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Friday, 1 July 2022

Myrkursins Náði

Me ne sono reso conto del tutto mentre ero in chiamata su Discord: quando i vicini del palazzo di fronte hanno spento la luce per andare a dormire, qualcosa non andava. Il buio era totale e ha catturato la mia attenzione per quanto era insolito.
Ma in realtà l’avevo notato già poco dopo cena, uscendo sul balcone per fissare la portafinestra dopo averla aperta: i lampioni non si erano accesi e la strada sprofondava in una bellissima sfumatura di blu intenso invece del solito bianco dei led. L’intero quartiere è al buio da tutta la sera.
E anche adesso, andando in bagno, mi sono accorto che qualcosa non andava, che non c’era il solito rettangolo di pallida luce artificiale nella portafinestra del salotto.

Ed è proprio in momenti come questi che ci si accorge di quanto disabituati siamo ormai all’oscurità. Non siamo quasi mai al buio, c’è sempre il riverbero dei lampioni che accende le nostre finestre anche quando la casa è silenziosa e quieta, anche quando le nostre lampadine e i nostri schermi sono a riposo. Quella fioca luce che arriva da oltre i vetri è familiare, scontata, e la sua assenza si nota tanto quanto la sua presenza passa ormai inosservata.

Ma l’oscurità è bella. O forse, più che bella, è “sublime” (nell’accezione kantiana del termine), una forza inarrestabile di fronte alla quale ci si sente piccoli, indifesi, soverchiati, ma anche incredibilmente attratti.
A me, superato il senso di non familiarità, ha fatto sentire confortato, protetto, nascosto al sicuro. Il Sehnsucht, la суета sono ancora lì, di fronte a quella strada buia nella quale può celarsi di tutto, ma non mi sento perso o davvero intimorito. È come una coperta che avvolge il mondo oltre le mie mura e le isola dal sudiciume di questi tempi moderni.
È la stessa emozione che provo anche quando sento il vento forte o, soprattutto, la pioggia: ne percepisco il potere atavico, l’inarrestabilità, il potenziale distruttivo, ma è proprio in questo che trovo conforto e un senso di protezione: forse proprio perché evidenziano l’esistenza delle mura entro le quali sono rifugiato e che trasformano la magnificenza della natura in qualcosa da osservare con un filtro.

Comunque niente, semplicemente le strade stanotte sono buie – completamente, visto che è anche nuvoloso e, dietro quella coltre, la Luna è poco più che nuova – e una parte di me vorrebbe che lo fossero sempre. Che tutto si fermasse e la notte fosse davvero solo per me.

Monday, 23 August 2021

Red Nostalgic Hood

Stasera ho guardato Red Riding Hood, il film del 2011 con Amanda Seyfried, per la prima volta. Con solo dieci anni di ritardo, ma in compenso l’ho fatto (senza nemmeno pensarci, sulle prime) durante una notte di luna piena, come ulteriore bonus. Per essere un film col punteggio del 10% su Rotten Tomatoes, mi ha lasciato con un mucchio di pensieri in testa e sensazioni nel petto che sento la necessità di dipanare scrivendoci un po’ sopra.


Probabilmente è perché, come film, è moltissimo figlio del suo tempo. Nei primi Anni Dieci le versioni “adulte” e gotiche delle fiabe classiche andavano fortissimo: pochi mesi dopo Red Riding Hood iniziava la messa in onda della prima, gloriosa, bellissima stagione di Once Upon A Time; l’anno successivo uscivano ben due film su Biancaneve, l’ottimo Mirror Mirror e il pessimo Snow White And The Huntsman; Maleficent, che uscì tre anni dopo, era già in produzione, e… un momento. Per qualche strano motivo ho le idee molto confuse sulla timeline di quel periodo – in che senso il film di Twilight era uscito tre anni prima e per allora eravamo già a Breaking Dawn?
Beh, dicevo, ho odiato con passione Alice In Wonderland di Tim Burton quando l’ho visto (anche lui postumo) qualche anno fa ma, pur essendo un film tremendo che ha fatto un pessimo lavoro nel rendere “adulta” la storia originale, è uscito nel 2010 e devo quindi probabilmente rendergli atto di aver fatto da apripista a questo filone.
Side note, credo che la mia confusione temporale dipenda dal fatto che nella mia testa il 2006 è la fine del decennio precedente mentre il 2008 è già nella nuova decade, probabilmente perché è stato l’anno in cui mi sono trasferito a Trieste ed è quindi stato un momento di passaggio per me. Per questo ho sempre l’impressione (sbagliata) che ciò che è successo intorno a quell’anno sia successo molto dopo. Ma divago.

Dicevo, quindi, che il film è, almeno tematicamente, una capsula del tempo di quel periodo che, come ho già scritto di recente, mi è molto caro. Fra l’altro, questo film in particolare va a toccare una corda specifica della mia nostalgia, perché l’episodio con cui mi sono appassionato a Once Upon A Time è stato proprio Red-Handed, che Deborah stava guardando mentre trascorrevo il pomeriggio con lei uno dei week end che ero andato a Milano. Un po’ me lo immaginavo, un po’ ho avuto la conferma stasera, ma Red-Handed è stato praticamente ricalcato da questo film, dettaglio più dettaglio meno, con considerevoli modifiche al plot twist finale. Ma a prescindere, mi è piaciuto così tanto che mi ha fatto innamorare della mia prima serie dai tempi di Charmed, ed è stato poi facendo leva su Once Upon A Time che Katia mi ha introdotto all’intero mondo delle serie TV.

A proposito di Katia, ho scoperto che ama molto questo film per gli stessi motivi per cui è piaciuto a me – su cui tornerò dopo, però, perché al momento c’è altro da eviscerare.
La curiosità di guardarlo mi era salita l’anno scorso quando, sulla scia di Dark, avevo iniziato ad ascoltare Fever Ray, che ha scritto una canzone, The Wolf, specificamente per questo film (oltre ad aver concesso la magnifica Keep The Streets Empty For Me). Però il seme dell’interesse era stato piantato molto, molto prima.
Un’immagine che associo vividamente a questo film è un assolato pomeriggio a casa di Mariolina, nella sua cucina, nel 2012. Ricordo che si stava zappingando in TV e di aver visto una scena di Red Riding Hood, da qualche parte nel mezzo, ma le avevo chiesto di cambiare perché mi aveva colpito e volevo guardarlo dall’inizio senza spoiler. Poi me ne sono dimenticato, ma il punto è un altro: sono quasi sicuro che, delle due volte che ero andato a trovarla quell’anno, fosse in autunno perché faceva abbastanza fresco da stare in piedi. Quindi era la volta in cui lei mi aveva convinto a iscrivermi a Fatum Heredis e avevo creato il mio PG, Florian, decidendo di farlo ibrido vampiro con prestavolto Ben Barnes invece che half-veela con Chris Colfer. E oh boy, le ramificazioni positive di quella scelta.
Forse è anche per questo, perché mi è tornato in mente quell’episodio, che il film “è rimasto con me” dopo che l’ho visto.
 
Per quanto riguarda il film in sé, una volta fatto pace con i personaggi un po’ sottili, alcuni dialoghi un po’ scontati e una storia che avrebbe potuto avere uno sviluppo più profondo, ha delle estetiche davvero magnifiche, una cinematografia davvero bella e delle atmosfere di grande effetto. E questa è una cosa che apprezzo, tanto da soprassedere su altri difetti, che comunque qui non sono esagerati. Il mistero su chi fosse il lupo mi ha genuinamente tenuto inchiodato, forse in parte per il confronto inconscio con Red-Handed che mi ha fatto trascurare eventuali indizi (ero convinto che qui il lupo fosse Peter, visto che era il depistaggio su Once Upon A Time).
Oltretutto, l’ho trovato nettamente superiore sia a Alice In Whateverland e Maleficent, sia a Bellaswan e il CacciaThòr. Forse perché, nel suo voler dare un tono più adulto e gotico alla fiaba, almeno non tenta di darsi troppa importanza. La storia ha un’estensione modesta, copre un piccolo villaggio e i suoi piccoli drammi, e i personaggi riescono a trasportarla bene; per contro, i ritagli di carta velina che popolano gli altri tre film rimangono del tutto schiacciati sotto il peso di profezie, guerre epiche, macchinazioni politiche e destini di interi mondi. Bellaswan e il CacciaThòr, in particolare, è un ottimo termine di paragone perché, in teoria, anche quello è un film che si regge su delle belle estetiche (per quanto riciclate da destra, manca e centro); solo che anche quelle fanno parte del suo sforzo di darsi più importanza del necessario, di darsi un tono epico e grandioso, e finiscono quindi per evidenziare ancora di più quanto labile sia la storia, inconsistenti i personaggi e sprecata Charleze Theron, invece che risultare godibili a prescindere da tutto quello.
Red Riding Hood è invece come Mirror Mirror: un film che, pur non privo di difetti, comprende la semplicità archetipica della sua fonte, trova un modo personale di reinterpretarla e inserisce elementi che la rendono più interessante di una semplice fiaba per l’infanzia, ma senza aggiungere pesantezza non necessaria. E poi, presenta il tutto in una confezione visiva davvero magistrale che fa gustare ogni singolo fotogramma dall’inizio alla fine, con in più una colonna sonora davvero bella.

Se proprio devo trovarle una pecca, Red Riding Hood è una di quelle storie che avrebbe beneficiato tanto dal finire in One True Threesome: Valerie aveva chimica sia con Peter che con Henry, e Peter e Henry avevano ancora più chimica tra di loro. Per cui accetto il mio nuovo headcanon che Henry sia tornato dalle sue imprese e sia andato a vivere con loro nella casetta del bosco con la magnifica scala intagliata in un unico tronco d’albero, in tre in un letto con scambio generale di effusioni.
In fondo, non che io mi stia riaffacciando nel tunnel delle fanfiction or anything. O che, nove anni dopo, mi sia tornata la voglia di realizzare qualcuna di quelle serie fotografiche / simil-editoriali a tema “Fiabe contemporanee” che stavo concettualizzando i primi tempi in cui guardavo Once Upon A Time.
 
