte con quell’eterno gioco di provocazioni. Vivo il presente, non m’importa quel che succederà.

Saturday, 25 August 2007

Sogno d’una Notte di Mezza Estate...?

Riassunto della giornata: ho un flirt che va a gonfie vele. Mica male, dai. Così magari la smetto di macerare ancora per quel romanzo morto da mesi e mesi.
(Per inciso, l’altro, di romanzo, quello epocale, si è suicidato in una maniera indegna, con noi che ci litighiamo la stessa persona… bah!).
Ora non resta che stare a veder come si evolvono le cose. C’è da dire, però, che il Tirreno, ancora una volta, non aiuta.

Ma non si sa mai cosa può accadere.

Friday, 24 August 2007

ildepressoedilpendolo

Ho voglia di scambiare commenti su DeviantArt ma non passa un anima.

La Mater si è svegliata, e pretende che stacchi. Che sia dannata, non sono dell’umore di assecondarla.

Non intendo caricare le nuove canzoni dei Nightwish su iTunes con il maledetto che ci parla sopra, ma Windows Media mi rallenta il PC.

A Lot non c’è un cane.

Ha rimorchiato. Si diverta.



E a sud lampeggia ancora. Tutta la sera. Lo vedo dalla porta-finestra del salotto, all’angolo della via, tipo nel mio sogno della tromba d’aria. L’unica, magra consolazione.

Thursday, 23 August 2007

Come Cover Me

Come wet a widow’s eye,
Cover the night with your love.
Dry the rain from my beaten face,
Drink the wine, the red sweet taste of mine.

Come cover me with you
From the thrill, till you will take me in.
Come comfort me in you,
Young love must live twice inly for us.

For me, for you,
Time devours passion’s beauty.
With me, with you,
In war for the love of you.
For me, for you,
Time devours passion’s beauty.
With me, with you,
Tonight any dream will do.

Not a word but your fine grace,
Seduction in sleepwalker’s land.
November dressed in May on your face,
Holding us now the lovecropper’s hand.

Come cover me with you,
Come cover, come cover me now.

Come cover me with you
From the thrill, till you will take me in.
Come comfort me in you,
Young love must live twice inly for us.

Come cover me with you,
Come cover, come cover me now.

Wednesday, 22 August 2007

Tempesta

È incantevole come un acquazzone possa risollevare le sorti di una giornata davvero brutta.

Perché a est è sceso un fulmine, un bellissimo ed accecante lampo.
Mentre a ovest, in mezzo alla pioggia e alle nuvole, si intravvede una stella.

E se ci volessi credere?

Tuesday, 21 August 2007

Lo stereotipo del goth

Preso da qui. Abbastanza simpatico e veritiero!


Età: nessuna, i Goth sono senza tempo.
Comportamento:
meditativo, drammatico, sensuale, atto all’eccessivo romanticismo.
Dieta:
antipasti, sigarette.
Intelligenza:
stranamente sopra la media.
Colore preferito:
nero.
Letteratura:
romanzi e horror del XIX secolo, Anne Rice, Neil Gaiman
Materie:
umanistiche: arte, letteratura, psicologia ecc...
Musica:
ahem, gotica.
Habitat naturale:
cimiteri, cafè, librerie, laboratori, internet, quel nightclub incredibilmente dark e sinistro (ma proprio un sacco tetro). Turisti, attenti!
Estensione territoriale:
l’Europa del Nord e i paesi Anglofoni. L’Inghilterra e la Germania sono i due centri principali.
Occupazione:
artista, computer, letterato, studente, impiegato.
Razza:
qualsiasi (ma essere pallidi aiuta molto).
Religione:
nessuna, qualcuna.
Orientamento sessuale:
nessuno, qualcuno… qualsiasi.

Friday, 17 August 2007

Dove c’è l’eco del silenzio, tu non sei più con me…

Non cerco e non ho intenzione di trovare un oceano più calmo o un sole che non sorgerà mai. Il mio mondo non cambierà mai ed il tempo ti riporterà nei miei pensieri, ed io continuerò ad andare altrove e poi ti dimenticherò di nuovo.
E andandomene, posso perdonarti del tutto di nuovo.

Thursday, 16 August 2007

Possessioni e incazzature

Umore decisamente instabile (ed insano). È stupido che me la prenda tanto per una cazzata che è successa ancora ieri, ma non posso farci nulla, mi rode tanto. È partita da un motivo futile, si è postumamente rivelata un po’ meno futile, e se le cose stanno davvero come le ho capite stare, non può fregarmene di meno: non devo sacrificarmi sull’altare della felicità di qualcun altro. E, dato di chi si tratta, non mi porrò nessuno scrupolo a compierlo io, il sacrificio.

Questo sotto la voce “incazzature”. Sotto quella “(p)ossessioni”, da segnalare che da svariati giorni sto andando avanti a tra Home dei The Gathering, Souvenirs dei The Gathering, Almost A Dance dei The Gathering (che però è bruttino), Accessories dei The Gathering, Mandylion dei The Gathering (che differentemente dagli altri ho solo su PC)… Non so se ho reso l’idea. Ci sarebbe da spararsi un colpo in bocca, Santo Dorian. Oggi tenterò di ascoltare …In Einer Zukunft Aus Tranen Und Stahl dei L’Âme Immortelle per variare un po’… ma dopo che avrò finito entrambi i CD di Accessories.

Wednesday, 15 August 2007

Arresti domiciliari

Oggi mi sono auto-recluso in casa. Se Alghero è invivibile tutta l’estate, a Ferragosto non si può proprio stare. Le spiagge saranno piene, e non si potrà passare per le vie del Centro Storico. E dato che il centro storico è l’unico posto dove valga la pena andare… Insomma, sono deciso a non uscire di casa neanche sotto minaccia.

Ma, d’altro canto, la pace che posso trovare in casa è comunque molto relativa.Basti pensare che alle sette del mattino sono stato tirato giù dal letto da un pastoraccio che, camminando per strada, litigava con la sua fidanzata-pecora a un volume tanto alto da avermi svegliato al quarto piano. L’idea era di andare in bagno, riempire un secchio d’acqua e versarlo loro addosso, ma alla fine sono riuscito a riprendere sonno, per loro fortuna.

Ora che ho finito con le foto di DeviantArt, non so bene che fare. Mi si prospetta un pomeriggio pigro all’insegna di Lot e dei The Gathering. Quando finirò con loro, magari ascolterò l’album dei L’Âme Immortelle che attende di essere estratto sul mio PC.

Scusate i post telegrafici, ma sto cercando di rimettermi un po’ in carreggiata. Piano piano, spero di riuscire a tornare a degli standard leggibili.

Sunday, 12 August 2007

Rispolveriamo la cripta onirica

Con la speranza che questo segni la definitiva riapertura delle porte del Santuario.

Un sogno che ho fatto ieri notte, una dimostrazione di quanto ormai l’edonismo sia un tarlo che mi rode anche nell’incoscienza. Un sogno fatto appena prima del risveglio, quindi ben impresso nei ricordi.

Alghero, un pomeriggio estivo. Cielo livido, d’una sfumatura plumbea fra l’indaco e il viola. Inquietante, opprimente. Non ricordo bene come, ma si diffonde la voce dell’imminente arrivo di una tromba marina, avvenimento che peraltro inizia ad accadere non poi tanto di rado anche nella realtà. Inizia ad avvicinarsi, punta sulla città. Nulla di spaventoso, giusto quel tanto che basta per portar via tegole e antenne. E tuttavia, a casa mia è un gran correre a ritirare il bucato steso sul terrazzino, per chiuder tutte le finestre, per assicurarsi che la gatta non esca fuori.

