Sunday, 29 June 2008

Esami 4.0; Il Saggio; La Fine

Complimenti, Alessandro, bravo davvero”.
Venendo dal professore di fisica e matematica (aka Uccellino Puzzone, ormai la nomenclatura è quella), non credo sia esagerato.



Sembra che la giornata più lunga (o, per lo meno, una delle più impegnative) sia finalmente giunta al termine. E si è conclusa con una passeggiata solitaria al lungomare, mentre tornavo a casa, osservando le bancarelle con The Last Song I’m Wasting On You degli Evanescence nelle orecchie. Passeggiavo lentamente, soffermandomi a guardare ogni cosa: le borchie, le imitazioni delle marche tamarre, gli oggetti etnici, i dolciumi, l’incenso, la bigiotteria, i minerali…

La mattina è iniziata con una Mater insolitamente fiduciosa che mi ha accompagnato a scuola in macchina. Dopo aver assistito pigramente a tre interrogazioni, è stato il mio turno.
Commenti su quanto la foto da quindicenne sulla carta d’identità sia poco somigliante all’attuale aspetto, convenevoli, e quant’altro. Ed io che inizio da Inglese.
Ad una certa, la prof (interna) mi fa delle domande di Francese ed Italiano (sempre in Inglese), e m’interrompe, facendomi notare che l’esame lo devo sostenere in Italiano. Risatina mia e della commissione, e mi volto verso quella di Italiano (esterna) mi chiede perché ho scelto quel periodo, ed io da lì la indirizzo al Decadentismo. Parliamo dei motivi per cui non ho inserito né D’Annunzio né Pascoli nella tesina (evitando di dire che, in sostanza, sono dei provincialotti in confronto agli autori mittel-europei), per poi passare a Filosofia e Storia (esterna).
Prima domanda: “Nella tua tesina affronti il tema del Bello. Come si rapportava al Bello Platone?”. Ora, chi l’ha più toccato Platone, negli ultimi due anni? Eppure me la sono cavata egregiamente. La seconda domanda è la concezione platonica dell’arte, e questa la ricordavo chiaramente. Si passa poi a Kant, Schopenhauer, Nietzsche, fino a domande del calibro di “Che cos’è per te l’Arte?”, “Secondo te il Bello è oggettivo?”, “Secondo te la Filosofia è un’Arte?”, “Cos’è, per te, il brutto in Arte?”. Ho sentito mandibole che cascavano, ma ho risposto a tutto. Storia è stata sulla stessa linea, suppergiù: non m ha chiesto nulla che fosse nella tesina o nel programma, ma di esporre la mia concezione della storia, se fosse lineare o ciclica.
È stato poi il turno di quello di Geografia Astronomica (esterno), che mi ha chiesto perché la scoperta di Nettuno, una breve esposizione dei fatti, da cosa si distingue una stella da un pianeta (dal fatto che in cielo il pianeta si muove, ma la cosa mi sembrava talmente ovvia che inizialmente sono finito a parlare della distanza da cui ci giunge la luce e la deflessione del pulviscolo atmosferico)… ed è poi stato il turno di matematica e fisica (interno).
[Con spiccato accento calabrese] “Dato che siamo in tema, parlami del campo magnetico terrestre”. Un invito a nozze! Insomma, sono riuscito a rispondere sia alle domande sul campo magnetico terrestre, sia a quelle sui condensatori, e perfino a quelle di matematica su Rolle ed i limiti! Quell’uomo mi ha davvero voluto bene!
Infine, Storia dell’Arte (interno). Mi ha lasciato esporre i Prerafaelliti, e poi... domanda inaspettata: “E dello Stile Liberty cosa sai dirmi?”. Nel programma, siamo arrivati al post-impressionismo, così, per dare un’idea di quanto il Liberty fosse fuori. Ed in quel momento, ho ringraziato di aver cominciato a scrivere il racconto ed essermi documentato a tal riguardo (l’attico dove vive Dorian è, appunto in Stile Liberty).
E questo è stato quanto. Ho visto le prove scritte, ho ricevuto complimenti per il saggio breve, mi è stato chiesto cosa voglio fare dopo.
Davvero? Pensavamo l’Accademia”.
Ho esitato. Non ho detto che vorrei pubblicare un libro. Avevo solo voglia di uscire. E, quando già ero fuori, ecco i complimenti dell’Uccellino Puzzone, e gli altri che mi hanno detto che quello di Storia dell’Arte commentava che era stata una delle prove migliori.