Ho decisamente nostalgia dell’inizio dello scorso decennio.

Wednesday, 31 March 2021

Classifica musicale generale, 51-100 – 2021

Nelle puntate precedenti:
2018;
2019;
2020.

Classifiche generali (1-50):
2016;
2017;
2018;
2019;
2020.

Classifiche annuali:
2017;
2018;
2019;
2020.

1. Come ti sei appassionato alla posizione numero 80? (Fever Rey)
• Galeotto fu Dark e chi ne scelse la colonna sonora.
2. Prima canzone ascoltata della numero 72? (Anette Olzon)
• Come solista Lies.
3. Testo preferito della numero 83? (Pure Reason Revolution)
Fight Fire.
4. Album preferito della numero 99? (Atrox)
Contentum.
5. Canzone preferita della numero 63? (Elusive)
• Beh, sono di parte: Gemini.
6. Album peggiore della numero 100? (Hearts Of Black Science)
The Ghost You Left Behind è ancora un filo acerbo rispetto a ciò che è arrivato dopo.
7. C’è una canzone della posizione numero 89 che senti molto tua? (The xx)
• Non riesco più ad ascoltare Together senza ripensare alla morte di Murka.
8. Bei ricordi legati alla numero 65? (Rag’n’Bone Man)
• Tutte le volte che ho fangirlato il voice-over di Natalie Dormer sul trailer di Mass Effect: Andromeda, in cui è stato usato un bellissimo mix di Human (purtroppo mai pubblicato per intero).
9. Quanti album possiedi della numero 55? (Alcest)
• Ho i primi tre più lo split EP con i Les Discrets.
10. C’è una canzone della numero 95 che ti rende felice? (Sugababes)
• Mi rende felice che finalmente Flatline sia ufficialmente una canzone delle Sugababes!
11. Canzone preferita della numero 90? (Nero)
Into The Past, per riallacciarmi al tema The Great Gatsby dei The xx.
12. Canzone della numero 60 che ti piace di meno? (Sharon Den Adel)
• Non m’interessa se è un singolo di beneficenza o cosa, ma Het Meneer Konijn Lied è parecchio cringe.
13. Bei ricordi evocati dalla numero 56? (Gåte)
• Una volta la Bloempje mi ha regalato un loro singolo introvabile per Natale!
14. Canzone della numero 88 che associ a un momento o persona? (The Bryan Ferry Orchestra)
• Per una serie di associazioni mentali piuttosto contorte, la loro musica mi fa pensare a Francisco.
15. Quale canzone della numero 69 ti emoziona di più? (Ala.ni)
Darkness At Noon che, diciamocelo, è stata scritta precisamente per emozionare e fa centro ogni volta.
16. Quante volte hai visto la numero 85 live? (Carice Van Houten)
• Nessuna, ma magari! Chi devo sacrificare al Dio della Luce perché ciò accada?
17. Quale canzone ti ha fatto innamorare della 73? (A Perfect Circle)
Orestes, duh. Sono pur sempre una fangirl degli Evanescence.
18. Album preferito della numero 61? (M.I.A.)
• Sono molto indeciso tra Matangi e AIM.
19. Prima canzone ascoltata della numero 64? (Loreen)
• Credo fosse In My Head: con grande vergogna, ancora non seguivo l’Eurovision ai suoi tempi, quindi niente Euphoria.
20. Canzone preferita della numero 77? (Morning Parade)
• Questa è facile: Under The Stars. Ma un po’ tutti i singoli del primo periodo contano.
21. Album preferito della numero 66? (Loïc Nottet)
Sefocracy è nettamente superiore a Sillygomania.
22. Prima canzone ascoltata della numero 97? (Todesbonden)
Ghost Of The Crescent Moon, ai tempi quando ancora si parlava con certa gentaglia e certa gentaglia ancora ascoltava buona musica.
23. C’è una canzone della 68 che trovi catartica? (We Are The Fallen)
St. John: ci ho anche scattato una foto per esorcizzare il lockdown dell’anno scorso.
24. Come hai scoperto la numero 71? (Portishead)
• A parte le canzoni come Glory Box, Roads e Sour Times che un po’ tutti abbiamo sentito da qualche parte senza saperne titolo o autore, Pescy li spammava in giro nel suo periodo indie, poi Claudio mi ha detto che valeva la pena approfondirli.
25. Canzone della numero 76 che ti rende felice? (The Birthday Massacre)
• No, ma mi renderebbe felice se si rendessero conto che fare ancora gli adolescenti a quarant’anni suonati è un filino ridicolo.
26. Canzone preferita della numero 53? (Brooke Fraser)
Je Suis Pret! Ma un po’ tutto Brutal Romantic.
27. Album preferito della numero 52? (Woodkid)
• Sono ancora troppo affezionato a The Golden Age, sebbene S16 sia altrettanto valido.
28. Prima canzone ascoltata della numero 82? (After Forever)
• Non ricordo, ma quasi sicuramente qualcosa dal self-titled. Probabilmente Cry With A Smile.
29. Testo preferito della numero 58? (Beyoncé)
• La fantastica introspezione empowering dei testi da strong independent woman di Lemonade. Naturalmente sono sarcastico: è Save The Hero.
30. Quante volte hai visto la numero 67 live? (Rose Chronicles)
• Nessuna, e ormai quella nave è salpata e bella che affondata.
31. Prima canzone ascoltata della numero 94? (Swallow The Sun)
• Sono piuttosto sicuro che sia stata Cathedral Walls: ricordo ancora la gioia viscerale di sentire finalmente Anette non sprecata in qualche porcata dei Naituiss (interessante che sia gli After Forever sia loro siano slittati in posizioni con la stessa domanda dell’anno scorso.
32. Album della 62 che ritieni sottovalutato? (Octavia Sperati)
• L’esistenza di questa band è sottovalutata!
33. Canzone peggiore della numero 79? (Versailles)
• Tutto ciò che hanno fato dopo tipo il 2010 nella mia memoria si mescola in un rumore indistinto di autoplagio.
34. Prima canzone ascoltata della numero 84? (Tactile Gemma)
Blackberry Jam; come dimenticarla?
35. Album preferito della numero 78? (Trillium)
Tectonic mi è piaciuto più del debutto.
36. Quante volte hai visto la numero 92 live? (Freddie Dickson)
• Per ora nessuna.
37. C’è qualche canzone della 86 che consideri un guilty pleasure? (Rose McGowan)
• Considerando il personaggio, il fatto stesso di ascoltare Rose McGowan è borderline un guilty pleasure di questi tempi.
38. Come hai scoperto la numero 98? (Dama)
• Grazie alla gentaglia che non verrà nominata. Ha fatto anche cose buone.
39. Album preferito della numero 57? (Abney Park)
• In parte è affetto perché è quello con cui li ho scoperti, ma Lost Horizons.
40. C’è qualche canzone della numero 81 che ti mette nostalgia? (Tori Amos)
Reindeer King mi fa ripensare allo shoot con Lyrio.
41. Canzone della 91 che non ti piaceva ma adesso ami? (Björk)
• Non credo: ho una curva di gradimento costante con lei.
42. Testo preferito della posizione numero 74? (Amanda Somerville)
Blue Nothing.
43. Canzone più emozionante della numero 96? (Sigur Rós)
• Continuo a fare spudoratamente l’adolescente gay degli Anni Duemila e nominare Hoppípolla.
44. Canzone della numero 75 che ti rende felice? (The Romanovs)
Nice Day.
45. Canzone preferita della numero 59? (The Crest)
My War/Broken Glass.
46. Primo album ascoltato della numero 87? (:LOR3L3I:)
Hold On To Silence, oggi rinato dalle ceneri sotto forma di The Demo Collection, per ora l’unico, ma pare che finalmente Heike abbia messo da parte le teorie del complotto per dedicarsi seriamente alla musica.
47. Membro preferito della numero 54? (White Sea)
• Morgan, duh.
48. Prima canzone ascoltata della posizione numero 93? (Blanche)
• Ovviamente City Lights all’Eurovision.
49. Album che possiedi della numero 70? (Roniit)
• Ho sia Roniit sia In The Shadows. Suppongo di avere anche XIXI… da qualche parte. A Trieste. Che aspetta dall’anno scorso che ritorni e lo spacchetti. Se i coinquilini non me l’hanno perso.
50. Il miglior ricordo associato alla numero 51? (Leandra)
• Quando ho iniziato il progetto Morphine.

Wednesday, 10 February 2021

Eclettismo

Dieci anni fa in questi giorni, durante un viaggio a Torino da Colei-Che-Non-Sarà-Nominata, leggevo il mio primo numero di Vogue e compravo la mia prima rivista di moda, 7th Man Magazine. Ai tempi avevo già iniziato a svecchiare i miei gusti musicali uscendo dal tunnel del “solo metal o stretti dintorni” grazie a Emilie Simon, Florence + The Machine e un po’ di PJ Harvey (Kari Rueslåtten, che era arrivata già a fine 2009, conta sempre come “dintorni”), ma ero ancora più o meno ingabbiato nell’idea delle sottoculture e dei preconcetti che si portavano appresso, tra cui quello di essere mutualmente esclusive con “il mainstream” e intrinsecamente migliori (la mia smugness a riguardo è evidente nel post che ho linkato). C’eravamo noi, gli eredi del Romanticismo e del Decadentismo, e c’erano loro, quei pezzenti che non si schiodavano dal minimo comune denominatore. (Che poi, pensare che il Decadentismo fosse profondo la dice lunga su quanto poco avessi capito del mondo). Era inconcepibile, per me, che la società “normale” volesse includere i temi oscuri a noi tanto cari nelle sue espressioni artistiche, men che meno nella moda, che era il prodotto più superficiale e frivolo di quell’alveare malato!
(Fa riderissimo, per inciso, che credessi che invece l’essere goth non fosse in tutto e per tutto una scelta di moda ed estetica, solo una che includeva un sacco di brutti tessuti sintetici che rovinavano la resa fotografica di buona parte degli abiti).
 
