Thursday, 30 November 2006

Di un acquisto

Ed ecco che un’altra delle mie ambizioni è stata soddisfatta, un’altra delle mie ossessioni nutrita.

Oggi è finalmente arrivato il singolo di Bring Me To Life degli Evanescence, il quale ha completato la mia collezione della discografia completa da Fallen in poi.
È una cosa cui tenevo particolarmente. Certo, non pretendo di avere una copia del primo album, Origin (2000), il quale è fuori produzione da diversi anni, né tanto meno dei primi due EP, Evanescence (1998) e Sound Asleep (1999), i quali sono stati editi rispettivamente in 100 e 50 copie, tuttavia ci tenevo ad avere tutte le release internazionali, dai singoli agli album. E mi rodevo il fegato per non aver acquistato il singolo insieme all’album, quell’estate di 4 anni fa in cui mi trovavo al Bradfield College e, durante la gita ad Oxford, avevo deciso di comprare il disco che avrebbe cambiato la mia vita.
Onestamente, avevo rinunciato ad ogni speranza di trovare Bring Me To Life. Tuttavia, l’esser riuscito a trovare Missing, che è ben più raro, mi ha spinto a tentare. Così, navigando su eBay, ho scovato il disco che mi mancava, e dopo numerosissime peripezie, a partire dalla misteriosa scomparsa del venditore fino ad arrivare alla proverbiale lentezza delle Poste Italiane, ne sono finalmente entrato in possesso.
Un grazie particolare va a Giovix, che mi ha sostenuto nell’impresa (mi ha prestato il suo account eBay e ha anticipato i soldi).
A questo punto, mi manca un solo CD… eh sì, non è finita! Però non posso ancora dire nulla, poiché si tratta del singolo di Lithium, il quale non è ancora stato pubblicato. Per quello dovrò portare pazienza.

Ultimo ma non meno importante, ora posso dire di possedere il CD di una canzone che ha avuto una grandissima importanza nella mia vita, poiché mi ha aperto i cancelli del mondo Gotico rivelandomi la mia vera natura.

Thoughts Entangled - Part 2

Stamattina a scuola ho finito di leggere Il Ritratto di Dorian Gray. Confermo il mio giudizio di miglior libro che abbia mai letto. Mi è entrato in testa, mi sta avvelenando e mi sto quasi pentendo di averlo prestato a Beatrice invece di iniziare subito rileggerlo. Comunque l’attesa non farà che aumentare il piacere che proverò nel tenerlo in mano di nuovo.
Confermo pienamente quanto detto in precedenza: Basil, omosessuale o bisessuale che fosse, amava Dorian. E, ironia della sorte, per causa sua ha trovato la morte. La mia simpatia per Dorian è andata aumentando nel corso del romanzo: la sua sfrenata avidità nel collezionare i suoi soggetti di studio, il modo in cui ha contaminato e distrutto le vite dei suoi amici, il ricatto fatto al chimico, l’astuzia nel trovarsi di fronte al fratello di Sibyl, la fortuna sfacciata nel vederlo morire per caso e, ciliegina sulla torta, la dimostrazione della natura completamente malvagia della sua anima, che rivela per mera ipocrisia e curiosità per l’ennesima nuova esperienza il risparmiare dalla corruzione Hetty la contadinella. Il suo essere totalmente negativo, unito alla sua straordinaria bellezza, sono sufficienti motivi per rimpiangere il fatto che sia solo un personaggio letterario.
Se non fosse stato per i rimorsi della coscienza e per l’unico errore, ovvero l’omicidio di Barsil, la sua vita sarebbe stata perfetta: ha provato ogni esperienza della vita, si è immerso in ogni peccato, è rimasto giovane e bello sino alla morte (perché ha ripreso il suo aspetto solo dopo aver pugnalato il quadro ed essere conseguentemente morto). È stato amato, ha amato, ha trovato un’amicizia speciale (Lord Henry), è stato preso a modello ed additato a sottolineare che ha fatto grandi cose. In breve, ha vissuto pienamente.
Ho apprezzato tutto il libro, sebbene un paio di capitoli scorressero più lentamente: quello in cui troviamo Sibyl alle prese con i parenti e quello in cui vengono enumerati gli studi cui si dedica Dorian, sebbene abbia letto avidamente il nome di ogni pietra preziosa,
ogni tessuto, ogni personaggio storico o letterario cercando di vederli con la mente intossicata del protagonista. Ho apprezzato particolarmente i primi, in cui i personaggi vengono presentati e il penultimo, ovvero l’ultima sera da Lord Henry: ho trovato questo capitolo quasi struggente. È delicato, malinconico, con Henry che ammira Dorian poiché ha mantenuto intatta la propria bellezza e Dorian che tenta ingenuamente di redimersi. Sebbene entrambi siano profondamente perfidi, c’è un sottile affetto che permea l’atmosfera, che mi ha spinto a scorgere una certa tenerezza fra i due (anche qui ci vuole una sensibilità particolare per notarla). Se Wilde non fosse vissuto nell’età Vittoriana, ritengo che l’avrebbe fatta terminare con la sua legittima coronazione: un bacio, inconsciamente d’addio, fra i due.

