Thursday, 26 October 2006

Di un sogno strano

È risaputo che la mia mente contorta riesce a concepire delle vere assurdità. Quando dorno, poi, ne tira fuori di totalmente inverosimili – sebbene, almeno per me, affascinanti.

Stanotte ho fatto un sogno che ricordo molto nitidamente e mi evoca una sensazione al tempo stesso di vaga inquietudine, nostalgia e fascino e ho deciso di scriverlo sul blog perché non lo voglio dimenticare. Oltre a me, c’erano altre persone che non ricordo e, per qualche strana ragione (non ridete), Nicole Kidman. Purtroppo molte parti sono sfuocate e confuse, ma quelle più vivide le ricordo come se fossi ancora addormentato.

Non ricordo come ci fossi arrivato, ma stavo su una specie di trenino con piccoli vagoncini dai lati aperti; nel mio c’erano Nicole Kidman e un’altra attrice, più giovane e francese. Ovviamente, parlavamo mezzo inglese e mezzo francese e, visto che le due non riuscivano a parlare, mi ero proposto come traduttore. Avevo avuto una qualche partecipazione al film che stavano girando (non ricordo se come attore o cosa) e ci stavamo spostando da un set all’altro. Intorno a me il tempo era magnifico, il cielo di quell’azzurro che riesce a raggiungere solo in piena estate e pochi cirri bianchi. Intorno ai binari c'erano prati verdi e in lontananza delle montagne dalle cime innevate.

Per qualche motivo che ora non ricordo, dopo un po’ il treno è arrivato in un bosco e vi si è inoltrato. Ma non un boschetto... una vera foresta di alberi a foglie caduche enormi, secolari, altissimi e con grandissimi tronchi, che formavano una volta verde continua sopra le nostre teste, ma non era quel verde cupo, era un verde chiaro, tenero, da giornata soleggiata. A un certo punto è successo qualcosa di brutto e abbiamo dovuto abbandonare il trenino e scappare di corsa nella vegetazione. Abbiamo trovato un sentierino e l’abbiamo seguito, arrivando a una leggera salita: sebbene fosse bassa, non si poteva vedere oltre perché c’erano dei tronchi caduti, o forse un muretto, non ricordo. Comunque, abbiamo oltrepassato l’ostacolo da una specie passaggio fra un tronco e l’altro o una breccia nel muretto e, ormai al sicuro, abbiamo deciso di fermarci lì per mangiare. Una delle altre presenze maschili, probabilmente un produttore o il regista, ha acceso un fuocherello e ha iniziato a preparare il pranzo.

Uno dei dati più nitidi di questa parte di sogno è che io volevo fare delle foto. Il luogo, sebbene mi trasmettesse un vago senso di inquietudine, mi affascinava e volevo possederne un ricordo tangibile. Io e Nicole siamo tornati poco prima della piccola salita e abbiamo fatto qualche scatto. Poi, mentre tornavamo verso gli altri, ci siamo accorti che, a destra del passaggio, c’era un punto dove gli alberi si diradavano. Da lì si vedeva il cielo, che era nuvoloso. Ma non quel nuvoloso cupo, di pioggia: anche se era tutto coperto, era il punto dove si trovava il sole, quindi le nuvole erano d’un grigio chiaro e luminoso. Io, Nicole e la brunetta francese, che ci aveva nel frattempo raggiunti, ci siamo avvicinati lì e abbiamo notato che si vedeva il mare. La cosa ci ha sorpresi e ci siamo inoltrati ancora un po’. Il luogo era uno strapiombo sul mare, e ricordava il punto da dove sia Hannah Morgan che Rachel si buttavano in The Ring 2, però senza il pino. E non era inquietante, incuteva una vaga sensazione di ammirazione con un po’ di timore reverenziale.