Freja Beha Erichsen ritratta da Mario Sorrenti.
 
D’altra parte, già in quel post traspare la voglia che avevo di sperimentare e uscire dagli schermi che mi ero autoimposto: per molti versi, quel Vogue è stato un moto di ribellione verso il conformismo della sottocultura a cui appartenevo, così come una foto “ironica” che avevo fatto, un modello seduto accanto a un graffito che diceva “Lady Gaga!”. E non sto scherzando né esagerando: è stato con un deliziato senso d’iconoclastia che ho accettato l’idea di ispirarmi a una foto di Vogue Paris per un concept che affondava le sue radici nella musica dei Delain. Era come prendere una scena “sacra” e rappresentarlo usando il “profano”, o qualcosa di simile. Ne ero elettrizzato. Anche se ho “rubato” solo la posa cambiando del tutto l’angolazione e l’atmosfera per rendere l’immagine finale più morbosa, è stato un passo importante non solo nella mia crescita artistica, ma anche umana. Per questo sono ancora molto affezionato alla foto che scattai in quell’occasione, nonostante la luce sia chiaramente amatoriale, la composizione un po’ caotica, il taglio non molto elegante e abbia enfatizzato alcuni difetti della modella (hello, denti da Parker-Bowles): è stato un rito di passaggio.

Alla fine, dopo quel Vogue mischiato ai Delain, sono arrivati Lady Gaga in maniera non ironica e gli Hurts a smantellare quel che rimaneva dei miei preconcetti gotici. Ho iniziato a frequentare i negozi di abbigliamento “mainstream” e entro fine anno ho iniziato a far crescere la barba e alleggerire il trucco degli occhi. L’anno dopo, con We Are The Others i Delain stessi hanno confermato quello che avevo cercato di negare già in April Rain, e cioè che mescolavano già metal e pop, e la combinazione funzionava dannatamente bene. Ma è stato quello il momento in cui ho abbracciato l’eclettismo perché finalmente ne ho compreso l’importanza

Monday, 13 January 2020

Non ho l’età

Ho detto spesso, nel corso degli ultimi dieci anni, che per tutti dovrebbe arrivare un momento in cui si è troppo cresciuti per identificarsi in una sottocultura. L’ho sempre inteso più in senso mentale che fisico: certo, vedere i metallarozzi di mezza età con la pancetta che sporge dai pantaloni in pelle e il codazzo di capelli lunghi intorno alla pelata non è un bello spettacolo, ma lo è ancor meno ascoltare i pregiudizi che rotolano fuori dalla loro bocca.
Gli stereotipi associati ai vari metallari, rapper, goth, emo, hipster e chi più ne ha più ne metta sono un trampolino, un punto di partenza: si trova un tipo di estetiche e una visione del mondo a noi affini e ci si costruisce sopra una personalità che comprende, e non si limita a, quegli aspetti. Da ragazzini è normale e scusabile identificarsi fortemente con la sottocultura scelta, farne un motivo di orgoglio e fare la guerra alle altre cricche, ma dopo una certa età diventa ridicolo.

D’altro canto, è pur vero che, dietro la scelta, c’è un’affinità di base che non sparisce con la moda, e nemmeno con l’evoluzione personale: nel mio caso, l’adolescente / ventenne che ascoltava solo roba gotica (anche a costo di slabbrare la definizione per includerci le cose variegate che in realtà gli piacevano), si truccava male, si vestiva anche peggio e girava con le borchie, era lo stesso bambino che, vedendo un passaggio a livello, esclamava giubilante: “Mercoledì si sarebbe buttata sotto il treno” del tutto ignaro che gli adulti lì intorno rabbrividivano, e lo stesso trentenne che ama ancora lo smalto nero, odia prendere il sole e ascolta ancora volentieri gli Evanescence, i Within Temptation, i Theatre of Tragedy e tutta la cricca (sul perché anche il metal sia gothic ho scritto un post anni fa; se cinque anni dopo avete ancora da ridire, siete il genere di imbecilli di cui mi lamento nel primo paragrafo).

Il trucco, quindi, sta nel trovare un equilibrio, nell’imparare a non rinnegare parti di se stessi a seconda dei confini di una sottocultura (sia quelle che si trovano fuori, se vi si vuole aderire, sia quelle che si trovano dentro, se se ne vuole prendere le distanze), e a non aggrapparsi ad esse con unghie e denti quando diventano obsolete nel percorso di crescita.
Ironicamente, però, a questo giro è proprio il lato fisico a spingermi ad abbandonare uno dei capisaldi della mia gothness residua: non si tratta di pancetta né di pelata incipiente, quanto del fatto che il mio fisico non regge più bene l’inverno. La temperatura va giù, l’umidità va su, e mi ritrovo subito col ginocchio sinistro e la scapola destra doloranti (il primo me lo sono sfasciato grazie all’incompetenza del prof di ginnastica del liceo, la seconda non ne ho la minima idea). Nonostante essere magro mi conceda il privilegio di girare col pigiama in pile sotto i vestiti, il freddo mi entra comunque nelle ossa e mi fa tremare. E mentre cammino è ancora sopportabile, perché probabilmente è anche colpa del fatto che a Trieste vivo in un appartamento col riscaldamento, ma stare seduto in casa qui ad Alghero, al freddo con solo la stufetta alogena o il condizionatore, mi fa assiderare ed entrare in letargo. La pelle mi si secca e devo metterci quintali di crema. Le labbra mi si screpolano se non ci metto sopra il balsamo prima di uscire. E la depressione peggiora (sì, perfino peggio!) con l’accorciarsi delle giornate e l’arrivo del brutto tempo. Mio dio, come sto diventando mainstream, ma il punto è che, a trent’anni suonati, il mio corpo sta cambiando e non regge più botta durante l’inverno.

In tutto ciò, il vero problema è che, oltre a non reggere più il freddo, continuo a non reggere affatto il caldo e odiare profondamente l’estate. Ho perso la mia dimora senza trovarne un’altra perché, ancora una volta, non mi va bene nulla. O forse sono io che non vado bene a nulla. TL;DR, tutto ciò mi fa sentire come se non avessi un posto tutto mio al mondo.
Il che, a ben vedere, è molto gotico.

Wednesday, 25 September 2019

Scontri generazionali

Non immaginavo che scendere a patti con l’età di un genitore fosse così difficile. Però è proprio vero: la Mater ha quasi settant’anni. Per quanto sia giovanile, attiva, tecnologica, open-minded e livello quaranta di Pokémon Go, ci passiamo pur sempre quasi quattro decenni. E questi quattro decenni pesano.
Pesano soprattutto a un’età in cui la visione del mondo continua a estremizzarsi e i filtri mentali ad assottigliarsi, lasciando emergere indisturbati certi pregiudizi. C’è poi anche la consapevolezza di non durare poi tanto a lungo, che fa sentire assolti dalle responsabilità sociali, e la rassegnazione per come il mondo sta andando senza avere più le forze di opporvisi, che rende ipersensibili anche verso problemi secondari o anche fasulli, specchietti per le allodole montati ad arte.

E comunque, come cerco di spiegare ai vecchi meno vecchi che non capiscono perché ho dei limiti di età così rigidi su Grindr, trascorrere gli anni formativi in un determinato contesto storico e sociale dà una visione della realtà drasticamente diversa che non trascorrendoli dieci anni dopo, e da lì non si esce: saremo sempre figli della storia e del clima socio-politico-economico in cui siamo cresciuti, le incompatibilità reciproche sono inevitabili.
Questioni che sono impellenti ora possono sembrare remote o triviali a chi è cresciuto in un’epoca in cui non esistevano o se ne parlava poco; costumi e usanze sociali che oggi sono la norma possono risultare assurdi e oltraggiosi; giudizi positivi o negativi su alcuni gruppi sociali che adesso non sono ben tollerati possono sembrare invece lampanti.

Tutto questo discorso non è per giustificare il fatto che la Mater, una donna colta e intelligente, abbia per esempio abboccato alla retorica su Greta Thunberg che dovrebbe andare a giocare con le amiche e studiare a scuola invece che essere arrabbiata al Palazzo di Vetro. È solo per ricordare a me stesso che è un’anziana con gli inevitabili limiti: è inutile che cerchi di spiegarle che, dietro Greta, c’è un problema reale, ineluttabile, che contribuisce al mio desiderio di addormentarmi una sera e non svegliarmi più, e che concentrarsi su cosa dovrebbe o non dovrebbe fare una sedicenne con l’Asperger è lo stesso atteggiamento con cui le generazioni fra la sua e la mia si sono concentrate su qualunque cazzata a disposizione pur di non occuparsi del problema finché si faceva in tempo.
È anziana, dicevo: non resta che prenderne atto e trattarla come tutti gli anziani: lasciarla sbraitare in sottofondo mentre la sua visione del mondo si spegne con la sua generazione e la mia lentamente subentra al comando e cerca di mettere una pezza al casino che si è trovata in eredità. Ammesso e non concesso che non si finisca per morire tutti assieme indipendentemente dalla generazione di appartenenza.