Sorvoliamo i commenti della Mater, e andiamo direttamente al saggio.
Sono stato dietro le quinte per buona parte del tempo, finché non o notato la Mater sul palchetto, così ho seguito le rimanenti performance da lì. Quando infine abbiamo iniziato noi di musica leggera, ho aggiunto l’ultimo tocco alla mia tenuta (ovvero la matita agli occhi), e sono salito sul palco.
Presentarmi al saggio di fine anno dell’Istituto Artistico Musicale Giuseppe Verdi, in un teatro colmo di mamme (algheresi) di bimbi che suonano il piano, vestito con un paio di anfibioni in piena estate, jeans stretti ornati da due catene (di cui una fatta di teschietti), una maglietta con i lacci sul petto e su un braccio, ed un polsino nero coi lacci, un braccialetto con i teschietti ed uno con le lamette all’altro braccio, senza contare i capelli lunghi e gli occhi truccati ha scatenato immediatamente una certa diffidenza. Quando poi è partita la traccia musicale e si sono sentite le chitarre elettriche (ricordiamo che Whoever Brings The Night non è mica una ballata), l’ostilità proveniente dalla sala è divenuta palpabile.
Ed è per questo motivo (ed anche perché era la mia prima esibizione pubblica) che ho fatto il maggior errore della performance: mi sono mosso pochissimo, se si esclude la mimica facciale. Tuttavia, non in pochi mi hanno detto che ho cantato bene e non ho stonato o sbagliato un attacco neanche una volta. Il che è bene.

Dopo di che, la passeggiata.
Ed è stato in quel momento che mi sono reso conto di quanto, basilarmente, la mia vita ad Alghero sia ormai finita. Ho finito la scuola, ed anche canto. Mi sono congedato in grande stile da ogni cosa che mi legava ancora a questa città. Ora ci sarà un periodo di nulla ad oltranza, di quotidianità sopita, fino al distacco definitivo.
Il futuro.

Friday, 27 June 2008

Esami 3.2

Oggi ho incontrato Tizia Tal dei Tali. Mi ha chiesto dell’esame, e ci è rimasta male per il 40.
E chi se ne frega, non mi sto diplomando per far piacere alla Tizia Tal dei tali.


E con questo abbiamo toccato il fondo.
 
Se non avesse molto saggiamente deciso di levare le tende, le avrei risposto qualcosa tipo:
Francamente, dell’opinione di tutte le persone alle quali non vedevi l’ora di sbandierare il mio cento e lode non può importarmene di meno.

Detto ciò: sinceramente, non vedo l’ora che sia domani per dare questo dannato orale.
Così sarà finita e potrò stare tranquillo.
Così potrò dedicarmi alla filologia sui testi delle canzoni dei Sirenia.
Così potrò leggere il Satyricon senza la spada di Damocle sul capo.
Così potrò darmi al GdR libero.
Così potrò prendere il portafogli, fare i biglietti e andarmene da qualsiasi parte quando più mi aggrada.
Così qualcuno si metterà l’anima in pace.

Sin dall’inizio di quest’esame, in particolare col fatto che ci sarà la commissione mista, ho sempre ritenuto che fosse fondamentale curare più le apparenze che non il contenuto delle performance. Di conseguenza, la scelta dei vestiti che dovrò indossare domani è decisiva.
Fino ad ora mi sono presentato con:

• Anfibi, jeans neri stretti, camicia nera, cravatta scarlatta (prima prova);
• Anfibi, jeans neri stretti, camicia nera con ricami, braccialetto con le lamette (seconda Prova);
• Anfibi, jeans neri stretti, camicia nera con ricami, guantini a rete (terza prova);
• Anfibi, jeans neri stretti, maglietta nera Evanescence, polsino coi lacci sul braccio sinistro, braccialetto con le lamette, braccialetto con i teschietti e catena sul braccio destro (orali, primo giorno);
• Anfibi, jeans neri stretti, maglietta nera Evanescence, polsino coi lacci e borchia sottile sul braccio sinistro, tre polsini – borchie esagonali, borchie lunghe, teschio e catene – sul braccio destro (orali, secondo giorno).