Ciò detto, devo essere sincero e dire che questo libro una fregatura la presenta: volevo scrivere qualche citazione sul blog, ma sarebbe da citare per intero. Non so, quando tornerà in mio possesso vedrò di selezionare un po’.

Sunday, 26 November 2006

Thougts Entangled...

Di nuovo a casa del Procreatore senza nulla da fare. Il motivo che mi ha spinto a venire, stavolta, è stato che non sono ancora riuscito a sistemare il casino del mio iTunes, ergo avevo bisogno del suo portatile per caricarmi le canzoni sull’iPod. Una soluzione temporanea che mi permetterà, quanto meno, di sopravvivere.
Ciò detto, passiamo alle altre cose interessanti che ossessionano la mia mente in questo periodo.

È da poco stato diffuso il video di Lithium, secondo singolo estratto da The Open Door degli Evanescence. La canzone è stupenda e il video non è da meno. È molto invernale e c’è Amy in una foresta ghiacciata, tutta vestita di bianco, che cerca di trovare la sua via per la felicità. Ma c’è anche l’altra Amy, in nero, che affoga nel lago ghiacciato, nel dolore, e in esso desidera restare. Sebbene ci siano alcune reminescenze dei video di Bring Me To Life e Going Under, si adatta perfettamente alla canzone. L’avevo anche messo con il mini-player nella sezione apposita del blog, ma è stato rimosso da YouTube.
La canzone parla essenzialmente della felicità. Essa viene paragonata al litio, una droga, poiché spesso, per un artista, le due cose sono molto simili: la felicità ci pervade, ottenebra i nostri sensi e sembra che ci rubi l’ispirazione. Quando siamo abituati a trarre la nostra ispirazione dal dolore, dal lato negativo della vita, la felicità ci spaventa e, essendo assuefatti al male, la fuggiamo ricercando il confortante – o almeno tale ci pare – abbraccio dell’oscurità. Alla fine, però, Amy decide di lasciarsi andare e provare ad essere felice, scoprendo un modo tutto nuovo di essere ispirata.
Ecco il testo:
Lithium,
Don’t want to lock me up inside lithium,
Don’t want to forget how it feels without lithium,
I want to stay in love with my sorrow.
Oh, but God, I wanna let it go.

Come to bed, don’t make me sleep alone.
Couldn’t hide the emptiness you let it show.
Never wanted it to be so cold,
Just didn’t drink enough to say you love me.
I can’t hold on to me,
Wonder what’s wrong with me.

Lithium,
Don’t want to lock me up inside lithium,
Don’t want to forget how it feels without lithium,
I want to stay in love with my sorrow.
Oh!

Don’t wanna let it lay me down this time,
Drown my will to fly.
Here in the darkness I know myself,
Can’t break free until I let it go,
Let me go.

Darling, I forgive you, after all
Anything is better than to be alone.
And in the end I guess I had to fall,
Always find my place among the ashes.
I can’t hold on to me,
Wonder what’s wrong with me.

Lithium,
Don’t want to lock me up inside lithium,
Don’t want to forget how it feels without lithium,
Stay in love, mh mh…
Ah, I’m gonna let it go.



