Tuesday, 20 October 2009

Senza parole

E così, Berlusconi risistema il casino allinferno, poi quello nel purgatorio, poi anche quello del paradiso, va a parlare con Dio, ci stanno dentro un sacco, e quando escono, Dio gli dice che la sua idea di trasformare il paradiso in una società per azioni è buona, ma perché lui dovrebbe essere il vice?

Dopo aver sentito uscite del genere (assieme ai complimenti che il vecchio fa alle ragazzine), c’è davvero da chiedersi perché sono contento di non avere la tv nella casa dello studente?

Tralasciando, poi, che il vecchio lì non è nemmeno originale: il paradiso era storicamente già diventato una S.P.A., le cui azioni si vendevano sotto forma di indulgenze, per cui niente di nuovo sotto il sole. E tralasciando pure che pure Lucifero lo caccerebbe a calci fuori dall’inferno, altro che accoglierlo e lasciargli risolvere i conflitti interni, e Astaroth se la riderebbe di gusto osservando la scena.

Saturday, 17 October 2009

Casa, musica, blog, Mater

Ora che sono tornato a casa della Mater, sto avendo l’occasione di dedicarmi ad attività del tutto nuove e, per me, perfino bizzarre, come installare programmi sul suo pc per permetterle di stampare un cartamodello pescato su internet per realizzarmi un gilet in velluto blu scuro ricamato (stoffa pregiata scelta da me medesimo). Se devo essere sincero, ammiro moltissimo il fatto che lei abbia ereditato dal nonno l’abilità di vedere un vestito fatto e finito laddove io vedo soltanto delle linee più o meno dritte in mezzo ad un reticolato. Ma, più in generale, ammiro le sue mille e più risorse, i suoi tantissimi interessi grazie ai quali è riuscita a tirare avanti anche in momenti difficili, i suoi innumerevoli interessi che all’occorrenza diventano vere e proprie professioni.

La cosa strana, però, è che questa volta non mi sento davvero “a casa della Mater”. Mi sento semplicemente “a casa”. Quattro stanze, un corridoio, un bagno, un ripostiglio e due balconi: questa è casa. Con il letto da una piazza e mezza ed il materasso comodo, la connessione stabile, il pianoforte, il cibo pronto, l’impianto hi-fi, tutti i CD, i DVD, perfino i poster di Amy Lee e degli Evanescence. E ovviamente la mamma e Murka. Disprezzo ancora sommamente Alghero e tutto il Merilend, ma dentro queste quattro mura è pur sempre casa, ed è bello. (Lo sarà un po’ meno quando dovrò girare mezzo scoglio per trovare Design Your Universe degli Epica, ma dettagli).

Piccolo inciso che non c’entra nulla: noterete che ultimamente c’è un po’ di avvicendamento nella sezione cantanti della colonna di destra. Via Tamarrja Terrunen perché ha scocciato, via pure Anette perché nulla contro di lei, ma non vogliamo appesantire troppo il template, e benvenute Amanda Somerville e Laurie Ann Haus. Inoltre ho cambiato la foto dell’unico maschietto del blog (ovvero Anders Jacobsson) perché ne ho trovata una in cui è più figo, e di Amy Lee perché questa ha dei colori magnifici (e vorrei far notare che posso usare soltanto quelle dei tour di Fallen, perché in quello di The Open Door era ingrassata come una balena), e ci sono stati un po’ di spostamenti vari che riflettono il rapido mutare dei miei gusti musicali in questo periodo. Qualora dovesse presentarsi una nuova voce degna di nota, credo che la prossima a partire sarebbe Annlouice, con la sua vocetta banale da soprano lirico: ormai lasciano il tempo che trovano, se non hanno la personalità di una Vibeke o una Laurie Ann. Non che Carmen Elise sia migliore della povera Annlouice, come cantante, ma almeno in quella foto mostra una presenza più bella, e nel mio blog anche questo conta. Probabilmente, al suo posto entrerebbe Sonya dei L'Âme Immortelle, ma dal vivo è talmente grassa che nemmeno Photoshop la salva, per cui evitiamo.

Ad ogni modo, domani la Mater parte per Roma a manifestare a spese della CGIL, per cui ho la casa libera. Senza compagnia.