La visuale che si ha dal terrazzino del mio appartamento del quarto piano è un po’ diversa da quella reale, all’angolo della via si intravede il mare e la tromba d’aria che già lambisce la costa. Qualcosa di spettacolare, magnifico. Il vento è già forte, tento di chiudere la portafinestra esterna dopo aver portato le piante dentro, e vi riesco solo con difficoltà. Indi, mi precipito in camera mia per chiudere la mia finestra, e (i soliti dettagli demenziali che non possono mancare) il palazzo di fronte non si vede più, lo sguardo spazia sino al lungo mare dove la tromba marina sta sradicando delle inferriate. Non ricordo perché, distolgo lo sguardo, vado in un altra stanza, poi torno: la colonna vorticosa è ormai a un passo dal mio palazzo, lambisce quello di fronte. E, a quel punto, decido di fare una cosa forse folle: lascio aperta la finestra, abbasso a metà la tapparella e resto lì fermo, davanti, solo la zanzariera e la tapparella a proteggermi dalla furia del vento lì fuori. Per il solo gusto di sentire com’è tutto quel vento su di me. Per il solo desiderio di sentire la pioggia frustante.

E poi arriva. Una sensazione di libertà, i capelli che svolazzano, il piacere di essere in balia degli elementi. E, dopo qualche momento, mi sollevo da terra, la tenda che si stacca dagli anelli e finisce appiccicata al vetro della metà superiore della controfinestra, e io che fluttuo in aria, sorretto dalla furia del vento, il soffitto sotto i miei piedi, il pavimento lontano. Pochi minuti di piacere, sensazione di vuoto, libertà assoluta. E poi, l’atterraggio che non è dei migliori, la piccola bestemmia, io che mi rialzo ed esco dalla mia stanza per vedere dalla finestra della cucina la tromba d’aria che passa dall’altra parte del mio palazzo. Ed infine, la coscienza del giorno che, come un taglierino, squarcia il sogno e cancella il cielo livido per far spazio a quello luminoso del mezzogiorno, ancora nascosto dalla tapparella abbassata e dalla tenda tirata, che pende al suo posto, senza aver avuto coscienza d’essersi librata nel vento che aveva invaso quella stanza fin troppo ordinata.

Sunday, 5 August 2007

Ritorno al Garden

Salve. Finalmente, eccomi tornato in Italia. Vorrei scusarmi per non aver più postato, ma le connessioni bielorusse sono lente e quando aprivo Splinder non mi caricava la finestra dove mettere il testo. Quando poi sono tornato in Italia, mi sono dedicato quasi interamente a mia gallery su DeviantArt, trascurando il Santuario. Ma ora che, essendo dal Procreatore, non posso dedicarmi alle foto, farò un aggiornamento con i fiocchi.

Se non sbaglio, vi avevo lasciati al mio giro per Minsk. Ad esso ne sono seguiti numerosi altri, e piano piano ho visitato la capitale. Domenica 15, invece, la Mater ed io siamo partiti per Grodno, dove lei avrebbe incontrato un’amica, ci siamo trattenuti due giorni, durante i quali ho visitato la città, assolutamente deliziosa. La primissima cosa che mi ha colpito è stata una piazza chiamata Bathoria. Ho in seguito scoperto che è stata intitolata a Stephan Bathory, un re di Polonia che aveva fatto di Grodno la sua sede ed era imparentato con la celeberrima Erzbeth! Dopo essere andato in visibilio,  ho subito comunicato la notizia a Giulietta, contagiandole la mia estasi quando le ho comunicato che il signore aveva studiato niente meno che all’Università di Padova! È un segno di Santa Erzbeth!
Grodno è altresì ricca di angolini caratteristici di cui non si sospetta nemmeno l’esistenza e che la stessa amica di mamma che ci faceva da guida non conosceva, come una magnifica sinagoga – attualmente in restauro – ed una chiesa protestante in stile neo-gotico, l’unico edificio tale che ho visto in Bielorussia, che con la sua decadenza mi ha ispirato un sacco di foto.

Da Grodno siamo andati direttamente a Krasnaja Volija, il paese dove è nata e cresciuta mia mamma, per visitare la tomba del nonno e i parenti, dove abbiamo trascorso una giornata. Da lì siamo tornati a Minsk.

Un paio di giorni a Minsk durante i quali mi sono ripreso dalle placche che mi ero beccato in treno, ed una nuova partenza, stavolta per San Pietroburgo. Questa città mi ha suscitato una ridda di sentimenti contrastanti. E, alla fine, il bilancio risulta sfavorevole.
Di San Pietroburgo mi sono piaciute un paio di chiese, la Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, il Giardino d’Estate e l’Ermitage. Tutto il resto è da buttare. L’impressione generale di San Pietroburgo è quella di una cittadina di provincia che tenta di farsi promuovere a città importante esibendo marche straniere. Così, la via principale è interamente tappezzata di botteghe Gucci, Prada, Dolge&Gabbana, Dior e un botto di altri nomi francesi ed italiani che da noi sono sconosciuti ma li hanno negozi extralusso dove anche l’aria costa. Beh, scusate tanto se sono venuto a visitare una città russa! Per vedere Armani potevo anche starmene in Italia. In definitiva, San Pietroburgo è una città tamarra. E gli abitanti sono, alla meglio, poseroni, alla peggio truzzi. È deprimente vedere una bella ragazza con un corpetto ricamato in filo dorato abbinato a jeans perlati, sandali rosa shocking e auricolari con la musica tunz-tunz. C’erano innumerevoli  finti-emo in giro, e solo due o tre effettivamente tali. Per non parlare del traffico: i pedoni devono volare. Da una parte non c’è nemmeno mezzo sottopassaggio (cosa che a Minsk se non si trova ad ogni incrocio, poco ci manca), ma in compenso i “nuovi russi” (ovvero i nuovi ricchi, che sono d’un’ignoranza tale da suscitare perfino barzellette) ti mettono sotto con i loro macchinoni nonostante stia sulle strisce e abbia il verde. L’ultimo giorno mi sono talmente stufato di questa situazione che il tipo che ha provato a investirmi si è beccato al volo un centratissimo sputo in faccia dal finestrino aperto.

Insomma, fra burini della peggior specie, musica tunz-tunz, svastiche appese al collo come gioielli, macchinoni parcheggiati sul marciapiede e palazzi storici soffocati da pubblicità di marche straniere, l’arrugginita e trascurata scritta “Leningrado – Città Eroe”, residuo di un passato glorioso nel quale i Leningradesi hanno resistito alla fame più nera sino alla fine all’assedio dei nazisti, sembra una pietosa beffa.
Ma l’Ermitage valeva bene la pena di andare: è uno dei musei più sublimi che mi sia mai capitato di visitare. Tutto, dai ritratti della Famiglia Imperiale alle statue di Canova mi attirava come  una fiamma attira una falena. E anche Peterhoff, la residenza estiva degli Zar, poco distante dalla città, è stata una perla di raro valore, con i suoi giardini infiniti. Ho scattato tante di quelle foto che la mia gallery sta letteralmente scoppiando.

