Tuesday, 29 December 2009

Lotus

Alla fine, è come ha detto la Bloempje: è in questa casa che l’ho iniziato, ed è giusto che sempre qui l’abbia finito. È dunque con orgoglio che annuncio che oggi ho finalmente terminato la prima stesura del Racconto.
Lotus
Il titolo, Lotus, deriva dall’omonima canzone dei Tristania. Inizialmente pensavo di intitolarlo Away come la canzone dei Nightwish, ma nel corso della stesura mi sono progressivamente disaffezionato alla band, e ne ho contemporaneamente conosciute molte altre. Ho trovato che il testo sottilmente perverso eppure rassicurante di Lotus s’intonasse decisamente meglio a quello melodrammatico di Away, e così ho effettuato il cambio in itinere. Anche nella tracklist ci sono stati diversi rimaneggiamenti, dovuti fra le altre cose all’uscita di Forever Is The World dei Theatre of Tragedy che mi ha letteralmente conquistato, col risultato che le canzoni che fanno da colonna sonora al Racconto ora sono:

01. In Motion #02 – The Gathering
02. Restless – Within Temptation
03. Give Unto Me (Sound Asleep version) – Evanescence
04. Leaves – The Gathering
05. Monsters
– The Gathering
06. Noisy Awareness – Leandra
07. Bleed (I Must Be Dreaming) – Evanescence
08. The Art Of Dreaming – Leandra
09. The Garden – PJ Harvey
10. Revolution – Theatre of Tragedy
11. Debris – Theatre of Tragedy
12. What Else Is There?
Röyksopp
13. Equilibrium – Tristania
14. She – Abney Park
15. The Modern End – Tristania
16. Hide And Seek – Theatre of Tragedy
17. Lies – Evanescence
18. Before The Dawn – Evanescence
19. Paris – Delerium
20. Flavour Of The Day – The Crest
21. Waking Hour – The Gathering
22. World Of Glass – Tristania
23. The Cross – Within Temptation
24. The Wretched – Tristania
25. Run – Within Temptation
26. Triumph Of Defeat – Epica
27. Veniality – Epica
28. Lotus – Tristania



Vi chiedo solo un favore: non fiondatevi a chiedermi di passarvelo ora. Prima devo ancora revisionarlo da capo a coda, sistemare i congiuntivi dopo aver riletto la grammatica approfondita (grazie al mio caro professore di italiano che durante lo scorso anno scolastico mi ha fatto sorgere un milione di dubbi) e vedere dove posso inserire qualche piccolo dettaglio. Gli ultimi due capitoli e l’epilogo, poi, sono ancora del tutto da correggere (e credo che abbiano bisogno di molti aggiustamenti per diventare scorrevoli, dato che gli uni li ho scritti in tempi biblici e saranno pieni di incongruenze, mentre l’altro l’ho buttato di getto e deve ancora essere modellato come si deve), per cui ancora non è presentabile al pubblico. Però la prima stesura è finita, e giuro, ne sono entusiasta!

Monday, 28 December 2009

Sogni harmony yaoi!

Non so. Sarà il clima di repressione che si respira in questo villaggio ai margini della civiltà; sarà il non potersi dare a quel po’ di sano autoerotismo quotidiano causa scarsità di privacy (sommate il sonno leggero dei vecchi, le loro porte perennemente spalancate, il vizio di ficcare il naso per vedere se mi sono addormentato, questo sconosciuto del verbo bussare che non esiste nemmeno a titolo formale, e lo sguardo vigile di Padre Pio che farebbe ammosciare anche Pavel Novotny); sarà che se non devi pensare a qualcosa per evitare di fare un’uscita gaia davanti ai parenti automaticamente non pensi ad altro… Il fatto sta che stanotte sono riuscito a fare non uno, ma ben tre sogni a sfondo omosessuale di fila. E non sogni qualsiasi, ma tutti rigorosamente ambientati nelle epoche storiche più disparate e fra l’altro a sfondo romantico più che sessuale. Insomma, una specie di Harmony yaoi!

Nel primo ero una specie di libertino del 1500 che capeggiava orge gaie in una specie di torre. Il mio amante era una specie di alto ufficiale delle milizie ducali, e ad una certa faceva irruzione con alcuni membri della Santa Inquisizione per arrestarci, forse per vendicarsi del fatto che nonostante lui fosse il mio uomo io mi dilettavo in situazioni del genere, forse perché mi amava e voleva salvare la mia anima peccatrice. Il fatto sta che per non essere catturato e torturato mi suicidavo, e rimanevo sotto forma di fantasma a cercare la mia vendetta, tentando di rovesciargli addosso tutto ciò che mi capitava a tiro (e questa è, fra le tante, l’unica volta che ricordo in cui ho davvero sognato di morire e non mi sono svegliato un istante prima).