Friday, 16 October 2009

Live from Merilend

Possiamo ormai considerare ufficiale la notizia: Carmilla di Le Fanu è un libro bandito dalla terra Africana. Sono infatti già due le librerie di Sassari Town che ne sono sprovviste. Bisogna tuttavia rendere merito alle commesse per il fatto che almeno conoscevano il libro, e anzi, addirittura ad una mi è bastato chiedere Avete Carmilla? e lei ha completato con Di Le Fanu? Controllo subito, e ha saputo dire al suo collega che era un libro che parlava di Vampiri.

Ciò detto, la giornata odierna si è rivelata particolarmente interessante: la Mater si è data all’attività di guida turistica per i visitatori russofoni che capitano nel Nord-Merilend (che, ricordiamo, è diventato il nuovo nome ufficiale della più remota regione italiana in onore di Meri Demurtaccisua, la banshee che ha sostituito Santa Vibeke come voce femminile dei Tristania, i quali hanno per questa occasione cambiato il nome in MaCheTristezza), ed oggi, approfittando della gitarella da Mediaworld per comprare il treppiede per la Figliola, mi ha scarrozzato per il percorso da lei elaborato nel centro storico di Sassari Town, per la gioia del mio lao di fotografo che ha scoperto un sacco di scorci impensabili in una città che ho sempre considerato poco più di una spiacevole necessità. Peraltro, è stato sommamente divertente ricevere gli sguardi (e sentire i tonfi delle mascelle che colpivano il marciapiede) di tutti quelli che vedevano per la prima volta un giovane uomo dai capelli lunghi e mossi con indosso un paio di scarpe eleganti, dei pantaloni neri in damascato a motivo floreale, una camicia bianca con jabot in pizzo sangallo ornato da tre laccetti sottili in velluto nero legati a fiocco e sopra un paltò grigio scuro in damascato a teste di gorgoni con una spilla a forma di foglia di felce in argento sul bavero, il tutto completato da sei anelli, tre per mano. Non fosse stato per la figliola al collo, avrei probabilmente dato l’impressione di essere uscito io stesso da Carmilla.

Comunque, il treppiede non è l’unico acquisto che ho fatto da quando sono qui in Merilend: la Mater si è infatti messa in testa che il mio guardaroba necessità di essere ampliato, e così ecco che nel giro di quattro giorni abbiamo comprato due maglioncini deliziosi che andranno bene con uno stile più sobrio che contempla colletto bianco di camicia, basco in testa e una linea sottile di matita intorno agli occhi, le scarpe eleganti che ho così proficuamente abbinato ai vestiti da fine Ottocento, un portafogli nuovo (dato che il mio vecchio, con una triscele ricamata sopra, rifletteva troppo palesemente le non ottime condizioni economiche) e, ad una deliziosa bancarella del mercatino del mercoledì mattina di Alghero City, una bellissima collana a roselline in argento per la Mater (regalo mio) e due spillette, la foglia di felce di cui sopra, ed un motivo floreale a volute in delizioso Stile Liberty.

A questo proposito, vale la pena di spendere qualche parola su questa bancarella: buona parte degli articoli esposti erano bigiotteria, ma davvero deliziosa. Riproduzioni di bellissime spille Art Nouveau, cammei, pendenti, orecchini... c’era di che deliziarsi gli occhi, davvero. Ad ogni modo, ho scoperto che comprare cose belle ma inutili come i gioielli mette davvero di ottimo umore.
Peraltro, il mercatino mi ha sorpreso tanto da farmi cascare la mandibola a terra quando, ad un’altra bancarella, ho visto non uno, ma addirittura due corpetti: uno morbido, viola rivestito di pizzo, ed uno davvero bello, rigido in damascato grigio con tanto di lacci sul davanti. Da quando esistono i corpetti in Merilend? Cioè, d’accordo che Meri tenta di fare la darkettona, da quando è entrata nei Tristania, ma i suoi risultati sono talmente scarsi che se anche le sue conterranee volessero imitarla, di certo non andrebbero a comprare i corpetti! (Al massimo si infilerebbero i guanti a rete slabbrati e lo scialle di Nonna Gavina). Non mi sono sorpreso così nemmeno trovando oggi The Classical Conspiracy degli Epica da Mediaworld a Sassari Town!

