Tuesday, 26 January 2010

Yay!

Sono sincero: non credo di aver mai adorato la mia cara Ayl come oggi. Fosse stato per me, la cosa sarebbe stata rimandata in eterno, e invece lei mi ha risolto un notevole problema. Per scaramanzia evito i dettagli fino a cosa fatta, ma è stato davvero un gran bel colpo, non c’è che dire. Lentamente le sembra si stiano smuovendo, e la cosa mi elettrizza in maniera enorme.

Sempre sul fronte buone notizie, hanno finalmente sostituito le otto lavatrici (su dieci) che si erano rotte qui nella lavanderia della casa dello studente, così che l’intera menata del bucato mi ha preso solo un’ora e mezza che ho impiegato leggendo i racconti dell’orrore di Le Fanu. Devo a questo proposito inveire contro quell’imbecille di tale Gianni Pilo che li ha tradotti in una maniera talmente pesante che per leggerli serve il lubrificante. Oh well... Sarà una lunga scalata fino a Carmilla.

Sunday, 24 January 2010

D i s i n t e g r a t i o n

It’s blurring out of sight,
The faces flickering
In the tinsel light on the esplanades.
Fluid and vanishing,
Dissolving, hiding things.
In your room, after the scene, when the faces shift
Into someone else.
The arcade is echoing;
In a shattered self, the figure’s shimmering.

Alter all the static thoughts
Into something less than what was sought.
The splendour of within,
Inner helplessness no more.
Empty habits cure the needs
Solely to concede.
Never disagree,
Seek obscurity in lucidity.

Someone said,
My identity is dying.
Someone said,
Can you believe? Can you believe this line?
And for all I know there’s a cure,
Faltering, reversing forward.
Sentiment’s never odd or even,
The minds are solid as liquid.
Reverberant and faint,
Vaguely luminous:
Everything has changed
And nothing is the same.

Alter all the static thoughts
Into something less than what was sought.
The splendour of within,
Inner helplessness no more.
Empty habits cure the needs
Solely to concede.
Never disagree,
Seek obscurity in lucidity.

 [ Theatre of Tragedy ] 

Dove sono state le mie orecchie, fino ad ora? Perché non mi sono mai accorto di quanto maledettamente bella fosse questa canzone, di quando la voce di Nell dia i brividi, faccia contrarre i muscoli e inumidire gli occhi?

Saturday, 23 January 2010

Piccolo supplemento al post precedente

Sempre a proposito del post precedente, vorrei aggiungere che mi sono sinceramente stancato della gente che, essendo sentimentalmente non autosufficiente, continua a pestare ripetutamente lo stesso rastrello. Posso capire (entro certi limiti) rivoluzionare la propria vita per qualcuno a quindici anni, ma non a ventuno suonati quando i precedenti tentativi sono sempre e rigorosamente falliti: a questo punto, sia per l’età che per l’esperienza, uno dovrebbe aver imparato che tutte le persone possono lasciarci in qualsiasi momento, tutte le storie possono finire in qualsiasi momento, e di conseguenza c’è una serie di cose che vanno decise per conto proprio in modo da avere una vita al di fuori di quello che è il microcosmo della relazione corrente.
Io ne sono l’esempio perfetto: il ragazzo a Torino e la facoltà dei miei sogni a Trieste. Semplicemente i due opposti del Nord Italia. Certo, quando ancora abitavo in Merilend e dovevo scegliere dove andare a proseguire gli studi, avrei potuto benissimo seguire il cuore e andare a fare lingue a Torino per stare vicino al mio amore. E invece, la nostra storia è finita poco dopo: a quel punto, se mi fossi iscritto all’università di Torino, cosa mi sarebbe rimasto in mano? Assolutamente nulla. Ed ecco che anche io sarei entrato nei circoli viziosi della disperazione. (Tutto questo non tenendo conto del fatto che la Bloempje non mi avrebbe mai lasciato trasferire a Torino appresso a una storia sentimentale, questo è poco ma sicuro).
Invece, ora a Trieste mi sono fatto un mio mondo, con dei miei interessi e un corso di studi che, quando ne ho voglia, mi piace anche molto. Ho molte gratificazioni, e se anche dovessi innamorarmi e lasciarmi avrei un’intera vita di cui occuparmi.
Di conseguenza, quando è la seconda o terza volta che ci si tappa gli occhi strillando che “lei è diversa, non è come le altre, non tradirà la mia fiducia” semplicemente ce la si va a cercare. E allora, non venirti a lamentare ripetutamente da me, facendo e dicendo scemenze per attirare la mia attenzione. E soprattutto, se lo fai, quando poi io vengo a cercarti perché mi girano per via del modello che si è reso irreperibile, non rispondermi con aria stizzita “E tu mi cerchi per questo?!” etichettando implicitamente la cosa come una cretinata.
Detto questo, la Pescivendola mi ha tirato un altro colpo basso pubblicando Together Again, uno degli inediti di The Open Door, proprio ora che aveva ripreso a starmi indifferente. La musica dei miei diciassette anni si sente tutta, e inevitabilmente la canzone mi è piaciuta. Ho anche volontariamente soprasseduto sul contesto in cui ciò è avvenuto, ormai lo so che per lei questa band è solo una mossa commerciale.
Mi si può dire ciò che si vuole, a riguardo. Ma nonostante i vari richiami alle Cronache di Narnia e a Cappuccetto Rosso e a Biancaneve, io ho smesso di credere nelle fiabe. Compresa quella sul buon cuore di Amy Lee.