L’unica fregatura, però, è stata che al nostro ritorno, l’incantesimo di Minsk si è spezzato: ormai rimaneva troppo poco tempo per goderne appieno, e una certa impazienza di ripartire strisciava fra i nervi. Tuttavia, ho goduto di ogni singolo altro giorno che potevo trascorrere lì. E la mattina della partenza è stata bagnata da lacrime abbondanti.

Ed ora eccomi, a crogiolarmi nella nostalgia di quella che ho sentito come mia patria. Se solo non ci fossero ancora le radiazioni di Cernobyl, mi ci sarei fiondato anche ora a vivere.

Tuesday, 10 July 2007

Diario di viaggio

Per vostra (s)fortuna (dipende da chi legge), sono ancora vivo.

Riassumo in breve, dato che la scheda-internet della zia è a tempo, quel che è successo in questi ultimi giorni durante i quali sono sparito.

Fino a ieri ha fatto un tempo orrendo. Pioveva a dirotto, poi smetteva e tirava il vento, poi diluviava. La temperatura era paragonabile a un nostro febbraio, pensate un po’. Dopo diversi giorni di tempo del genere che ci costringeva a casa della nonna, la Mater ed io ce ne siamo fregati e, armati di ombrelli e impermeabili, siamo andati in centro qui a Minsk a fare i turisti. Abbiamo camminato per svariati chilometri da un monumento all’altro, facendo foto ogni volta che il vento lo permetteva e condendo il tutto dagli abbondanti commenti della Mater che ricordava qualche episodio di venti o trent’anni fa. Abbiamo fatto anche una bella visita alla linea blu della metropolitana scattando numerose foto delle stazioni, le quali sono dei veri capolavori (non come quelle oscene di Roma). Da notare che alla prima stazione ci ha fermati la vigilanza perché era vietato fare foto in metro (probabilmente il tipo era in cerca di una mazzetta per lasciarci fare). Noi ci siamo scusati, abbiamo rimesso a posto l’attrezzatura e siamo saliti sul treno… Alla fermata successiva, ovviamente, non ne sapevamo già più nulla… (anche se facevamo attenzione a scattare le foto quando non c’erano i vigilanti).

Ho notato che in Bielorussia c’è un sano senso di patriottismo, che però, a differenza di Ucraina, Repubbliche Baltiche et similia, non sfocia in un cieco ed ottuso nazionalismo. Ovvero: i Bielorussi hanno una forte identità storica e ricordano con monumenti, targhe e quant’altro gli eventi del passato, la resistenza ai nazisti durante la guerra, non rinnegano il passato sovietico ma si rendono conto che in esso poggiano le fondamenta del loro presente. A differenza dei vicini che hanno buttato via le tombe dei soldati sovietici che sono morti liberando le loro città dai nazisti…

Ieri è finalmente arrivato il caldo e ha smesso di piovere. La Mater ed io abbiamo di nuovo girato per il centro (lei aveva delle commissioni da sbrigare), poi abbiamo fatto una visita al cimitero di Minsk, dove io ho fatto un servizio fotografico, poi alla Piazza della Liberazione ove arde il fuoco eterno della memoria. Altra prova del patriottismo di Minsk, Città Eroe (così recitano i cartelli che troneggiano all’entrata della città). Oggi invece, ci siamo dedicati, più o meno, al relax. E per ora non c’è altro da aggiungere.

Al prossimo aggiornamento!

Wednesday, 4 July 2007

Live from Minsk

Ed eccomi a Minsk. Dopo una levataccia alle 3:30 del mattino per poter prendere il pullman alle 5 e l’aereo alle 6:40, file di check-in e dogane, finalmente sono arrivato.

Prima impressione: la Bielorussia
è meravigliosa. È praticamente un enorme bosco intervallato dai campi e dalle città. Il verde è ovunque, e non esagero.
Seconda impressione: qui sono quasi le undici ed è ancora giorno. Questo perché siamo più a nord.

E questo è quanto per oggi. Il resto ve lo narrerò in itinere.

Tuesday, 3 July 2007

Una nuova partenza

Mea culpa: ho trascurato tantisismo il Santuario nell’ultimo mese. Il caldo proprio non mi aiuta con l’ispirazione.

Detto ciò, un altro saluto a tutti: domani parto di nuovo. Stavolta con la Mater, destinazione Bielorussia, dove starò per quasi un mese, ovvero fino al 1 agosto.
È un bel po’ di tempo, ma ci permetterà di visitare amici e parenti, e di fare una capatina a San Pietroburgo e magari Mosca.

Per ora non c’è molto da aggiungere. Sono inquieto per la partenza, al solito, e il fatto che il viaggio sia tanto lungo non mi aiuta. Non ho idea di come siano le linee telematiche in Bielorussia, né se mia zia e mio cugino abbiano un computer davvero utilizzabile (il bielorusso medio non naviga nell’oro).
Vabbè, mi porterò da leggere: il Ritratto, ovviamente, e poi qualcosa della Christie. Dato che comunque avremo dei momenti piatti, almeno mi terrò impegnato. Dovrò dosarli molto accuratamente per non finirli subito.

La cosa che mi stressa maggiormente, però, è l’idea che Murka non è mai rimasta da sola tanto a lungo. Siamo già d’accordo con la vicina e un’amica di famiglia perché vengano a controllarla, darle da mangiare e farle un po’ compagnia, ma un mese è un tempo lunghissimo per una gatta.
Anche se poi penso che Murka è forte e fiera: al massimo, ci sgriderà a morte quando torniamo, ma di sicuro se la caverà.

E già faccio fatica a concludere i post quando sono tranquillo, figuriamoci ora che ho l’ansia. Per cui, auguratemi buon viaggio e ci sentiamo… non so quando.

Saturday, 23 June 2007

Vacanze Lottiane

Sì… lo so, avrei dovuto postare prima. Ma ieri ed avantieri sono stato davvero super-occupato fra bagagli da disfare, regali da consegnare, per non parlare poi di DeviantArt e Lot… Non riuscivo proprio a trovare l’ispirazione per postare. E adesso, con un po’ di calma, mentre uno dei miei burattini se la spassa in Rocca, vedo di raccontare un po’ che cosa è successo mentre stavo a spasso per l’Italia.

In primo luogo, questo è stato senz’altro il viaggio più lungo in termini di tempo e kilometraggio che abbia mai fatto da solo. E, per molti versi, il più divertente. Direi che potrei definirle “Vacanze Lottiane”, dato che ho girato da un amico lottiano all’altro.
Ma andiamo in ordine.

La prima tappa è stata Port’Ercole, da Giulia e Edu. Vi ho trascorso quasi una settimana, sebbene due giorni sia stato altrove. Port’Ercole mi è piaciuto non poco (a parte che il 99,9% della popolazione fuma e la mia voce è andata a farsi benedire – anche per merito del concerto), e gli amici di Giulia molto simpatici. Tralasciando il fatto che, appena arrivato, ho subito iniziato a portare sfiga al posto (arresti per coltivazione di marja, problemi famiglia-fidanzati, raffreddori e quant’altro). Fortunatamente, sono riuscito a scamparmi il mare che Giulia e Edu avevano programmato per me. Sfortunatamente, ho comunque preso un po’ di colore. Ma non è questo il punto.

