Wednesday, 27 February 2008

We’re Gonna Stop Breathing

We’re Gonna Stop Breathing by *GothicNarcissus
Poi, all’improvviso, il tempo si fermò. Sì: quella cosa cieca e dal respiro lento aveva smesso di strisciare, ed orribili pensieri, con il tempo morto, gli corsero agilmente di fronte, raccolsero un orribile futuro dalla sua tomba e glielo mostrarono. 

[ Il Ritratto di Dorian Gray, capitolo XII – Oscar Wilde ]

Anche la terza notte solitaria è passata. Tenebre viscose e appiccicaticce che scorrevano con la consistenza di cera fusa ma che si sta raffreddando e solidificando in un condotto stretto e freddo. È stata un’agonia, non vedevo l’ora che finisse, perfino un nuovo giorno sarebbe stato meglio, perfino Hegel con le sue astruserie, perfino matematica con tutte quelle assurdità mi avrebbero aiutato. Ho trascorso le prime due ore ascoltando gaiamente Monica che faceva per metà la spiegazione e per metà cionfra, poi la terza è stata animata dal conflitto con quello di latino per il fatto della conversione dei voti da decimi a quindicesimi. La quarta e la quinta ora, francese e di nuovo latino, le ho impegnate divorando letteralmente Zero della Yuki, e all’ultima, di matematica, sono perfino andato alla lavagna, pur di impegnare il cervello.
Zero
aveva il suo profumo. Non ho sfogliato pagina senza che mi giungesse alle narici. Ormai, per me c’è quello, nella boccetta disegnata sulla copertina di dietro. E anche quando sono tornato a casa, in camera mia, l’aria ne era satura. Non faccio in tempo ad assuefarmene, che già ruotando il capo torna più intenso.
Mi sembra siano passati secoli da quando quel profumo è entrato nella mia vita. Ieri è stata una giornata di piombo, mi sembra di essere invecchiato di quindici anni o più (cosa che sarebbe utile, ora come ora, per i limiti prefissati). Il tempo è talmente tanto che da due giorni studio latino, a casa, invece che dedicarmi alle varie amenità cui ero avvezzo. Vi sembra possibile che io studi latino? Lo feci seriamente solo una volta, quando dovevo rimediarmi il 5 in Cicerone. E poi mi sono dato a Nana, e poi ho provato a dormire un po’. Senza, peraltro, riuscirci: il mio cervello era costantemente in attività, vagliavo ogni possibile scusa plausibile per una telefonata. Perché sono egoista e vano, e per me sarebbe un dramma stare anche solo un giorno senza la sua voce. Il suo ultimo post è stato una manna dal cielo, lo ammetto candidamente. Avevo paura a leggerlo da solo, ed ecco la scusa buona. E ora? Che faccio? La frase con cui ha riattaccato la conversazione mi lascia un margine di speranza che le ore di buio di stanotte si riducano. Senza quella, mi sarei risolto a prendere della valeriana, o perfino un sonnifero chimico. Improvvisamente, ventiquattr’ore sono troppe, troppe. Non so che farmene, c’è troppo tempo in cui il cervello ha modo di pensare. Devo ammazzare il pensiero, devo intossicarmi d’arte, di qualsiasi cosa, fosse anche tirare fuori i Pokémon sul GameBoy, fosse anche attaccarmi a guardare Streghe dalla mattina alla sera. Fosse anche studiare latino.

Tuesday, 26 February 2008

whydoimisssomeoneinevermet?

L’intenzione era di scrivere un post allegro in cui mi beavo delle lodi che la sostituta dell’insegnante di canto ha fatto alla mia voce. L’idea era quella di continuare a godere dell’allegria che mi avevano suscitato, di continuare a dissetare il mio lato vano. L’intento era di condividere tutto questo con le persone cui voglio bene.


Avrei fatto meglio a starmene in giro e continuare ad ascoltare la canzone che mi ha fatto fare il figurone. Avrei fatto meglio a non aprire una certa finestra, a continuare a sentirmi ilare fintanto che potevo. È stato come osservarmi dall’esterno mentre lentamente il buonumore scivolava via dal mio petto. Mentre si spegneva a poco a poco, ma con costanza.

“bene…”

“mh”

“no”

“no”

“si”


. . .


Crash!

P r o f u m o

Di nuovo felice, e stavolta si spera che duri. La mattinata è stata a dir poco atroce, ed il caso “Poste Africane” si è dilungato fin dopo pranzo, ma alla fine ne è valsa la pena. Perché ora sono felice. Perché ora l’aria della mia stanza è satura del Suo profumo. Perché ora posso deliziare i miei sensi della sua presenza un po’ di più. E ciò basta a rendermi felice. Senza contare che, finalmente, ha avuto la tanto agognata ciliegina, che, in effetti, era il mio pacco. Oggi per la prima volta ho pianto di gioia. Mi sono commosso spesso, ma mai, mai ho pianto di gioia prima. E poi ridevo come un deficiente mentre leggevo la lettera, e poi di nuovo piangevo.