Domani conto di abbinare: anfibi, jeans neri stretti, camicia bianca con inserti in vellutino sul petto, bretelle con borchie, cravatta nera con spille da balia, catene e teschio stampato. Stile dandy gotico. Come qui:

Will You? by *GothicNarcissus
Insomma, speriamo di impressionare bene la commissione! Per quanto riguarda il contenuto della performance, ho studiato e questo basta. Mi sento pronto. Nient’altro è da aggiungere.

Esami 3.1

Bene. Al diavolo la Mater e la sua mania del risparmio: non posso guardare dal basso il condizionatore spento e boccheggiare per l’afa. Può sbraitare quanto le pare, ma lo accendo almeno fino ad arrivare ad un paio di gradi ed il 10% di umidità in meno.

Il voto totale degli scritti è 40/45, che sommato ai 20 punti di credito mi infila già il diploma in tasca. Naturalmente, c’è chi non è contento del risultato (non farò nomi, ma è la stessa persona che rompe per l’uso del condizionatore), e fa di tutto per sottolineare questa sua delusione con uscite del tipo “E a che ti serve studiare ancora? Tanto sei già promosso”, e parlando in russo con le amiche ad un volume tanto alto che, se la lingua non fosse straniera, all’intero vicinato non sarebbe sfuggita la notizia. E, fra le altre cose, continua ad inveire contro l’unica che ha preso 45 (perché secondo lei, dato che la seconda prova la stavamo facendo in comunella, non è giusto che non abbia passato nulla; non ha tutti i torti, ma non è che può diventare verde di bile).

Vorrei aprire una piccola parentesi a questo riguardo. Sia la Mater che il suo degno ex mi hanno decisamente stancato. Sono arcistufo di lui e delle sue vendette, come sono arcistufo di lei e la sua vanità. Se non si danno una regolata, potrei anche dirglielo in faccia che non sono un giocattolo con cui far male (vero papà?) o di cui vantarsi con le amiche (vero mamma?). Ergo, lui può benissimo smettere di accatastare storie dopo dodici anni di divorzio, e lei di sbraitare e sottolineare ad ogni frase come a tutti spetteranno i cinque punti bonus tranne che a me.
Va da sé
che, se darò una buona interrogazione e, alla fine, mi daranno i benedetti punti di bonus e prenderò cento, la Madama sul carro del vincitore non ci salterà manco per nulla. Non hai fatto altro che sbraitare durante l’intero arco degli esami, preoccupandoti di sottolineare con ogni gesto la mia inadeguatezza? Ottimo, ma qualunque sia il risultato, tu ne resterai esclusa. Non a caso, la mia tesina non è dedicata, come alcune che ho letto, a mammaepapà, ma a qualcuno che davvero mi incoraggia e crede in me. E che mi amerà a prescindere dal voto, che sia novanta, novantacinque o cento.

Chiusa la parentesi, sabato si prospetta una bella giornata: la mattina gli orali (ultimo di cinque, speriamo mi tengano poco), e prego che la commissione si mantenga clemente come stamattina, mentre la sera il saggio di canto – e prego che la mia voce non faccia scherzi.
In anticpo a tutti: crepi il lupo!

Monday, 23 June 2008

Esami 3.0

Viva sempre la terza prova, ora e sempre in secula seculorum amen.

Sì, è andata bene. Un uccellino puzzone ci aveva già comunicato le materie (Filosofia, Inglese, fisica, geografia astronomica e Storia dell’Arte), così mi sono potuto preparare a dovere. Le domande erano facili, il tempo abbondante, la professoressa esterna di filosofia tanto incline ad aiutare da avermi praticamente servito le risposte su un vassoio d’oro (senza quasi ascoltare la domanda che volevo farle), le domande di fisica talmente facili che persino io non ho incontrato difficoltà. Una di quelle di Inglese era “Cosa rappresenta il dipinto nel Ritratto di Dorian Gray?” e per poco non sono scoppiato a ridere in faccia alla prof, e anche geografia astronomica era facile. Quelle di Storia dell’Arte un po’ inaspettate, dato che ha messo il Barocco mentre noi pensavamo al Naturalismo o l’Impressionismo,  ma erano ugualmente abbordabilissime, e, come se non dovessi gongolare abbastanza, c’era in mezzo anche la Vocazione di San Matteo. Insomma, la vedo bene.