La terza tappa del mio viaggio (la seconda è stata Pisa, di cui ho già parlato) è stata Roma. Lì avevo diverse faccende burocratiche da sbrigare al Consolato Bielorusso, e fortunatamente con me c’era Ilaria. Ella mi ha accompagnato nelle lunghe peregrinazioni alla ricerca del Consolato, che mi era stato detto essere in tutt’altra via. Ma, d’altronde, la colpa è del comune di Roma: il consolato è in Via delle Alpi Apuane, che sta vicino a Via Nomentana. Ma vicino alla Nomentana c’è anche Via delle Alpi, e ci passano vicino esattamente gli stessi autobus. Indotta in errore da questi dettagli, la Mater mi ha segnalato Via delle Alpi, pensando che “Apuane” fosse stato omesso per mancanza di spazio sulla cartina, e così io e Ilaria abbiamo girato mezz’ora prima di trovare informazioni su dove si trovasse la dannata via, smadonnando ad ogni passo e proclamando la nostra eterna adesione alla Coalizione Anti-Màm. Abbiamo chiamato anche il Consolato, e la tipa ci ha detto che dovevamo arrivare in Piazza Sempione e passare sotto un arco. Peccato che di archi ce n’erano una dozzina buona e, prendendone uno a caso, abbiamo allungato ulteriormente (la zona in questione non si trovava sulla cartina che avevo, quindi giravamo alla cieca). Una volta trovato il consolato, abbiamo messo radici in attesa di esser ricevuti, ma alla fine abbiamo consegnato tutti i documenti per fare i visti, che avrei dovuto ritirare una settimana dopo.
Dopo il consolato, abbiamo preso l’autobus per arrivare a Piramide, con l’intento di fare qualche foto al Cimitero Acattolico. Indovinate un po’? Qualche fottuto albero ha avuto la geniale idea di cadere qualche giorno prima, e il cimitero era chiuso perché stavano sistemando. Altre madonne tirate giù. La giornata romana ha avuto altri contrattempi, finché non sono tornato a Port’Ercole e ho avuto un po’ di requie.

La tappa successiva è stata Padova. Sorvolando sui vari ed immancabili ritardi di Trenitalia (si possono aprire le scommesse ogni volta su quanto tarda), arrivato alla stazione ho trovato ad attendermi Giulia, Ale e Cri. Sorvoliamo anche qui su alcuni dettagli, e limitiamoci a dire che la Ale è dovuta andare via presto, mentre Giulia e Cri mi hanno accompagnato all’ostello, ove ho prenotato la stanza e scaricato la roba. Fatto ciò, ci siamo recati in “Punk Zone” a trovare gli amici di Giulia. Essendo abituato a vivere in mezzo ai tamarri, trovarmi in un oasi di puro metallo è stata un’esperienza esaltante. La sera sono stato invitato a cena a casa di Giulia, e successivamente riaccompagnato in ostello. I due giorni successivi sono stati dedicati in ordine a shopping e foto. Ho comprato un nuovo braccialetto con le borchie, una catenina di teschi per i jeans, due paia di guanti (corti a rete e lunghi a righine nere e rosse), un album di illustrazioni e due numeri di Fairy Cube di Kaori Yuki, nonché Nana di Ai Yazawa, ed il giorno dopo ho fatto le foto della serie di Whisper ed altre in giro per Padova, che potrete trovare nella mia Gallery di DeviantArt.

Sabato, invece, è stato occupato dalla visita a Verona da Bina e Jack. Quasi una mini-rimpatriata dei Du Miroir. Con Fratè e Sorè abbiamo fatto un giro, siamo saliti sulla collina e abbiamo fatto un paccone di foto. Mi sono divertito molto, e ho scoperto la prima coppietta con cui trascorrere il pomeriggio non è irritante (forse perché oltre che da modello ho fatto anche il fotografo e ho approfittato delle loro effusioni per rimpinguare la sezione “Romantic” della gallery di Bina). Poco prima dell’ora di partire, abbiamo iniziato a progettare una cosa per il prossimo inverno: un raduno dei Du Miroir durante le vacanze natalizie. Speriamo bene.

Ultima tappa è stata di nuovo Roma. Stavolta, ad attendermi c’era Luana. Con lei ho sbrigato le incombenze quali ritirare i documenti al consolato e fare i biglietti per il traghetto, poi mi ha invitato a casa sua, dove ho trascorso la notte. Ho approfittato della sua Jacuzzi (è una bomba!) e il giorno dopo abbiamo fatto un servizio fotografico a Villa Borghese. Il cimitero era ancora chiuso per i maledetti alberi, per cui lì è saltato. Il ritorno a Civitavecchia è stato un’agonia perché il treno si è fermato a Roma Nomentana per un guasto alla linea, ma alla fine me la sono cavata e sono riuscito a prendere la nave. Questa è stata la conclusione del viaggio.

Saturday, 9 June 2007

Evanescence live @ Metarock

Sto connesso dal PC di Giulia (baciotto) con i postumi del concerto degli Evanescence, includenti sonno smisurato e voce inesistente. Diciamo che definirlo il miglior concerto cui ho mai assistito è un eufemismo.

Il Metarock è iniziato alle 5 del pomeriggio presentando una sfilza di gruppi semi-sconosciuti o esordienti fino alle 7 circa, alcuni bravi che spaccavano, altri un po’ meno. Di questi, gli unici che conoscevo erano i The New Story. Sono bravini, e la pronuncia inglese molto inflessa del cantante gli può essere tranquillamente perdonata in virtù del suo bel viso e delle idiozie che ha sparato fra una canzone e l’altra con effetto particolarmente comico. L’unica canzone loro che conoscevo, però, era una cover di Thorn di Natalie Imbruglia.

Dopo i TNS, c’è stata una lunga pausa di allestimento per l’ingresso dei Verdena, durante la quale ho fatto un po’ di conoscenze fra il pubblico. I Verdena, che sono arrivati alle 9 e un quarto (pure in ritardo) sono stati… un agonia? Diciamo che non mi sono piaciuti. Cioè, non al punto che se sento una loro canzone in radio cambio stazione, ma di certo non riuscirei a sopportare un intero album tutto di fila. Il pubblico era al 97% defunto durante la loro performance, e solo pochi fedelissimi cantavano. La loro interazione col pubblico era minima. Per quanto riguarda i membri del gruppo, la bassista era ancora passabilmente brava, il batterista ha spaccato una bacchetta mentre suonava, mentre il cantante era praticamente anonimo, sia come voce, sia fisicamente. Se lo incontrassi per strada, con tutta probabilità nemmeno lo riconoscerei (e forse è meglio così).


Tuttavia, la snervante attesa dei Verdena è stata ampiamente ripagata da quel che c’è stato dopo. Alla fine dell’allestimento del palco (telo bianco con la E contornata dai rovi, due teli più piccoli con i simboletti del booklet di The Open Door), le luci si sono spente ed è entrata la band. Dopo una breve intro, è partita Weight Of The World, seguita a ruota da una selezione dei brani più noti o fighi. Quelli che mi hanno maggiormente impressionato sono stati Whisper con un’intro da film horror, Bring Me To Life completamente riarrangiata, Imaginary nel cui bridge non solo Amy suonava la tastiera oltre che cantare, ma Will ha pure improvvisato una parte nuova di batteria, e l’ultimo pezzo del concerto, Your Star, che mi ha veramente dato i brividi (oltre che per miracolo di Santo Dorian Gray sono riuscito a cantare decentemente tutta la seconda voce nonostante le corde vocali massacrate.