Wednesday, 18 September 2019

Summer’s going

Ho passato gli ultimi tre mesi a maledire l'estate. Ora sono inquieto, quasi triste perché sta finendo. Ultimamente, la sensazione di essere fuori posto – non a Trieste, non ad Alghero, non in mezzo alle persone, ma proprio nel mondo – è più forte che mai, e questo mio non tollerare l'estate, ma nemmeno l'arrivo dell'autunno, ma nemmeno l'inverno finché c'era, ma nemmeno la primavera, non fa che accentuare la cosa. Mi guardo dentro, mi interrogo, e non riesco a trovare un solo momento dell'anno in cui mi sento a mio agio.
Ma, realisticamente parlando, non può essere il mondo costantemente sbagliato: dopo un po' devo pur affrontare la realtà di essere io, il problema. Un problema una cui risoluzione non riesco proprio a vedere.

Sunday, 21 July 2019

I feel numb most of the time

A volte non riesco a capire se sto andando avanti o del tutto fuori strada.
Ultimamente, l’ansia si è attenuata. Riesco a far fronte a molte più cose senza implodere, e perfino ad aggiustare il tiro già in corsa senza entrare nel panico. Il problema è che non solo non sento il panico: non sento proprio niente. Un filo di irritazione ogni tanto, ma nemmeno tanta. Niente.

Ad esempio, in tempi passati l’imminente partenza per la Sardegna mi avrebbe gettato nell’agitazione. Quest’anno, invece, mi sono occupato dei biglietti, delle coincidenze dei treni, delle bollette da pagare prima di partire con indiffernte efficienza e senza scompormi. Nemmeno i mille contrattempi e imprevisti, o il fatto di trovarmi un po’ indietro sulla scaletta che mi ero imposto sono riusciti ad agitarmi. Ho procrastinato un po’, ma alla fine mercoledì sono andato alle poste a ritirare il pacco misterioso – per inciso, era il nuovo CD dei Theatre of Tragedy che, invece che ad Alghero come avevo richiesto, è stato spedito qui a Trieste. Quando giovedì pomeriggio sono andato in banca a ritirare la nuova carta bancomat che è finalmente arrivata, ho scoperto che, senza comunicarlo sul sito, seguono un orario estivo fino alle cinque – e io sono arrivato lì mezz’ora troppo tardi; sono tornato indietro, avrei tentato il giorno dopo. Quando venerdì, dopo la banca e dopo essermi lavato i capelli e fatto la barba prima di impacchettare tutto, sono andato a portare a spedire il pacco, ho scoperto che per tutto luglio e agosto MBE chiude il venerdì (ovviamente nemmeno questo comunicato sul sito che veramente, ragazzi, cosa lo tenete a fare?); sono tornato indietro e lo spedirò domattina presto. Naturalmente, se non sborso altri soldi, RyanAir mi lascia fare il check-in online solo quarantott’ore prima della partenza, quindi dovrò necessariamente stampare il biglietto domani, prima di partire, perché da sabato pomeriggio in poi le copisterie sono chiuse; pazienza, lo farò da MBE.
Anche il fatto di aver ritardato shampoo e barba fino a subito prima di (provare a) spedire il pacco non mi ha fatto entrare nel panico. O il fatto che dovrò aspettare domani per mettere le ultimissime cose in valigia, cosa che normalmente mi agita sempre un po’.

Sembrerebbe tutto positivo, se non fosse che, affrontando con calma tutte queste cose, non mi sento orgoglioso o forte: mi sento rassegnato, soprattutto di fronte agli imprevisti. Non capisco, quindi, se ho fatto dei progressi tali da riuscire a gestire lo stress senza trasformarlo in ansia, o se semplicemente mi sono rassegnato al fatto che la vita continua a tirarmi limoni e non mi frega nemmeno più di farci una limonata, mi basta riuscire ad acchiapparli prima che mi lascino un livido in faccia.
L’unica cosa di cui sono sicuro è che sono molto, molto stanco. Ma stanco in quel modo tutt’altro che salutare. Se qualcuno ha fatto caso al modo blasé in cui ho buttato lì che è uscito un nuovo CD dei Thratre of Tragedy (una raccolta di remix per lo più già editi altrove, ma pur sempre la prima nuova pubblicazione in nove anni da che la mia band preferita si è sciolta), può farsi un’idea di quanto poco io riesca a sentire oltre alla stanchezza.

Saturday, 22 June 2019

C’est le malaise du moment

A volte mi ritrovo a guardare i ragazzini della Generazione Z con quel misto di condiscendenza bonaria e nostalgia che suscitano i giovani di belle speranze, quelli che hanno ancora l’entusiasmo di buttarsi a capofitto nel mondo, quando tu hai più o meno smesso di farlo.
È un po’ una running gag, così come le battute sul fatto che, passati i trenta, sto invecchiando, che “ai miei tempi” così e colà, che non ho più l’età per mantenere uno stile di vita sociale e attivo, che questi giovinastri con la loro musicaccia e fuori dal mio cortile, eccetera.

A volte invece non mi sento ancora nemmeno adulto. E non è solo il consumo smodato di media della mia infanzia, o di quelli che ci si rifanno (con gusto, non come i remake live action Disney). Guardandoli quando eravamo piccoli, i nostri genitori sembravano capaci di gestire tutto insieme. Invece, se per caso capita un imprevisto la mattina e deve venire il tecnico, al pomeriggio non mi restano più le energie mentali per andare a fare la spesa come avevo programmato e la sera ceno da JustEat. E se e quando riuscirò a trovare un lavoro vero e stabile, come gestirò quello, la spesa, cucinare, pagare le bollette, vedere persone e trovare tempo per me stesso? Semplicemente, non è possibile affrontare tutto.
La cosa peggiore è che sembra essere un’epidemia generazionale. Ovunque mi guardi, i miei coetanei, i famosi Millennial, alcuni dei quali iniziano ormai ad andare verso i quaranta, si trovano in questa specie di limbo, sospesi fra essere ancora profondamente infantili e sentirsi vecchi nell’anima, stanchi del mondo e della vita.
Siamo una generazione sconfitta prima ancora di provare a mettere un piede davanti all’altro. Ci hanno promesso il mondo coccolandoci fino alla soglia dell’età adulta, e poi ci hanno portato via tutto per pura e semplice avidità. Il mondo che ci hanno descritto, per il quale ci hanno cresciuti, non è lo stesso che abbiamo trovato una volta “diventati adulti”. Ancora non abbiamo nemmeno preso il potere e siamo schiacciati da tutti i problemi che quelli che ci hanno preceduti hanno causato e non si sono degnati di risolvere.
Se proviamo a guardare al futuro, siamo al tempo stesso bambini spaventati lasciati a fare la fila alla cassa da mamma che ha dimenticato di prendere qualcosa, senza soldi per pagare una volta che arriva il nostro turno, sia vecchi disillusi ed esausti che non riescono più a trovare la speranza di migliorare le cose.

E no, non mi consola che mi si dica che c’è chi ha affrontato la guerra, la fame e chissà cosa, e ne è uscito. Se c’è una cosa che sai per certo della guerra è che prima o poi finisce, fosse anche la Guerra dei Cent’Anni. Da questa situazione, invece, non si vede via di fuga.

Wednesday, 22 May 2019

Trent’anni, yay.

Credo che dovrei scrivere qualcosa d’importante per commemorare i miei trent’anni ma, sinceramente, non ho chissà cosa da dire. E no, non è perché “trenta è solo un numero” o altre scemenze del genere: le età divisibili per dieci sono sempre un passaggio importante. Abbiamo troppo condizionamento culturale alle spalle per illuderci di poterle ignorare così.

Ho anche provato a barare, a rileggere il post che scrissi per i vent’anni sperando di trovare un po’ d’ispirazione, ed è stato ancora peggio. Ai tempi chiamavo i vent’anni “il periodo d’oro” della mia vita, eppure ora mi sembra di aver dormito per una decade e non essere ancora del tutto sveglio. Ci sono solo due cose che mi fanno pensare che sia valsa la pena di vivere quest’ultimo decennio: le foto che ho scattato e l’amicizia con Katia. Senza voler far torto a tutti gli altri miei amici e le persone a cui voglio bene, ma Katia è davvero una delle poche cose che mi fa dire: non cambierei nulla di questi anni, anche se potrei migliorare molte cose; non vorrei rischiare di compromettere nessuno dei momenti che abbiamo trascorso insieme.

A parte questo, festeggerò il mio trentennio tornando ragazzino: stasera arriva a Trieste la Mater e non vedo l’ora di farmi coccolare e  non dover cucinare, lavare, pulire ed essere adulto. D’altro canto, non sono nemmeno lontanamente al punto in cui pensavo che sarei stato a trent’anni – e, quel che è peggio, qualche mese fa avevo anche iniziato a sperarci un po’. Ma insomma, un po’ di vita famigliare fuori sede è un buon modo per attutire il colpo della nuova decina, per cui ben venga.

Onestamente, non ho idea se pubblicherò davvero questo post. Forse sì. O magari rimarrà a marcire fra le bozze finché non deciderò di dimenticare questo momento e lo cancellerò. O magari lo pubblicherò per ricordarmi che, pur partendo da un posto molto oscuro, i miei trent'anni vedranno una rinascita. Boh.
Nel frattempo, tanti auguri da me. Cento di questi gior– lol, anche no, grazie.

Monday, 20 May 2019

Young & Beautiful

Ricordate i tempi in cui ero un adolescente in fissa con Il Ritratto di Dorian Gray e dicevo di avere il terrore di invecchiare perché la bellezza è tutto, e “will you still love me when I’m no longer young and beautiful?” quando Lagna del Rey era ancora 100% biodegradabile, e dicevo di voler morire a trentott’anni, l’età di Dorian, piuttosto che avvizzire, e altre cazzate?
In realtà, chiaramente, non erano che pose che mi sparavo per darmi quel tocco decadente-chic e passare per il finto superficiale che in realtà non lo pensa davvero perché è più profondo della pozzanghera che vuole apparire. Di nuovo, Lana, non hai inventato nulla, fattene una ragione.