Nel secondo sogno mi trovavo invece in un’enorme maniero vittoriano, ed ero nientemeno che Dorian Gray (quello biondo) in persona. C’era un grande ricevimento, e io avevo Lord Henry accanto. Ad ogni buona occasione tentavamo di imboscarci da qualche parte a pomiciare, ma c’era sempre qualcuno che ci disturbava. Non vedevamo l’ora che l’intera menata finisse per ritirarci nelle rispettive camere e approfittare della porticina che le metteva in comunicazione, ma niente, la festa andava avanti ad oltranza e per noi non c’era pace né nel sottoscala, né nella serra, né dietro le tende. È stato un sogno estremamente frustrante.

Il terzo ed ultimo è quello che ricordo meglio: ero un cortigiano di Versailles ai tempi di Luigi XVI. Non solo, ma ero addirittura l’amante del re. Per mia fortuna, però, al posto di quel simpatico omone pingue con la parrucca incipriata c’era il bel principe Marth di qualche post fa, sebbene fosse comunque Re di Francia, sposato con Maria Antonietta, inguaiato col popolo e tutto il resto. Ebbene, il ricordo più vivido di questo sogno era proprio l’emozione che provavo standogli accanto. Lo amavo. Lo amavo visceralmente, avrei ucciso per lui e averlo accanto era quanto di più bello potesse capitarmi. Ora, il bel sovrano e io ci ritroviamo ad amoreggiare in un luogo appartato contro una delle mura esterne della reggia, salvo che Maria Antonietta passa da lì e rischia di scoprirci. Allora il re suggerisce di appartarci in una specie di scantinato poco lontano in cui avvenivano dei furti di gioielli (non ricordo bene se connessi a lui stesso o meno). Quando ci avviciniamo, scopriamo che quella è una “notte delle Grazie”, ovvero una notte in cui le giovani e nobili debuttanti, ipnotizzate e vestite di bianco, andavano a danzare come le Grazie nel giardino e venivano derubate dei gioielli senza che se ne accorgessero. Il re si allontana in direzione dello scantinato, mentre io resto lì, sul piazzale ghiaioso, e noto che c’è una famiglia di nobili decaduti adagiati su una sporgenza del muro di una specie di tempietto barocco. Chiedo loro se hanno visto qualche Grazia, e loro mi rispondono di no, che c’è Lucia (e questa devo averla presa direttamente dalla giocata fatta poco prima con la Bloempje). Se non che, capisco che hanno intuito che il re è invischiato nell’affare e conosce la cantina, e dico loro che vado a recuperarlo. Scendo nella cantina per cercarlo, e qualcuno ci chiude dentro. La cassaforte dove venivano nascosti i gioielli è vuota e noi non sappiamo come uscire. A quel punto sentiamo un rumore, e guardando dalla serratura vedo che una famiglia di cinesi (??), che so essere i proprietari dello scantinato si sta avvicinando. Il re è terrorizzato all’idea che ci scoprano lì, sia per la nostra tresca che per l’affare dei gioielli, e a quel punto – e giuro, dopo questa al risveglio ho trovato guance, capelli e cuscino umidi – gli dico di non preoccuparsi, lo spingo contro il muro, gli prendo il volto fra le mani, lo bacio in maniera struggente come fosse l’ultima volta, e mentre la porta si apre mi allontano, gli prendo la mano e inizio a lamentarmi di avere dolore alla testa e che i nobili decaduti di cui prima ci avevano derubati e rinchiusi lì dentro, che erano loro gli autori delle Notti delle Grazie e il re li aveva scoperti ed ero andato a salvarlo. (In tutto ciò, per qualche strano motivo immaginavo che erano davvero immischiati). Arrivano i soccorsi e lì mi sveglio nelle condizioni di cui sopra.

Harmony yaoi, come avevo detto! Mi chiedo da dove cavolo la mia mente le tiri fuori, queste uscite, perché da sveglio mi rifiuterei anche solo di pensarle. Ah, secondo me la zia mette qualcosa di strano nel ripieno delle seadas!

Sunday, 27 December 2009

Diamoci alla fotografia

Quando uno è talmente annoiato da desiderare di arrampicarsi sui mobili, appendersi al lampadario e gridare tutta la sua frustrazione a testa in giù, e ha una gran passione per la fotografia, nemmeno la pioggia può fermarlo. Così, eccomi qui ad impegnare il tempo inventandomi fotografie per casa.