I due nuovi membri, Troy alla chitarra e Will alla batteria, sono davvero geniali. In particolare, il secondo ha riarrangiato la batteria di molti pezzi tirando fuori delle cose davvero spettacolari (ed è pure un bel ragazzo). Questo concerto avrebbe meritato di finire su un DVD molto più di quello dello Zenith di Parigi del 2004 (sebbene sia sciocco comparare tali eventi poiché c’è stata una notevolissima crescita della band). Per non parlare, poi, del fatto che Amy è stata davvero carina con il pubblico, definendo i fans italiani come i migliori in assoluto al mondo (per merito del nostro fanclub ufficiale che è una bomba) e dedicandoci ben due canzoni nell’encore, (la seconda delle quali è stata la tanto attesa, da me, Your Star). Ancora una volta, oltre ai regali ricevuti dal fanclub al meet & greet – cui, stavolta, non ho partecipato: non ho una mongolfiera al posto del sedere, purtroppo - deve essere stato davvero gratificante sentire il pubblico che cantava dall’inizio alla fine, e il tifo da stadio che ha intervallato le canzoni (a proposito, geniale la scena in cui: Pubblico: “Amy! Amy! Amy!”, e lei: “Pisa! Pisa! Pisa!”). Nel complesso, ho apprezzato questo concerto più di quello di Milano, e ho notato che, sebbene siano trascorsi meno di 7 mesi, la band è riuscita a migliorarsi ancor più di quanto non fosse allora, la tecnica di Amy è diventata ancor più impeccabile (l’altra volta aveva un po’ steccato la fine di Lacrymosa, stavolta l’ha eseguita alla perfezione), i nuovi arrivi hanno portato una ventata di novità interessanti.

E a proposito di nuovi arrivati, o meglio, di ex-tali, il mio “protetto” Tim sembrava essere più a suo agio: alla fine del concerto non è rimasto da solo addosso ad una transenna. Che finalmente abbia capito che lui è il bassista degli Evanescence e non un pinco pallino raccattato per strada? Tim, you rock!

Wednesday, 6 June 2007

Seduto sui bagagli

Sono pronto a partire. Ormai mancano solo poche cose da fare, come preparare i panini, infilare le ultimissime cose nel bagaglio… scrivere il post relativo! Ok, in verità, sto solo cercando di tenere il mio cervello impegnato, dato che le ore immediatamente precedenti un viaggio mi snervano, mi fanno proprio morire. Una volta sulla nave (perché anche il pullman mi mette l’ansia, quando poi ho delle coincidenze), mi passerà tutto. Ma ora ho lo stomaco bloccato e il cuore stretto in una morsa.

Questo è il mio rapporto ambiguo con i viaggi. Da una parte, adoro viaggiare, ma da come ne parlo e mi comporto i due giorni immediatamente prima, sembra che sia qualcosa che detesto fare. Anche se il programma si prospetta molto interessante, come di certo è questo: permanenza a Porto Ercole da Giulia e Edo, concerto degli Evanescence a Pisa, viaggio a Roma per portare alcuni  documenti e incontro con Ila, poi Padova a trovare Cri, l’altra Giulia, e spero di riuscire a combinare un incontro anche con Jack e Bina. La Ale resta un punto interrogativo.

Per questioni di tempo, temo che dovrò rinunciare alla parentesi milanese, ma questo potrebbe portare ad un viaggio a sé, il che non è male.

Non sono molto in vena di scrivere altro. Aggiungo solo che mi sto portando, per ogni eventualità, Fallen degli Evanescence appresso, nel caso – poco probabile – che il mio sedere mi permetta di vincere un altro pass per il Meet & Greet. Ma dato che non si può mai sapere…

E questo è quanto. Se siete lettori assidui, ogni tanto buttate uno sguardo, perché cercherò di aggiornare quando mi si presenterà l’occasione. Se siete lettori assidui che sto per salire a incontrare… beh, allora a presto!

Saturday, 2 June 2007

Fine maggio

Di nuovo un’assenza prolungata. E non va assolutamente bene.

Sono esausto. La fine dell’anno è terribile, come sempre, perché mi alzo con la consapevolezza che andrò a scuola per non fare nulla 5 ore. In più, mi sono reso conto (dopo due quadrimestri) che quando so di dovermi alzare presto la mattina dopo, non riesco a dormire, o dormo malissimo e non riposo. Ciò spiega le occhiaie onnipresenti.
Come se non bastasse, oggi ha ripreso a fare un tempo oscenamente schifoso, con un caldo bestiale, l’umidità e un sole che riduce in cenere, dopo due giorni di aria fresca, vento forte che consentiva ai miei capelli di essere lisci e lucenti (portando via l’umidità) e nuvole grigie.
L’unica consolazione che possa riempire le mie mattinate di tedio è la lettura. Sono rientrato nel tunnel di Dorian Gray e come al solito non ho intenzione di uscirne.

Per il resto, ieri ho comprato il biglietto per il traghetto. Solo andata, perché il ritorno è in data da destinarsi. L’unica certezza sono i primi 7-8 giorni, che trascorrerò a Port’Ercole. Per il resto, ho scoperto che a Padova c’è un ostello della gioventù, il che mi ha decisamente tolto un peso. Perché a Padova ci vado indipendentemente da tutto quello che è successo con Alessandra. Ho altre due persone da andare a trovare. Ho la Certosa da visitare e in cui farmi delle foto. E ho qualcosa che non voglio riportare indietro.

A proposito di ciò, oggi sono decisamente dell’umore di sfilarmi un paio di spine del fianco e di curare le due ferite infette. La prima riguarda ovviamente Alessandra. Sono troppo stanco per andare dietro ai suoi capricci. Se non glie ne frega nulla, nessuno la trattiene. Mi sono sforzato di appianare la questione, ma senza risultato. La mia pazienza non è eterna, senza contare che sono molto fuori allenamento e mi stanco presto di correre. Anche dietro alle persone che scappano.
Non riesco più a credere alla frase “mi dispiace per quello che entrambi vi perdete”, e non ho voglia di impegnarmi a farlo. Sono troppo amareggiato per vedere ancora del buono in lei.

La seconda spina che mi tolgo è quella con la D incisa sopra. Può darsi che il fatto che ora l’intera situazione mi nausei dipenda dal fatto che ci ho litigato lo stesso giorno che con la Ale, ma semplicemente fantasticare in quel senso mi disgusta. Nello stomaco ci sento un peso, non le farfalle. E mi sono accorto che non entro più in panico se non clicco su quel nick multicolore. È probabile che si sentirà un Gloria in Excelsis se la persona in questione leggerà queste righe, ma semplicemente mi è passato tutto. Credo di essere pronto ad uscire dalla fase di amicizia frustrante per entrambi e tentare un’amicizia più matura.

Ora come ora, non ho voglia di pensare a nulla, quindi credo che mi butterò un po’ su Lot (dove ho regolarizzato i vari PG multipli) e mi occuperò un po’ dei vari annessi.

Sunday, 27 May 2007

Felicità?

Spero di non spaventare nessuno: sono di ottimo umore.

Lo so, c’è da aspettarsi, come minimo, l’Uragano Katrina, per questo evento così raro da necessitare di essere scritto sugli annali della Repubblica Italiana. Ed il meglio è che non c’è nemmeno una vera ragione, sono allegro senza motivo. O forse, sono allegro per una serie di piccole cose che, messe assieme, riescono a far levitare il mio umore.