Tuesday, 13 October 2009

Narciso e Boccadoro (parte 2)

Come si può facilmente indovinare dal fatto che ieri notte sono corso ad accendere il computer alle quattro del mattino travolto dall’angoscia dell’età per scrivere un post che era stato precedentemente inviato via sms ad un paio di persone, ieri, mentre viaggiavo in treno e durante l’attesa all’aeroporto, ho finito di leggere Narciso e Boccadoro di Hesse.

Nel suo complesso, il libro mi è piaciuto. Molte soluzioni narrative le immaginavo sin dall’inizio (la peste, il fatto che Boccadoro sarebbe tornato prima o poi al convento di Mariabronn), altre le ho indovinate man mano che la storia procedeva (che Boccadoro sarebbe stato salvato da morte certa da Narciso) ma, nonostante ciò, l’intreccio è riuscito a mantenere vivo il mio interesse: l’unico motivo per cui, di tanto in tanto, interrompevo la lettura era la paura di come sarebbe andato a finire. L’unica cosa che mi ha davvero colto di sorpresa è stato il colpo di scena finale. E no, non in positivo: se non fosse per Narciso, che finalmente acquista spessore diventando un personaggio vero e non solo un accessorio letterario, e per un quote che è la fine del mondo, sarei tentato di eliminare fisicamente gli ultimi due capitoli del libro.
Ero preparato al peggio, circa la sorte di Boccadoro: ero preparato a vederlo invecchiato e imbruttito, pronto a subire le conseguenze degli stravizi, ma Hesse ha saputo superare le mie aspettative più nere. La conclusione mi ha lasciato un tale amaro in bocca che credo che la rilettura, che comunque ci sarà, non avverrà tanto presto: devo avere il tempo di elaborarlo.

Il problema è che,
quando Hesse decide di toglierlo di mezzo e concludere il racconto, Boccadoro non ha ancora esaurito la sua funzione di personaggio. Per riprendere il paragone del post precedente, non è un Dorian Gray che ha provato e vissuto qualunque cosa, esaurendo la vita, si esaurisce lui stesso come personaggio. Boccadoro è ancora nel pieno della sua vita, ha appena iniziato a scoprire la maturità, a rimettere le esperienze in prospettiva, a trarne saggezza e trovarne un senso a tutto, a portare in atto la sua vera vocazione al mondo quando bam, il narratore, con una svolta assolutamente superflua e gratuita, decide di cambiarlo radicalmente sia nella psiche che nel fisico, il tutto alle nostre spalle, mentre si occupa invece di Narciso (per la prima volta dall’inizio del racconto, in pratica). Toglie di mezzo lo scopo della vita di Boccadoro (rappresentare artisticamente la Madre-Eva) con un artificio di dubbia coerenza (lei “non vuole” farsi rappresentare) e decide di spegnerlo così, da un momento all’altro, senza dargli una conclusione degna del tempo passato insieme. Sinceramente, credo che i lettori restino ancora più disorientati per la sua morte che non il povero Narciso. L’impressione è che Hesse non sia un pessimista, o un nichilista, ma semplicemente pigro: si era stancato di scrivere la storia, così Boccadoro è caduto, si è fatto male e, in punto di morte, ha deciso che va bene così, pari e patta.

E ribadisco, fino al terzultimo capitolo, il libro mi è piaciuto davvero, per cui la cosa è ancora più frustrante: avrei accettato il finale triste o agrodolce, purché avesse avuto senso narrativo; così è solo un bel libro con un finale pigro.

Vabbè, nel frattempo ho iniziato a rilassarmi con À Rebours di Huysmans (un po’ distrattamente, dato che in aeroporto c’era un olandese di una figaggine unica, e che dunque prestavo molta più attenzione a lui), ma non so se riuscirò a trovare il tempo per leggerlo seriamente qui a casa della Mater. Almeno qui so che non c’è un vero e proprio intreccio e non rischio di rimanerci male.

Monday, 12 October 2009

Withering

Withered by ~Vanishing-S
Sento la giovinezza che mi sfugge tra le dita senza che io riesca a goderne.
Già un anno ho vissuto a Trieste: altri dieci voleranno con altrettanta rapidità, e cosa mi rimarrà allora? Sarò uomo maturo e non più giovane adulto, e inizieranno altri dieci anni di decadenza dorata. E poi sarò arrivato ai quarant’anni, e tutto sarà finito: sarò già vecchio, e tutti mi guarderanno come tale.