Dopo Lithium, passiamo all’altra mia ossessione: Il Ritratto di Dorian Gray.
Ho iniziato a leggerlo giovedì. Purtroppo non ho tantissimo tempo a mia disposizione, così che la lettura procede un tantino a rilento – infatti, mi trovo a malapena al decimo capitolo. Tuttavia mi sta piacendo moltissimo, tanto che già lo definisco come il miglior libro che abbia mai letto. È tutto permeato di una sottilissima immoralità di fondo, talmente sottile da essere quasi impercettibile. Lord Henry, con i suoi paradossi, le sue frasi a effetto e i suoi ragionamenti immorali, è il personaggio migliore del romanzo, abile burattinaio di ognuna delle situazioni che vengono a crearsi. È intelligente, furbo ed estremamente affascinante.
Dorian è, per come viene descritto, senza dubbio un bellissimo esemplare di uomo. Tuttavia non è altro che un burattino nelle mani di Lord Henry, il quale non fa che proiettare la propria anima nel corpo di Dorian. Questi diviene alquanto interessante quando, in aggiunta alla sua bellezza, inizia a parlare e ragionare come Henry. Non mi sorprende che Sibyl Vane gli sia cascata ai piedi. Poi abbiamo il pittore, Basil… Personalmente, mi divido fra la compassione e l’irritazione nei suoi confronti. È talmente perbenista che, per tutto il libro (finché è in vita) non fa che ripetere “Henry, tu non pensi ciò che hai detto”. È alquanto irritante da questo punto di vista: non vuole ammettere che il suo amico possa essere perverso e amorale.
Purtroppo, però, Dorian Gray è un libro un po’ difficile da capire. La sottigliezza di molte cose non la si riesce ad afferrare al volo, e ci vuole una sensibilità molto particolare per apprezzarlo pienamente. Basil è un esempio lampante, a questo proposito: tutte le persone prive di questa certa sensibilità non riescono a realizzare quale sia realmente il suo rapporto con Dorian, o, se anche ci riescono, lo negano con tutte le forze. È inutile girarci tanto intorno, Basil non è innamorato della bellezza di Dorian, o dell’ispirazione che Dorian gli dà: è innamorato proprio di Dorian – e, azzardo a dire, se non fosse una persona tanto per bene gli salterebbe probabilmente addosso e lo farebbe suo senza troppi complimenti. È palese.
È altresì palese che lo stesso Dorian cade vittima quanto meno di una bella cotta nei confronti di Lord Henry all’inizio del romanzo, quando lo sente parlare e, soprattutto, al pranzo a casa di Lady Agatha. Anche se poi, quando Basil gli fa la confessione, si rende conto che non può essene innamorato a causa del suo cinismo (non so cosa succeda in seguito, per cui per ora ipotizzo).
Ora non mi resta che continuare la lettura del romanzo, apprezzando le doti di Oscar Wilde, che è riuscito a creare un simile capolavoro.

A questo proposito, ho trovato nel libro anche il motivo per cui non mi va di dire il nome di M. ad anima viva. È riassunto perfettamente da una conversazione fra Basil e Lord Henry:
“Sì, è il suo nome. Non volevo dirtelo.”
“E Perché?”
“Oh, è difficile spiegarlo. Quando una persona mi piace in modo particolare, non dico mai ad alcuno il suo nome: mi sembrerebbe di cederne una parte. Mi sono abituato ad amare in segreto: mi sembra questa l’unica cosa che possa dare una meraviglia o un mistero alla vita moderna. La cosa più comune diventa preziosa se appena si sa celarla.”


Ecco perché mi limito a scrivere solo la tua iniziale: non voglio dividerti con nessuno che non possa capire quanto pensare a te mi rallegri in questo periodo non propriamente ottimo.

Wednesday, 22 November 2006

Le Due del Pomeriggio

Ore 14:00

È incredibile che sia trascorsa una settimana.


Sette giorni fa, esattamente a quest’ora, correvo per un viale milanese verso la fermata di Zara, animato da una profonda impazienza mista a gioia, e forse anche un po di timore.
Ed ecco. Tu che passeggi dall’altra parte del viale. Io che attraverso la strada. Una timida invocazione del tuo nome alle tue spalle. Tu che ti giri. La paura che non fossi tu che si trasforma nella gioia di averti davanti a me. La fulgida bellezza dei tuoi lineamenti che mi colpisce, mi abbaglia e mi obbliga all’ammirazione. Il tuo abbraccio. Io che inizio a vivere.
Il Principio della Mia Felicità.

