Tuesday, 30 September 2008

In a rainy summer night

A Noisy Awareness I by *GothicNarcissusSplinder ha deciso di tornare in vita solo ora bruciandomi la mezzanotte. deviantART è stata più collaborativa e mi ha fatto fare la submission in tempo.

Ad ogni modo, il mio problema è una buona memoria con date ed anniversari.
A Noisy Awareness II by *GothicNarcissus

Sunday, 28 September 2008

Problemi di acidità?

Sorridi, domani andrà peggio scrive:
amore

Dottor Tomoe
◊ Urania? Hai presente quella signora che gira con la borsetta blu in Piazza del Mercato? scrive:
tesora
che sfortuuuuuuuna
ti sei persa l'apparizione della Madonna

Sorridi, domani andrà peggio scrive:

ah..
si è disconnesso da molto?

Dottor Tomoe
Urania? Hai presente quella signora che gira con la borsetta blu in Piazza del Mercato? scrive:
non tanto

Sorridi, domani andrà peggio scrive:

capito
vabbè, tanto non mi parla a quanto pare
tu gli hai parlato?

Dottor Tomoe ◊ Urania? Hai presente quella signora che gira con la borsetta blu in Piazza del Mercato? scrive:
no, non l'ho cercato

Sorridi, domani andrà peggio scrive:

capito…

Dottor Tomoe ◊ Urania? Hai presente quella signora che gira con la borsetta blu in Piazza del Mercato? scrive:
e ovviamente figurati se oltre ad apparire la Madonna si scomodava pure a contattare la gente, non sia mai

Sorridi, domani andrà peggio scrive:

Friday, 26 September 2008

Evanescence & co

Stamattina non avevo voglia né motivazione per uscire dal letto, e invece mi sono connesso e ho trovato altri due preview di Sally’s Song. Quindi diciamo che ne è valsa la pena. L’unica cosa che mi scoccia è averla a rate: ancora un paio di preview e potrò aprire Audacity e ricomporla stile puzzle.


Dall’università ancora non si sa nulla, il che credo sia normale dato che le domande scadono il 3 ottobre (due anni dopo l’uscita di The Open Door; sì, ultimamente conto il tempo secondo le release degli Evanescence… anche perché ultimamente l’unica cosa che ha una certa rilevanza nella mia vita è la dipendenza da musica).

A proposito, la compressione temporale è di nuovo attiva, come se l’ultimo anno non ci sia stato proprio. Beh, gli ultimi due anni. The Open Door mi sembra ancora appena uscito. Non sarebbe malaccio, col senno di poi. Avrei evitato un sacco di impicci, fra Luana, Mattia, Alessandra, Dario, Valentina, Stella/Simone/Sara e altre storie/amicizie/indefinibili particolarmente incasinate. Ecco, forse da questo punto di vista sono cresciuto, non dipendo più dalle persone. Fra l’altro, a pensarci bene io ho conosciuto e sono stato parecchio amico con persone delle quali ora non ricordo nemmeno l’esistenza. Non c’era una certa Elisabetta, una volta? E Giada, Elina, Silvia? Ricordo a malapena cosa ci dicevamo.

Ah, piccola postilla: mi è bastato mettere piede al liceo per tre giorni consecutivi (per vendere i libri) per farmene passare ogni nostalgia. C’è da sorprendersi?

Ultima postilla: una nuova fanart del mio racconto è in cantiere, sempre dalla splendida *
Robbuz. Fosse per me, le chiederei di disegnarmi un po’ tutti, ma quanta faccia tosta posso avere?

Sì, insomma, sono di umore instabile, sono inquieto e sento uno streben dentro. Senza che sia accaduto nulla. E il problema è proprio che non accade nulla. Accadesse qualcosa, diamine!

Wednesday, 24 September 2008

La Cionfra di Dorian Gray

Ridendo e scherzando, la Perv Passion Play si è semplicemente trasformata in una versione alternativa e caricaturale del Ritratto di Dorian Gray. Il che significa, sostanzialmente, che la mia vita manca di originalità e mi sto limitando a scopiazzare un grande romanzo.