Primo fra tutti: è uscito il nuovo singolo dei Nightwish, con la nuova cantante. Finalmente ho potuto sentire la voce di Anette Olzon, e devo dire che è piacevole. Evito di paragonarla a Tarja Turunen perché sono due voci completamente diverse. La canzone è carina pur essendo una ballata molto tranquilla, cosa che ai Nightwish di solito non viene bene.

Secondo: ho appena scoperto un dettaglio non irrilevante: al MetaRock Festival di Pisa, fra i gruppi interessanti, oltre agli Evanescence sono annoverati anche i 30 Seconds To Mars. Il che significa... Jared Leto! Il quale non è da buttare via, assolutamente. Non me l’aspettavo, e so già che farò l’invidia di Bea e di Bina. Con tutta probabilità, andrò a stare a Porto Ercole da Giulia, faremo una capatina a Roma e riceverò una piastra in dono. Mica male!

Stamattina sono andato a votare, e sono stato il primo della sezione. Anche se è una cosa estremamente sciocca, la mia vanità è stata appagata. Essere il primo della sezione durante il mio primo voto ha un suo fascino. Ho votat0 come mi sentivo e per il partito che ritenevo migliore. Svincolato dai preti, e che non difende la famiglia da cose che non la minacciano, ma pensa di difenderla dalle vere minacce, come l’incertezza di un lavoro, di una casa e tutte le altre cose che fanno pensare non due, ma duemila volte a mettere su una famiglia. La legge Biagi minaccia la famiglia molto più dei PACS o i DICO. In tema di votazioni, ovviamente la scuola è chiusa sino a mercoledì, quindi mi godo la pacchia a casa.

Che altro aggiungere? Mi godo l’inaspettato ottimo umore senza che nulla, nemmeno l’afa, possa guastarlo. Nemmeno pensare a certe persone riesce ad amareggiarmi o farmi rattristare. Ad una di esse penso con frequenza sempre minore, non so come, ma è decisamente un bene. L’altra la tengo sospesa, rimando il problema, lo rimuovo. Ma non me ne occuperò oggi.

Oggi sono felice.

Non c’è bisogno di aggiungere altro.

Thursday, 24 May 2007

Compleanno – Pt. 2

Avrei dovuto scrivere avant’ieri sera, ma avevo altro per la testa.

Il pomeriggio del mio compleanno è stato qualcosa di assolutamente memorabile, e, stranamente, in senso positivo. Dopo la malinconia dell’ora di pranzo, ho cercato di tirarmi su nella prospettiva del viaggio a Sassari. Mentre mi recavo al centro commerciale dove avrei dovuto comprare il regalo, ho ricevuto una chiamata di Giulietta, che si è interrotta solo all’ingresso di MediaWorld, già nella galleria di negozi. Una volta dentro, come prima cosa, la Mater mi ha detto (non senza una mia certa sorpresa, visto ch la cosa era un po’ in forse per via del possibile viaggio in Bielorussia) di andare al bancone a comprare il biglietto per il MetaRock Festival di Pisa. La cosa equivale a: vedrò di nuovo gli Evanescence live.

Seconda nota di merito del pomeriggio: mentre attendevo la commessa che, firmato il documento, mi avrebbe consegnato la scatola dell’iPod, ho visto un iPod nano collegato ad una cassa, che riproduceva My Last Breath degli Ev. E così, quando poi si è passati a Ligabue, ho, con tutta la naturalezza del mondo, selezionato dall’elenco degli artisti gli Evanescence e sono partito con Lacrymosa. E così la mia attesa è stata allietata dalla voce di Amy. Comprato l’iPod, mi è venuto in mente, già che ero lì, di andare a chiedere se era possibile ordinare i DVD dell’ottava stagione di Streghe. C’è da aprire una digressione in proposito: a metà marzo avevo ordinato il cofanetto presso Grishenko, che è un negozio sempre della Galleria Auchan, da cui avevo comprato la prima stagione e dove avevo ordinato le successive. Prima, c’era una commessa molto carina e simpatica, sempre pronta a dare una mano ai clienti, che si preoccupava di fare le ordinazioni e di sollecitare se la merce tardava ad arrivare. Ma quando andai a ordinare, notai che c’era una nuova tipa con la puzza sotto il naso che tenne le braccia incrociate davanti al petto senza muovere un dito per tutto il tempo della nostra permanenza, ed un tipo che fece tutto con un’irritante aria di sufficienza. Il fatto sta che nel periodo successivo ho spesso telefonato per chiedere loro se i benedetti DVD arrivavano. Ogni volta, riattaccavo dopo la promessa che avrebbero sollecitato. Dopo un mese e mezzo, sono andato per ritirare l’acconto e disdire l’ordinazione. E sebbene i fornitori non volessero mandarli, chissà perché da Mediaworld c’erano. Chissà.

Dopo gli acquisti elettronici, sono passato alla libreria del centro commerciale a curiosare e ho comprato un paio di libri interessanti. Dopo tutto questo shopping ero carico di buste e bustine, un po’ in stile Julia Roberts in Pretty Woman. Così, passando davanti alla vetrina di Grishenko, ho deciso di prendere in prestito una scena del film ed essere un po’ maligno.
Entro:
“Buona sera.”
“Buona sera.”
“Si ricorda di me? Ero venuto molto tempo fa per ordinare i DVD di Streghe.”
Sorrisetto ironico. “Sì, ricordo. Vuole rifare l’ordinazione.”
Sorriso maligno. “No, in verità volevo solo suggerirle di cambiare fornitore. Il cofanetto che da voi non è arrivato neanche dopo un mese a MediaWorld c’era già da tempo. Sono stato stupido an non andare subito là.”
Sguardo fra il torvo e l’imbarazzato. “Eh… Ma noi…”
Sorriso ipocrita e falsamente mieloso. “Su, non se la prenda, non è colpa sua: la professionalità o la si ha, o non la si ha, non la si può inventare. E ora mi scusi, ho altro shopping da fare.” Mi giro ed esco, identico a Julia Roberts.
Dopo esser uscito dal centro commerciale, ho richiamato Giulia, e ho preso accordi per Pisa: probabilmente starò da lei sia per la sera del concerto, sia per i giorni successivi, così inizierò il mio tour del centro-nord Italia da lei. Il resto dell’itinerario è in costruzione.

La sera ho avuto qualche scazzo col PC, tanto per cambiare, col risultato che ho ancora l’iPod a secco. Driver qua, driver là, installazioni che non vanno, musica sul PC, iPod che fa la muffa. Ma nella mia neo-maturità (?) so bene che aspettarsi che una giornata vada bene per intero è semplicemente utopia, ho deciso di raccontare su MSN com’è andato il pomeriggio per ricordarne la parte bella.

E questo è quanto. Ora cercherò una soluzione per l’iPod e... pace. Al PC nel complesso penserò un altra volta.