A quel punto ci siamo avvicinati allo strapiombo, osservando le nubi che all’orizzonte diventavano d’un grigio più scuro e le creste delle onde che apparivano piccole, da quell’altezza; poi ci siamo diretti a destra. Oltre lo strapiombo, una scogliera simile a quella dove ci trovavamo noi ma livellata: aveva varie "terrazze" naturali lungo la sua altezza dove crescevano alberi abbastanza fitti. Abbiamo guardato giù. Lo strapiombo era altissimo, e sotto… ho visto una cosa che, in quel momento mi è apparsa d’una bellezza incomparabile. C’era un bosco simile a quello alle nostre spalle, che occupava tutto lo spazio fra le due pareti dello strapiombo. Una delle cose che mi fece meravigliare era che gli alberi arrivavano sino alla riva del mare, che formava una piccola ma profonda insenatura fra le due falesie. Fra le fronde degli alberi, s’intravedeva una piccola spiaggetta sabbiosa. Un misto di umidità e salsedine formava un leggero velo che rendeva leggermente sfumati i contorni, aggiungendo un tocco di malinconia.
Non so perché, ma in quel momento mi era parsa una visione incantevole.
Non ricordo cosa sia successo dopo, completamente sfumato nel sonno, però mi evoca un misto di sensazioni che, sebbene forse un po’ inquietanti, mi piace e desidero poter ricordare. Questo, come accennato sopra, è il motivo che mi ha spinto a scrivere questo post.

Monday, 23 October 2006

Per citare qualcuno,



Sono qualcosa di bello.

Ma come ogni rosa, ho le mie spine.

Avvelenate
dalla smania d’avere.


Avere tutti!


Monday, 9 October 2006

Narcissistic Swan

The Only One by *GothicNarcissus
Oggi, dando ascolto a Giovanni, sono uscito un po’ controvoglia di casa per fare delle foto in giro per Alghero. Ero in una giornata un tantino “alternativa”, così mi sono messo il mio amato maglioncino a righe nere e verdi, ho messo la matita agli occhi e sono partito.

Ho scoperto come il Centro Storico di Alghero possa essere un’inesauribile fonte di sfondi pittoreschi e carini, a partire dalla persiana consunta dalla furia del tempo, continuando con la finestra con la grata che ricorda il booklet di The Open Door, per arrivare sino al portone dell’ex scuola media o al Pou Salit (Pozzo Salato in algherese).


Quello che era nata come un’idea per avere qualche foto ricordo con Giovanni si è presto trasformato in un servizio fotografico nel quale ho letteralmente monopolizzato l’obiettivo. Ma che ci posso fare? In fondo quando mi vedo truccato m’innamoro all’istante di Me Stesso, non posso farci niente. E meno male che non avevo lo smalto nero alle unghie, altrimenti avrei passato il pomeriggio ad osservarle.

Comunque, non escludo di pubblicare presto le foto su deviantART. Staremo a vedere…

Tuesday, 3 October 2006

Give Unto Me

I’ve been watching you from a distance.
The
distance sees through your disguise.
All I want from you is your hurting.
I want to heal you,
I want to save you from the
dark.

Give unto me your troubles,
I’ll en
dure your suffering.
Place onto me your bur
den,
I’ll
drink your deadly poison.

Why shoul
d I care if they hurt you?
Somehow it matters more to me
Than if I were hurting myself.
Save you (save you),
I’ll save you.

Fear not the flame of my love’s can
dle…

Give unto me your troubles,
I’ll en
dure your suffering.
Place onto me your bur
den,
I’ll
drink your deadly poison.

Fear not the flame of my love’s can
dle,
Let it be the sun in your worl
d of darkness.
Give unto me all that frightens you,
I’ll have your nightmares for you if you sleep soun
dly.

Give unto me your troubles,
I’ll en
dure your suffering.
Place onto me your bur
den,
I’ll
drink your deadly poison.

Fear not the flame of my love’s can
dle,
Let it be the sun in your worl
d of darkness.
Give unto me all that frightens you,
I’ll have your nightmares for you if you sleep soun
dly.

Fear not the flame of my love’s can
dle,
Let it be the sun in your worl
d of darkness.


[ Evanescence ]



Ed ogni riferimento è puramente casuale...