In primo luogo, Dorian è ben conscio di sé sin dall’inizio, sebbene la sua autostima sia ancora fragile. Conosce Sibyl per prima, e ovviamente ne devasta la vita a lungo termine, pur senza ucciderla. Dopo di che, legge il Libro Giallo, che gli apre tutto un nuovo mondo. Si innamora di Hetty (al maschile, però), ne viene lasciato, ci sta male, e conosce Gladys, con la quale ha una storia platonica ma molto coinvolgente che si conclude con un bacio ed una bellissima amicizia. Nel frattempo, conosce Lord Henry. Si innamorano, sono felici, se non che Sibyl si innamora di Henry, e anche in quel frangente scoppia casino, sebbene la cosa sembri morire lì. Dopo di che, è Henry che presenta a Dorian Basil, che in questa versione è una fanciulla, Basilia, ma sempre artista è. Solo che, all’inizio, Dorian e Basilia non si possono proprio vedere. Dopo di che, Dorian e Lord Henry si lasciano, il primo ha un paio di flirt (facciamo Adrian e i Duca di Perth?) che appassiscono subito, e tuttavia inizia a saldare il rapporto con Basilia, che diviene una forte amicizia.

Ora, Dorian è in attesa di conoscere Alan e divertirsi un po’.

Da uno a dieci, Wilde quanto si starà rivoltando nella tomba per la penosa parodia del suo romanzo che ho tirato fuori?

Saturday, 20 September 2008

Autarchia

Non ho nessuna voglia di innamorarmi di nuovo.


Dovendo essere sincero, in questo momento, se trascorressi i prossimi diciannove anni e spiccioli (ovvero, lo ricordiamo, quelli che mancano alla data programmata per tirare le cuoia, dato che il piano A è stato ripristinato di gran carriera) da solo, non potrebbe fregarmene di meno. Tanto ho il mio Black Symphony dei Within Temptation da ascoltare, e fra l'altro, il tour de force di ballate da cuore spezzato tutte di seguito in mezzo al concerto lo prendo solo come un quartetto di belle canzoni senza mal di cuore o cose simili. A proposito del concerto, lo includerò senza ombra di dubbio nel romanzo. Purtroppo, temo che non riuscirò a far sviluppare la mole di eventi che ancora mi restano nel primo racconto nelle due settimane che restano di gennaio in modo da far iniziare il sequel coi miei bimbi che escono dallo Ahoy di Rotterdam tutti contenti per l'ottimo concerto, ma poco male, ciò accadrà nel primo libro (il che significa che dovrò allungare un po' il brodo per le due-tre settimane precedenti il live).

Sto lavorando parecchio al racconto, e ho trascorso i giorni passati a sistemare vari dettagli sui personaggi. Ergo, non dovendo stare costantemente al telefono per le inezie più insignificanti, so come impiegare bene il mio tempo, il che di certo non è un male.


Il problema è che Alessandro non innamorato è come uno yogurt tenuto fuori dal frigo: più passa il tempo e più inacidisce. Così mi vengono le crisi d'infantilismo acido come l'altra sera.

Per inciso, l'università non è ancora iniziata e già mi sta facendo cascare le gonadi a terra: ho prodotto più scartoffie nell'ultimo mese che in cinque anni di liceo. Poi ci si chiede come mai la foresta amazzonica stia scomparendo: grazie al cavolo, se la mangia tutta l'Italietta, che è una repubblica pseudo-democratica fondata sulle scartoffie.

Friday, 19 September 2008

Gne, gne, gne.

Stasera sono in vena di essere cattivo, e pure infantile, e augurare la morte a destra e a manca, veder soffrire la gente, sputare sui piatti da cui ho mangiato, lagnarmi, pretendere di avere ragione a tutti i costi, odiare la gente gratuitamente, dire in faccia a qualcuno che non è assolutamente più necessario nella mia vita, spingere gli aspiranti suicidi a compiere il fatidico passo, puntare i piedi a terra, giocare coi Lego per il solo gusto di distruggere tutto subito dopo e godere di tuuuuuuutto ciò.