No, non può essere trascorsa una settimana. Ci sono volte in cui mi pare di averti donato quell’ultimo frettoloso bacio, lì a Milano Centrale, solo pochi minuti fa. E ce ne sono altre in cui il tuo ultimo abbraccio mi sembra distante diversi mesi, eppure ancora vivo nella mia memoria.
L’ultima settimana, da quando sono ripartito a malincuore da Milano, è stata d’una pesantezza unica. Il mio periodo fortunato è finito nello stesso momento in cui ho posato il piede sul cemento di questa sciagurata città, in questa remota isola. Prima perdo i soldi, poi l’anello che avevo comprato, poi non mi arriva il singolo di Bring Me To Life che avevo ordinato su eBay, devo farmi carico di tutta la casa perché mia mamma è fresca di operazione e, ciliegina sulla torta, mi si impalla iTunes che mi formatta l’iPod.
Ma ciò nonostante, io sono felice. Io per primo sono sorpreso di ciò. Invece di carezzare il pensiero del suicidio, mi accoccolo in quello del tuo amore, e riesco ad essere lo stesso felice.

Ti amo sempre di più, ogni giorno che passa.

My Tourniquet - sull’orlo di una crisi di nervi

Immagino che questo mercoledì non sarà tanto bello quanto il precedente.
Attualmente sono sull’orlo di una crisi di nervi causata dalla combinazione fra gli esami del sangue (per questo scrivo in rosso) che dovrò fare domani mattina e la mia fobia delle siringhe… Se poi ripenso che una mia amica l’hanno dovuta bucare ben 8 volte prima di trovare la vena, allora inizio a sbroccare di brutto…
Forse… forse, essendo stato per davvero un vampirLo avrei potuto far affluire per osmosi il mio sangue al braccio sinistro e farla finita in fretta…  Ma sebbene la luce solare mi causi fastidio, non lo sono!
Ovviamente, l’aere sarà ben saturo delle mie urla agghiaccianti… E altrettanto ovviamente, quei sadici non mi lasceranno assaggiare il Mio Stesso Sangue, il quale è, a mio parere, uno dei sapori più eccelsi sulla terra (ovviamente dopo il sapore dei baci di M.). E a questo proposito, mi viene da canticchiare:

My Goth, my Tourniquet,
Return to me, Salvation!

(“
My Goth, mio Laccio Emostatico,
Ritorna da me Slavezza!
”) 


Un grazie va a Dario che ha tentato di incoraggiarmi ipotizzando la presenza di un infermiere bravo che non mi avrebbe fatto male… Grazie sinceramente, ma vivendo in questa cavolo di città che ce l’ha con me, con tutta probabilità mi tartasseranno prima di riuscire a trovare una vena…
Ovviamente, un grazie ad M., che sarà la mia consolazione in quel momento buio… E il cui ricordo relato ad una settimana fa servirà a riscladarmi nel freddo dell’ambulatorio.

Ancora una volta, ti amo.

Sunday, 19 November 2006

U n d e r s t a n d i n g





We’re supposed to try to be real.
And I feel alone, and we’re not together
And that is real.





You’re not alone, Honey.
Never… never.


Friday, 17 November 2006

Mercoledì (o delle Emozioni)

Mercoledì è stata decisamente una giornata perfetta. Grazie a te. (Ora mi rivolgo direttamente a te.)

Grazie di tutto. Di esistere, di amarmi, di consentirmi di amare te. Sei quanto di più bello mi sia mai capitato, sei la presenza più preziosa della mia vita, sei tutto ciò che mi solleva dallo strisciare nella sopravvivenza a vivere pienamente. Grazie per avermi riportato in vita e avermi mostrato di essere abbastanza buono da amarti ed essere ricambiato.

Grazie per aver reso indimenticabile questo mio viaggio. E per aver dato un senso ad una lunga e, talvolta, estenuante attesa. Ora tutto è al suo posto, e mi rendo conto di aver conservato qualcosa che ritenevo inutile e odioso e, invece, era prezioso. E, accortomi del suo valore, ho voluto farne dono a te, a te soltanto. Non ho rimpianti di alcun tipo, te lo giuro.

Mai e poi mai mi sarà possibile dimenticare il tragitto in tram, i tuoi abbracci, le tue labbra, dapprima timide, che poi mi hanno sorpreso, quasi all’improvviso, eppure come la più naturale delle meraviglie.
Ha importanza la sfortuna che ho avuto da Sin Factory? No, perché la via era deserta, e le tue labbra non hanno conosciuto parsimonia. E poi, cercando la metropolitana, il parco, e la panchina, e la Giulia che reggeva il moccolo in maniera adorabile.