Tuesday, 22 May 2007

Diciotto

È quasi ironico che ieri, il mio ultimo giorno da minorenne, abbia trascorso il pomeriggio a sistemare un DVD da masterizzare per la Mater. È ironico perché il DVD conterrà un cartone animato russo che, durante la mia infanzia, mi faceva morire dalle risate. Così, ho trascorso quello che era l’ultimo giorno della minore età in una sorta di collegamento con l’infanzia. Solo che ci sono molte differenze da allora ad oggi. La fanciullezza ha tutto il tempo del mondo. La maggiore età non lo ha. E ieri questo pensiero mi ha soffocato tutta la sera. Se quella cosa che striscia lentamente con i piedi di piombo per Dorian Gray si era fermata precipitandolo nel baratro della disperazione, dopo che aveva ucciso Basil Hallaward e aspettava Alan Campbell per far sparire le prove, non posso dire lo stesso per me. Improvvisamente, mi sono svegliato in un mondo diverso. Non che io mi senta cambiato. È cambiata solo la consapevolezza che ormai quel futuro incerto da cui ero solito distogliere il pensiero è ora ad un solo passo, assieme a quel cattivo, perfido mondo da cui fin’ora sono stato, nel complesso, protetto. E non posso fare nulla per fermarmi. Sento che il tempo corre.

Ho concluso i 17 pensando a qualcuno cui non avrei dovuto pensare sulle note del ritornello di The Cross dei Within Temptation. E a mezzanotte precisa, lo schermo del mio cellulare ha iniziato a lampeggiare. Giulia mi ha chiamato puntualissima per farmi gli auguri. E mi ha fatto immenso piacere. Dopo di che, dato che avevo l’avviso di chiamata attivo e ogni tre secondi mi arrivavano chiamate da Luana, ho riattaccato, ho risposto a lei, ho ricevuto gli auguri anche dalla madre, e ho staccato. Indi, di nuovo Giulia. E, tra una cosa e l’altra, si è fatta l’una e mezza.

La mattina è iniziata abbastanza bene, con gli auguri della Mater, poi scuola, gli auguri dei compagni, e il terzo numero di Nana di Ai Yazawa gentilmente prestato da Beatrice che ho letto alle prime ore. Le ultime due sono state occupate dal Ritratto di Dorian Gray, che leggo sempre con sommo piacere. Ora sono alla seconda parte, quella in cui troviamo Dorian maturo e corrotto. Leggere dei pettegolezzi che serpeggiano su di lui, notare quei sottintesi che a prima vista non si vedono, sono tutte cose che mi danno dei brividi illeciti. Dopo di che, ho anche interrotto per qualche minuto la lettura a causa della necessità di ricamare un po’ sopra l’intimità sorta fra Dorian e Alan, immaginando come questa sia iniziata (con un risultato simile alla scena del pianoforte di Pretty Woman in versione yaoi). Mi è arrivato un SMS di auguri che mi ha fatto piacere, seguito dalla puntualizzazione che era, in pratica, solo frutto del dovere, che mi ha abbastanza amareggiato. Ma d’altronde che posso farci? Me ne occuperò domani, o dopodomani, o quando sarà. Ora, gli auguri su MSN.

Comunque, se escludiamo la chiamata di Giulia che mi ha tenuto di buon’umore durante la prima ora e mezza, devo dire che questi 18 anni sono principiati sotto un velo di malinconia. Non posso dire di essere felice. Ho una profonda inquietudine per quello che sarà ora della mia vita, ormai so per certo che il tempo dei giochi è finito. Ma, anche di questo, penserò domani. Assolutamente non oggi. Oggi voglio solo andare a Sassari, comprarmi l’iPod nuovo e godermi quello che dovrebbe essere un giorno di Giubilo in tutto il Regno.

Grazie a tutti per gli auguri che mi sono arrivati e per quelli che ancora arriveranno.

Sunday, 20 May 2007

Il primo post di politica

Elezioni comunali del 27-28 maggio. Alghero è tutta un’enorme campagna elettorale, con muri tappezzati di manifesti, tappeti di santini sui marciapiedi che volteggiano nell’aere ad ogni soffio di vento, cassette postali che ci fanno sembrare tutti in vacanza da mesi perché sono intasate di volantini e di lettere di amici improvvisati che ti promettono taaaaante cose.

Quest’anno voto. Compiendo gli anni il 22, divento elettore per il rotto della cuffia (e dovrò correre a cercare la mia tessera elettorale, perché conoscendo mia mamma notoriamente di sinistra, l’attuale giunta di destra non si scomoderà di certo...). Conseguentemente, mi sto interessando alla politica locale, sebbene il campanilismo mi lasci leggermente disgustato e le alleanze sottobanco mi deludano. Comunque, ho trovato un modo per superare il mio (a detta del prof di lettere) “dannosissimo” qualunquismo e decidere chi sono i meno peggio: di certo non voterò la destra, dato che sono tutti lecca-preti, e nemmeno i voltagabbana che hanno cambiato 9 partiti (non è un’iperbole). Escludendo anche l’ala ex-democristiana della sinistra, mi restano i comunisti. Quelli almeno sono laici e coerenti (la coalizione un po’ meno, ma loro meritano).

A questo proposito, oggi, dopo le sessioni fotografiche con la Mater, il cui risultato è stato pubblicato sulla
mia gallery di DeviantArt, mi sono precipitato al comizio del partito. No, non potevo proprio perderlo dato che una dei due onorevoli ospiti sarebbe stata niente meno che... [Rullo di tamburi] Vladimir Luxuria!
Personalmente, prima di oggi è sempre stata una persona che mi affascinava, perché, nonostante sia “transitata” fra le donne, è l’unico politico con le palle. Perché in un parlamento di ipocriti attaccati alle poltrone, è l’unica che non si nasconde dietro un dito e si mostra per quello che è. Devo dire che dopo oggi, la considerazione che avevo di lei è
notevolmente aumentata.

È una persona estremamente intelligente, di grande cultura, ironica, spiritosa e, soprattutto, brillante. “Brillante” è l’aggettivo giusto, poiché non è il solito politico che si imbroda nella retorica per sviare l’argomento, che fa demagogia cavalcando i problemi di turno, che si interessa delle proprie idee solo in campagna elettorale. Lei è veramente preparata sugli argomenti che ha esposto, e, per ovvi motivi, sente davvero la sua “missione” e lotta per essa, non per restare appiovrata ad una poltrona.


Dopo essere stata accolta da uno scrosciante applauso ed intervistata dalle tv locali, più e più volte ha stuzzicato la nostra ilarità con pungenti battute che non risparmiavano né l’opposizione, né la maggioranza. Diceva le cose come andavano dette senza peli sulla lingua, ma senza essere né offensiva, né volgare.
Una delle sue uscite più geniali è stata: “Ma non crediate che io sia il solo trans, nella politica italiana. Perché almeno, io ho transitato una sola volta, da uomo a donna. Invece, ho notato che qui c’è stato l’UDEUR che è transitato diverse volte, dalla coalizione di centro-destra a quella di centro-sinistra per le primarie, ed ora è di nuovo col sindaco  come si chiama? Tedda?” (In realtà sarebbe Tedde. La A finale ha aggiunto un tocco molto transitante!)

Ed è anche stata ammirevole quando ha detto che sì, sosteneva il candidato Curedda, ma a patti che questi introducesse il registro delle unioni civili. È stata una mossa molto astuta.