Tuesday, 16 September 2008

Auguri, GothicDoor II


Two Heartbeats by *AGuestBIV
Sarà che dopo la maratona ecclesiastica sono abbastanza sfiancato, o forse che in questo periodo uso il blog solo per sfoghi incoerenti, ma non ho molto da scrivere quest’anno. Però oggi cade il secondo anniversario da quando ho aperto GothicDoor, e lasciarlo passare inosservato mi sembra davvero brutto. Anche perché in un periodo come questo, scrivere sul blog mi fa stare meglio, dopo che ho buttato fuori il veleno che ho dentro e l’ho riletto nella nuova forma esteticamente gradevole che gli ho dato. Per cui, dal profondo del mio cuore:

Grazie e auguri, GothicDoor

Monday, 15 September 2008

Le avventure del Dottor Tomoe e il cugino prete

Gioisci, o popolo: sono sopravvissuto alla due giorni di full immersion ecclesiastica!

Non avevo scritto nulla qui per non rovinare la sorpresa, ma lo scorso lunedì mi aveva chiamato il signor Procreatore per informarmi che il sabato appena trascorso uno dei miei cugini sarebbe stato ordinato prete. Inutile dirlo, con mia grande sorpresa mista a disappunto.
Perché di certo, ad un agnostico con tendenze pagane, darkettone, metallaro, fortemente anticlericale, che legge e scrive libri immorali, fa grande uso di yaoi e shoen-ai, pecca in tutto ciò che riesce con tutti gli annessi e connessi, avere un cugino che fa parte di quella che, a mio avviso, è l’istituzione contro natura per eccellenza non entusiasma. Per contro, sono certo che se il cugino prete in questione sapesse i vari dettagli della controparte malvagia (o, forse, di quella buona), ugualmente non sarebbe entusiasta.

Ad ogni modo, giusto per rimarcare un po’ la differenza che c’è fra noi e potermi comportare in maniera infantile, ho accettato di andare. Paventando un mio arrivo coi pantaloni stracciati con sotto il tessuto scozzese e la maglietta coi teschi o i pipistrelli, il Procreatore mi ha avvisato di presentarmi vestito elegante. Nessun problema, papà, chiedi e ti sarà dato: indosserò i vestiti più eleganti che ho nell’armadio.
Solo che per fare ciò, ho dovuto pianificare con cura tutto il sabato pomeriggio.

I piani originali prevedevano che io raggiungessi il Procreatore in paese venerdì pomeriggio e si andasse tutti assieme a Sassari ove si sarebbe tenuta la celebrazione il giorno dopo. Con una scusa, sono riuscito a rimandare la partenza al giorno successivo (per fortuna, dato che per nulla al mondo avrei voluto perdermi l’Uragano Baingio, come l’ha sagacemente battezzato Beatrice), e l’uragano mi ha decisamente aiutato: il pullman sarebbe arrivato cinque minuti prima dell’inizio della messa, e inventando un ramo pericolante caduto poco prima del nostro passaggio, ho finto che sarebbe dovuto arrivare un quarto d’ora prima ma ha tardato in attesa della rimozione dell’ostacolo.

Il motivo di tanti sotterfugi era il mio abbigliamento: in conseguenza all’avvertimento del Signore, (ed incoraggiato da una perfida Mater), indossavo i pantaloni in damasco nero, la camicia bianca con maniche ampie e pizzi ed il gilet in velluto rosso. La correzione della tempistica del mio arrivo in chiesa serviva in primo luogo a mettere Procreatore&Parenti di fronte al fatto compiuto, ed in secondo a farmi giungere quando la chiesa fosse già gremita.

