Wednesday, 22 August 2007

Tempesta

È incantevole come un acquazzone possa risollevare le sorti di una giornata davvero brutta.

Perché a est è sceso un fulmine, un bellissimo ed accecante lampo.
Mentre a ovest, in mezzo alla pioggia e alle nuvole, si intravvede una stella.

E se ci volessi credere?

Tuesday, 21 August 2007

Lo stereotipo del goth

Preso da qui. Abbastanza simpatico e veritiero!


Età: nessuna, i Goth sono senza tempo.
Comportamento:
meditativo, drammatico, sensuale, atto all’eccessivo romanticismo.
Dieta:
antipasti, sigarette.
Intelligenza:
stranamente sopra la media.
Colore preferito:
nero.
Letteratura:
romanzi e horror del XIX secolo, Anne Rice, Neil Gaiman
Materie:
umanistiche: arte, letteratura, psicologia ecc...
Musica:
ahem, gotica.
Habitat naturale:
cimiteri, cafè, librerie, laboratori, internet, quel nightclub incredibilmente dark e sinistro (ma proprio un sacco tetro). Turisti, attenti!
Estensione territoriale:
l’Europa del Nord e i paesi Anglofoni. L’Inghilterra e la Germania sono i due centri principali.
Occupazione:
artista, computer, letterato, studente, impiegato.
Razza:
qualsiasi (ma essere pallidi aiuta molto).
Religione:
nessuna, qualcuna.
Orientamento sessuale:
nessuno, qualcuno… qualsiasi.

Friday, 17 August 2007

Dove c’è l’eco del silenzio, tu non sei più con me…

Non cerco e non ho intenzione di trovare un oceano più calmo o un sole che non sorgerà mai. Il mio mondo non cambierà mai ed il tempo ti riporterà nei miei pensieri, ed io continuerò ad andare altrove e poi ti dimenticherò di nuovo.
E andandomene, posso perdonarti del tutto di nuovo.

Thursday, 16 August 2007

Possessioni e incazzature

Umore decisamente instabile (ed insano). È stupido che me la prenda tanto per una cazzata che è successa ancora ieri, ma non posso farci nulla, mi rode tanto. È partita da un motivo futile, si è postumamente rivelata un po’ meno futile, e se le cose stanno davvero come le ho capite stare, non può fregarmene di meno: non devo sacrificarmi sull’altare della felicità di qualcun altro. E, dato di chi si tratta, non mi porrò nessuno scrupolo a compierlo io, il sacrificio.

Questo sotto la voce “incazzature”. Sotto quella “(p)ossessioni”, da segnalare che da svariati giorni sto andando avanti a tra Home dei The Gathering, Souvenirs dei The Gathering, Almost A Dance dei The Gathering (che però è bruttino), Accessories dei The Gathering, Mandylion dei The Gathering (che differentemente dagli altri ho solo su PC)… Non so se ho reso l’idea. Ci sarebbe da spararsi un colpo in bocca, Santo Dorian. Oggi tenterò di ascoltare …In Einer Zukunft Aus Tranen Und Stahl dei L’Âme Immortelle per variare un po’… ma dopo che avrò finito entrambi i CD di Accessories.

Wednesday, 15 August 2007

Arresti domiciliari

Oggi mi sono auto-recluso in casa. Se Alghero è invivibile tutta l’estate, a Ferragosto non si può proprio stare. Le spiagge saranno piene, e non si potrà passare per le vie del Centro Storico. E dato che il centro storico è l’unico posto dove valga la pena andare… Insomma, sono deciso a non uscire di casa neanche sotto minaccia.

Ma, d’altro canto, la pace che posso trovare in casa è comunque molto relativa.Basti pensare che alle sette del mattino sono stato tirato giù dal letto da un pastoraccio che, camminando per strada, litigava con la sua fidanzata-pecora a un volume tanto alto da avermi svegliato al quarto piano. L’idea era di andare in bagno, riempire un secchio d’acqua e versarlo loro addosso, ma alla fine sono riuscito a riprendere sonno, per loro fortuna.

Ora che ho finito con le foto di DeviantArt, non so bene che fare. Mi si prospetta un pomeriggio pigro all’insegna di Lot e dei The Gathering. Quando finirò con loro, magari ascolterò l’album dei L’Âme Immortelle che attende di essere estratto sul mio PC.

Scusate i post telegrafici, ma sto cercando di rimettermi un po’ in carreggiata. Piano piano, spero di riuscire a tornare a degli standard leggibili.

Sunday, 12 August 2007

Rispolveriamo la cripta onirica

Con la speranza che questo segni la definitiva riapertura delle porte del Santuario.