Friday, 22 January 2010

Paturnie

Se devo essere sincero, escludendo le risate di prima in conversazione con Veronica (e credetemi, sono state davvero molte), sono piuttosto stizzito, stanotte: il mio progetto fotografico che sembrava sul punto di ricevere una bella accelerata ha subito una nuova botta. In primo luogo perché i lavori per il mio nuovo Demone, che procedevano spediti come un treno dopo il photoshoot con Kiyubi, sono ora ad un momento di empasse forzata per questioni tecniche, e non ho precisamente idea di quando riprenderanno. In secondo luogo perché con la mia gitarella milanese in programma per fine gennaio-primi di febbraio avevo in mente di contattare un modello su ModelMayhem per organizzare un set e fare un nuovo Demone, salvo scoprire che mi si è praticamente cancellato sotto il naso e non ho più modo di rintracciarlo. E così, eccomi sospeso nel nulla con una grossa incavolatura addosso.
E a questo proposito, cari i miei cuoricini spezzati, scusate tanto se le fregature della mia vita sono queste e non possono nemmeno essere paragonate alle vostre lancinanti sofferenze per la gonnella frusciante di turno che è svolazzata via lasciandovi per l’ennesima volta col sedere per terra. , dopo che mi sono subito le tue sciocche paturnie sentimentali, io ti contatto per questo, perché nella mia vita sono queste le cose che mi guastano la serata, e spero vorrai scusarmi se qualche volta vorrei che fossi tu a stare a sentire me. Ma se proprio soffri così tanto da necessitare di una comprensione a senso unico, vattela a cercare altrove.

Wednesday, 20 January 2010

Io amo le Rose

A tear is only water,
A sigh is only air...

...e una rosa è solo una rosa. E le rose vanno amate tutte, a prescindere da chi le regala e quanto in fretta appassiscono.
 
http://gothicnarcissus.deviantart.com/art/Withered-And-Battered-165726806

Ci pensavo domenica mentre, nonostante il freddo e l’umidità, mi fermavo a scattare una fotografia a quella piccola rosellina appassita che si protendeva verso il cielo, mentre tentavo di preservarne almeno l’immagine dall’essere effimera: io amo le rose. Huysmans può riempire quanto vuole la bocca di Des Esseintes su quanto siano inflazionate, pretenziose eccetera, ma io le trovo sempre delicate e magnifiche.
Io di rose ne posseggo tre, e tutte e tre a modo loro eterne.

La prima è la più importante di tutte: è una rosa rossa di stoffa, regalo che mi fece la Bloempje per San Valentino l’anno in cui stavamo insieme. L’ho sempre tenuta assieme al cuore antistress sul comodino, sempre, entrambe le volte che ci eravamo lasciati, e l’ho sempre amata profondamente, sia lei che il cuore con la scritta “Ti Amo”, perché sotto sotto ho sempre saputo che è vera a prescindere da ciò che può succedere. È bella quanto lo è la mia Bloempje, con le sue forme così delicate e il velluto morbido sotto i polpastrelli. Come si potrebbe non amarla?


La seconda me l’hanno regalata Alessandra e Giovanni per i miei diciannove anni: eravamo in pizzeria e si è avvicinato uno di quei venditori ambulanti. Così, me ne hanno presa una a metà fra lo scherzo e il serio. A distanza di quasi due anni, è ancora lì, appesa alla mia libreria con i petali avvizziti, un tempo rossi, rivolti verso il basso. È così bella, nella decadenza della morte, e questa bellezza durerà in eterno. La amo perché ha in sé un fascino tutto gotico, e mi ricorda che il mondo ha tanta bellezza da offrire anche nelle cose più piccole o impensate.