La tempistica è stata pressoché perfetta, tant’è vero che son giunto che la messa stava per iniziare. Devo ammettere di aver avuto il fato dalla mia: la porta della chiesa scricchiolava, così al mio ingresso (durante il quale ho pensato, come promesso, a Frà) in molti si sono voltati. Senza aver fatto segno di croce o altre cose simili, e trattenendo a stento un sorriso divertito, ho percorso il centro della navata con passo trionfale scandito dalle suole degli anfibi, guardandomi intorno con non nonchalance alla ricerca del Procreatore - che avevo poco prima pregato, al telefono, di non aspettarmi e prender già posto - e della Ziaccia. Trovatili, mi sono seduto come se nulla fosse accanto a loro, accettando il messale che proprio in quel momento uno dei prelati stava distribuendo e prendendo immediatamente a sventolarmi con esso, come dopo una corsa o una camminata svelta, lasciandomi intendere che quello sarebbe stato il principale utilizzo che ne avrei fatto.
Dopo di che, si è aperto l’immaginario sipario e il teatrino ha avuto inizio.

Non mi soffermo sui dettagli dell’interminabile messa (due ore e mezza - e meno male che avevo anche sperato di poter fare un po’ di shopping, alla fine), limitandomi a dire che non appena il vescovo ha richiesto la prima interazione del pubblico, io ho serrato con decisione le labbra e le ho sporte leggermente in avanti in maniera dimostrativa, riaprendole solo per sbadigliare durante tutto l’arco della messa, e quando c’era da stare seduti accavallavo le gambe in maniera molto salottiera, quando c’era da alzarsi incrociavo le braccia e mi mettevo in una posa tutt’altro che umile, et cetera.

Fino a poco prima dell’omelia, ho seguito con curiosità il siparietto a tratti quasi comico, ma la tre quarti d’ora di discorso insensato ha sancito la mia definitiva andata a farfalle. A questo proposito, avrei una domanda interessante: ma se in chiesa mi piazzate un marcantonio alato strafigo in marmo tutto rigorosamente nudo se non per un misero drappetto che gli copre il pacco, come diavolo pretendete che io non faccia pensieri impuri, me lo spiegate? Mistero della fede? Bah.
Il fatto sta che, terminato il sermone, anche a causa dell’incipiente ipoglicemia, non sono più riuscito a degnare la celebrazione d’attenzione, annoiandomi e sbadigliando più frequentemente. Mi sono reso conto che il cugino era stato effettivamente ordinato solo quando ho visto la Ziaccia (lo ricordiamo, bigotta, zitella, e probabilmente pure vergine a settantapassa anni) afferrare la borsetta in cerca di un fazzoletto con cui asciugarsi le lacrime di commozione per un evento che sinceramente a me faceva venir sonno. E vabbuono.

Finisce il teatrino tragicomico, e dato che il vescovo prega tutti di aspettare che i neo-ordinati (erano tre) siano usciti dalla chiesa prima di buttarsi a far loro gli auguri, arriva il parentame che inizia a fare a me i complimenti per l’eleganza e l’esame d’ammissione superato. Missione compiuta: ho rubato la scena al prete. Quando poi sono andato a fargli molto freddamente gli auguri, invece che profondermi in complimenti gli ho semplicemente espresso la mia speranza ambigua che sapesse sempre ritrovare la strada nella vita, anche a seguito di inutili e dannose deviazioni ed errori.
Fine del primo giorno (dato che la mia ipoglicemia mi ha fornito la scusa per disertare il rinfresco).

Il secondo giorno non era previsto, ma ancora una volta il Fato mi è stato propizio.

Il signor cugino avrebbe celebrato la prima messa, a seguito della piccola processione che l’avrebbe accompagnato da casa alla chiesa. Così, per recarmi a casa del neo-prete, ho optato per un abbigliamento più gotico: pantaloni coi lacci, camicia gothic-lolito, anfibi in bella mostra e cappello a cilindro.