Il Procreatore e la sua degna sorella hanno avuto oggi il primo, perplesso approccio con il mio nuovo – beh, per loro – hobby. Mentre lui smadonnava intorno al cavo dell’antenna (la tv è muta, sono proprio tagliato fuori dal mondo civilizzato) e lei smanettava sul rosario, ho preso la Bimba ed il treppiede e me ne sono andato nel salotto per fare qualche buono scatto di stock (per chi non lo sapesse, le fotografie di stock sono fotografie che sono liberamente utilizzabili nelle photomanipulation). Uno dei pochi pregi della Ziaccia è che, se si esclude la parete di acquasantiere accanto alla porta d’ingresso, le statuette della Madonna e le foto di Padre Pio in giro per casa, ha dei mobili davvero belli: vecchio stile, eleganti, decorati, pieni di centrini, candelabri, statuette di porcellana e altri soprammobili per lo più di buon gusto. Ebbene, dopo un po’ di foto della credenzina, mentre mi apprestavo a fotografare un certo oggetto che mi servirà per la serie dei Signori dell’Inferno, eccoli che arrivano a ficcare il naso. Nel vedermi tutto zelante e very professional con la mia signora macchina montata sul treppiede intento ad inquadrare al meglio quello che per loro era un oggetto assolutamente privo d’interesse, e peraltro con pochissima luce (il bello del treppiede è che posso mettere tempi di esposizione biblici e non massacrare i soggetti inanimati con flash, luce artificiale e altre cose orripilanti), li ho visto davvero confusi e disorientati, e ho dovuto fare un bello sforzo per non rotolare dalle risate. Ancora più perplesso è stato il Procreatore quando ha smesso di piovere, nel vedermi scarrozzare l’attrezzatura in macchina pronto a rimontarla chissà dove.

Purtroppo, però, i miei piani di andare a fare foto in giro per la campagna Merilendese sono allegramente saltati: il Procreatore mi ha infatti trascinato dall’amico che gli aveva fatto il celebre DVD perché si è accorto solo dopo che era zeppo di Orrori Ortografici, e a quando correggere tutto e tradurre in inglese per i suoi amici Talebani, il pomeriggio è volato via e non c’era già più luce a sufficienza nemmeno per il treppiede. Spero di rifarmi i prossimi giorni, anche se comunque l’assenza di un/a modello/a mi penalizza non poco: i paesaggi sono suggestivi, ma le foto sarebbero banali, le solite colline viste e riviste. E dire che mi piacerebbe portare qualcuno nella stazione decadente di Torralba: uscirebbe un set gothic-industrial davvero suggestivo! Fede, sei la mia unica speranza per la prossima volta che scendo in Merilend!

Saturday, 26 December 2009

In the Merilandian depths

Ed infine eccomi qui, parcheggiato a casa del Procreatore senza nulla da fare, talmente disperato per la noia da mettermi a scrivere un post non in linea che verrà retrodatato al giorno e l’ora corretti grazie alle funzionalità della nuova versione di Splinder, e con nelle orecchie i Dejafuse che, mi perdonino Nienke e i suoi fan, con il loro hard rock piuttosto monocorde non aiutano un granché a svagarsi. Addirittura, è il primo giorno di reclusione e ho già esaurito tutti i parenti da visitare, ottenendo in cambio null’altro che una fastidiosa quanto persistente puzza di gamberi sui capelli appena lavati (che sono miracolosamente tornati morbidi e setosi dopo il crespo stopposo dei giorni scorsi). Ora l’unica cosa che posso fare è chiedermi mestamente come impiegherò i prossimi quattro giorni.

L’incontro col degno signore dopo quasi un anno di silenzio è andato meglio del previsto: la conversazione si è attestata subito su un cortese tono semi-formale ed è andata liscia e senza intoppi. D’altro canto, l’interazione col Procreatore richiede un impegno minimo: basta buttare lo sguardo su che tempo fa, sciorinare i risultati accademici e commentare gli ultimi avvenimenti tenendo conto che tutto è sempre e comunque una manovra politica, tutti complottano contro i poveri Sardegnoli ed ogni cosa è in ultima istanza colpa dell’America. Tutto questo finché non si arriva a casa e si sente il tono d’avvio di Windows XP nell’altra stanza. Sua sorella è ancora più facile da gestire: è qui che legge mansueta il suo libro sui santuari di preghiera croati con la messa di Radio Maria in sottofondo da una parte e ciò che esce dai miei auricolari dall’altra, e quando si scrolla dal suo stato di mummificazione basta sorridere, annuire, non parlare male del Papa (che è caduto! Ahah!) e dirle quanto è bella Trieste. Il resto del parentame è la solita solfa: quando sei arrivato, quanto stai, com’è Trieste, come va l’università, vuoi un cioccolato, vuoi un bitter, un succo di frutta, un mirto, un colpo di pistola in testa (ah no, quello anche se lo voglio non me lo offrono).

La cosa più irritante di questa menata è che ormai si sono abituati al mio look. A casa di cugino+moglie+cognati+zii ero l’unico che, in mezzo ad una fiumana di gente adulta e bambina rigorosamente in tuta sportiva, sfoggiava capelli lunghi e curati, anfibioni a metà polpaccio e un paltò in broccato di velluto nero corsettato sulla schiena e nessuno, dico nessuno si è degnato di notarlo. E io che mi ero preparato a fare una sfilata di moda, accidenti a loro! Del resto, lo stesso Procreatore non ha fatto caso a nulla di tutto ciò, essendo fin troppo entusiasta per la sua ultima creazione, che mi ha mostrato non appena arrivati a casa: 53 interminabili minuti di documentario su come funzionava il caseificio da lui fondato in Siria, il tutto filmato da lui con una compatta e montato da un laboratorio grafico con didascalie spandimiele e canzoni che sarebbero piaciute tantissimo al mio ex vicino di stanza (e che dunque a me facevano saltare i nervi). Tutto ciò sotto il romantico titolo de “Il Sogno si è avverato”. E ah, sì, un lungo commento in sovrimpressione alla fine che si concludeva con “Ho un solo rimpianto, ma di questo parlerò nella prossima vita”, sul quale ho preferito non indagare perché ho idea abbia a che fare con me. Ovviamente, ho lodato la produzione e fatto domande pertinenti sulla lavorazione del formaggio fingendo anche di mostrarmi molto interessato. Ah, che cosa non si fa per pochi euro in più… Mammon portami via.