In tutta onestà, all’inizio ero andato semplicemente a sentire un comizio. Alla fine, volevo assolutamente conoscere e ricevere un autografo dall’OnorevolA. Così mi sono avvicinato, ho atteso pazientemente il mio turno e mi sono fatto firmare un biglietto da visita della Mater (sopraggiunta nel frattempo). Mente le stringevo la mano, ho inoltre rimarcato il fatto che la ritenevo una donna capacissima e di grande intelligenza. La Mater, dal canto suo, ha fatto anche di meglio: mentre si stringevano la mano, l’OnorevolA ha notato la fede sarda in argento che sbriluccicava al dito della Mater, e l’ha ammirata. Senza esitare, la Mater l’ha sfilata e ha subito cercato di donarla ad una titubante ed imbarazzata Vladimir, che alla fine, incoraggiata anche dal fatto che gli altri astanti le dicevano che era una fede sarda e che le avrebbe portato fortuna per trovare l’amore in Sardegna, ha accettato, in modo che la Mater è riuscita ad infilargliela al dito. Dopo un breve colloquio con uno dei candidati, siamo tornati a casa, ove ho provveduto a preparare alcune delle foto alla pubblicazione. Il foglietto autografato, ora, troneggia sul comò, ed è il segno tangibile di un nuovo inizio. Perché ora, ho trovato un ideale politico anche io, ovvero la difesa di un principio sancito dalla stessa costituzione: l’uguaglianza di tutti i cittadini, e l’eliminazione degli ostacoli ad essa.

Saturday, 19 May 2007

E Wilde ci azzeccò di nuovo…

Più passa il tempo e più le donne che, ai miei occhi, esulano della definizione di “sesso decorativo” diminuiscono. Perché ovviamente, invece di dirmi perché è tanto incazzata, si rende irreperibile.

Mi fa incazzare che solo perché le voglio bene non la posso mandare a fare in culo. E mi fa incazzare che anche in questo caso Wilde abbia ragione.

Wednesday, 16 May 2007

Errori postali...

Chi non gioca a Lot questa non la può capire. Apina Simy, tieniti forte, perché questa è degna del club degli Scissor Sisters!

Convintissimo che a scrivermi che era depressa fosse stata Vypera, io rispondo tranquillo, e la conversazione scivola sul discorso “primo bacio”. Alla seconda missiva che mi arriva, perplessa, rispondo:


Ma sì, il primo bacio, hai presente?
Sai, la prima volta che ti infilano la lingua in bocca…


Non era Vypera.
ERA VILIDIA!!

Lot, li 15/05/2007 22:32
Questa la conservo... HUAHUAHUAHUA XD

Sì, insomma. Vilidia, grandissima giocatrice con pg Vampiro nonché capa dell’Accademia delle Razze.
Chi gioca a Lot capirà che genere di figura ho fatto, data la persona coinvolta.

Tuesday, 15 May 2007

Sei Mesi (più amari)

Why have you waited to embrace me, my dear?
Cold is your silence denying what is real.
I’m still wondering why I’m still calling your name,
And I wonder, how I wonder…
In my heart I still hope you will open the door,
You can purify it all, answer my call!

[ The Cross – Within Temptation ]

Ma questo era molto dopo, quasi un mese dopo. Perché sei mesi fa tutto andava a gonfie vele. Sto ancora cercando di capire se ho superato la cosa o meno… E mi chiedo perché stia ancora chiamando il suo nome…

14:00, l’ora esatta dell’incontro. Quando ancora c’erano solo tante speranze. Quando ancora c’erano solo speranze, e quelle sensazioni vaghe e inquietanti venivano ignorate.

Oh, basta. Basta. Basta. BASTA. Porca paris hilton benzinaia e galeotta, sto sembrando una donna. Perché sono le donne che hanno una memoria del genere e rivangano in continuazione il passato, cosa che sto facendo io.
Quale memoria spaventosa hanno le donne! Che cosa tremenda, e quale ristagnamento intellettuale rivela! Si dovrebbero assorbire i colori della vita, ma non ricordarne i particolari.

E tuttavia, quando ripenso a tutta quella storia, si alternano i pensieri dolci a quelli amari. È strano. Ma oggi voglio concentrarmi solo sui primi. Su quel primo bacio in autobus.

Monday, 14 May 2007

Sei mesi? Oh My Goth!

Santo Dorian! Non mi sembra possibile che siano passati già sei mesi dal 14 novembre, il giorno del concerto degli Evanescence! Certe volte, mi sembra di essere tornato ieri da quel viaggio a Milano da cui sono tornato arricchito in molte cose. Il singolo di Missing e tanti autografi, ma anche con qualcosa di più interiore. Ma quest’ultima cosa succederà domani. Oggi è solo la giornata degli Evanescence. A quest’ora ero tipo corso in centro a comprare The Open Door per avere qualcosa da farmi autografare.

In verità, non c’è poi tanto da aggiungere rispetto al
post che scrissi in quell’occasione. Molte cose sono cambiate da allora, perfino nella band: Rocky e John se ne sono andati, Amy si è sposata, sono usciti gli altri singoli… Cose così. Però, il succo è che io sono sempre un fan degli Evanescence, loro fanno sempre dell’ottima musica, le loro canzoni sono ancora la colonna sonora della mia vita.

Dicono che la Gothness è un periodo. Chi lo sa? Ma se anche così fosse, spero che sia un periodo che duri quanto più a lungo possibile. Mi piace su tutti i livelli: interiore, estetico, musicale. In tutto. Senza contare che il fatto che ora io non mi odi più e che sia riuscito a scendere a patti con molti aspetti della mia vita deriva in gran parte da essa.


Dicono che la Gothness è una droga. Beh, se la vita è insopportabile non è certo colpa mia. A questo punto, preferisco drogarmi di arte che non di eroina.

E, a questo punto, sei mesi fa ero già davanti all’Alcatraz. Dei, come vorrei rivivere quel giorno, come lo vorrei!

You Learn About It

Now that we’re through
The hell with you
We don’t mind,
We just give it a sigh.

We hardly knew
What you were capable
Of doing,
But why don’t you give it a try?

Oh, you learn about it.
Oh, you harvest till you can make no more
All that’s eating inside,
All that’s eating inside.

We hardly knew
What you were capable
Of doing,
But why don’t you give it a try?

Oh, you learn about it.
Oh, you harvest till you can make no more
All that’s eating inside,
All that’s eating inside.

Oh, you learn about it.
Oh, you harvest till you can make no more
All that’s eating inside,
All that’s eating inside.

Can’t take no more,
Can’t take no more,
Can’t take no more,
Can’t take no more.

Oh, you learn about it.
Oh, you harvest till you can make no more
All that’s eating inside,
All that’s eating inside.

Oh, you learn about it.
Oh, you harvest till you can make no more
All that’s eating inside,
All that’s eating inside.

Oh, you learn about it.
Oh, you harvest till you can make no more
All that’s eating inside,
All that’s eating inside.

Can’t take no more,
Can’t take no more,
Can’t take no more,
Can’t take no more,
Can’t take no more,
Can’t take no more,
Can’t take no more,
Can’t take no more,
Can’t take no more,
Can’t take no more.


[ The Gathering ]


Dedicata a Frikka. Non perché c'è un particolare collegamento col testo, ma perché è stata lei a farmi conoscere i The Gathering, e questa è stata la prima canzone che mi ha passato. Di conseguenza, nella mia mente è indissolubilmente collegata a lei e all'alberello con la pioggia che aveva quel giorno come avatar.
Perché ripensandoci bene, alla fine Frikka è stata per me quasi come Lord Henry.

Ti voglio bene <3