Ho il terrore di tutto ciò. Non voglio appassire in vano, non voglio!

Saturday, 10 October 2009

Pi

Temporary like a prism,
Being involved and being ignored.
But your broken glass charisma
Is my one and only source.
Circularly, you remember
Maybe you or me or both.
Sorry you, sorry me,
Proudly fail, resume indoors.
Free our horses, my pretender,
Don’t you let them go astray.
Colours flash, the only minded.
Colours fade…
Burning Nails by *BinDubai
Sto cercando di capire qual è, di preciso, l’origine della mia smania. O meglio, l’origine è lampante, chiara come il sole, cristallina: ciò che non lo è, purtroppo, è la sua manifestazione. Quindi, devo venire a capo di questo fondamentale problema: di cosa ho voglia? Di gridare? Di spaccare vetri per sentirne il rumore? Di uscire fuori e consumare le suole delle Converse fino a mattina con l’iPod a tutto volume? Di trovare un essere fisicamente inferiore a me e torturarlo fino a sentirne le grida? Di andare nel bosco del Monte Valerio e ghiacciare tutti gli alberi che mi capitano a tiro come se fossi Ludwig? Di mandare una mail minatoria alla prof di Passiva Inglese? Di premere canc sulla tastiera, e poi scrivere un bel messaggio in cui mando garbatamente a quel paese qualcuno? Di mangiare un bretzel?
Beh, la voglia di bretzel (e magari frankfurter con kren e senape) ce l’ho di sicuro, su questo non ci piove. E torturare qualche animaletto non l’ho nemmeno pensato seriamente. La prof non la posso toccare, di uscire non se ne parla, vetri a disposizione non ne ho ed è troppo tardi per gridare in casa dello studente. E Ludwig, beh, è solo un mio personaggio su Supernatural. Cosa resta? Resto io che sono intrattabile e mi sfogo cercando di dare fastidio in qualsiasi modo possibile o immaginabile alle persone che so per certo non mi manderanno a coglier fiori (in maniera molto meno fine, immagino) per il semplice gusto di trascinare gli altri nel mio malumore.

Distance closes our throat.
Be so sweet can’t replace.
Miles unconnectable,
Time is improvable.
Contraddictions you say,
We’re so ignorable,
So your static, empty words
Just wish a syllable.
Our bodies are paralyzing us,
Selling our souls otherwise.
Feed crippled mind and fertilize,
Selling our souls otherwise.
Step. in . to . pain . cir . cles,
En . ter . the . whis . pe . ring.
Wash . out . your . con . struc . tion,
Fragments of rain.
[ Leandra ]

Wednesday, 7 October 2009

The Soil Where Shadows Bloom

Torno ancora a insistere col sogno di ieri perché l’ultima parte mi ha colpito in modo particolare. A questo riguardo, non ho potuto fare a meno di notare un paio di simbologie legate alla mitologia classica e alle canzoni dei Draconian, ovvero:

• I cespugli di mirto attraverso cui Lisa mi guida trovano una corrispondenza in The Amaranth: in quella canzone, infatti, Lisa interpreta la Voce di Venere, e il mirto era anticamente considerato una pianta sacra alla dea.
• Il fatto che i mirti siano scemati lentamente per lasciar posto ai cipressi rimanda a un’altra divinità greca, ovvero Apollo: prescindendo dal suo essere dio del Sole (titolo che ha in comune con Elios), è anche il dio della Musica, cosa che in questo momento Anders rappresenta per me. Orbene, i cipressi si legano ad Apollo nel mito di Ciparisso, un avvenente giovane del quale Apollo si era innamorato, ma che era straziato da un tale dolore che il dio, memore del cordoglio per la perdita dell’amato Giacinto, decise di trasformare in cipresso ed eternare in esso il simbolo del lutto.
Ebbene, questo passaggio dal mirto di Venere al cipresso dell’omosessuale Apollo potrebbe essere un riflesso della conversazione avuta quella sera a cena circa i miei altalenanti gusti sessuali. Ad ogni modo, quella parte di sogno mi è rimasta talmente impressa (non tanto per la simbologia, quanto per l’epica pomiciata con Anders) che ho deciso di cercare di fissare da qualche parte l’immagine oltre che il ricordo. Ed è così che è nata questa photomanipulation, che riproduce suppergiù il piccolo cimitero dove mi ero infrattato col mio bel cantante. Ho preferito non mettere nessuno, su quella tomba: mi avrebbe scocciato sostituire Anders con qualche sconosciuto pescato a caso su deviantART soltanto perché la sua posa era adatta.
The Soil Where Shadows Bloom by *GothicNarcissusDetto ciò, ovviamente non ci si poteva aspettare che il mio subconscio iniziasse a girare per il verso giusto, ed ecco che mi ritrovo ad avere a che fare con un’altra band e un’altra voce: stavolta si tratta dei Theatre of Tragedy e della bella e bravissima Nell Sigland. Ebbene, nel mio sogno i Theatre of Tragedy suonavano in una specie di pub di infimo ordine qui in Italia, dove a una certa erano saltate pure le luci, e io ero ovviamente in primissima fila. Insomma, a causa del pessimo locale, erano riusciti a suonare soltanto Hide And Seek (con Rymond che cantava in disparte al bancone, per la serie: disinteresse totale!), dopo di che, per tranquillizzare Nell che si era incavolata, la invitavo a bere qualcosa. E lì rimanevamo a parlare un po’, del nuovo album, della band, di quanto la ammiro come cantante e songwriter. Lei rimaneva sorpresa quando le dicevo che ero un grandissimo fan anche dell’altra sua band, i The Crest, e poi le dicevo che sin dalla prima volta in cui avevo sentito Revolution avevo indovinato che l’aveva scritta lei, dato che è un incontro fa Aégis dei Theatre e Letters From Fire dei Crest. Il sogno si è spento così, mentre parlavamo del suo songwriting.
A questo proposito, ci terrei a chiarire un piccolo passaggio: molti dettagli del sogno in questione, compreso il fatto che il locale era scadente, derivano dal fatto che la label dei Theatre of Tragedy non intende finanziare loro un tour europeo. Ebbene, alla luce di ciò ho preso una decisione: se la band farà almeno un tour nazionale in Norvegia, io prenderò il primo RyanAir utile da Bergamo a Oslo e li andrò a sentire lì. Anche a costo di doverli rincorrere fino a Stavanger.

Tuesday, 6 October 2009

Inside my tortured dreams

Sul fatto che il mio subconscio, quando opportunamente stimolato, ne combini di tutti i colori non c’erano più dubbi, ma il sogno che ho fatto ieri notte li batte tutti. Ebbene, il risultato di un paio di ricerche su google, discorsi buttati alla buona sopra i vassoi della mensa, commenti su deviantART e discorsi sui genitori e la musica dei Draconian sino a poco prima di addormentarsi possono tramutarsi in un cocktail letale tipo quello che segue:

La prima cosa che ricordo è che stavo guardando una specie di cartone animato che era un incrocio fra Sailor Moon, Corrector Yui e chissà cos’altro, salvo poi ritrovarmi, come sempre mi accade in simili situazioni, dentro il cartone come protagonista assieme a Federica (che ha posato per me nell’ultimo set di foto). Se non che, mentre io e lei cercavamo di risolvere un problema che era occorso con Luna e Artemis (i due gatti delle Sailor Senshi, per chi non lo sapesse) che erano stati risucchiati da un computer e catturati dai nemici, ci siamo ritrovati improvvisamente a casa del Procreatore, dove eravamo costretti a fingere che tutto andasse bene per non far scoprire le nostre vere identità soprannaturali, ma nel frattempo cercavamo un modo per salvare i due gatti.
Se non che, inizio a mostrare le foto che avevo fatto a Federica al Procreatore per distrarlo, e ci ritroviamo in uno dei set (purtroppo fittizio, e CRISTO!, avrei voluto averle fatte davvero, quelle foto!), che è una specie di incrocio fra Villa Borghese e Peterhoff, con Federica che posa in maniera sensuale (ma non volgare, è pur sempre lei!) dentro un’enorme fontana neoclassica con piccole vasche a forma di conchiglia. Comunque, in questa specie di terrazzo con una vista sul mare stile Ravello, pavimento a scacchiera in marmo bianco e nero tirato a lucido, colonnine e archi neoclassici, fontane e simili, c’è una festa dell’alta società, e siamo intorno al tramonto. Rimaniamo a chiacchierare con i vari ospiti eleganti, se non che accadono due eventi: arriva il Procreatore che ha intuito che nascondiamo qualcosa, e mi presenta un bellissimo ragazzo dicendo che è mio fratellastro maggiore (e lì un pensierino sull’incesto mi scappa, eccome!) e ci saranno problemi per l’eredità quando lui morirà, quindi si scopre che il padrone di casa è stato ucciso e gettato fra i cespugli sotto il pino che si trova oltre la balaustra di marmo, giusto sull’orlo della rupe che da sul Golfo di Amalfi (ovvero il panorama che si vede da Ravello): scoppia un gran putiferio, e io intuisco che l’omicidio è stato opera del mio fratellastro per tentare di incastrarmi e ottenere tutta l’eredità. Scoppia anche un enorme litigio fra me ed il Procreatore, ed io inizio a tirargli ripetuti calci all’inguine gridando “Ecco, bastardo, così non ne aggiungi altri, di eredi!”. A quel punto, arriva Lisa Johansson dei Draconian che mi tira in disparte e mi indica una strada fra i cespugli di mirto, da dove posso fuggire e mettermi al sicuro: io la ringrazio e scappo, fino a che mi accorgo che il cielo del crepuscolo e i cespugli di mirto sono stati sostituiti da una cappa di nuvole, una nebbiolina e cespugli di cipresso.

Mi accorgo di essere arrivato in un cimitero in rovina, con qualche tomba e tre o quattro cipressi che crescono dietro e si stagliano contro la nebbia, e su una tomba in pietra stile sarcofago trovo seduto Anders Jacobsson (alias il figone dei Draconian di cui sotto c’è la foto). Ormai al sicuro, mi siedo accanto a lui, e lo ascolto mentre mi rassicura carezzandomi i capelli e dicendomi che Lisa ha nascosto il passaggio. Iniziamo a parlare un po’, prima di musica, poi dei suoi testi, di Lucifero e della sua passione per lui, fino a che non mi accorgo che stiamo flirtando. Al che iniziamo a duettare su Bloodflower e, finita la canzone, tento di baciarlo. Lui ricambia con entusiasmo, abbracciandomi e facendomi sedere sulle sue gambe; io lo faccio sdraiare sopra la tomba mentre inizio a sbottonargli la camicia, e a quel punto… mi suona la sveglia! (Secondo i cliché più bastardi, in simili situazioni, peraltro.)
All True Beauty is Sad - Anders Jacobsson
Oh, how I feel you in every single detail,
As you lurk inside my tortured dreams.
Ora, è ormai certo che il triste destino di Lisa è quello di essere costantemente bypassata, anche come cantante, affinché io mi possa dedicare completamente ad Anders. In nessun’altra band female fronted mi concentro più sui growl che sulla voce pulita, ma nei Draconian accade il contrario. Ebbene, stanotte ascolterò la voce di Anders fino ad addormentar mici sopra: magari, se ho fortuna mi esce fuori un sequel al sogno!

Saturday, 3 October 2009

Questioni semantiche e commerciali

Probabilmente dipende da abitudini che sono radicate in me sin dall’infanzia, ma trovo che fra tutti i lessemi della lingua italiana, il verbo scopare sia senza dubbio il più inutile, in tutte le sue accezioni: col significato di passare la scopa, è inutile perché non serve a pulire, ma semplicemente a sollevare polvere in aria e rendere il pavimento meno sporco fino a che questa non vi si deposita nuovamente pochi minuti dopo, a differenza di passare l’aspirapolvere, che libera davvero dai piccoli batuffoli asmiferi; col significato di infilare un pene nel primo orifizio a disposizione in maniera totalmente fine a se stessa, invece, è inutile perché si tratta di un atto faticoso che, spogliato della componente emotiva e psicologica, è anche abbastanza ridicolo nella sua essenza primaria e non conduce ad altro se non a spossatezza che spesso non viene nemmeno preceduta da un orgasmo che possa fregiarsi di tal nome, a differenza di fare sesso o l’amore, che implicano per lo meno un certo grado di complicità e intimità che rendono il tutto più coinvolgente a livello psicologico (e, si sa, nell’atto erotico la componente psicologica riveste un ruolo di pari importanza rispetto a quella fisica). Si ringrazia per queste consapevolezze la Mater, che mi ha abituato sin da piccolo ad avere un rumoroso ma efficiente aspirapolvere Electrolux in casa, e che senza nascondersi dietro il becco della cicogna o la foglia del cavolfiore mi ha spiegato sin da subito a grandi linee che fare l’amore è una cosa bella e non da consumare il più in fretta o spesso possibile.