Al pensiero che mi aspettano dai tre ai quattro altri giorni così mi si raggela il sangue nelle vene.

Friday, 25 December 2009

Auguri

In primo luogo, mi considero agnostico. In secondo, è da almeno una decina d’anni che dello spirito natalizio mi frega abbastanza poco, dato che già ai tempi delle medie si riduceva a farmi regalare qualche gioco per il Nintendo Game Cube dal Porcreatore e/o dalla Mater. In terzo, quel poco che avevo l’ho perso del tutto col tempo, e anche se avevo recuperato quel tanto che mi consentiva di fare l’albero per la Mater e passare una giornata allegra con lei, eventi trash del calibro del concerto di natale di Andrea Bocelli oggi su Italia1 me l’hanno fatto passare daccapo (nutro verso di lui la stessa naturale avversione che ho nei confronti della Brightman, che considero una vera e propria prostituta musicale).
Ciononostante, trovo che l’impuntarsi a non fare gli auguri ad una festa di qualsiasi tipo sia un inutile orpello anticonformista e, ribadiamolo che non fa mai male, l’anticonformismo non è altro che la posa più scadente del conformismo stesso. Per cui, con tutta l’indifferenza verso cenoni e pranzoni con parenti che non si vedono per il resto dell’anno, pubblicità con Pollyanne varie che regalano panettoni a destra e a manca e stupide iniziative di bene(de)ficienza – e sebbene, mentre Andrea ci fa due Bocelli tanti in tv, io ascolti proprio quelle canzoni dei Draconian in cui Anders canta di Lucifero – non mi sembra il caso di esimermi dal canonico:

Buone feste a tutti.
 
(“Buone feste” così, in generale, poi ognuno ci mette quella che meglio crede.)

Per quanto mi riguarda, questo natale si è rivelato ottimo: la Mater mi ha preso totalmente in contropiede con un regalo assolutamente inaspettato, e al piacere per la sorpresa si è aggiunta una bellissima camicia in damascato nero. Inoltre, è ormai evidente che per le vacanze hanno chiuso i manicomi e fatto uscire tutti, perché sebbene le pazze di tutta Europa si siano scatenate, fra quelle che combinano disastri ci sono anche quelle che mi tirano su il morale facendo cadere il caro Benny. Quello sì che mi ha illuminato il natale, altro che cometa!

Thursday, 24 December 2009

Letterina natalizia

Caro Babbo Natale,

In Lingua Italiana dei Segni (quella che usa la signorina che si vede nel riquadro piccolo del telegiornale la domenica pomeriggio, per intenderci), “mamma” si dice strusciando il palmo della mano destra sulla guancia, come fosse una specie di carezza; “papà” invece si fa sempre vicino alla guancia, ma col notorio gesto che indica il denaro. Ora, potrai ben intuire che i sordomuti italiani hanno capito tutto dalla vita, ovvero che la mamma coccola e il papà finanzia (beh, io l’avevo capito già a sette anni, ma non è questo il punto). Di conseguenza, uniformati alla tua funzione primaria e fammi il favore di esaudire almeno tutte le richieste di cui sotto:

• Riportaci Santa Vibeke da Sokndal. Anche in versione solista, non importa, basta che le metti in mano un microfono e la fai salire su un palco.
En passant, dalla Norvegia fai una piccola deviazione in Svezia e portami giù anche Anders Jacobsson dei Draconian: vuoi o no che la mia vita sessuale migliori?
• Gradirei anche un po’ di cd, specialmente rari, che mi mancano, tipo i demo di Autumn, Draconian, Delain, The Crest e Octavia Sperati, i singoli dei Theatre of Tragedy e dei Tristania ed Enchant di Emilie Autumn.
• Visto che siamo in tema, di’ per favore ad Emilie e a Leandra che se fanno uscire un album nuovo nel 2010 mi fanno molto contento.
• Regala a me e alla Bloempje un biglietto per Torino, così finalmente ci vediamo nella nostra città e io le posso fare un bel po’ di foto, sia a lei che a BriarRose, la Emilie Autumn nostrana.
• Già che siamo in tema, portami tanti bei modelli maschi per farmi continuare con la mia serie sui Signori dell’Inferno. Nick Chiron è il primo della lista.
• Fai guarire Figlia, così la smette di girare da un medico all’altro e può raggiungere me e la Bloempje/Padra a Torino. En passant, prendi anche la Nipota, così riuniamo tutta la famiglia.
• E a proposito di famiglia, fa’ trovare un lavoro decente e ben remunerato alla Mater. O in alternativa, fai cadere il governo così non perde uno di quelli attuali. O magari entrambe le cose.
• Visto che passi già da Napoli, porta anche un po’ di serenità ad Aldo e alla sua famiglia, che se la meritano.
• E dato che parliamo di serenità, risali da Roma e porta la neve a Serena, così facciamo contenta anche lei.