La terza è sempre rossa, ed anch’essa un regalo. È una rosa trattata chimicamente affinché non appassisca mai, conservando intatta tutta la sua bellezza, nonché la conferma della mia teoria secondo la quale la Bellezza necessita sempre dell’Artificio. Mi è arrivata in circostanze piuttosto scomode, che sono degenerate subito dopo (beh, in verità erano già belle che degenerate, ma dettagli). Per questo motivo, in quanto regalo di una persona sgradevole, avrei dovuto odiarla. E invece, non ha giaciuto nell’armadio per mesi come il resto, ma è sempre stata lì a deliziare la mia vista. Perché una rosa è sempre una rosa. Non ha colpa di ciò che le accade, non viene guastata dalle mani che la toccano: nasce semplicemente per essere amata. E allora, al pensiero che potesse essere odiata per le sue vicissitudini, il mio cuore ha pianto con lei e l’ha accolta, facendomela amare nonostante tutto.

Perché il destino delle rose è questo: toccare i cuori sempre e comunque, a prescindere da ciò che viene imposto loro di rappresentare. Delle mie tre Rose, solo la prima, quella della Bloempje, mi ha toccato il cuore sia per il suo essere Rosa che per il suo essere Dono. La seconda è stata un balocco e da tale si è elevata a tesoro. La terza voleva essere un simbolo di qualcosa che non m’interessa, ed ha finito per essere preziosa solo per quella che è la sua reale essenza: la Bellezza.

Io amo le Rose.

Monday, 18 January 2010

Soddisfazioni

Contrariamente a quanto accade solitamente, sia a me che al resto del mondo, oggi è stata una domenica decisamente soddisfacente e produttiva. Nonostante il freddo umido di Trieste, con quell’uggiosità che mette almeno tre centimetri di crespo sui capelli, ho finalmente fatto il mio primo set fotografico con un modello maschio. E quando dico “finalmente” intendo davvero dire “finalmente”, perché se si escludono gli autoritratti ho lavorato sempre e solo con donne, porca miseria! Non mi lamento per misoginia, certo: le ragazze sono deliziose quando stanno dietro l’obiettivo, aggiungono un tocco molto affascinante alle foto e tutto... ma ci sono fotografie che semplicemente richiedono un uomo. Senza contare che non avere esperienza con entrambi i sessi è abbastanza limitante per un fotografo. Così, dopo aver programmato la cosa col ragazzo triestino di una mia amica di Milano, siamo andati sul luogo che avevo scelto come set e abbiamo dato libero sfogo alla creatività.
Earthbound by GothicNarcissus
Il risultato è stato un photoshot del quale sono molto soddisfatto nonostante la mia inesperienza con modelli maschi si sia fatta sentire tutta e anche in maniera insistente, dal lasciar scegliere a lui molte delle pose ai piccoli problemi di vestiario (che noto e so risolvere in me stesso, ma non ancora negli altri). La presenza di un modello maschio ha dato al tutto un che decisamente meno delicato, permettendomi di realizzare delle immagini meno romantiche e più forti sfruttando come ambientazione gli edifici ancora non ristrutturati dell’ex manicomio di Trieste, risultando in un set a metà fra Ashes dei Tristania e Turning Season Within dei Draconian e con un retrogusto di Emilie Autumn, per dare un paragone musicale.

E, cosa ancora più importante, modello maschio significa ovviamente nuovo Signore Infernale! Per realizzare questo ci vorrà davvero molto impegno (e tempo), ma appena finisco di post-processare le altre foto del set mi attivo per raccogliere il restante materiale necessario!

La pubblicazione del set col Kiyubi inizia domani su deviantART.

Saturday, 16 January 2010

Brucia, bastarda, brucia!

Burn motherf. burn!!!
Questa ragazza ha capito tutto della vita, e dopo questo avrà il mio amore eterno e incondizionato.
Peraltro, il nick di Leandruccia bella su Myspace dice che ci sono nuove canzoni online. Il problema è... DOVE?! Io ho bisogno di sue nuove canzoni! Dove diavolo sono, eh? Eh? EH?!