Mi manchi. Sono in crisi d’astinenza dalle sensazioni che le tue labbra mi provocano, dal piacere che mi pervade anche solo standoti accanto, o tenendoti per mano mentre camminiamo. Grazie a te, in quattro ore ho vissuto più che nei restanti diciassette anni. E ho bisogno che tu mi faccia vivere ancora. Sei la mia dipendenza, il mio sostentamento, ciò che riempie la mia vita. Non mi sento più vuoto dentro, non attendo più la morte come diversivo all’orrore della nullità della mia esistenza, non sento più di aver sprecato 17 anni, perché tutto quello che ho fatto è stata una causa più o meno remota che ha portato al nostro incontro.

Quasi odio la stazione di Milano Centrale. Odio quel treno che è partito allontanandoti da me, però la stazione in sé mi ispira sentimenti ambivalenti. È il luogo in cui ho visto la tua partenza, ma anche quello in cui mi hai salutato con quel bacio dolce e struggente interrotto dall’annuncio che il tuo treno stava partendo. Non ho pianto. Ma è stato il momento in cui ci sono andato maggiormente vicino negli ultimi nove mesi. Ed ora, mi nutrirò dei ricordi di questa giornata trascorsa assieme fino al momento in cui ti potrò riabbracciare, e baciare nuovamente.

Ti Amo.

Martedì (o dei Ricordi)

Ed ecco che, tornato da Milano e messa a bada la folla di gente che mi ha assalito, riesco a ritagliare qualche minuto per postare un riassunto della mia esperienza milanese. La suddividerò in due parti: martedì, o dei Ricordi, e mercoledì, o delle Emozioni. Sono entrambe due parti fantastiche, ma per motivi diversi. La parte “dei Ricordi” sarà più riassuntiva, mentre quella “delle Emozioni” sarà più delirante. Ciò detto, iniziamo.


Dopo il post in cui informavo tutti sulla mia improvvisa quanto gradita botta di sedere, io e la Giulia (ho preso la mania milanese di mettere gli articoli davanti ai nomi femminili… né!) abbiamo atteso la Nari, che mi ha parzialmente truccato (il lavoro l’ho finito io) e siamo corsi a cercarmi una copia di The Open Door da farmi autografare. Sulla metropolitana ho incontrato un mio amico napoletano, Nello, che aveva ugualmente vinto il pass per il Meet & Greet e andava all’Alcatraz con i suoi amici. Da pessimo fisionomista quale sono, l’ho riconosciuto solo all’uscita della stazione della metro dopo che abbiamo fatto tutto il tragitto nello stesso vagone a breve distanza (però avevamo notato le reciproche magliette degli Evanescence).
Dopo una corsa verso l’Alcatraz abbiamo ricevuto i pass ed è iniziata l’attesa per entrare. Durante l’attesa ho conosciuto Ilaria e Annamaria (un saluto!), e poi… ha avuto inizio l’operazione “Sette Nani” (detto sussurrato in onore di Samara Morgan, che c’entra sempre e comunque con il numero sette). Ovvero, sette di noi (eravamo venticinque) si sarebbero travestiti da nani e fartti incartare come regalo: poi Amy li avrebbe scartati. Questa trovata sta in relazione con la canzone Snow White Queen (“Regina Biancaneve” per chi è poco pratico d’inglese).
Una volta dentro l’Alcatraz, ci hanno stipati su un palchetto e ci hanno avvertiti che non avremmo potuto farci firmare più di un solo autografo. E le foto le avremmo fatte a gruppi. Ovviamente, i miei piani di farmi foto su foto e di farmi firmare autografi per tutti i miei amici sono stati gentilmente mandati a farsi un giro dal “simpatico” energumeno che dettava legge, ma chi si lamenta in queste situazioni? Poi, i sette prescelti sono stati incartati. Ovviamente, volavano innumerevoli le battute, tipo: “Ti immagini? Amy fa: ‘Mi spiace, non ho tempo per aprirlo adesso, me lo porto a casa’.” “Sì, allora qui diventa Biancaneve e i venticinque nani!”.
E, finalmente… sono entrati!