C’è da dire che lo zio-padre del neo-prete io non lo conoscevo nemmeno di vista poiché, per una storia tanto lunga quanto banale, non si parla né col Procreatore, né con la Ziaccia (infatti i due hanno fatto gli auguri al prete, ma non al padre). D’altro canto, suppongo che quella sia stata la prima volta in cui anche lui ha incontrato me. Ma dettagli. Il fatto sta che appena arrivo a casa del cugino, tutti gli occhi si voltano verso un punto imprecisato al di sopra della mia testa. Ops, il cilindro era appariscente. Faccio gli auguri allo zio, alla moglie dello zio, e si esce tutti assieme davanti a casa per lanciare il riso addosso al prete. La cosa mi ha fatto inarcare a turno entrambe le sopracciglia, dato che il povero sfigato è tutt’altro che sposato. Ma, di nuovo, dettagli.


Durante la mini-processione dalla casa alla parrocchia, io cammino con tutta la nonchalance del mondo e il capo bene eretto, e, naturalmente, con gli occhi dei passanti addosso a me invece che sul festeggiato. Arrivati in chiesa, si ripete press’a poco lo stesso teatrino del giorno prima, con una lista di santi esageratamente lunga da invocare, le stesse battute, gli stessi canti, i miei stessi sbadigli, le labbra serrate, le pose, e il cugino-neo-prete che di tanto in tanto mi lancia occhiate, probabilmente per vedere perché non partecipo alla celebrazione. O forse per capire dal labiale cosa canticchiassi in latino, dato che mentre loro si impegnavano in canti sacri io mormoravo sottovoce Venus dei Theatre of Tragedy. Sempre di canzone in latino si tratta, dopo tutto.


Alla fine, ci si alza per fare gli auguri al signorino, e salta fuori il fatto che, udite udite, avrei dovuto baciargli l’anello. Ma… stiamo scherzando, vero? Naturalmente, dato che siamo nel 2008 e non nell’Alto Medioevo, io mi sono rifiutato, e quando è stato il mio turno gli ho stretto gelidamente la mano con un sorriso di cortesia, mentre lui mi ringraziava per essere venuto (sinceramente non so in che percentuale con sincerità perché non si aspettava la presenza del cugino dark, algherese e figlio dello zio con cui il padre non parla, e in quale con sarcasmo perché attiravo l’attenzione più di lui… ma questa parte potrebbe anche essersela inventata il mio ego che in quel momento era decisamente oversize).

Dopo di che, secondo giro di saluti ed auguri ai genitori del prete, e alla sorella, la cui esistenza spunta fuori solo in quel momento (anche se lei come persona l’avevo già notata poco prima… e meno male che non avevo commentato il suo trucco orrendo con gli altri parenti).


E con questo, si è concluso il secondo giorno di full-immersion (ed era il caso di dirlo: alleluia). Direi che ne ho avuto abbastanza per il resto dell’anno, di chiese e preti, per cui ciaociao cuginetto, fattela da solo la prossima messa, io non ti vengo più a sentire.

Friday, 12 September 2008

Pioggia - pt.2

No, no, rettifico: DILUVIA!

È l’uragano Katrina, il vento è fortissimo e porta onde d’acqua nell’aria.

È Sublime!

Pioggia

Piove.

E io sono felice.

Thursday, 11 September 2008

Yeaaaaaaah!

Signore e signori, rullo di tamburi:

Da oggi sono Alessandro Xxxxxxxx, studente universitario presso la Scuola Superiore di Lingue Moderne per Interpreti e Traduttori!


I risultati dovevano comunicarli entro il 12, e hanno deciso di anticipare. Qui trovate l’elenco ufficiale. Ebbene sì, sono uno degli ottanta fortunati ammessi al primo anno dell’università.


Ok, ora posso calmarmi, fare un respiro, rilassarmi… no, non posso! *______*

I feel my heart implode!

“...To be endlessly cold within
And dreaming I’m alive...

Inutile dire che, come perfettamente prevedibile, i giornali hanno sparato bufale e la fine del mondo il 10 settembre non c’è stata.
Bah, il fatto che sapessi fin dall’inizio che era una minchiata non mi ha impedito di coccolare un po’ l’idea e notare quanto fosse graziosamente perfetta. Ma c’è sempre tempo, dai, può sempre andare storto qualcosa. E qual è la regione italiana più vicina all’acceleratore di particelle, subito dopo la Valle d’Aosta?