Ciò detto, il fatto che in Italia l’ignoranza dilaghi non è certo un mistero (trovatemi un solo altro Paese situato sopra il trentasettesimo parallelo dove nelle stazioni ferroviarie sono necessari cartelli pubblicitari della lettura), ma la grossolana incompetenza nel settore commerciale mi lascia tutt’ora perplesso. Cioè, se si va in un negozio di scarpe, la commessa di turno non ha problemi a distinguere i vari modelli e consigliare il più adatto, e in una profumeria è addirittura lei che ti dice se il correttore che si adatta alla tua carnagione è Deborah n°1 o n°2, e quale matita per gli occhi è più o meno morbida. Come minimo, ci si aspetterebbe una simile professionalità anche in una libreria. Ebbene, l’altro ieri mi è capitata la seguente scena alla Feltrinelli:

Entro con due amici, acchiappo la ragazza e faccio: “Salve. Starei cercando À Rebours di Huysmans. Lo avete, per caso?”
Lei mi guarda con gli occhi sgranati: “Cosa?”
Dando la colpa alla mia pronuncia francese piuttosto arrugginita, sorrido con finto imbarazzo e riprovo: “À Rebours… in italiano Controcorrente, di Huysmans.”
Mi guarda ancora: “Cos’è, un fumetto?”
Sbatto le palpebre, e non ho idea dell’espressione che faccio. “…”
Lei guarda a destra, poi a sinistra, poi propone con voce tremante: “Andiamo a vedere nel terminale? Me lo detti lettera per lettera?”
Respiro profondo. “Acca. U. Ypsilon. Esse. Emme. A. Enne. Esse.”
Digita. “Aaaah! È nella narrativa sotto la H!” Mentre mi accompagna mi rivolge uno sguardo timido, e in tono mortificato aggiunge: “Sono un po’ ignorante...
Un po’?
Ma almeno il liceo l’hai finito? Ma soprattutto: in queste condizioni lavori in libreria? Vergogna, non conosci nemmeno ciò che vendi! A questo punto si potrebbe pensare che la sua umiliazione fosse finita: niente affatto.
Si avvicina infatti una signora: “Scusi signorina, per caso avete Il Ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde?”
Mentre vedo il panico dipingersi negli occhi della commessa, il mio braccio sinistro scatta in automatico, sollevandosi con l’indice puntato verso il libro in questione, che avevo notato per l’autoritratto di Dante Gabriel Rossetti (di cui sotto) in copertina.
“Oh, l’hai trovato subito! Potresti lavorare al mio posto!”
Sorrido con sarcasmo: “Ho un radar innato per Oscar Wilde. E avevo notato il disegno di Rossetti in copertina.”
Lei accenna un sorriso timido: “Ah. Perché, ti piace Uaild?”
La mia testa cita il: “Signorina, non aggravi ulteriormente la sua posizione” della prof di traduzione inglese, ma mi limito a sospirare e soprassedere. Del resto, stavolta la colpa e mia, avevo dimenticato che non era in grado di collegare Huysmans a Wilde. Figurarsi a Rossetti. Vado alla cassa, pago, raccatto gli amici ed esco dal negozio con il libro e una certa sconsolatezza.


Ora, parliamone: sono abituato a vedermi rivolgere sguardi imbarazzati quando entro nei negozi di musica (cosa che capita solo in Italia, peraltro), ora devo aspettarmeli pure in libreria? I primi posso giustificarli, ascolto un genere di nicchia, ma per il resto? Può l’incompetenza non avere limiti? Lucifero, brucia la cretina fra le fiamme dell’inferno e vieni a consolarmi con un bacio!
Dante Gabriel Rossetti(Ps: seriamente: ma quanto era bello quest’uomo?)