Eppure, eccomi qui, con poco meno del doppio degli anni e ancora il terrore, stavolta genuino, della vecchiaia. Un terrore razionale e pragmatico, da adulto.
Sarà che i miei genitori mi hanno avuto tardi e quindi sono già anziani. Sarà che la Mater frequenta un sacco di badanti e quindi sento spesso le storie sui loro assistiti, ma la vecchiaia inizia a diventare il mio incubo.
Seriamente, cosa diavolo pensavamo quando abbiamo iniziato ad alzare così tanto l’aspettativa di vita? Non ci rendevamo conto che allunghiamo solo i tempi più brutti? Non passa mese che non spunti fuori un nuovo acciacco. Che qualcosa, nel corpo, non inizi a deteriorarsi, a provocare dolore, a limitare le cose che si possono fare. Una nuova malattia che potrebbe essere o non essere curabile e diventare cronica, l’ennesima pastiglia da ingoiare due volte al giorno. La coordinazione occhio-mano che diminuisce, muscoli e nervi che rispondono sempre meno, la goffaggine che avanza.
E questo è lo scenario migliore, perché lo spettro di diventare non più autosufficiente fa impallidire i dolorini e le mille medicine per malesseri minori. Le malattie degenerative, certo, ma anche il semplice fatto che, con l’avanzare dell’età, si finisce per non riuscire più a fare nulla. Si inizia la vita come esseri indifesi che hanno bisogno di essere nutriti, puliti e trasportati, e la si finisce allo stesso modo. Dover dipendere da qualcuno è orribile: chi ha mai pensato che aggiungere dieci o vent’anni di questo incubo fosse una buona idea?
Non entro nemmeno nel merito, poi, del dramma sociale che sarà, per la mia generazione, la vecchiaia, con una pensione misera perché il mercato del lavoro che dobbiamo affrontare è un casino, e una generazione di figli che probabilmente sarà ancora meno in grado di provvedere alle nostre pensioni di quanto noi lo siamo per i baby boomers.

Certo, un po’ mi consola sentire la Mater che dice che la nonna, alla sua età, era molto più vecchia: magari, avendo vissuto da sempre con una nutrizione e una medicina migliori, io arriverò alla sua messo ancora meglio. Ma non mi aiuta molto a calmare l’ansia. Sinceramente, al di là del fatto che già ora non ne ho più voglia, se ho un desiderio nella vita, è di non superare i sessanta, massimo settant’anni, di morire prima di ridurmi a una larva di ciò che sono stato.

Wednesday, 23 January 2019

Neve a Trieste

Oggi ha nevicato a Trieste. Sono tornato ieri sera (con un viaggio stranamente non della speranza), mi sono buttato a dormire, e stamattina presto mi sono trovato un numero spropositato di chiamate da Giulia, che è rimasta attaccata al telefono tentando di svegliarmi finché non l’ho sentita e non le ho risposto. Se non l’avesse fatto, avrei dormito fino all’ora di pranzo per recuperare le forze e sarebbe stato troppo tardi per saltare su un autobus, arrivare al Cimitero di Sant’Anna e scattare Frozen, il trittico di foto con relativa grafica ispirato alla canzone dei Theatre of Tragedy che mi serviva per completare una trilogia con Hollow e Illusions. La neve, fondamentale per il concept e le estetiche del lavoro, si sarebbe già sciolta e sarei rimasto per l’ennesima volta con un palmo di naso – e stavolta mi sarebbe roso ancora di più perché ero lì.
Amicizia è sapere che, per quanto io adori dormire, tengo molto più alle mie foto, quindi vale la pena di rischiare una valanga di insulti (che non c’è stata) e svegliarmi in tempo.

In questi anni, la neve a Trieste me la sono sempre persa perché ero in Sardegna – l’anno scorso ha addirittura nevicato a marzo proprio il giorno che ero sceso per votare. Hollow è del 2013, Illusions del 2014, quindi sono anni che ho aspettato questo momento con l’idea ben fissata in testa.
Adesso, onestamente, ho paura. Non riesco ancora nemmeno a scaricare le foto sul computer per il timore che non siano all’altezza delle aspettative che mi sono fatto. Ero stanco, mezzo addormentato e un po’ di fretta per non farmi beccare da qualche custode mentre armeggiavo con treppiede e tutto, mi sono scontrato con le difficoltà di scattare un autoritratto all’aperto senza un assistente e, in più, ho dovuto gestire la neve e non far morire la fotocamera nel processo.
Dalle anteprime, che ho guardato con cura prima di smontare tutto e andarmene, di materiale valido ce n’è parecchio: c’è solo da vedere se sarà buono quanto un’idea che è rimasta a fermentare per anni.

Ma me ne occuperò dopo un sonno ristoratore, di cui sento di avere decisamente bisogno. Poi magari rimetterò un filo in ordine la camera, ancora disastrata dal mese di assenza, e finalmente mi concederò il piacere di realizzare e concludere questo progetto. Chissà che, come con Belial l’anno scorso, il risultato non sia un favoloso premio per tutti questi anni di pazienza e frustrazioni.

Saturday, 30 December 2017

Classifica musicale annuale – 2017

Quest’anno non ci sarà una classifica dei dischi del 2017, un po’ perché alcuni non li ho ascoltati (omg, dicembre sta finendo e mi sono completamente dimenticato degli Anathema!), ma soprattutto perché molti li ho recensiti molto nel dettaglio per Armonie Universali, la webzine su cui scrivo assieme a Michele.
Ma visto che parlare di musica mi manca e ho deciso di aggiornare di anno in anno il questionario sulla libreria di last.fm verso l’autunno, a dicembre pubblicherò il questionario (con sottintesa classifica) degli artisti che ho ascoltato di più quest’anno.

