Saturday, 29 November 2014

Bordeaux, j’ai pris perpète

Che fine ho fatto questa settimana è presto detto: sono saltato su un aereo e sono andato a Bordeaux, in Francia. Perché? Perché con l’uscita di Mue e dopo aver visto il live al Rock en Seine, ho deciso che un concerto di Emilie Simon era un’esperienza irrinunciabile. Del concerto parlerò a parte perché merita un post tutto suo, qui mi limiterò a fare due chiacchiere sulla città e le mie impressioni a riguardo. Il concerto era mercoledì, il volo di andata solo lunedì, quello di ritorno venerdì, così ho avuto i due giorni intermedi tutti dedicati a girare per Bordeaux.

Il viaggio in sé non è stato malvagio: niente ritardi, niente corse, ho trovato facilmente informazioni sui trasporti pubblici per arrivare in hotel; quest’ultimo, pur essendo parecchio fuori mano, a Eysines, aveva quel feel da motel di Supernatural, con tutte le camere che danno all’esterno sul parcheggio, che me l’ha fatto amare all’istante. La camera, poi, era confortevole, la colazione abbondante, e per il prezzo esiguo che ho pagato sono stato più che bene.
Bordeaux è una città incantevole sia dal punto di vista architettonico, sia per le mille cose da fare in giro per il centro, sia per l’efficientissima organizzazione dei trasporti: e dire che sono partito con la morte nel cuore perché l’albergo era quasi fuori città e su internet avevo letto che tram e bus si fermavano alle 20:30, cosa falsissima perché sono regolari e puntuali fino anche all’una e mezza. L’unica cosa un po’ fastidiosa della Francia, se paragonata ai Paesi Bassi o addirittura a Cechia o Slovacchia, è la tirchiaggine di free wi-fi, che ho trovato solo in abergo (comunque con password legata alla camera), nella sala concerti e sul bus da e per l’aeroporto. Male, Francia, bisogna mettersi al passo con i tempi!

Comunque sia, martedì per prima cosa ho fatto un sopralluogo alla sala concerti, il Rocher de Palmer, situata a Cenon. Cenon è un sobborgo di Bordeaux che si trova attaccato ala città a est; Eisynes è un altro sobborgo, sempre attaccato alla città, a nord ovest: di conseguenza, visto che avrei preso gli ultimi trasporti, dovevo essere sicuro dei miei spostamenti (alla fine, il Rocher era praticamente attaccato alla fermata del tram, per cui tutto a posto). Portata a termine la missione, ho per lo più vagato per le strade del centro in cerca di un ombrello, che non ho trovato; nel farlo, ho visto un po’ le boutiques che si affacciavano nelle vie, approfittato degli sconti della Fnac per riempire la borsa di cd e trovato un posto spettacolare dove fanno ciambelle salate con ripieno a piacere, e avevano anche i miei adorati pomodorini secchi. Giovedì ho ripreso il giro da dove avevo interrotto e, più pratico della città, mi sono goduto l’architettura elegante, la bellezza del lungo-Garonna, un paio di cafè che avevo adocchiato e un cocktail tipico di un localino gay friendly davanti al quale ero passato un paio di volte e che aveva attirato la mia attenzione. Purtroppo, niente foto perché martedì pioveva mentre giovedì la luce era proprio pessima: sarà un incentivo a tornare, magari cercando anche qualche amicizia, perché le città francesi sono da vivere accanto a qualcuno. Anche perché ho visto un orologio bellissimo che, con la luce giusta al crepuscolo, avrebbe fatto un’ottima foto delle 8:15.

La cosa che mi ha colpito di più del viaggio è stata la mia naturalità nel parlare il francese. Mi viene spontaneo, mi diverte e gratifica, e le poche volte che ho chiesto a qualcuno di ripetere, mi hanno preso per ritardato prima che dicessi che sono straniero. Non voglio nemmeno stare a pensare a quanto la mia vita sarebbe diversa ora (o forse no?) se me ne fossi ricordato quando iniziavo l’università e sceglievo le lingue, o a quanto avrei avuto bisogno di Emilie Simon al liceo, quando quell’oca della prof di francese faceva di tutto per farmi odiare la lingua. Fatto sta che parlerei in francese tutta la vita, 24/7, e tornare all’italiano è stato un po’ traumatico.
Beh, se non altro mi restano i bellissimi ricordi del concerto, che costituiranno il prossimo, lungo post.

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