Ed ora che tutto intorno a me profuma così, mi sembra che il mondo stesso sia cambiato. Mi sembra che nulla sia più uguale. È una cosa sciocca, forse, ma è così, tutto ha acquistato una nuova luce.


Il caso “Poste Africane” lo tratterò in seguito, perché al momento non riesco a trovare il sarcasmo necessario nemmeno sforzandomi. Perché lo disse anche Oscar: “Quando si è felici si è sempre buoni. (Ma non sempre quando si è buoni si è anche felici)”.

Sunday, 24 February 2008

Innocente Ignorance

You can’t see my eyes,
You can’t see my eyes,
They don’t see yours.
Hear me when I say
They don’t mind at all.

It’s the rain that I hear coming,
Not a stranger or a ghost.
It’s the quiet of a storm approaching
That I fear the most.
It’s the pain that I hear coming,
The slightest crystal tear
Drops to the ground in silence
When my love is near.

Darling,
When did you fall,
When was it over?
Darling, when,
When did you fall,
When was it over?

It’s marching through my door now,
The stony cold of lonesome,
A bell tolls for my heart
And then my lonesome song begins.
It’s marching through my door now,
The stony cold of lonesome,
A bell tolls for my heart
And now my lonesome song begins.

Darling,
When did you call?
I couldn’t hear you.
Darling, when,
When did you cry?
I couldn’t hear you.

I suppose that it’s the price of falling in love,
I suppose that it’s the price of falling in love.

It’s the rain that I hear coming,
Nor a stranger, not a ghost
Of the quiet of a storm approaching
That I fear the most.
It’s the pain that I hear coming,
The slightest crystal tear
Drops to the ground in silence
When my love is near.
It’s marching through my door now,
The stony cold of lonesome.
A bell tolls for my heart
And now my lonesome song will end.

Darling,
When did we fall,
When was it over?
Darling, when,
When did we fall,
When was it over?

I suppose that it is the price of falling in love,
I fear that it’s the price of falling in love,
I fear that it’s the price of falling in love,
I fear that it’s the price of falling in love,
I fear that it’s the price of falling in love.


Tears of you in my hands,
Diamonds on fire.
I feel your pain in my
Ignorance of love.
Time passes by as this night,
Emptiness I feel.
I know, oh I know, I forget you.

Sharing my pain with the night,
But the pain is growing.
Your black hair, black winds
From crystal mountains.
I’m afraid the future, afraid to live
Till the sleep takes my thoughts,
Comes to me.

Waves sound words to me,
Words I heard as I stood alone,
Words of you.

Sharing my pain with the night,
But the pain is growing.
Your black hair, black winds
From crystal mountains.
I’m afraid the future, afraid to live
Till the sleep takes my thoughts,
Comes to me.

Sharing my pain with the night,
But the pain is growing.
Your black hair, black winds
From crystal mountains.
I’m afraid the future, afraid to live
Till the sleep takes my thoughts,
Comes to me.


Oggi ho trascorso una giornata dicotomica fra l’ambient sognante dei Delerium e il gothic metal oscuro degli Odes Of Ecstasy.
Ora, a parte l’approccio e la strumentazione di sottofondo, direi che, dopo tutto, la tematica di queste due canzoni è simile.

Eppure, oggi me le godo pur sentendole estranee. Il loro contenuto non mi tocca, non è più mio. Oggi sono felice. Ho parlato con Giulia e ho potuto dare un po’ di sfogo al mio lato vano che ultimamente sto tenendo un po’ a freno, parlare come ai vecchi tempi, spettegolare malignamente sulla Alessandra, le sue gelosie, le sue manie di persecuzione e il suo vampiro (sc)emo che si taglia, disquisire sull’importanza di vestire bene, di avere delle belle cose, e di quanto superficiale sia tagliare fuori dalla propria vita questi aspetti deliziosi. E poi stiamo seriamente pensando di organizzare un incontro quando salirò in Emilia-Romagna.

Esattamente. Se le cose vanno come devono andare (cosa non facile, data l’efficienza dell’organizzatrice delle gite della nostra Scuola dei Puffi), dovremmo andare in gita in Emilia Romagna. Sto già prendendo contatti e organizzando incontri con gli amici romagnoli e dei dintorni (Veronica che sale a San Marino, Giulia a Ferrara, Sara a Ferrara e, spero, a Bologna, e così via). Sì, tecnicamente vado in gita per stare con la classe, ma alla fine starò più in giro con gli aggregati, un po’ come a Cagliari.