E come dice il proverbio, meglio l’erba dei vicini che i vicini di Erba, ma quelli di sopra mi stanno ugualmente plissettando la testa a forza di martellate. Se Alghero entra nella cronaca nera, sapete già perché.

Thursday, 19 June 2008

Esami 2.0

E lo scritto di matematica è passato. Gloria in Excelsa Veddharta, Laude Santi Dorian (ma si declina?), Santa Erzsébet in Omnia Secula Seculorum, o summae fata cionfrae! (Sì, fa cionfra cionfrae, è della prima).
Ok, è abbastanza evidente che avrei preferito di gran lunga una versione di latino?

Il lato positivo è che si trassava alla grande (leggi: si copiava, ma detto alla locale fa più effetto). Quello negativo che, ad una certa, non avevamo più da chi copiare. Ed il ministero avrebbe benissimo potuto evitare di dare per scontato che tutti avessimo la patente, con la sua castroneria sul segnale stradale.

Detto questo, la buona notizia è che non vedrò mai più matematica in vita mia. Una volta che mi sarò liberato anche di fisica, sarò una delle persone più felici di questo pianeta.

Wednesday, 18 June 2008

Esami 1.0

E la prima prova è andata.
Potrei dire che è stata una passeggiata. C’erano numerosi temi più che fattibili, ed io ho scelto la tipologia B (il saggio breve, per intenderci) in ambito Artistico-Letterario.
Commento della professoressa di Inglese, incaricata di trascrivere le varie tipologie: “Non avevo dubbi”.
Non ho voglia di riportare l’argomento o cavoli vari, quello lo potete trovare su
www.corriere.it, però posso dire di averlo svolto correttamente, citando ampiamente le fonti in maniera logica e coerentemente organizzata, facendo attenzione a non uscire fuori tema, sviluppando ogni possibile spunto e rileggendo in cerca di errori ortografici (un paio li ho trovati).

La mia tesina ha ricevuto le prime lodi, dalla professoressa d’Inglese dell’altra classe, che va matta per Oscar Wilde e ha apprezzato le innumerevoli citazioni che ho disseminato in ogni sezione. Fosse per lei, con ogni probabilità sarei già fuori con 100.

Ma purtroppo, non sarà lei a valutare la mia seconda prova di domani. Sul mio capo aleggia la scritta “doom”, perché in matematica non sono affatto una cima. Certo, quest’anno non ho toccato i minimi storici della seconda liceo, ma non mi sento affatto pronto. Confido solo nel potere della trassa.

A domani per gli aggiornamenti.

Sunday, 15 June 2008

Doooooooooooooooooooooooom

Ricordo che da qualche parte lessi che le donne sono meno soggette alle flatulenze degli uomini perché non mantengono la bocca chiusa per il tempo necessario a raggiungere la pressione d’aria sufficiente.

Non posso esserne certo, dato che da un tre-quattro giorni sono arroccato in camera mia con tanto di serratura chiusa a chiave, ma ho idea che la Madama adorata non ne stia facendo poi molte, in questo periodo. Probabilmente è la menopausa, probabilmente il fatto che da quando è successo casino al coro non canta più alle prove ma ha comunque necessità di dare aria alla bocca, ma ultimamente è insopportabile. Sbraita per più di mezza giornata dall’altra parte della porta, farnetica cose perfettamente inutili... Insomma, un vero strazio. È più stressante lei che non gli stessi esami.
Fra l’altro, mi chiedo se si renda conto di parlare a vanvera. Cioè, dato che non le rispondo, mi aspetto che immagini che io me ne sto beatamente sdraiato sul letto/seduto al computer con gli auricolari nelle orecchie... E invece no, canzoni di sei minuti e passa finiscono, e nel silenzio che precede la successiva la sento ancora, un blabla informe.

