Monday, 3 October 2016

Dieci anni di The Open Door

Il 3 ottobre 2006 usciva in tutto il mondo The Open Door degli Evanescence. Dieci anni fa. Esatto. Dieci anni. Più o meno nello stesso periodo avevo creato questo blog: mai chiesti perché l’url sia gothicdoor?
Tecnicamente, il mio personale anniversario sarebbe il 29 settembre, il giorno della pubblicazione in Italia. All’atto pratico, sarebbe addirittura il 4 settembre, quando lo leakarono in internet. Poi promisi alla Mater, anche lei fan, che non avrei scaricato e l’avremmo ascoltato insieme il giorno della pubblicazione, ma seriamente, come resistere? Gli acolti clandestini sull’iPod dopo mezzanotte al buio sono un ricordo che mi fa sorridere, ora come ora.


Tre anni prima, Fallen era stato una rivelazione: la musica poteva essere intensa, oscura, tormentata, ed esorcizzare così tutte quelle emozioni. E nonostante scoprii che c’era musica che portava tutto ciò a un livello ancora superiore, gli Evanescence rimasero sempre lì, come oasi di catarsi in mezzo alle paturnie adolescenziali. The Open Door, se possibile, ebbe un impatto ancora più profondo, non solo nella mia vita personale, ma anche in quella artistica.


Era in quel periodo, infatti, che avevo iniziato a frequentare deviantArt e mi era venuta voglia di sperimentare un po’ con la fotocamera per creare qualcosa che comunicasse le mie emozioni, gli stati d’animo, le immagini mentali che la musica mi evocava. Le foto che Frank Ockenfels scattò per la campagna promozionale dell’album arrivarono proprio in questo contesto, quando cercavo di capire in che direzione potare la mia arte non avendo i mezzi per creare gli ibridi digitali che vedevo fare agli altri. Se non potevo mettere gli sfondi digitalmente, dovevo riempirli già nella foto e, un po’ per imitare Amy, iniziai a sparami le pose davanti a ogni porta, finestra, cancello, arco, inferriata e ringhiera mi capitasse a tiro. Manierista, non c’è dubbio, ma è così che scoprii come gli sfondi potessero contribuire a dettare il mood e trasmettere l’idea dietro la foto e ho scoperto la mia vera specialità, ovvero i ritratti ambientati.

Per il resto, l’album a molti non piacque per tutti i motivi per cui invece piacque a me: nonostante le interferenze della major e le necessità di classifica, si prende dei rischi e cerca di sperimentare e spaziare il più possibile. Meno immediato di Fallen, ma altrettanto denso di emozioni. Se solo le cose con la band si fossero fermate ad allora, quando ad Amy importava ancora qualcosa…
Ma insomma, se non altro ci sono un mucchio di ricordi associati a quest’album che posso godermi, alcuni belli, alcuni divertenti per quanto sembrano meno brutti dopo tutti questi anni.

2 comments:

  1. Mio fratello ne acquistò una copia nel 2006/2007 - quella cartonata, ora fuori stampa - ma quando (ri)scoprii la band nel 2009 conoscevo solamente Call Me When You're Sober.
    Quando poi passai a Fallen, mi accorsi di conoscere già le canzoni: i miei fratelli lo riproducevano nello stereo di continuo e, a distanza di anni, ne ricordavo ancora i motivi.
    Concordo sulla natura più sperimentale di TOD, con aggiunte di stampo classico/orchestrale, pianistico ed elettronico (anche se già presenti in Fallen) unite a ritornelli di stampo alternative rock (si sente la differenza con Fallen qui, la mano di Terry Balsamo è evidente e diversa da quella di Ben Moody) che, secondo me, tendono forse un po' ad assomigliarsi (questa sensazione l'ho avuta l'ultima volta che lo ascoltai qualche mese fa).
    Pezzo preferito?

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    1. Oddio, ho bisogno di un attimo per assimilare il fatto che gli Evanescence siano ormai musica che si scopre perché la ascoltano i fratelli maggiori! Vero che ormai Bring Me To Life è diventato una specie di classico da cover… Ah, come passa il tempo!
      In parte, TOD ha potuto approfittare del successo di Fallen per essere l'album che è: con quindici milioni di copie vendute, Amy ha potuto impuntarsi con la label e fare le cose a modo suo, uscendo un po' dal seminato. Il fatto che poi TOD, nonostante sia un ottimo album, abbia venduto meno è il motivo per cui il successivo è stato invece pesantemente penalizzato dagli interventi della label ed è diventato lo schifo che è.
      Il mio brano preferito su TOD è Your Star: gli arrangiamenti sono curati su tutto il disco, ma su quella raggiungono tutto un altro livello. Ma adoro anche The Only One, e in realtà mi è più facile indicare quelli che non mi piacciono (Good Enough, che è semplicemente fuori posto, Like You, esageratamente melodrammatica rispetto a Hello, e Weight Of The World, che trovo brutta e basta).

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