• In omaggio a tutto ciò, la spilla che Ben Barnes ha nella foto di qualche post fa sarebbe ben gradita.

Dato che comunque mi rendo conto che ti ho caricato di molte richieste, non faccio il tirchio e ti do anche io qualcosa in cambio. Hai piena libertà di portarti via chi vuoi, ma anche tutti, fra: Meri Demurtas, possibilmente prima che registri il nuovo album con i Tristania; Tamarrja Terrunen (il cui nome d’arte è Tarja Turunen) e magari pure tutti i suoi fan, così ci liberiamo della parte peggiore del female fronted metal in una botta; il Procreatore, sostituendolo però con un fantoccio ologramma che continui a spedirmi gli alimenti e firmi certi documenti; il Papa-paparatzi(nger) (cit. Lady Gaga), e magari pure il Berlusca, visto che Gesù Bambino e la Madunina si sono rivelati inaffidabili; prendi anche la nostra amica EnteroGelmini, così la scuola torna alla normalità e non si vedono più cose assurde tipo professori e studenti uniti dalla stessa parte (a protestare); infine, ho tutta una serie di simpatici Casi Umani da farti portar via, così magari riesco a passare una giornata senza che nessuno disturbi me e Luisa per scemenze senza né capo né coda.

Io avrei finito. Dato che Natale è già domani, ti consiglio di attivarti al più presto, dando la priorità a portarmi Anders (magari infiocchettato e nudo nel letto), e lasciandoti per ultimi i Casi Umani: credimi, per quelli ti serve la slitta vuota.
È stato un piacere fare affari con te, a risentirci l’anno prossimo.
Frozen

Auguri, Dorian

In tutto ciò, a proposito dei più belli che non sono mai reali, come posso dimenticare un bel post di auguri al mio burattino Dorian, che compie oggi quattro anni di permanenza a Lot? Per quanto, se si esclude il telefono con la Bloempje, non giochi più da chissà quanto, lui lo amo ancora visceralmente. Peccato che la land non me lo sappia valorizzare.
O beh, fortuna che le sue avventure sono state trasposte al racconto che, lo prometto, sarà presto finito.

Wednesday, 23 December 2009

Attacco di nostalgia?

È probabile che sia il fatto di ritrovarmi a casa della Mater senza nulla da fare per impegnare quindici ore al giorno ad aver favorito in me un ritorno all’adolescenza, dato che in questi ultimi due giorni mi sono dato con gran piacere ad attività che svolgevo quando avevo tredici anni. Così, ieri notte ho messo su entrambi i miei cd delle Sugababes (ebbene sì, anche io ce li ho, questi scheletri nell’armadio) e li ho ascoltati di fila; i pomeriggi, invece, li trascorro attaccato al fedele Nintendo Game Cube fra i vari Mario Party, Luigi’s Mansion e, soprattutto, Super Smash Bros. Melee.

A questo proposito, avrei un’osservazione interessante: accidenti, perché quando ci giocavo da tredicenne eterosessuale non mi ero mai accorto di quanto Marth di Fire Emblem fosse un bel ragazzo?

Prince Marth of Fire Emblem
Che destino ingiusto: tutti i più belli o sono disegnati, o sono virtuali.

Monday, 21 December 2009

Winterlove

E così è finalmente arrivato il giorno più corto dell’anno, che sta ormai per volgere al termine. Il ventun dicembre, il Solstizio d’Inverno, la notte più lunga di tutte. Ho trascorso questa giornata impegnato a fare l’albero di natale, che per tradizione è affidato alla mia direzione artistica sin da quando ero in grado di tenere in mano una pallina e appenderla ad un ramo, mentre ascoltavo Aégis dei Theatre of Tragedy sull’impianto hi-fi in compagnia della Mater, che ha visibilmente apprezzato entrambe le cose.

Come facilmente intuibile, sono tornato ad Algeri, lasciandomi alle spalle la neve che attanaglia l’Europa per l’ancora verde (e terribilmente ventoso) Merilend. Inutile dire che avrei preferito che fosse la Mater a venire a Trieste e passare il Natale sotto la neve. Perché nonostante tutti i viaggiatori la stiano maledicendo dal profondo del loro cuore, io la neve la amo (probabilmente anche perché ieri non mi ha causato problemi durante il viaggio, a parte dieci minuti di ritardo dell’Eurostar da Trieste a Mestre che mi hanno semplicemente accorciato il tempo di attesa del pullman per l’aeroporto di Treviso al freddo). Già sabato mattina, quando intorno alle sette, mentre mi preparavo ad andare a dormire, ho visto dalla finestra che c’era una vera e propria tormenta, ho iniziato a fare omg in giro per la stanza in preda all’entusiasmo (naturalmente, avendo vissuto per diciannove anni in Merilend, non avevo mai visto dal vivo tanta neve tutta insieme!). Ma domenica il viaggio sotto la neve è stato qualcosa che è andato al di là di ogni mia aspettativa.