È preoccupata per gli esami? Direi che non c’è bisogno: di farmi bocciare e trascorrere un altro anno con lei in mezzo ai piedi non ne ho proprio voglia. Se poi ha tanto da lagnarsi che la tesina l’ho finita praticamente l’ultimo giorno, può benissimo rendersi conto che se non mi avesse plissettato gli attributi sin da febbraio, rendendo tutto il discorso un obbligo soffocante e spiacevole, prosciugando ogni singola goccia di entusiasmo che avevo, magari non me ne avrebbe fatto passare ogni voglia e avrei finito molto prima, no?
No, naturalmente. È cieca, di fronte a questo fatto, e non da oggi, né da ieri.
Perché crede che col tempo mi sia disaffezionato al pianoforte? “Ale, ti sei esercitato oggi? Ale ti sei già esercitato? Ale, perché non ti eserciti? Ecco, mi fai buttare via soldi inutilmente”.
Ora, a prescindere dal fatto che il vittimismo mi irrita a priori, se mi avesse lasciato esercitare più tardi, quando andava a me, e magari anche saltare lezione quelle volte che non avevo voglia di andare perché volevo stare a casa a non fare nulla (sì, Madama, può capitare anche questo!), la cosa avrebbe continuato ad essere un piacere, e non già più un obbligo.
Idem dicasi con lo sport: capitava il giorno che non ne avevo voglia? “E io pago inutilmente”. Voilà, il karate, il nuoto si trasformano da momenti di svago e relax a impegni opprimenti. E allora, giù a organizzare i piani mirabolanti per farmi ferie, peggio che a scuola.
È capitato un periodo in cui avevo spostato il mio centro di interessi dall’astronomia ad altrove? “Eh, non ti vedo più leggere nulla di astronomia. E pensare che un tempo eri così vivace, così interessato a tutto…”, naturalmente col classico tono stucchevole di rimpianto (no, fortunatamente questo giro non c’è stato “mi hai fatto comprare i libri inutilmente”). Una, due, tre, dieci volte, è normale che la cosa inizi ad apparirmi dovuta, e non più spontanea e naturale.

Ho mai provato a parlarle?
Ah. Ah. Ah. Ah. Ah.
Cos’è una battuta? Cioè, ci proverei anche, se non avesse ragione lei a priori. Ecco, lei ha una forma a pura a priori in più rispetto a quelle descritte da Kant: spazio, tempo, le dodici categorie e la ragione. Che bello, eh?

Toh, salvato dal gong: hanno suonato il campanello, con gli ospiti avrà poco da sbraitare… o forse no?

Thursday, 12 June 2008

Die, die, beautiful!

Intravedo una seria possibilità di esser riuscito a risolvere la questione “Luana”, ieri sera.

Magari, se riesco a non aver preso due piccioni con una fava è anche meglio.






CMWYS mode: on
On air: NOT a 20th Century Boy!

Wednesday, 11 June 2008

Souvenirs…

Old Souvenirs by *GothicNarcissus
Anche la festa di fine anno è andata.
Detto così, sembra un’altra delle spiacevoli incombenze scolastiche da sbrigare: l’ultimo giorno, la tesina, la festa, gli esami.
Ed in effetti, devo ammettere che se ieri sera non mi fossi fatto venire a prendere, la festa sarebbe stata interminabile. Non tanto per questa festa in sé, quanto perché non amo le feste in generale. Mi annoio, non mi piace bere fino a sentirmi male (in verità ieri non ho bevuto proprio), non mi piace ballare... Sì, il mio ideale di festa è una seratina graziosa piena di invitati ben vestiti che si aggirano per le stanze portando bicchierini con drink e chiacchierano amabilmente e magari un po’ ipocritamente, con una discreta musica di sottofondo, vari tavoli col buffet, qualche brindisi di tanto in tanto… Insomma, un party alla Mrs. Dalloway.
Onestamente, non vedo l’ora di lasciarmi l’intera questione del liceo alle spalle. Essere giunto quasi alla fine mi ha fatto desiderare di mettere la parola fine e andare avanti. Aver lasciato la festa alle spalle è un grosso passo avanti.

Tuesday, 10 June 2008

Sopravvissuto

A titolo puramente informativo, la tradizione è stata interrotta: ho superato l’ultima mattinata di scuola senza riportare alcun tipo di danno. Anche perché sarebbe stato difficile: ero da solo e sono rimasto soltanto un’ora, giusto il tempo di far leggere la parte di filosofia della tesina a Monica (che ha lodato il mio lavoro).

Da notare il modo spettacolare in cui me ne sono andato, con entrambi i vicepresidi fuori dalla porta impegnati a farsi gli affari loro ed io che mi allontanavo da scuola con tutta la nonchalance del mondo, riuscendo così a non dare nell’occhio.