La prima impressione è stata: “Ma quella è Amy Lee? Davvero? O miei dèi, ma è bellissima!”. Mi ero preparato a rimanere deluso da una Amy senza Photoshop, ma la ragazza che si è presentata davanti a noi era qualcosa di indescrivibile. Una bellezza eterea, quasi diafana. La pelle pallidissima, i capelli corvini che parevano seta lucente. Che cos’erano i suoi occhi? Acqua di fonte purissima? Ghiaccio diafano? Schegge di cielo sereno? Lapislazzuli? Avrei voluto annegarci, in quegli occhi. Il suo sorriso è abbagliante, per nulla artefatto, genuino. Il suo contegno non aveva nulla della diva, sembrava una qualsiasi ragazza di 24 anni ad una serata con gli amici. Il suo abbigliamento era composto da una sciarpina rosa, una maglietta verde militare, una lunga gonna chiara e degli stivaletti. Onestamente, sono rimasto molto colpito. Non me l’aspettavo così bella, e nemmeno gli obiettivi dei fotografi di Blender o Kerrang, o le sofisticate videocamere dei clip riescono a renderle giustizia. Dal vivo è senza dubbio una vera bellezza. L’intera sua figura emana una calda aura di simpatia, buon umore, disponibilità verso i fan e felicità.
Ad ogni modo, dopo aver spacchettato il pacco misterioso (il tutto ripreso… probabilmente finirà nel DVD!), la nostra Dea è prorotta in una sonora risata decisamente contagiosa. Indi, ci siamo accorti che, oh, a proposito, c’era pure il resto della band! E dopo qualche chiacchiera con la Fra dell’EvaWebsite è iniziata la processione per firmare tutto quello che noi  fan, messi in fila, porgevamo loro. Io ho subito porto ad Amy il CD, e ho cercato di trovare qualcosa da dirle. Poiché il mio cervello era letteralmente passato allo stato aeriforme ed aveva trovato sfogo in una nube di vapori fuori dalle orecchie, sono riuscito a esprimere solo la più ovvia e stupida delle constatazioni: “You’re beautiful!”. La ragazza è pure modesta, perché è prorotta in un sonoro sbuffo d’imbarazzo misto ad una risatina e ha detto “Nooooooo!” (mi sembra evidente che sono abbonato a persone bellissime che insistono sul fatto di non esserlo, autostima portami via). E io, riuscendo con sommo sforzo ad articolare una frase più complessa, le ho detto: “Yes, you’re beautiful! And You’re a True Artist!”. Rivoltomi un sorriso, è passata avanti.
Poi è stata la volta di Terry Balsamo, Tim McCord, Rocky Gray e John LeCompt. Terry, ho notato con piacere, sta molto bene, nonostante abbia passato l’ictus. Ha recuperato pienamente, e ne sono felice. Tim… beh, Tim, che dal vivo è molto carino, mi ha fatto moltissima tenerezza. Ma avrò modo di parlarne più avanti. Rocky è simpaticissimo, molto spiritoso e divertente, e ha sempre una faccia buffa pronta per la fotocamera. John è onestamente molto più bello dal vivo che in foto. Ha degli occhi in cui si può annegare, qualcosa di unico. Essendo l’ultimo della fila, sono riuscito a fargli una foto che possa chiamarsi tale. Per non incasinarmi eccessivamente la prima pagina del booklet, mi sono fatto metter ogni autografo su una pagina diversa.
Dopo gli autografi, ci siamo divisi in gruppi di cinque e abbiamo fatto a turno le foto con la band. È stata questa l’occasione in cui ho sperimentato quanto soffice fosse Amy, quanto la sua pelle fosse liscia e morbida! Quella ragazza è perfetta!
L’ultimo atto del Meet & Greet è stata la consegna della torta e dello spumante: poiché sono gli Evanescence che tengono in vita il sito, è stata loro preparata una torta con la copertina di The Open Door e il numero di visitatori. Poi, gli Evanescence sono tornati dietro le quinte, per prepararsi al concerto.

A questo punto, mentre i Revelation Theory facevano le prove, abbiamo ricevuto una splendida notizia: saremmo rimasti dentro l’Alcatraz sino all’inizio del concerto. Cosa voleva dire questo? Prima fila! Ovviamente, essendo già dentro, appena gli energumeni hanno dato il segnale che potevamo muoverci, prima di far entrare gli altri, ci siamo piazzati belli lunghi in prima fila. Ci hanno fatti sedere e poi, man mano che arrivavano gli altri, li hanno fatti sedere a loro volta, in modo che non ci schiacciassero. Poi... sono calate le luci ed è partito lo spettacolo.