A partire da quando sono uscito di casa alle cinque del mattino, zaino in spalla e quattro gradi sotto zero: trovatomi inaspettatamente a mio agio a quella temperatura, ho lasciato che il mio spirito romantico si nutrisse di immagini per me totalmente nuove, come gli anfibi che affondavano nella neve in quella specie di esodo malinconico con la musica degli Autumn in sottofondo. Ma è stato sul treno, all’arrivo dell’Aurora, che è esplosa la bellezza: mentre le note di Frozen dei Theatre of Tragedy cullavano il mio udito, lentamente ogni cosa ha iniziato a passare dal blu profondo ad un tenue bianco azzurrino, rivelando un mondo che fino ad allora per me esisteva solo sotto decine di livelli di Photoshop: alberi dai candidi rami di cristallo, sconfinati campi immacolati, erbe dai lunghi steli coperti di brina, piccoli fiumi divenuti lunghi nastri lisci ed immobili ed altri larghi e grandi, grigi fra rive fatte di alberi che si tendono nivei verso l’acqua gelida sotto ponti di ferro coperti di soffice bianco. Dai Theatre of Tragedy ai Draconian il passo è stato breve, e giuro, se è vero che di troppa bellezza di può morire, allora ho rischiato per davvero. E dal pullman che conduceva all’aeroporto ho potuto godere delle meraviglie del paesaggio semi-urbano, con magnifiche ville dalle balaustre di marmo rese ancora più bianche, statue ammantate di neve, siepi, canaletti, ponticelli, cancelli, inferriate. E più tardi, dall’alto dell’aereo, quale canzone migliore di ...And Then The World Froze delle Octavia Sperati per contemplare l’intera Italia che, dall’Adriatico alle ultime propaggini degli Appennini che declinavano verso il Tirreno, era trasformata in un’enorme distesa di ghiaccio e neve?
Giuro, ho goduto ogni singolo istante di questo viaggio.

Ps: in Merilend mi è arrivato il singolo di Sweet Sacrifice degli Evanescence. Ora ho completato la loro discografia da Origin (compreso) in poi. Fa uno strano effetto pensarci ora, che in questo frangente è cambiato tutto.

Thursday, 17 December 2009

Intitolarlo “Dorian Gray” mi è sembrato un oltraggio

Sotto sotto lo sapevo sin dall’inizio, di avere ragione: se per ben due volte di fila persone diverse mi hanno tirato pacco per andare a vedere il film di Dorian Gray, evidentemente era destino che io non lo vedessi. E allora perché mi sono impuntato e sono andato a vederlo a tutti i costi? Perché ho voluto essere coerente e subirlo per poter dire a cuor leggero che era una porcheria? Perché ho voluto a tutti i costi demolire quel poco di stima che ancora avevo per la pseudo “arte” cinematografica? La risposta è semplice: perché, per quanto totalmente out of character, Ben Barnes resta comunque un gran tocco di gnocco e la prospettiva di vederlo impegnato in una lodevole quantità di scene di sesso mi allettava non poco. Non solo, ero curioso di vedere la benedetta scena omosessuale di lui che baciava e si faceva Basil. Ebbene, quando imparerò a non lasciar decidere i miei ormoni?
Indubbiamente, questo film i suoi pregi ce li ha:

• Ben Barnes, di cui ho detto sopra.
• La fotografia, con un utilizzo magistrale della profondità di campo che mi ha colpito in maniera particolare, specie nelle scene in cui Basil dipinge il ritratto e nel gioco degli specchi con Sibyl Vane.
• Le scenografie, curate nei minimi dettagli ed esteticamente molto gradevoli sia per quanto riguarda gli interni (la casa di Dorian, quelle degli altri personaggi borghesi, ma anche il teatro di terz’ordine dove si esibiva Sibyl e i bordelli), sia gli esterni (in particolare i due cimiteri, quello monumentale dove viene sepolto Basil e quello misero dove giace Sibyl Vane che, giuro, morirei pur di avere come set fotografico).
• Dulcis in fundo, i costumi, specie quelli di Dorian e Henry. I costumi di questo film sono una cosa magnifica, ogni singolo foulard, gilet, giacca, spilla, pantalone, stivale, cappotto era così bello da farmi battere il cuore come non accadeva dai tempi del primo ammoreh: basti vedere il completo di gilet rosso a piccoli rombi più quella magnifica spilla con pendenti della foto qui sotto.