E domani è Lunedì, ricomincia la settimana, e finalmente potrò risolvere il caso “Poste Africane” (che tratterò quanto prima). Speriamo bene, insomma… speriamo che sia il pacco del mio Amore! *-* (No, non nel senso che intendete voi, maliziosi, intendo quello che mi ha spedito a Natale! <_< )

Saturday, 23 February 2008

Hush, Orestes…


Hush, Orestes
This is the silence of the one that you hurt,
And everything’s broken, but not when you’ve learnt.
With all the silence that you brought to this heart
Memory’s toll and comes worse than you are.
This is the night to remember all the things we had to lie,
All the things we had to fight.


This is the silence of the one you loved and left behind
,
The one you sacrificed and loved for one time.
This is the silence of the one you loved and left behind,
The one you had to sacrifice
.
 

Thursday, 21 February 2008

Last flight

Ed il cellulare si fece un bel volo.

L’ho scagliato con rabbia, e ha colpito il muro cui è poggiato il letto (fortunatamente rivestito da una trapunta, secondo l’usanza russa, per proteggere dal freddo), per poi ricadere perfettamente dritto sul cuscino.

Ho sentito di volerlo scagliare lontano da me. Con tutti annessi e connessi.

Wednesday, 20 February 2008

Da tre giorni “oggi sarà una giornata bellissima”. Da tre giorni, invece, la giornata oscilla fra l’orrendo e il terribilmente orrendo.


Mi manca quella vicinanza che c’era prima…

E mi accorgo di contare semrpe meno.


Saturday, 16 February 2008

Sabato

Risveglio: mamma si attacca al pc di primo mattino e mi sveglia con dieci minuti di ritardo. Meno male che poi diceva a me.
Colazione:
mamma si lagna del tizio americano che la contatta e lei non conosce l’inglese. Tesora, se ti iscrivi ad un sito internazionale di incontri online e non sai parlare l’inglese, il problema è tuo, no? Pensarci prima?
Prima ora:
Interrogazione di geografia astronomica con tanto di febbriciattola che il caldo asfissiante della mia aula mi fa salire a coniugarsi col mal di gola. È bastato schiaffarle l’enciclopedia astronomica di Piero Angela per farla distrarre e parlare poco, il resto l’ha fatto il mio proverbiale culo.
Seconda e terza ora:
quello di latino che blatera, ma in compenso sono ispirato e scrivo.
Quarta ora:
ci propongono le gite. Forse si riesce a tirare fuori qualche incontro interessante se si resta in Italia. Oppure i cd degli Odes of Ecstasy se si opta per la Grecia.
Rientro a casa:
la Signora si era dimenticata che il mulo lavorava, così ha spento il pc e non mi ha finito di trovare una cippa.

Doccia time:
ho cambiato le lamette del rasoio e farmi la barba è stato infinitamente più piacevole del solito.
Pranzo:
lagne su cose futili che non ho nemmeno ascoltato.
Subito dopo pranzo:
provare le canzoni di chiesa che hanno tirato fuori e io non conoscevo; fra un’ora ho una messa col coro col mal di gola e zero voglia di andarci.
Ora:
la Signora che ascolta musica a volume tanto alto che nulla mi salva. Volevo ricopiare quanto ho scritto stamattina a scuola ampliando e sistemando ma – senza avere nulla contro Franca Masu, povera donna – l’attuale clima musicale mi prosciuga l’ispirazione fino all’ultima goccia. Almeno abbassasse il volume in modo che anche io potessi mettere la mia musica sul pc senza che ci disturbiamo a vicenda. Ma no, lei non ragiona, lei non ammette che io possa volere una mia vita.


7-3 a favore delle cose antipatiche. La maledizione del dannato week-end colpisce ancora.

Friday, 15 February 2008

Cambiamenti necessari

Continua l’opera di ristrutturazione del Santuario. Ho sistemato le descrizioni, i vari amo ed odio, e i lavori sono ancora in corso.

Il problema era che il Santuario non mi rappresentava più. Pressoché tutta la roba l’avevo scritta a diciassette anni, e da allora sono cambiato parecchio. Ora sono molto più restio a chiudermi in un cliché, ed ho affrontato molti temi che mi hanno fatto disinnamorare di alcune cose ed apprezzarne altre. Molte cose mi sembrano infantili, altre non le condivido proprio più. Il problema è che le colonne di destra le do tanto per scontate che non le rileggo per mesi, così mi sono accorto, ad esempio, che fino allo scorso settembre o giù di lì c’era ancora il biglietto per Milano fra i futuri acquisti, una cosa sepolta da secoli.
Per ora il template resta questo, non mi andrebbe di cambiare i colori di tutti i post neri che ho mandato, ma non escludo che possa ripensarci.

Work in progress. Be patient. Thanks.