È finita. Ora mancano solo gli esami. Un po’ come quella barzelletta:
“Anche questa è fatta. Ora resta la suocera.” disse il marito, pulendo il coltello sui vestiti della moglie.

Monday, 9 June 2008

La maledizione dell’ultimo giorno…

Domani è l’ultimo giorno del liceo e sono molto, molto, molto teso.
Lo ammetto candidamente: se non avessi da far leggere a Monica il mio saggio su Nietzsche ed il suo concetto di apollineo e dionisiaco, me ne starei volentieri a casa, invece che mettere a rischio la mia incolumità psichica e fisica.

No, non è perché l’esame si avvicina, né tanto meno perché non rivedrò più prof & compagni se non agli esami, e nemmeno perché domani sera c’è la festa che sono teso. E’ per via della maledizione dell’ultimo giorno. Ba-ba-bam, la Luna Nera!

Ero un bimbo di sei anni dolce e tenero all’ultimo giorno di scuola materna, e coloravo tranquillamente il mio bel disegno mentre la mamma e la maestra Elena chiacchieravano, quand’ecco che due miei compagnetti si spintonano, uno cade addosso alla mia sedia, io mi sbilancio, cado, sbatto la testa allo spigolo del banco e voilà, una cicatrice sulla tempia.
Ero un bambino di undici anni entusiasta e sognatore all’ultimo giorno delle elementari, e stavo giocando con i miei amici nel cortile della scuola, quand’ecco che parte una manata di un mio compagno che mi becca dritto dritto all’orecchio destro, provocandomi una mezza sordità per tutto il mese successivo.
Ero un ragazzino di quattordici anni tetro e taciturno all’ultimo giorno della scuola media, e me ne stavo per i cavoli miei a scribacchiare sul diario, quand’ecco che un mio compagno solleva una sedia e mi becca all’occhio, senza conseguenze gravi, fortunatamente.

Capite, ora, la mia ansia, sì?
L’idea sarebbe di entrare da assente e scapparmene dopo aver presentato la parte di tesina a Monica .__.

Thursday, 5 June 2008

Gli abissi della pietà

Ma Ale, perché semplicemente non la lasci perdere? Se parlare con lei, se sentirla poi ti fa stare così male, perché non tronchi direttamente tutti i rapporti?
Non posso, Veronica. È vero, niente è più come prima, ma non me la sento di abbandonarla a se stessa… È sola… In fondo ha solo me.
Non so se fai bene, Ale. Così però stai male tu. E credi di aiutarla davvero, Luana?
Non so… Non me la sento di lasciarla sola. Sai quanto le ho voluto bene, è stata come una sorella per anni…

E cosa ho risolto, se non portare avanti un’amicizia in putrefazione, arrivare a un litigio decisamente spropositato che ha coinvolto altre persone, accumulare menzogne, passare per cattivo e ipocrita, e averla ancora attaccata? Perché dopo nove mesi, ancora mi cerca, in un modo o nell’altro. Nemmeno ora posso dire di essermene liberato.

Ale, di questo passo finirà che te la ritroverai a passeggiare ‘casualmente’ sotto casa!
Eh sì… ‘Sai com’è, sono uscita a fare un giro per Fiano, e passando passando mi sono trovata ad Alghero sotto casa tua’. Me la immagino già…
Non so quanto tu abbia da scherzarci.

Stiamo sfiorando il ridicolo, Veronica: non mi sorprenderei nemmeno più di tanto, se accadesse.

Non vuole arrendersi all’evidenza che mi ha perso. Non vuole capire che è superflua nella mia vita, che non ho nulla più da condividere con lei. E non posso non prendermela anche con me stesso. Se avessi troncato la cosa quando era finita, se avessi messo in chiaro, quando è tornata come nulla fosse stato, che non volevo saperne, se non mi fossi lasciato prendere dalla compassione per la sua solitudine, mi sarei risparmiato un sacco di fastidi e sofferenze.
Schopenhauer ha fallito ancora una volta. L’agapé non porta da nessuna parte, se non a complicare le cose. È una medicina peggiore della malattia stessa.

Dedicato a tutte le Luane del mondo
: possano iniziare a camminare con le loro gambe.
Ed anche a tutti gli Alessandri del mondo
: possano imparare a chiudere occhi ed orecchie e pensare un po’ più a loro stessi.