Ben Barnes as Dorian Gray (?)Detto questo, il più grosso difetto del film è tutto il resto. E tutto il resto sarebbe la trama. Il primo tempo si attesta tutto sommato come una graziosa mediocrità, un riassunto fantasioso e lacunoso che tenta di comprimere un’opera letteraria nel poco tempo a disposizione rendendola al contempo fruibile al pubblico cinematografico, riuscendoci tutto sommato meglio di molte altre riduzioni. Il secondo tempo, ovvero tutto ciò che avviene dopo l’uccisione di Basil, è una mostruosità inventata di sana pianta. Sul serio, avrei dovuto fare quel che avevo pensato sul momento: “Ok, la scena omosessuale con Basil c’è stata, ora posso anche andarmene a casa soddisfatto”, perché se avessi lasciato il cinema a quel punto non mi sarei rovinato definitivamente il film. Giuro, nonostante fossi preparato al peggio, quello che è successo ha superato talmente le mie aspettative più nere da lasciarmi sconvolto e amareggiato.
Questo perché (da qui in poi ci sono spoiler a tutto spiano, e se pensate di andare a vedere il film, vi consiglio caldamente di leggerli, così ci ripensate):
passi che all’inizio del film non è che Dorian è ingenuo, è proprio uno sfigato della peggior specie; passi che è castano con gli occhi più neri che abbia mai visto; passi che ha subito dei traumi infantili per via del nonno e abbia addirittura cicatrici di frustate sulla schiena (ed è subito God Child della Yuki, wtf?!); passi che conosce Henry a una festa dove è il peggio vestito; passi che il padre di Dorian è morto di tifo invece che ucciso da un sicario del nonno; passi che, mentre stanno finendo il ritratto, Henry porta lui e Basil a parlare in una specie di bettola di infimo ordine adibita anche a bordello; passi che, mentre Dorian esprime il desiderio di rimanere giovane, nomina esplicitamente Satana, che di per sé è (o almeno pensavo che fosse) la massima banalizzazione possibile del racconto, il tutto mentre Henry brucia petali di rose a lume di candela in una specie di parodia di rito satanico; passi che Sibyl Vane (che per l’occasione è rossa) l’ha vista per la prima volta nella bettola-bordello di cui sopra, mentre il punto del personaggio è che non ha mai nemmeno intravisto l’amore o l’erotismo; passi che il teatro dove la vede recitare ha delle decorazioni in legno tutto sommato eleganti invece degli stucchi pacchiani; passi che lei, invece che Giulietta, sta recitando Ofelia; passi che lui va a trovarla in camerino quella sera stessa e poi se la porta a casa e ci fa addirittura sesso; passi che la camera da letto di Dorian sta al primo piano e non al pianterreno ed è rettangolare e non ottagonale; passi che lui annuncia il suo fidanzamento pubblicamente invece che ai soli Henry e Basil; passi che quando poi propone di vederla recitare ci vanno solo lui e Herny; passi che lui la lascia perché, invece che andare a vederla, Henry lo porta in un bordello dove fumano oppio mentre lui gli dice che Victoria (Lady Wotton) è incinta e poi Dorian va con due prostitute e decide di non sposarsi per questo, mentre manca in toto la pessima performance di Sibyl; passi che en passant viene nominato Alan (Campbell), che invece che essere un chimico (e palesemente ex amante di Dorian, che peraltro appare nel capitolo 14) è una specie di spacciatore e ha i capelli biondi invece che neri; passi che Sibyl si affoga nel Tamigi invece di avvelenarsi; passi che la notizia Dorian la riceve da James Vane, il fratello di Sibyl, che va a trovarlo a casa e tenta di strangolarlo seduta stante e viene poi rinchiuso in manicomio; passi che poi Dorian ad una festa si fa prima la figlia debuttante e poi la mamma già di una certa età (ok, questo può anche essere accaduto nel corso del capitolo 11, dove vengono riassunti ben diciotto anni di vita di Dorian); passi perfino che al Libro Giallo, punto chiave del romanzo, non viene fatto nemmeno un misero accenno, e che poi l’intera questione edonismo è liquidata con lui che gira per bordelli e si scopa soavemente donne (e qualche uomo, per lo meno) di ogni genere; passi che Basil, di poter esporre il ritratto, glielo chiede durante una festa, e che nel mentre, invece di essere lui a dichiararsi a Dorian, è Dorian che gli infila la lingua in bocca, lo fa inginocchiare e si sbottona i pantaloni (scena magistrale e abbastanza implicita, devo ammetterlo, se non fosse che di tutti gli uomini nominati nel racconto Basil è l’unico, assieme a James Vane, che Dorian non si farebbe nemmeno sott’oppio); passi che subito dopo, a festa finita, gli mostra il dipinto e  lo uccide (con una scheggia di specchio, che è forse il dettaglio più suggestivo della scena, sebbene differisca dal libro), il tutto dopo un anno dall’inizio del racconto invece che dopo diciotto; passi che, antisgamo al massimo, invece che far distruggere il corpo da Alan semplicemente lo taglia a pezzi e lo butta nel Tamigi, affondando poi il baule con le proprie iniziali (e qui, cari sceneggiatori, dovete spiegarmi com’è che la polizia non lo sgama); passi pure che dopo questo si vedono scene di lui che si abbandona ai peggio masochismi, rovinandomi così anche le scene di sesso che sono l’unica parte del film vagamente salvabile; passi che dopo questi episodi Dorian parta per un viaggio intorno al mondo di diciotto anni quando invece era talmente paranoico per il ritratto che si allontanava dall’Inghilterra solo per brevi periodi; passi che quando Dorian va a fumare oppio in una bettola incontra l’ex debuttante ora caduta in disgrazia e diventata una prostituta disgustosa mentre nel libro incontra Adrian, un suo ex amico (e amante); passi che James Vane lo rintraccia quando lui visita la tomba di Sibyl; passi pure che poi lo insegue per sparargli fin dentro la metropolitana e muore investito dal treno (scena scontata e banalissima); passi perfino che in tutto questo tempo il ritratto diventa ricettacolo di vermi, topi e blatte, si muove ed emette pure tamarrissimi rumori e grugniti; passi infine che nel frattempo Henry ha una figlia che a diciotto anni fa la suffragetta (con conseguente sballamento del periodo storico) e che, tornato a Londra Dorian, se ne innamora. Posso accettare tutto questo, che riempie poco più del primo tempo ed è già di per sé sufficiente per considerare le due storie come separate. Ma che a una certa Lord Henry, causa innamoramento della figlia, si raffreddi nei confronti di Dorian, arrivando addirittura a diventargli ostile, odiarlo, capire che il ritratto invecchia al posto suo, macchinare di smascherarlo e infine ucciderlo dando fuoco a casa sua, per favore, NO, NON POSSO ACCETTARLO! 
Se c’è una cosa che snatura in maniera assoluta, totale, radicale il Ritratto di Dorian Gray è che, per qualsiasi motivo, la relazione (amicizia, chiamatela come volete) fra Dorian e Henry possa finire. Per non parlare del fatto che poi tentino di uccidersi a vicenda. E a rendere tutto ciò ancora più assurdo è che Henry inizia a odiare Dorian per via della sua condotta tutt’altro che irreprensibile. Sul serio, ero andato al cinema preparato ad una mezza porcheria, pronto a sopportarne le conseguenze senza lamentarmi o allibire perché me l’ero cercata io, ma una cosa del genere mi ha sconvolto! È in-con-ce-pi-bi-le!