Ps: - 15 giorni al concerto dei Nightwish. Che dite, dovrei darmi una mossa a fare i biglietti dell’aereo? E meno male che quando ho preso quelli del concerto mi sono detto: “Su, ho ancora sei mesi di tempo, l’aereo lo posso prenotare anche dopo”. Maledetta accidia che mi sei tanto dentro…

Thursday, 14 February 2008

Il Dolce Sacrificio

Non ho ormai più margine di dubbio:  coloro che si sacrificano per qualcuno, prima o poi ne chiedono indietro la vita.

Coloro che si sacrificano per qualcuno, prima o poi iniziano a pretenderne pezzo per pezzo tutto il tempo. Considerano l’altro una loro proprietà e lo pretendono perennemente a disposizione. Non accettano che abbia una vita privata, ma pretendono di insinuarsi sempre nel tempo altrui. Le porte chiuse non esistono, dei momenti per conto proprio non esistono, non esiste niente.

Alla fine, pochi danno qualcosa per niente.

Wednesday, 13 February 2008

Cionfra

A volte, sento la necessità di abbandonare il mio lato serioso. La conversazione multipla che il mio amore ha messo su stasera su MSN è un vera manna dal cielo, soprattutto dopo ciò che è accaduto un’oretta prima. Non importa che la mia ispirazione sia svaporata all’istante e mi sia arenato in un punto cruciale del racconto, mi sto divertendo. Stiamo raggiungendo punte di delirio uniche, fra confusione di sessi, parentele assurde, roghi in effige, vampirizzazioni improbabili, scenate di gelosia, molestie sessuali e cionfra di ogni tipo.

Non so perché sto scrivendo. Era da tanto che mi riservavo di evitare di spiattellare cose tanto futili sul Santuario. Non riesco più a sentirmi così spensierato da scrivere ogni minima sciocchezza, spesso e volentieri mi chiedo “ma alla gente che legge, cosa importa?” D’altro canto, se si legge il blog di una persona, è perché si ha interesse di ciò che accade nella sua vita, no? Per cui le mie questioni son inutili.

Non so, forse è tutto merito della Perversione che me l’ha fatto promettere solennemente, ma ho deciso di riportare davvero il Santuario ai suoi antichi splendori. Per troppo tempo è stato vuoto o vi ho scritto solo sporadicamente, ed è il momento di tornare più presente.
Speriamo tutti assieme che questa sia la volta buona.

Ps: il racconto è a metà del capitolo 7. Il mio Vampiro progredisce nel suo rapporto con il suo umano.

Tuesday, 12 February 2008

Charme

Avevo quasi dimenticato quanto amassi recitare il ruolo del conversatore brillante. È una specie di masochistico piacere farlo con una persona che si disprezza profondamente. È puro teatro, e ciò mi esalta. È divertente parlare di minuzie e poi sottintender delle cose sulla persona che entrambi amiamo. È divertente confrontare le reciproche vedute su essa.

Solo l’uscita di scena mi ha lasciato perplesso, non mi sarei aspettato una sparizione improvvisa e senza saluti dal celeberrimo Charme.

Friday, 8 February 2008

Crying… over… you.

My love is aching for you, my love.
My love is aching for you, my heart.
I’m crying,
I’m hurting.

My heart is aching for you, my love.
My head is aching for you, my heart.
I’m crying,
I’m hurting.

My heart is aching, my love.
I’m hurting,
I’m crying,
I’m hurting,
Hurting.
C r y i n g o v e r y o u . . .



La voce nell’ultima frase è tanto distorta. Mi ricorda tanto come sentivo i suoni quando mi strangolavo per sentire la sensazione di ipoventilazione.

Saturday, 2 February 2008

Detriti

Black Light District - The Gathering
Darling, baby,
Don’t say maybe.
Disobey me,
I’ll be like a bad penny.


I twist the truth,
I love your youth,
You’re losing grip,
Take a trip, you.

You’re going down,
Going down,
You’re going down.

Like fallen angel
I will mesmerise,
You will paralyse.

Like fallen angel
I will mesmerise,
You will paralyse.

Like fallen angel.

Framed in your game,
Slowly fading,
No one knowing
We are through.

Count your blessing,
Count to eighteen.
Souls to perish
For a few stolen dream only.

As we’ve walked down the ally
On the misty afternoon,
No one looked back, nor forward.
The city walls felt distant,
Never at our reach,
We’re sentenced to your world.

You’re going down,
You’re going down,
You’re going down
With me,
You’re going down with me.

I will mesmerise,
You will paralyse.

Like fallen angel
I will mesmerise,
You will paralyse.

Like fallen angel
I will mesmerise,
You will paralyse.

Like fallen angel
I will mesmerise,
Like fallen angels.

[ The Gathering ]