Subito ci siamo messi tutti in piedi, ed una marea di gente da dietro ci ha schiacciati contro le transenne davanti al palco, ed è stata una cosa esaltante. Hanno aperto i Revelation Theory, che fanno un genere più inspido degli Evanescence, ma che ci hanno fatti scaldare per bene. Durante una canzone hanno fatto suonare John LeCompt, e lì è esploso il delirio. L’ultima loro canzone mi è… hem… diciamo che mi è rimasta particolarmente impressa. Chi era al concerto capirà…

Poi si accendono le luci, iniziano ad allestire per bene il palco. Passa un po’ di tempo e, alle 21 precise, il grande telone nero cala liberando la magnifica ed enorme E contornata di rovi.
Ed ecco le prime note di Sweet Sacrifice.
Amy dice che i fan italiani sono i suoi preferiti in assoluto. Effettivamente, credo che per lei sia gratificante avere l’intero Alcatraz che dall’inizio alla fine intona a coro tutte le sue canzoni. Dalla prima fila lei era uno spettacolo unico. La sua presenza sul palco è molto scenica, attira l’attenzione senza strafare. Quando si avvicinava al punto dove eravamo noi, era il delirio. Quando si allontanava dal palco, si alzava il coro da stadio che la invocava. Poi, ovviamente, ogni membro della band ha avuto il suo momento d’invocazione. Amy ha anche presentato Tim, e la sala è prorotta in un boato. Spero che la cosa gli abbia fatto piacere, essendo lui il più nuovo nella band.
Le canzoni che mi sono rimaste maggiormente impresse sono stante: Weight Of The World, in cui Amy ha fato sfoggio della sua voce in un pezzo estremamente acuto senza steccare; Whisper, in cui ha cantato una parte che nel CD è affidata ad una cantante lirica alla sua stessa altezza, mentre nei live del tour precedente la cantava più in basso; Call Me When You’re Sober, nella quale si è accompagnata con la tastiera e la cui fine era diversa dal CD; Bring Me To Life, dalla quale, finalmente, sono sparite le parti maschili; Imaginary, in cui si è accompagnata a sorpresa con la tastiera nel bridge; Lacrymosa, in cui, ad un giro troppo entusiastico su se stessa, ha fatto sollevare tanto la gonna rossa da offrirci una… bella vista.
Alla fine del concerto, avevo l’udito in malora e la voce andata. Ma ho avuto un’ulteriore bacio della Dea Bendata: quando i musicisti della band hanno iniziato a tirare al pubblico i vari plettri et cetera, sono riuscito ad acchiappare al volo una delle bacchette di Rocky! Dopo una strenua lotta con un altro fan me la sono aggiudicata, alzando il pugno che la serrava saldamente in segno di vittoria. L’ho però in seguito barattata con una rarità discografica di un altro fan: il singolo di Missing. So che a molti potrà sembrare un’emerita cavolata, ma da una parte si tratta di un CD piuttosto raro (è uscito solo promozionale e solo per le radio), e dall’altra rappresenta molto per me perché si tratta della Mia Canzone. Senza contare che, eventualmente, esiste la possibilità che una bacchetta di Rocky mi piova in testa al prossimo live cui andrò, mentre Missing era un’occasione unica.

E
d ecco che, all’uscita del concerto, si è consumata una scena curiosa che ha coinvolto Tim. Se ne stava in disparte con il batterista dei Revelation Theory, e nessuno se lo filava. Al che io mi avvicino con gli occhietti scintillanti e gli faccio: “Hi Tim! Can I take a photo with you?
Lui mi guarda perplesso e mi fa: “A photo?
Lo guardo altrettanto perplesso: “Err, yes…
Al che lui, ancora più perplesso, mi chiede: “With… me?
No tesoro, con l’estintore dietro di te. Ancora più sconcertato dalla su perplessità lo osservo interrogativamente. L’idea era quella di dirgli qualcosa tipo: “Certo che con te, scemo, sei TU il bassista degli Evanescence!”, ma mi limito a un “Well, that’s the idea.”
Appena abbiamo fatto la fotografia, subito anche la Ilaria se n’è voluta fare uno. Ed ecco che un capannello di fan si è formato per fare le foto con Tim. Onestamente, a me ha fatto molta tenerezza, porello. Evidentemente, essendo nuovo, non si aspettava di entrare al centro dell’attenzione. Magari ancora non si rendeva conto di essere diventato un idolo delle folle. Magari gli era anche capitato ad altri concerti di non essere calcolato e questo può averlo scoraggiato, perché effettivamente, buttato in un angolo com’era, era difficile notarlo. È molto carino, ma forse non spicca come dovrebbe, e volendo riesce a passare inosservato. Ed è questo il motivo per cui mi ha fatto tenerezza: spero che ora però si senta un po’ meno l’“ultimo arrivato”.