Ok, basta col delirio. La verità è che sono semplicemente insofferente perché non vedo l’ora di domani (e non aggiungo altro per scaramanzia), e soprattutto di andare in quel di Milano per il concerto dei The Gathering e degli Autumn. Sono pessimo ad aspettare, e nonostante stia facendo del mio meglio per impegnare la giornata (pulizie, studio, visita di tutti i forum possibili e immaginabili) ho ancora tanto di quel tempo per le mani che non so proprio dove buttarlo. Aaaaargh!

Peraltro mi sono anche accorto di avere un paio di doppie punte, il che non aiuta certo a distendere i nervi. Appena la Mater recupera il computer dovrò farmi dire quando c’è la luna giusta per andarli a spuntare, visto che anche il ciuffo ormai è cresciuto troppo e fa di nuovo Maria Maddalena.

Sì, sono tutti fatti di scarsa rilevanza, dato che come periodo è abbastanza piatto: università, studio, casa, uscire... non accade nulla tanto degno di nota da essere messo sul blog (pessima frase da dire perché ricordo che una volta mi capitò un casino colossale due minuti dopo un post del genere). Quasi quasi per ovviare alla noia mi do alla correzione della bozza di Lotus, che non sarebbe male.
Intanto, altra fotina di Leandruccia bedda che brucia quella cretina di Elisa. E fra l’altro, rivendico con orgoglio il fatto che in nove anni di pianoforte non ho mai, e dico mai imparato a suonare quel pezzo! Nemmeno quando avevo otto anni (e anzi, all’epoca mi ero dato prima alla Fata Confetto e poi ai Piccoli Cigni di Tchaikovsky)!

Finally I can burn this fucking Elise I can’t hear any more!!!

Thursday, 14 January 2010

Giubilo!

Probabilmente c’è chi attribuirà i miei continui sbalzi di umore da un post all’altro alla sindrome bipolare (o, peggio, premestruale), ma oggi me ne frega ben poco: sono d’umore decisamente ottimo, come non capitava da almeno capodanno. Il motivo è semplice: è ormai decaduto l’ultimo possibile ostacolo ad una mia capatina a Milano il 2 febbraio per il concerto dei The Gathering con gli Autumn che fanno da spalla (leggi: due delle mie band preferite al prezzo di una)! Il che significa che devo farmi spedire di corsa l’intera discografia dei The Gathering dalla Mater, e portarmela a Milano assieme a quella degli Autumn e delle Octavia Sperati (che sono l’ex band di Silje Wargeland, nuova cantante dei The Gathering) e sperare di procurarmi qualche autografo en passant (e c’è solo da sperare che quando presenterò loro uno sfracelo di booklet da firmare siano contenti che ho comprato tutti i loro album invece che infastiditi dalla mia faccia tosta e non mi mandino a stendere). Inoltre, sto cercando di mettere a punto un certo progetto, che spero vada in porto, e magari riesco anche a tirar fuori qualche Signore Infernale quando vado. Milano sta diventando decisamente uno dei miei centri d’interesse da che l’ho snobbata per anni.

Per il resto, oggi durante economia ho appuntato uno schizzo di Legione sul quaderno. Tralasciando che disegno malissimo, mi chiedo se sarò in grado di farlo come voglio, su Photoshop: l’effetto che voglio dargli richiederà tanto impegno e tanti consigli da parte di Fra.

Wednesday, 13 January 2010

E se lo rendessi privato?

Ne parlavamo giusto l’altro giorno con Ayl: avere un blog e renderlo privato significa snaturarlo. Si parte dal presupposto che se uno tiene un blog online è perché vuole che gli internauti, anche perfetti sconosciuti, lo leggano ed eventualmente dicano la loro. Se non si vuole che ciò accada, semplicemente non si scrive, senza drammi e senza paturnie.

È sostanzialmente questo il motivo che mi ha spinto a cercare di tenere i commenti abilitati a tutti fino a quando non ho davvero raggiunto il punto di saturazione. Ed è sempre per questo che il blog è ancora pubblico nonostante tutto. Eppure, ultimamente mi è passata quasi del tutto la voglia di scriverci, come dimostra il silenzio stampa di questi ultimi giorni. Sapere che certe persone indesiderate continuano a farsi gli affaracci miei e ricamarci sopra indisturbate non è un grosso incentivo alla scrittura. Per questo, sto pensando seriamente di spedire gli inviti a chi di dovere e sparire dalla circolazione.

Detto ciò, sono tornato a Trieste già domenica scorsa ma la cosa non mi ha fatto felice come le volte precedenti. Mi sento lontano mille miglia da qui, da ciò che faccio e dalle persone con cui ho a che fare.