1. Come ti sei appassionato alla posizione numero 30? (Phildel)
• Come gran parte delle mie scoperte musicali migliori, grazie a Luisa.
2. Prima canzone ascoltata della numero 22? (Beyoncé)
• Naturalmente Crazy In Love su MTV.
3. Testo preferito della numero 33? (Florence + The Machine)
• Ce ne sono tantissimi, ma forse quelli di Blinding e Wish That You Were Here mi emozionano di più.
4. Album preferito della numero 49? (Sharon den Adel)
• Non ne ha fatto nessuno da solista: l’anno prossimo vedremo come sarà questo My Indigo.
5. Canzone preferita della numero 13? (Alizée)
• Mi sono innamorato di Les Collines (Never Leave You).
6. Album peggiore della numero 50? (Blanche)
• Se ci facesse la cortesia di pubblicarne almeno uno…
7. C’è una canzone della posizione numero 39 che senti molto tua? (Anathema)
Temporary Peace mi ricorda un momento particolare, ma eviterei di approfondire.
8. Bei ricordi legati alla numero 15? (Loïc Nottet)
• Lo ascolto relativamente da poco, ancora non gli ho associato nulla di preciso.
9. Quanti album possiedi della numero 5? (Rag’n’Bone Man)
• Fisicamente nessuno: prima o poi rimedierò.
10. C’è una canzone della numero 45 che ti rende felice? (Misstrip)
• Direi di no: l’intero album parla di depressione e nevrosi varie!
11. Canzone preferita della numero 40? (Gåte)
Bruremarsj Frå Jämtland è magnifica.
12. Canzone della numero 10 che ti piace di meno? (Goldfrapp)
• Forse Yes Sir, o Shiny And Warm. Entrambe sono abbastanza meh.
13. Bei ricordi evocati dalla numero 6? (Eivør)
• Per quanto possa sembrare strano, visto quanto mi ero stressato per quel trasloco, i primi tempi nella casa dove vivo adesso.
14. Canzone della numero 38 che associ a un momento o persona? (M.I.A.)
• Ricordo che un anno ho ascoltato moltissimo Bad Girls mentre ero a Lucca.
15. Quale canzone della numero 19 ti emoziona di più? (Ala.ni)
Darkness At Noon è da brividi.
16. Quante volte hai visto la numero 35 live? (The Gathering)
• Due: una volta a Milano con gli Autumn come supporter, e la seconda volta a Nijmegen per il mega-concerto del venticinquesimo anniversario della band.
17. Quale canzone ti ha fatto innamorare della 23? (Emilie Simon)
Désert la ricordo praticamente da sempre, ma credo sia stata Graines D’Étoiles ad avermi preso il cuore.
18. Album preferito della numero 11? (Alcest)
Souvenirs D’Un Autre Monde resta il loro capolavoro.
19. Prima canzone ascoltata della numero 14? (White Sea)
Mountaineer dal suo primo EP, This Frontier.
20. Canzone preferita della numero 27? (Amaranthe)
Exhale: oltre a essere la mia preferita delle loro, la amo proprio in generale.
21. Album preferito della numero 16? (Panic! At The Disco)
• E niente, li becco sempre con questa domanda: come ho risposto, è una bella sfida fra Too Weird To Live, To Rare To Die! e Death Of A Bachelor.
22. Prima canzone ascoltata della numero 47? (Theatre Of Tragedy)
• Naturalmente Venus: quando sei un darkettino non te la scampi.
23. C’è una canzone della 18 che trovi catartica? (Exit Eden)
Fade To Gray: “wishing life wouldn’t be so long”, anyone?
24. Come hai scoperto la numero 21? (Trillium)
• Come side project di Amanda Somerville.
25. Canzone della numero 26 che ti rende felice? (Amy Lee)
• Molte dall’album per l’infanzia, ma If You’re A Star è particolarmente carina.
26. Canzone preferita della numero 3? (Clare Maguire)
Stranger Things Have Happened è fantastica.
27. Album preferito della numero 2? (Hurts)
• Non riuscirò mai a scegliere fra Happiness e Exile.
28. Prima canzone ascoltata della numero 32? (Epica)
Cry For The Moon a Londra, grazie a Ginevra.
29. Testo preferito della numero 8? (Gwen Stefani)
Make Me Like You, ma in generale mi piacciono tutti quelli di This Is What The Truth Feels Like: ci trovo un’onestà e una vulnerabilità notevoli.
30. Quante volte hai visto la numero 17 live? (Amanda Somerville)
• Una, ed è fra le vocalist migliori che abbia mai sentito: dal vivo è pressoché identica allo studio, è fenomenale!
31. Come hai scoperto la numero 44? (Marina & The Diamonds)
• Grazie al passaparola, sempre nel gruppetto di Epica Italy quando avevamo iniziato ad aprirci tutti al pop.
32. Album della 12 che ritieni sottovalutato? (Evanescence)
• Uhm, vediamo… tipo Origin? Perfino dalla Pescivendola? Pescy, non è una demo travestita da album, ficcatelo in quella zucca!
33. Canzone peggiore della numero 29? (Delerium)
• Allora, posto che della fase pre-Semantic Spaces non ho ascoltato nulla, non credo ce ne sia una che mi urta proprio attivamente, ma Amongst The Ruins da Poem mi annoia abbastanza.
34. Prima canzone ascoltata della numero 34? (Rose McGowan)
• Questa la so: la cover di Fever che Paige canta al suo moroso nel terzultimo episodio della quinta stagione di Streghe!
35. Album preferito della numero 28? (Susanne Sundfør)
• La meraviglia che è Ten Love Songs.
36. Quante volte hai visto la numero 42 live? (VNV Nation)
• Nessuna.
37. C’è qualche canzone della 36 che consideri un guilty pleasure? (Sleepthief)
• Non più, ma ai tempi in cui ascoltavo musica super-seria e super-profonda e seguivo Sleepthief più per le canzoni mistiche ed evocative, sottobanco adoravo la cover di I Know There’s Something Going On.
38. Come hai scoperto la numero 48? (Within Temptation)
• Ah, questa è bella! Ai tempi, sui P2P girava la celeberrima “Evanescence feat. Within Temptation – Restless”. Affamato di qualsiasi cosa fosse Evanescence, nel 2005 la scaricai, e per un paio di giorni fui convinto che Within Temptation fosse il nome d’arte della cantante e Amy suonasse il pianoforte. Poi, beh, ho scoperto Enter e ho iniziato ad ascoltare metal.
39. Album preferito della numero 7? (Kari Rueslåtten)
• Difficilissimo, sono quasi tutti stupendi! Forse direi Pilot, è quello che ritengo musicalmente più interessante.
40. C’è qualche canzone della numero 31 che ti mette nostalgia? (Lady Gaga)
• Sinceramente? Quasi tutte. Quelle di The Fame Monster e Born This Way, in particolare, mi ricordano tempi ben più felici.
41. Canzone della 41 che non ti piaceva ma adesso ami? (Röyksopp)
• Metà tracklist di The Understanding: ai tempi, nel 2005, come album era troppo elettronico perché potessi apprezzarlo.
42. Testo preferito della posizione numero 24? (Sirenia)
• Potrebbe esserci qualcosa di decente nel primo album, se non ricordo male, ma i testi di Morten sono la parte più imbarazzante di ascoltare i Sirenia.
43. Canzone più emozionante della numero 46? (:LOR3L3I:)
• Apriamo un discorso su quanto è emozionante It’s Only Me. Comunque anche I Found You, The Tides Of Oblivion e Otherwordly Children sono fantastiche.
44. Canzone della numero 25 che ti rende felice? (Placebo)
• Uh… This Picture, forse?
45. Canzone preferita della numero 9? (Karen Elson)
The Ghost Who Walks e Wonder Blind sono fan-tas-ti-che!
46. Primo album ascoltato della numero 37? (Carice Van Houten)
See You On The Ice. Che è anche il suo unico. Purtroppo. E bisognerebbe rimediare alla cosa. Tipo ASAP.
47. Membro preferito della numero 4? (Delain)
• Charlotte perde punti con le sue menate da nazivegana, mentre Martijn mi fa segretamente sesso.
48. Prima canzone ascoltata della posizione numero 43? (Blood Stain Child)
Metropolice. Che è anche l’unica, ma porca miseria, se mi piace!
49. Album che possiedi della numero 20? (Freddie Dickson)
• Non sono nemmeno sicuro che qualcosa di suo sia uscito in formato fisico, sinceramente. Ah, dannati hipster.
50. Il miglior ricordo associato alla numero 1? (Theodore Bastard)
• Il pomeriggio che ho passato con BriarRose a scattarci reciprocamente foto ispirate alle loro canzoni per il nostro doppio progetto Белое.

Saturday, 30 September 2017

Classifica musicale generale – 2017

Ho deciso che renderò un appuntamento fisso il questionario sulla libreria di last.fm, che avevo proposto già un anno fa sulla scia della nostalgia per il decennale di The Open Door: trovo sia un modo carino per vedere come cambiano i miei gusti di anno in anno. Qualcuno è scivolato fuori dalla top fifty perché non lo ascolto più, qualcuno si è aggiunto perché l’ho scoperto nel frattempo o ho deciso di approfondirlo, qualcuno mantiene saldamente la posizione dell’anno scorso. Insomma, la musica è viva, cresce costantemente, e così anche i gusti di chi l’ascolta.