Questa è la fine della giornata di Martedì. (Effettivamente è finita con gli scleri in camera con la Giulia e la Nari, ma possiamo anche stendere un velo pietoso a riguardo… tirarsi i peluches a 17-18 anni non è il massimo). Incontrare Amy Lee non è una cosa da poco, né una cosa di tutti i giorni, indi è indubbiamente un evento in grado di rendere una giornata speciale. Senza contare le preziose reliquie quali The Open Door autografato e Missing. Ora, osservando pagina per pagina il booklet del disco, non posso fare a meno di ripensare a quanto Amy sia bella e gentile, a quanto Terry, John, Rocky e Tim siano simpatici e, in particolare, mi viene da sorridere nel vedere la firma di quest’ultimo. Diciamo che è un po’ il mio “protegé”.
Concludo rivolgendomi a Josh, il ragazzo di Amy: sei maledettamente fortunato! Trattala bene e rendila felice. Amala ed ispirala a comporre altre canzoni meravigliose. Ne ha passate tante, ed ora tu devi averne cura, come un fiore raro e delicato, come il più prezioso dei gioielli. Buona fortuna e tanta felicità ad entrambi!

Tuesday, 14 November 2006

Di un colpo di fortuna totalmente inaspettato!

Primo giorno qui a Milano. Mi sono connesso dal PC di Giulia appositamente per raccontarvi di una botta di sedere che ho avuto ieri.

Stavo tranquillamente seduto sulla navetta che mi doveva portare dalla fermata del pullman all’imbarco del traghetto, ascoltando, con la riproduzione casuale, un po’ di musica dalla playlist gotica. Hello degli Evanescence era appena finita e stava per cominciare Sweet Sacrifice, se non che sento che la navetta risuona delle note di Call Me When You’re Sober su RDS. Al che stacco l’iPod e mi metto a canticchiare appresso alla radio. A quel punto, mi arriva un messaggio di Giulia, io le rispondo, poi mi arriva una chiamata da un numero che non conosco. Credendo che magari fosse Giulia che ha finito i soldi, rispondo e…

Io: “Pronto?”
Lei: “Pronto, Alessandro?”
Io: “Sì, sono io.”
Lei: “Ciao! Sono Fra dell’Evanescence Website! Volevo comunicarti che hai vinto un pass per il Meet & Greet con la band prima del concerto.”
Io, dopo un balzo sulla sedia: “C-c-c-cosa!? Sul… sul SERIO!?”
Lei: “Sì, sul serio! Sei contento?” Domanda retorica, ma evito di commentarlo.
Io, occhi che luccicano: “Ma… ma… CERTO! Oddei! ODDEI!” E inizio ad agitarmi sul sedile.
Lei: “Guarda, i posti erano finiti, però ne hanno aggiunti altri 5, abbiamo ripetuto il sorteggio e tu sei risultato fra i fortunati. Mi raccomando, portati qualcosa da farti autografare!”
Io: “Certo, certissimo! Ho con me il CD!” Bluffando, visto che non ho portato nulla!
Lei: “Perfetto! Il pass lo riceverai direttamente all’Alcatraz domani.”
Io: “Sììììì!” Occhi che luccicano sempre più. “Non ci posso credere, grazie, grazie! A che ora!?”
Lei: “Alle cinque, ma per sicurezza vieni verso le quattro e mezza. Ci riconoscerai perché siamo quelli con i cappellini colorati.”
Io: “Sì, ok! Perfetto! Ci sarò! Grazie! Io, non… davvero, grazie!
Lei: “Di niente, a domani!”

E questo è quanto. Ora devo assolutamente comprare un CD e farlo autografare. Cercherò di farmi un sacco di foto con la band! GYAAAAAAAH!

Sunday, 12 November 2006

Una rosa per M.

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