In compenso, al mio ritorno ho trovato tutti i cd che avevo ordinato (ed erano davvero un botto) e il volume di Angel Sanctuary 13, che mi ha fatto strillare tutto ieri pomeriggio come una fangirl. L’unica cosa pallosa è, come al solito, che aspettare due mesi per il prossimo numero è puro masochismo, e mi chiedo davvero cosa mi trattenga dall’aprire tutti gli archivi rar che ho sull’hard disk esterno e leggermelo sul pc. Ah, santa pazienza di una fangirl! Ma almeno c’era Rosiel. Kyaaaah!
Ps: nel frattempo godetevi questo screenshot di Sharon den Adel con i bigodini alle prove di un concerto preso dritto dritto dal dvd del Mother Earth Tour!

Thursday, 7 January 2010

Lucky Synchro-Minds

We are so much alike, you and I.
Do you know that you radiate like in real life
When visualized by my third eye
Or even more so?
.Lucky. by *ContessaNera
Ieri serata in webcam con Veronica, a parlare di capelli e vestiti, ridere, scherzare e spettegolare un po’. Poi ho visto che ascoltava Lucky di Jason Mraz e Colbie Caillat, e mi è tornato in mente la nostra domenica a Venezia a marzo dell’anno scorso di cui questa canzone rappresenta l’epitomo, fra fotografie, duetti e baci alla ciliegia. E allora ho messo su Synchro-Minds degli Autumn, che è invece il mio, di epitomo di quella giornata. E mi sono accorto di quanto i versi di sopra siano veri.

Sul forum di Epica Italy c’è stata a suo tempo una discussione su cosa il ‘third eye’ della canzone rappresentasse. Molti l’hanno identificato con la ghiandola pineale e dunque, per estensione, l’immaginazione. Per me, invece, è una più semplice e pragmatica webcam. Sul perché la penso così copiaincollo le considerazioni che ho espresso in quella sede.

1) Trovo che eguagliare il terzo occhio all’immaginazione sia un po’ troppo generalizzante in un contesto che è, invece, molto specifico. Si può immaginare una persona in una più ampia gamma di situazioni: lei sta a casa e noi al lavoro ed anticipiamo il momento in cui rientriamo e la rivediamo; lei è partita per un viaggio e ci ripensiamo in attesa che torni; e anche la situazione della canzone. La webcam da invece un’idea di maggior esclusività: quella persona vive lontano e l’unico modo per vederla è quello.
2) Non è molto bello dire a qualcuno (parafrasando) quando ti immagino sei anche meglio che nella realtà. Ha invece più senso un discorso come: Non importa se siamo lontani, quando ci vediamo sul computer è come nella vita reale, anche meglio: consoliamoci così.
3) Immaginarsi qualcuno dà un’idea di attività più solitaria, se mi passate il termine. Una videochiamata invece è una cosa che si fa insieme, è una forma di contatto.
4) La marca semantica del verso è piuttosto informatica: visualize ha, in questo contesto, una collocazione fissa con webcam image, e comunque rimanda maggiormente ad un monitor che ad un’attività mentale, alla quale associo più facilmente verbi come evoke o simili. Inoltre, l’opposizione più intuitiva al termine real life è quella di virtual life. Comunque, il riferimento al computer inserito ‘in sordina c’è già nella canzone, è il backspace in the message dopo la snow before the sun: mettendo prima l’immagine più poetica, come primo impatto, e dopo quella più prosaica, come immagine che poi resta, si da l’idea che la seconda sia in qualche modo più intima, più personale (almeno per me).
5) Interpretazione prettamente emotiva, ed è qui che mi vengono più di tutto i brividi e ci leggo la vera tragedia delle synchro-minds, è quel desiderio struggente di voler stare insieme che porta a surrogare la vicinanza considerando il computer un prolungamento di se stessi che possa raggiungere l’altra persona, immaginare la webcam come un nostro terzo occhio tramite il quale siamo idealmente noi in persona a vedere l’altro. È un’immagine talmente struggente che per questo proprio quei versi su tutta la canzone mi danno i brividi più intensi e mi stuzzicano le lacrime.

Per questo trovo che come citazione fosse molto azzeccata, ieri sera. Ma anche la canzone di Veronica ha molta attinenza con noi.

Im lucky Im in love with my best friend,
Lucky to have been where I have been,
Lucky to be coming home again.

Lucky we
re in love every way,
Lucky to have stayed where we have stayed,
Lucky to be coming home someday.