Cause I want it now,
I want it now:
Give me your heart and your soul!
I’m not breaking down,
I’m breaking out!
Last chance to lose control!

 AAA: cercasi qualcuno a cui dedicare questa canzone.

Sunday, 7 September 2008

Caspita, erano secoli che non ascoltavo i Muse.

There’s nowhere left to hide,
In no one to confide.
The truth burns deep inside
And will never die.

Lips are turning blue,
A kiss that can’t renew.
I only dream of you,
My beautiful.

Sing for absolution,
I will be singing,
Falling from your grace.


I wanted freedom,
Bound and restricted.
I tried to give you up,
But I’m addicted.
Now that you know I’m trapped,
Sense of elation.
You’d never dream of
Breaking this fixation.

You will squeeze the life out of me.


‘Cause I want it now,
I want it now:
Give me your heart and your soul!
I’m not breaking down,
I’m breaking out,
Last chance to lose control!

And I want you now,
I want you now,
I feel my heart implode.
And I’m breaking out,
Escaping now,
Feeling my faith erode.

Friday, 5 September 2008

Trieste and back

Non voglio dilungarmi troppo su questo dettaglio, ma oggi sono esattamente trecentosessantacinque giorni (beh, trecentosessantasei, quest’anno è bisestile) che non bacio.
  While Your Lips Are Still Red by *GothicNarcissus and *ContessaNera
Una delle poche cose buone che mi sono rimaste di quel pomeriggio a Roma che tanto buono non è stato per svariate ragioni.

Sono tornato da Trieste giusto questa mattina, alleggerito (o così pare) da più d’un fardello.
L’esame non era una passeggiatina, ma era comunque affrontabile, ora attenderò con ansia (o senza?) il dodici settembre per il risultato. Tuttavia, il fatto che l’incombenza sia stata superata, in qualunque modo vada, rende il mio umore meno tetro.
Fra le altre cose, devo averlo passato: Trieste mi è piaciuta tantissimo e sento di volerci andare a vivere. Di conseguenza, sono più che intenzionato di entrare in quella diavolo di università e farmi valere.
Chiacchierando con un’altra delle aspiranti, è venuta fuori anche un ottimo piano B, un’alternativa più che interessante: lingue a Bologna è a numero aperto e le iscrizioni sono aperte fino alle calende greche. Non male, davvero.

Il viaggio a Trieste è stato strano sotto molti aspetti. È stato strano vivere quattro giorni senza il pc, eppure sono sopravvissuto benissimo, e ho saputo come impiegare il mio tempo.
È stato strano vedere di quante cose posso fare a meno, di quante persone possono stare fuori dalla mia vita senza intaccare la mia felicità. Sì, magari la prima sera ho avuto bisogno di tenermi assieme a mano, ma poi è passata.

La PPP si è conclusa miseramente, ma sinceramente me ne frega poco: una volta percorso il palco da una parte all’altra, si era esaurita da tempo. Purtroppo, ora ho attraversato un altro palco (e su questo avevo camminato lentamente), sento che le cose sono cambiate, come l’altra volta. Non posso fare a meno di una piccola dose di senso di colpa, ma alla fine sono e resto questo.

Per inciso, il freddo polare che il condizionatore della Tirrenia, sia all’andata che al ritorno, è stato assolutamente perfetto per mettermi in condizioni di scrivere alcune scene del racconto ambientate sotto la neve. Geniale!

Ora, sto in attesa. In attesa dei risultati dell’esame. In attesa di quelli del concorso per borsa di studi ed alloggio. In attesa di decidermi a dormire e, una volta riposato, copiare la parte di racconto che ho scritto sul quaderno in nave. In attesa di Sally’s Song di Amy Lee. In attesa di Black Symphony dei Within Temptation. In attesa che qualcosa si muova sul fronte di If You Don’t Mind e Together Again degli Evanescence. La vita è fatta di attese ed aspettative.