Un sogno che ho fatto ieri notte, una dimostrazione di quanto ormai l’edonismo sia un tarlo che mi rode anche nell’incoscienza. Un sogno fatto appena prima del risveglio, quindi ben impresso nei ricordi.

Alghero, un pomeriggio estivo. Cielo livido, d’una sfumatura fra l’indaco e il viola, inquietante, opprimente. Non ricordo bene come, ma si diffonde la voce dell’imminente arrivo di una tromba marina. Inizia ad avvicinarsi, punta sulla città: nulla di spaventoso, quel tanto che basta per portar via tegole e antenne. E tuttavia, a casa mia è un gran correre a ritirare il bucato steso sul terrazzino, per chiuder tutte le finestre, per assicurarsi che la gatta non esca fuori.

La visuale che si ha dal terrazzino del mio appartamento del quarto piano è un po’ diversa da quella reale, all’angolo della via si intravede il mare e la tromba d’aria che già lambisce la costa: qualcosa di spettacolare, magnifico. Il vento è già forte, tento di chiudere la portafinestra esterna dopo aver portato le piante dentro e ci riesco solo con difficoltà. Mi precipito in camera mia per chiudere la mia finestra e (con l’incongruenza che spesso si manifesta in sogno) il palazzo di fronte non c’è più, lo sguardo spazia sino al lungomare dove la tromba marina sta sradicando delle inferriate. Non ricordo perché, distolgo lo sguardo, vado in un’altra stanza, poi torno: la colonna vorticosa è ormai a un passo dal mio palazzo, lambisce quello di fronte. E, a quel punto, decido di fare una cosa forse folle: lascio aperta la finestra, abbasso a metà la tapparella e resto lì fermo, davanti, solo la zanzariera e la tapparella a proteggermi dalla furia del vento lì fuori. Per il solo gusto di sentire com’è tutto quel vento su di me. Per il solo desiderio di sentire la pioggia frustante.

E poi arriva. Una sensazione di libertà, i capelli che svolazzano, il piacere di essere in balìa degli elementi. E, dopo qualche momento, mi sollevo da terra, la tenda che si stacca dagli anelli e finisce appiccicata al vetro e io che fluttuo in aria, sorretto dalla furia del vento, il soffitto sotto i miei piedi, il pavimento lontano. Pochi minuti di piacere, sensazione di vuoto, libertà assoluta. E poi, l’atterraggio che non è dei migliori, la piccola bestemmia, io che mi rialzo ed esco dalla mia stanza per vedere dalla finestra della cucina la tromba d’aria che passa dall’altra parte del mio palazzo.
E infine, la coscienza del giorno che, come un taglierino, squarcia il sogno e cancella il cielo livido per far spazio a quello luminoso del mezzogiorno, ancora nascosto dalla tapparella abbassata e dalla tenda tirata, che pende al suo posto, senza aver avuto coscienza d’essersi librata nel vento che aveva invaso quella stanza fin troppo ordinata.

Sunday, 5 August 2007

Ritorno al Garden

Salve. Finalmente, eccomi tornato in Italia. Vorrei scusarmi per non aver più postato, ma le connessioni bielorusse sono lente e quando aprivo Splinder non mi caricava la finestra dove mettere il testo. Quando poi sono tornato in Italia, mi sono dedicato quasi interamente a mia gallery su DeviantArt, trascurando il Santuario. Ma ora che, essendo dal Procreatore, non posso dedicarmi alle foto, farò un aggiornamento con i fiocchi.

Se non sbaglio, vi avevo lasciati al mio giro per Minsk. Ad esso ne sono seguiti numerosi altri, e piano piano ho visitato la capitale. Domenica 15, invece, la Mater ed io siamo partiti per Grodno, dove lei avrebbe incontrato un’amica, ci siamo trattenuti due giorni, durante i quali ho visitato la città, assolutamente deliziosa. La primissima cosa che mi ha colpito è stata una piazza chiamata Bathoria. Ho in seguito scoperto che è stata intitolata a Stephan Bathory, un re di Polonia che aveva fatto di Grodno la sua sede ed era imparentato con la celeberrima Erzbeth! Dopo essere andato in visibilio,  ho subito comunicato la notizia a Giulietta, contagiandole la mia estasi quando le ho comunicato che il signore aveva studiato niente meno che all’Università di Padova! È un segno di Santa Erzbeth!
Grodno è altresì ricca di angolini caratteristici di cui non si sospetta nemmeno l’esistenza e che la stessa amica di mamma che ci faceva da guida non conosceva, come una magnifica sinagoga – attualmente in restauro – ed una chiesa protestante in stile neo-gotico, l’unico edificio tale che ho visto in Bielorussia, che con la sua decadenza mi ha ispirato un sacco di foto.