In definitiva, il motivo principale per cui il film è pessimo è che il primo tempo è una cavalcata sull’acceleratore andante, in cui si passa in cavalleria e in maniera più riassunta possibile quello che, alla fine, è solo l’intero romanzo, per spianare la strada a questa aberrazione inventata di sanissima pianta, dato che nel romanzo non c’è nemmeno il più piccolo accenno che possa essere stato ingigantito in una simile schifezza. È sconvolgente che quello che è solo l’elemento portante del libro, l’edonismo di Dorian, sia stato riassunto e banalizzato in una semplice sfilza di scopate via via più perverse, senza accenni a collezioni di opere d’arte e oggetti preziosi, non per mancanza di tempo, non perché sarebbe stato troppo sofisticato per il pubblico becero che va al cinema, non per mancanza di budget, ma semplicemente per far spazio a quella cosa. È sconvolgente e inaccettabile.
Andando un po’ più sulla recensione classica, scena top: la festa in maschera a casa di Dorian (durante la quale si imbosca con Basil), che è un vero piacere per gli occhi e, riuscendo a cogliere quella perversione sottile e lo spiccato estetismo propri della narrazione originale, si avvicina in maniera anche ben riuscita al romanzo di Wilde. Scena flop: il secondo tempo offre l’imbarazzo della scelta, ma credo che opterò per la scena finale in cui Dorian combatte letteralmente contro il proprio ritratto animato e grugnente in mezzo alle fiamme dopo essere stato rinchiuso in soffitta da Henry ed aver allontanato una Emily (Wotton) piangente per sacrificarsi per lei.
Il consiglio è quello di non andarlo a vedere al cinema ma, se proprio si vuole, limitarsi a scaricarlo, guardare il primo tempo e cancellare il file. Sinceramente, non so nemmeno se davvero Oscar si sia rivoltato nella tomba per una porcheria del genere: alla fine, come io e i miei amici siamo convenuti dopo la visione, hanno semplicemente preso i nomi dei personaggi del romanzo e ci hanno scritto sopra una storia completamente nuova che nulla ha a che vedere con l’originale. Ergo, non c’è nemmeno il rischio di guastarsi la lettura del libro. Dire che mi ha deluso è eufemistico, considerando che già ero partito rassegnato al cinquanta percento. Non credo che mi preoccuperò nemmeno di noleggiarlo e masterizzarlo come faccio di solito, quando uscirà in DVD: le poche scene buone non ne valgono la pena, se confrontate con l’allucinante seconda parte.