1. Come ti sei appassionato alla posizione numero 30? (Epica)
• Nel 2008 la mia cara Gin mi fece vedere qualche video mentre eravamo a Londra: da lì mi incuriosii. Ottima scelta, visto che nel forum italiano poi ho trovato un sacco di ottimi amici.
2. Prima canzone ascoltata della numero 22? (Anneke Van Giersbergen)
• A parte il suo ottimo lavoro nei The Gathering, la prima canzone di Anneke solista è stata Day After Yesterday.
3. Testo preferito della numero 33? (Brooke Fraser)
Psychosocial: mi ci vedo davvero tanto.
4. Album preferito della numero 49? (Amy Lee)
• Eh. Dipende da come consideriamo Aftermath e Dream Too Much. Nel dubbio dico l’ep Recover, ma spero che pubblichi presto un debutto solista vero e proprio.
5. Canzone preferita della numero 13? (Susanne Sundfør)
• Non posso sceglierne solo una, ne nominerò una ad album: Memorial, The Silicone Veil, Knight Of Noir, No One Believes In Love Anymore e Morocco.
6. Album peggiore della numero 50? (Meg Myers)
• Ha fatto un solo full-length, Sorry, ed è ottimo.
7. C’è una canzone della posizione numero 39 che senti molto tua? (Röyksopp)
• Ormai ho ascoltato Running To The Sea tante di quelle volte che è diventata parte di me.
8. Bei ricordi legati alla numero 15? (Draconian)
• Gli inizi del progetto degli Infernal Lords, quando pianificavo i primi lavori.
9. Quanti album possiedi della numero 5? (Evanescence)
• Quattro (Origin, Fallen, The Open Door e Synthesis) più il live Anywhere But Home e tutti i singoli fisici fino a Sweet Sacrifice. L’epoca del self-titled l’ho saltata a pie’ pari.
10. C’è una canzone della numero 45 che ti rende felice? (Rag’n’Bone Man)
• Fra tutte direi Arrow: è allegra e mi fa venire in mente bei ricordi.
11. Canzone preferita della numero 40? (Phildel)
• Bisognerebbe prima trovarne una che non sia magnifica e non mi piaccia… ma forse Afraid Of The Dark sta un gradino sopra le altre.
12. Canzone della numero 10 che ti piace di meno? (Eivør)
• Sembra strano che ci sia una canzone di Eivør che possa non piacermi particolarmente, ma Mother Theresa: a parte l’antipatia per il soggetto, come canzone è proprio brutta.
13. Bei ricordi evocati dalla numero 6? (Emilie Simon)
• La volta che ho costretto Stefano a sedersi su una pila di assi bruciate per fare la foto di En Cendres e, soprattutto, la gita a Bordeaux per il concerto.
14. Canzone della numero 38 che associ a un momento o persona? (Woodkid)
• Tutte le sue canzoni mi fanno pensare a Francischino.
15. Quale canzone della numero 19 ti emoziona di più? (Theodore Bastard)
Будем Жить,  anche in versione Земная Доля, mi entra sempre sotto la pelle.
16. Quante volte hai visto la numero 35 live? (Gwen Stefani)
• Purtroppo nessuna, ma la eviterò come la peste finché farà promozione all’album di Natale.
17. Quale canzone ti ha fatto innamorare della 23? (Lady Gaga)
• Potrei aver sentito qualcosa random in discoteca senza riconoscerla (i primi tempi la ignoravo proprio), ma quando ho ascoltato deliberatamente Telephone me ne sono innamrato mio malgrado.
18. Album preferito della numero 11? (Panic! At The Disco)
• Non so proprio scegliere fra Too Weird To Live, To Rare To Die! e Death Of A Bachelor.
19. Prima canzone ascoltata della numero 14? (Kari Rueslåtten)
• A parte i The 3rd And The Mortal, con Kari solista sono andato in ordine, quindi The Homecoming Song, l’opener di Demo Recordings.
20. Canzone preferita della numero 27? (Dead Can Dance)
• Se la giocano Summoning Of The Muse e Opium: una per Lisa e una per Brendan, mi sembra equo.
21. Album preferito della numero 16? (Stream Of Passion)
The Flame Within ha tutt’ora qualcosa di speciale per me.
22. Prima canzone ascoltata della numero 47? (Amaranthe)
Drop Dead Cynical, ma li snobbai parecchio, sul momento. Grave errore.
23. C’è una canzone della 18 che trovi catartica? (Tristania)
• Credo siano fra le poche band gothic metal che hanno conservato genuinamente quel potere: ascoltare Selling Out, ad esempio, mi toglie sempre un peso di dosso.
24. Come hai scoperto la numero 21? (Emilie Autumn)
• La snobbai brutalmente quando me la suggerì Veronica (come al solito: scusa, Veronica!), ma provai ad ascoltarla su consiglio di Luisa e BriarRose e bam!, ammoreh.
25. Canzone della numero 26 che ti rende felice? (Clare Maguire)
I Surrender è una ricetta per il buonumore.
26. Canzone preferita della numero 3? (The Gathering)
Oggettivamente è una scelta impossibile; soggettivamente, Saturnine. Come si fa a non amare Saturnine?
27. Album preferito della numero 2? (Within Temptation)
The Unforgiving. Sul serio, è un grandissimo album con una struttura impeccabile, ottime melodie e arrangiamenti che hanno rinfrescato e revitalizzato i Within Temptation.
28. Prima canzone ascoltata della numero 32? (Leandra)
Noisy Awareness: è stata una rivelazione.
29. Testo preferito della numero 8? (Marina & The Diamonds)
TUTTI. I testi sono la parte migliore della musica di Marina, Electra Heart è il nuovo Vangelo. Il misto di ironia, snark e sincerità con cui affronta il mondo è fantastico, ed è una millennial in crisi esistenziale come me, per cui mi vedo un sacco in quello che scrive.
30. Quante volte hai visto la numero 17 live? (Sia)
• Nessuna, e vorrei rimediare: un concerto di Sia dovrebbe essere piuttosto interessante.
31. Come hai scoperto la numero 44? (Karen Elson)
• Mi sono innamorato di 1000 Years From Now, usata come sottofondo nella prima stagione di The Midnight Hour di Paranormal Zone.
32. Album della 12 che ritieni sottovalutato? (Autumn)
• Sicuramente Cold Comfort; sono iniziate guerre su internet per questo.
33. Canzone peggiore della numero 29? (iamamiwhoami)
• Non peggiore in senso assoluto, ma Good Worker non mi fa impazzire.
34. Prima canzone ascoltata della numero 34? (Sirenia)
• Credo che, in mezzo ad alcune canzoni passatemi da Frikka, ci fosse Seven Sirens And A Silver Tear; mi piacque, ma non approfondii. Poi Giulia (la Contessa) mi ha passato Star-Crossed e da lì ho recuperato il resto.
35. Album preferito della numero 28? (The 3rd And The Mortal)
• Uh, questa è difficile. Li adoro un po’ tutti, ma forse Tears Laid In Earth ha più canzoni che mi piacciono nel complesso. E no, non è una di quelle menate da “I 3rd solo con Kari, Ann-Mari levati”.
36. Quante volte hai visto la numero 42 live? (Gåte)
• Nessuna, ma ora che hanno fatto la reunion, chissà…
37. C’è qualche canzone della 36 che consideri un guilty pleasure? (Alcest)
• Non direi: le loro canzoni o mi piacciono, o non mi piacciono, fair and square.
38. Come hai scoperto la numero 48? (Goldfrapp)
• Uriele mi ha fatto ascoltare qualcosa da Tales Of Us e mi sono incuriosito.
39. Album preferito della numero 7? (Florence + The Machine)
• È come mettermi a scegliere fra la pannacotta, la crema catalana e il sorbetto (e sono capacissimo di mangiarli tutti e tre di seguito), ma forse Ceremonials è quello che mi prende di più.
40. C’è qualche canzone della numero 31 che ti mette nostalgia? (Delerium)
A Poem For Byzantium mi fa pensare a quando mi ero lasciato malissimo nel 2007 e alla Bielorussia, visto che la ascoltavo molto lì; idem Just A Dream, che mi fa ripensare invece all’Irlanda, dove ho comprato Chimera.
41. Canzone della 41 che non ti piaceva ma adesso ami? (Abney Park)
• All’inizio Until The Day You Die mi ha lasciato un po’ WTF, ma adesso adoro quel piglio Anni Venti.
42. Testo preferito della posizione numero 24? (Róisín Murphy)
• C’è l’imbarazzo della scelta, ma Dear Diary è un ottimo riassunto della mia vita sentimentale.
43. Canzone più emozionante della numero 46? (Octavia Sperati)
Dead End Poem mi uccide ogni volta, specie abbianata alla successiva Submerged.
44. Canzone della numero 25 che ti rende felice? (Anathema)
• Ce ne sono parecchie nel loro periodo ottimismo & joie de vivre, ma direi Lightning Song.
45. Canzone preferita della numero 9? (Delain)
Pristine, che è tutt’ora una delle mie canzoni preferite in assoluto.
46. Primo album ascoltato della numero 37? (White Sea)
• La seguo dagli esordi, quindi l’ep This Frontier.
47. Membro preferito della numero 4? (Hurts)
• Scusa, Adam, ma Theo è uno dei miei sogni erotici dal 2011. Un threesome non mi farebbe schifo, però.
48. Prima canzone ascoltata della posizione numero 43? (The Crest)
Fire Walk With Me, l’opener di Letters From Fire. Amore a primo ascolto.
49. Album che possiedi della numero 20? (Alizée)
• Ho solo Mes Courants Electriques…, ma dovrei comprarne qualcuno del periodo “adulto”, ché meritano davvero.
50. Il miglior ricordo associato alla numero 1? (Theatre of Tragedy)
• Potrei riempire il blog parlandone (in realtà l’ho fatto), ma forse l’ultima sera a casa di Nell, passata a sfogliare il suo scrapbook dei Theatre of Tragedy, ripercorrere i suoi anni nella band e parlare un po’ dei cavoli nostri. Oh, e la colazione con la marmellata di ribes rossi che aveva confezionato lei in casa. Gesù, quella marmellata!

Monday, 10 October 2016

Cinquanta fatti random sulla mia musica preferita

Beh, ho parlato di musica e nostalgia, già che ci siamo…
Di solito odio spammare test stupidi qui sul blog, ma questo a) non è stupido, e b) è un evergreen che faccio e rifaccio periodicamente perché è sempre divertente e attuale. L’idea di base è semplice: prendo la mia classifica di last.fm (che sì, esiste ancora) e rispondo alle domande per ogni posizione. Il risultato è una fotografia delle mie preferenze musicali attuali assieme a una lista di trivia associate a ogni artista.
Le prime versioni di questo test purtroppo sono sparite con la morte del forum di Epica Italy (in cui mi sono imbattuto nel test), qualcuna è superstite sul mio Facebook, ma ricordo che inizialmente, nel 2009, faticavo ad arrivare a cinquanta artisti ascoltati ed era quasi tutto metal. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e di scrobble verso il sito, e ora siamo arrivati a questo:

1. Come ti sei appassionato alla posizione numero 30? (Delerium)
• Undici o dodici anni fa girava per eMule un videoclip fan-made di Final Fantasy VIII montato su Silence. Io e il mio amico Giovix lo scaricammo per il gioco, ma rimanemmo stregati anche dalla canzone e decidemmo di approfondire. Poi da lì mi attaccai anche a fare FMV di FFVIII su tutte le canzoni degli Evanescence, ma quella è un’altra storia.
2. Prima canzone ascoltata della numero 22? (Anathema)
• Qualcuno mi fece ascoltare l’immancabile Parisienne Moonlight, ma non mi appassionai alla band fino a quando uscì e ascoltai Falling Deeper. Quell’album è incredibile.
3. Testo preferito della numero 33? (Röyksopp)
• Quello di What Else Is There?, con Running To The Sea subito dopo.
4. Album preferito della numero 49? (Placebo)
• È una dura lotta fra Sleeping With Ghosts e Meds, ma penso che vinca il primo per ragioni affettive.
5. Canzone preferita della numero 13? (Stream of Passion)
• Sembra un po’ un insulto alla loro produzione musicale stellare, ma è una cover: Street Spirit. È davvero indescrivibile.
6. Album peggiore della numero 50? (After Forever)
• I primi due sono quasi inascoltabili e il songwriting di Mark è ancora acerbo da morire, ma il peggiore resta Invisible Circles: pretenzioso, palloso, pesante, strutturato malissimo e con un concept banale e svolto con i piedi. Se si cerca sul dizionario la definizione di “sopravvalutato”, c’è la sua copertina. In realtà è solo con l’arrivo di Joost che gli After Forever sono passati da inascoltabili a ottimi.
7. C’è una canzone della posizione numero 39 che senti molto tua? (Meg Myers)
Feather descrive bene una fase non propriamente felice della mia vita.
8. Bei ricordi legati alla numero 15? (Susanne Sundfør)
• Era appena uscito Ten Love Songs quando andai a Firenze e incontrai Katia e Francischino per la prima volta di persona. Quelli che dovevano essere pochi giorni ospite da Katia si trasformarono in più di tre settimane. I ricordi sono decisamente ottimi e riascoltare canzoni come Kamikaze, Delirious o Accelerate me li riporta sempre in mente.
9. Quanti album possiedi della numero 5? (Emilie Simon)
Tutti e sei (compresa la colonna sonora de La Marche De L’Empereur) più il live.
10. C’è una canzone della numero 45 che ti rende felice? (White Sea)
• Adoro ascoltare Prague quando sono di buon umore: il ritmo, la melodia, il mood – mi dà davvero la carica.
11. Canzone preferita della numero 40? (Phildel)
• Bisognerebbe prima trovarne una che non sia magnifica e non mi piaccia… ma forse Afraid Of The Dark sta un gradino sopra le altre.
12. Canzone della numero 10 che ti piace di meno? (Delain)
• Ogni loro album ha quell’unica canzone che non ha ragione di esistere. Voto The Gathering dal primo, una pacchianata sympho-metal resa ancora peggiore dal gracchiare molesto di Marco Hietala.
13. Bei ricordi evocati dalla numero 6? (Evanescence)
• Oddio, da dove cominciare? Il primo ascolto di Fallen in Inghilterra? La scoperta di Origin? La gita scolastica di seconda liceo, Alghero-Parigi in pullman e traghetto, passata ad ascoltare le loro canzoni in shuffle con Giovix? Il viaggio natalizio a Roma, Origin sparato in cuffia mentre ci eravamo accampati nel sottoscala in traghetto? L’attesa per The Open Door? Il concerto con meet & greet a Milano? Sono davvero sopravvissuto all’adolescenza grazie alla loro musica.
14. Canzone della numero 38 che associ a un momento o persona? (Octavia Sperati)
Hunting Eye mi fa pensare alla mia ultima cotta seria.
15. Quale canzone della numero 19 ti emoziona di più? (Eivør)
• Moltissime! Vøka è molto intensa, così come Room, ma direi che è True Love che mi travolge ogni volta, specie il video, peggio de La Bella e la Bestia fra un po’!
16. Quante volte hai visto la numero 35 live? (The Crest)
• Considerando che sono pressoché inattivi da più di dieci anni… li ho comunque visti una volta, quando hanno fatto una reunion straordinaria per il quarantesimo compleanno del chitarrista. E lui mi ha invitato.
17. Quale canzone ti ha fatto innamorare della 23? (Alizée)
• Avevo sentito Moi… Lolita un pomeriggio in vacanza a Salsomaggiore, J’En Ai Marre mi ha fatto comprare un suo disco, ma è stata Les Collines (Never Leave You) anni e anni dopo a farmi innamorare e decidere di approfondire la discografia.
18. Album preferito della numero 11? (Draconian)
• Vado controcorrente e dico A Rose For The Apocalypse. Ps: Arcane Rain Fell è sopravvalutato!
19. Prima canzone ascoltata della numero 14? (Sia)
• Sono sicuro al 100% di aver sentito The Church Of What’s Happening Now in qualche pub anni prima che Sia facesse il botto con Chandelier; me l’ero anche segnata sul cellulare per cercarla e scaricarla in seguito (cosa poi mai fatta, ma dettagli). Quando ho recuperato la discografia e sono arrivato a Colour The Small One sono esploso in una nuvola di quory.
20. Canzone preferita della numero 27? (Leandra)
• È una lotta durissima fra The Art Of Dreaming e Wake Up Call. I titoli rendono il tutto ancora più ironico.
21. Album preferito della numero 16? (Tristania)
World Of Glass senza se e senza ma. La cosa interessante è che ora lo ascolto come elettronica spinta, più che come metal. Ps: Beyond The Veil è uno degli album più sopravvalutati della storia.
22. Prima canzone ascoltata della numero 47? (Amaranthe)
Drop Dead Cynical, ma li snobbai parecchio, sul momento. Grave errore.
23. C’è una canzone della 18 che trovi catartica? (Lady Gaga)
• So che sembra strano, considerando che è dance-pop e tutto, ma Telephone mi fa sfogare moltissimo quando sono di cattivo umore. Il ritornello, specie le parole, mi aiuta a sfogare il senso di soffocamento degli attacchi d’ansia.
24. Come hai scoperto la numero 21? (Róisín Murphy)
• Me l’avevano consigliata degli amici ma non avevo molta voglia di dedicarmici. Poi ho visto su Instagram che la mia celebrity crush è andata a un suo concerto, e come potevo dire di no?
25. Canzone della numero 26 che ti rende felice? (iamamiwhoami)
Chasing Kites. Ha un retrogusto nostalgico, ma la trovo molto positiva.
26. Canzone preferita della numero 3? (The Gathering)
Oggettivamente è una scelta impossibile; soggettivamente, Saturnine. Come si fa a non amare Saturnine?
27. Album preferito della numero 2? (Within Temptation)
The Unforgiving. Sul serio, è un grandissimo album con una struttura impeccabile, ottime melodie e arrangiamenti che hanno rinfrescato e revitalizzato i Within Temptation. Ps: The Silent Force è sopravvalutatissimo.
28. Prima canzone ascoltata della numero 32? (Abney Park)
Sleep Isabella, courtesy della BriarRose.
29. Testo preferito della numero 8? (Marina & The Diamonds)
TUTTI. I testi sono la parte migliore della musica di Marina, Electra Heart è il nuovo Vangelo. Il misto di ironia, snark e sincerità con cui affronta il mondo è fantastico, ed è una millennial in crisi esistenziale come me, per cui mi vedo un sacco in quello che scrive.
30. Quante volte hai visto la numero 17 live? (Emilie Autumn)
• Una, e che esibizione! Son riuscito a sponsorizzare un limone a BriarRose con Veronica Varlow!
31. Come hai scoperto la numero 44? (Roniit)
• Me ne ha parlato Luisa, tanto per cambiare: da lì ho ascoltato In The Shadow e me ne sono innamorato.
32. Album della 12 che ritieni sottovalutato? (Panic! At The Disco)
• Sembra che tutto ciò che è uscito dopo lo split della band sia considerato poco; secondo me, gli ultimi tre album sono i migliori.
33. Canzone peggiore della numero 29? (Epica)
• Potrei scrivere un trattato su quanto è oscena Twin Flames, ma This Is The Time è talmente saputella, banale, insipida e moralista che la digerisco ancora meno. Queste due canzoni sono offensive. La loro esistenza mi offende. Dov’è la Buoncostume quando serve?
34. Prima canzone ascoltata della numero 34? (Theodor Bastard)
Лилии (Белое), prima che un mix letale di Tuomassa, Piantosalidi, Prozia Livia e Lagna del Rey divorasse i neuroni e quel poco che restava del buongusto musicale della persona che me l’ha passata.
35. Album preferito della numero 28? (Brooke Fraser)
Brutal Romantic: appendere al chiodo la chitarra acustica e, soprattutto, l’ammoreh di Dio ha veramente giovato a Brooke.
36. Quante volte hai visto la numero 42 live? (Anneke Van Giersbergen)
• Oddio, non ricordo se fosse ancora sotto moniker Agua o già Anneke, ma dato che la sostanza non cambia, due.
37. C’è qualche canzone della 36 che consideri un guilty pleasure? (Sirenia)
• In mezzo alla spazzatura che è The Enigma Of Life, ho un debole per Winter Land: sembra Roberta Flack in salsa gothic metal!
38. Come hai scoperto la numero 48? (Sleepthief)
• Luisa me ne ha parlato a lungo e poi mi ha fatto ascoltare Rainy World un pomeriggio. Non la ringrazierò mai abbastanza.
39. Album preferito della numero 7? (Florence + The Machine)
• È come mettermi a scegliere fra la pannacotta, la crema catalana e il sorbetto (e sono capacissimo di mangiarli tutti e tre di seguito), ma forse Ceremonials è quello che mi prende di più.
40. C’è qualche canzone della numero 31 che ti mette nostalgia? (Woodkid)
• Un po’ tutte, visto che mi fanno pensare a Francischino. Però direi The Golden Age in particolare, un po’ per il testo che è fatto apposta, un po’ perché ora mi fa pensare a quando la ascoltavo a Firenze l’estate scorsa.
41. Canzone della 41 che non ti piaceva ma adesso ami? (Nemesea)
• All’inizio trovavo In Control una trashata commerciale; adesso è una delle mie canzoni super-catchy preferite. Ma è vero un po’ di tutto l’album.
42. Testo preferito della posizione numero 24? (Dead Can Dance)
• Considerando che metà delle canzoni sono Lisa che canta glossolalia, la scelta si restringe. Solo che i testi di Brendan sono quasi tutti magnifici, per cui è difficile. Forse The Ubiquitous Mr. Lovegrove, ma Opium? E Song Of The Dispossessed? E Amnesia? Argh!
43. Canzone più emozionante della numero 46? (Aurora)
Winter Bird. Ma è così difficile sceglierne solo una!
44. Canzone della numero 25 che ti rende felice? (The 3rd And The Mortal)
• Sembrerà impossibile, ma ce n’è una: Reflections! Quando si sono dati alla sperimentazione pura sul bistrattatissimo Memoirs hanno tirato fuori parecchia roba vivace.
45. Canzone preferita della numero 9? (Autumn)
• Questa è facile: Sychro-Minds, che è più bella del bello.
46. Primo album ascoltato della numero 37? (Gåte)
Jygri: mi sono imbattuto per puro caso in Bruremarsj Frå Jämtland ed è stato ammoreh al primo ascolto.
47. Membro preferito della numero 4? (Hurts)
• Scusa, Adam, ma Theo è uno dei miei sogni erotici dal 2011. Un threesome non mi farebbe schifo, però.
48. Prima canzone ascoltata della posizione numero 43? (The Romanovs)
White Flag, sempre grazie a Luisa.
49. Album che possiedi della numero 20? (Kari Rueslåtten)
• Tutti tranne Mesmerized, che è praticamente introvabile a prezzi umani.
50. Il miglior ricordo associato alla numero 1? (Theatre of Tragedy)
• Potrei riempire il blog parlandone (in realtà l’ho fatto), ma forse l’ultima sera a casa di Nell, passata a sfogliare il suo scrapbook dei Theatre of Tragedy, ripercorrere i suoi anni nella band e parlare un po’ dei cavoli nostri. Oh, e la colazione con la marmellata di ribes rossi che aveva confezionato lei in casa. Gesù, quella marmellata!