Da Grodno siamo andati direttamente a Krasnaja Volija, il paese dove è nata e cresciuta mia mamma, per visitare la tomba del nonno e i parenti, dove abbiamo trascorso una giornata. Da lì siamo tornati a Minsk.

Un paio di giorni a Minsk durante i quali mi sono ripreso dalle placche che mi ero beccato in treno, ed una nuova partenza, stavolta per San Pietroburgo. Questa città mi ha suscitato una ridda di sentimenti contrastanti. E, alla fine, il bilancio risulta sfavorevole.
Di San Pietroburgo mi sono piaciute un paio di chiese, la Fortezza dei Santi Pietro e Paolo, il Giardino d’Estate e l’Ermitage. Tutto il resto è da buttare. L’impressione generale di San Pietroburgo è quella di una cittadina di provincia che tenta di farsi promuovere a città importante esibendo marche straniere. Così, la via principale è interamente tappezzata di botteghe Gucci, Prada, Dolge&Gabbana, Dior e un botto di altri nomi francesi ed italiani che da noi sono sconosciuti ma li hanno negozi extralusso dove anche l’aria costa. Beh, scusate tanto se sono venuto a visitare una città russa! Per vedere Armani potevo anche starmene in Italia. In definitiva, San Pietroburgo è una città tamarra. E gli abitanti sono, alla meglio, poseroni, alla peggio truzzi. È deprimente vedere una bella ragazza con un corpetto ricamato in filo dorato abbinato a jeans perlati, sandali rosa shocking e auricolari con la musica tunz-tunz. C’erano innumerevoli  finti-emo in giro, e solo due o tre effettivamente tali. Per non parlare del traffico: i pedoni devono volare. Da una parte non c’è nemmeno mezzo sottopassaggio (cosa che a Minsk se non si trova ad ogni incrocio, poco ci manca), ma in compenso i “nuovi russi” (ovvero i nuovi ricchi, che sono d’un’ignoranza tale da suscitare perfino barzellette) ti mettono sotto con i loro macchinoni nonostante stia sulle strisce e abbia il verde. L’ultimo giorno mi sono talmente stufato di questa situazione che il tipo che ha provato a investirmi si è beccato al volo un centratissimo sputo in faccia dal finestrino aperto.

Insomma, fra burini della peggior specie, musica tunz-tunz, svastiche appese al collo come gioielli, macchinoni parcheggiati sul marciapiede e palazzi storici soffocati da pubblicità di marche straniere, l’arrugginita e trascurata scritta “Leningrado – Città Eroe”, residuo di un passato glorioso nel quale i Leningradesi hanno resistito alla fame più nera sino alla fine all’assedio dei nazisti, sembra una pietosa beffa.
Ma l’Ermitage valeva bene la pena di andare: è uno dei musei più sublimi che mi sia mai capitato di visitare. Tutto, dai ritratti della Famiglia Imperiale alle statue di Canova mi attirava come  una fiamma attira una falena. E anche Peterhoff, la residenza estiva degli Zar, poco distante dalla città, è stata una perla di raro valore, con i suoi giardini infiniti. Ho scattato tante di quelle foto che la mia gallery sta letteralmente scoppiando.

L’unica fregatura, però, è stata che al nostro ritorno, l’incantesimo di Minsk si è spezzato: ormai rimaneva troppo poco tempo per goderne appieno, e una certa impazienza di ripartire strisciava fra i nervi. Tuttavia, ho goduto di ogni singolo altro giorno che potevo trascorrere lì. E la mattina della partenza è stata bagnata da lacrime abbondanti.

Ed ora eccomi, a crogiolarmi nella nostalgia di quella che ho sentito come mia patria. Se solo non ci fossero ancora le radiazioni di Cernobyl, mi ci sarei fiondato anche ora a vivere.

Tuesday, 10 July 2007

Diario di viaggio

Per vostra (s)fortuna (dipende da chi legge), sono ancora vivo.

Riassumo in breve, dato che la scheda-internet della zia è a tempo, quel che è successo in questi ultimi giorni durante i quali sono sparito.

Fino a ieri ha fatto un tempo orrendo. Pioveva a dirotto, poi smetteva e tirava il vento, poi diluviava. La temperatura era paragonabile a un nostro febbraio, pensate un po’. Dopo diversi giorni di tempo del genere che ci costringeva a casa della nonna, la Mater ed io ce ne siamo fregati e, armati di ombrelli e impermeabili, siamo andati in centro qui a Minsk a fare i turisti. Abbiamo camminato per svariati chilometri da un monumento all’altro, facendo foto ogni volta che il vento lo permetteva e condendo il tutto dagli abbondanti commenti della Mater che ricordava qualche episodio di venti o trent’anni fa. Abbiamo fatto anche una bella visita alla linea blu della metropolitana scattando numerose foto delle stazioni, le quali sono dei veri capolavori (non come quelle oscene di Roma). Da notare che alla prima stazione ci ha fermati la vigilanza perché era vietato fare foto in metro (probabilmente il tipo era in cerca di una mazzetta per lasciarci fare). Noi ci siamo scusati, abbiamo rimesso a posto l’attrezzatura e siamo saliti sul treno… Alla fermata successiva, ovviamente, non ne sapevamo già più nulla… (anche se facevamo attenzione a scattare le foto quando non c’erano i vigilanti).

Ho notato che in Bielorussia c’è un sano senso di patriottismo, che però, a differenza di Ucraina, Repubbliche Baltiche et similia, non sfocia in un cieco ed ottuso nazionalismo. Ovvero: i Bielorussi hanno una forte identità storica e ricordano con monumenti, targhe e quant’altro gli eventi del passato, la resistenza ai nazisti durante la guerra, non rinnegano il passato sovietico ma si rendono conto che in esso poggiano le fondamenta del loro presente. A differenza dei vicini che hanno buttato via le tombe dei soldati sovietici che sono morti liberando le loro città dai nazisti…

Ieri è finalmente arrivato il caldo e ha smesso di piovere. La Mater ed io abbiamo di nuovo girato per il centro (lei aveva delle commissioni da sbrigare), poi abbiamo fatto una visita al cimitero di Minsk, dove io ho fatto un servizio fotografico, poi alla Piazza della Liberazione ove arde il fuoco eterno della memoria. Altra prova del patriottismo di Minsk, Città Eroe (così recitano i cartelli che troneggiano all’entrata della città). Oggi invece, ci siamo dedicati, più o meno, al relax. E per ora non c’è altro da aggiungere.

Al prossimo aggiornamento!

Wednesday, 4 July 2007

Live from Minsk

Ed eccomi a Minsk. Dopo una levataccia alle 3:30 del mattino per poter prendere il pullman alle 5 e l’aereo alle 6:40, file di check-in e dogane, finalmente sono arrivato.

Prima impressione: la Bielorussia
è meravigliosa. È praticamente un enorme bosco intervallato dai campi e dalle città. Il verde è ovunque, e non esagero.
Seconda impressione: qui sono quasi le undici ed è ancora giorno. Questo perché siamo più a nord.

E questo è quanto per oggi. Il resto ve lo narrerò in itinere.

Tuesday, 3 July 2007

Una nuova partenza

Mea culpa: ho trascurato tantisismo il Santuario nell’ultimo mese. Il caldo proprio non mi aiuta con l’ispirazione.

Detto ciò, un altro saluto a tutti: domani parto di nuovo. Stavolta con la Mater, destinazione Bielorussia, dove starò per quasi un mese, ovvero fino al 1 agosto.
È un bel po’ di tempo, ma ci permetterà di visitare amici e parenti, e di fare una capatina a San Pietroburgo e magari Mosca.

Per ora non c’è molto da aggiungere. Sono inquieto per la partenza, al solito, e il fatto che il viaggio sia tanto lungo non mi aiuta. Non ho idea di come siano le linee telematiche in Bielorussia, né se mia zia e mio cugino abbiano un computer davvero utilizzabile (il bielorusso medio non naviga nell’oro).
Vabbè, mi porterò da leggere: il Ritratto, ovviamente, e poi qualcosa della Christie. Dato che comunque avremo dei momenti piatti, almeno mi terrò impegnato. Dovrò dosarli molto accuratamente per non finirli subito.

La cosa che mi stressa maggiormente, però, è l’idea che Murka non è mai rimasta da sola tanto a lungo. Siamo già d’accordo con la vicina e un’amica di famiglia perché vengano a controllarla, darle da mangiare e farle un po’ compagnia, ma un mese è un tempo lunghissimo per una gatta.
Anche se poi penso che Murka è forte e fiera: al massimo, ci sgriderà a morte quando torniamo, ma di sicuro se la caverà.

E già faccio fatica a concludere i post quando sono tranquillo, figuriamoci ora che ho l’ansia. Per cui, auguratemi buon viaggio e ci sentiamo… non so quando.