Friday, 30 September 2022

Classifica musicale generale – 2022

Nelle puntate precedenti:
2016;
2017;
2018;
2019;
2020;
2021.

Classifiche dalla 51 alla 100:
2018;
2019;
2020;
2021;
2022.

Classifiche annuali:
2017;
2018;
2019;
2020;
2021
 
1. Come ti sei appassionato alla posizione numero 30? (Meg Myers)
• Grazie a Luisa, naturalmente, che mi ha passato il video di Heart Heart Head.
2. Prima canzone ascoltata della numero 22? (Sia)
• Questa la so! The Church Of What’s Happening Now! L’avevo sentita in un pub anni prima che Sia diventasse famosa con Chandelier e me n’ero innamorato senza sapere di chi fosse; poi, recuperando la discografia pregressa, arrivato a Colour The Small One l’ho ritrovata e ho praticamente strillato!
3. Testo preferito della numero 33? (Röyksopp)
• Perché mi dovete sempre far scegliere tra What Else Is There? e Running To The Sea, con In The End come terza?
4. Album preferito della numero 49? (iamamiwhoami)
• Non m’importa se Blue è il più “cOmMeRcIaLe”, è anche il mio preferito.
5. Canzone preferita della numero 13? (Panic! At The Disco)
• Sempre Casual Affair, ma menzione d’onore a Don’t Let the Light Go Out che è la mia preferita dal nuovo album.
6. Album peggiore della numero 50? (Lucia)
• No. No, Lucia non ha album peggiori.
7. C’è una canzone della posizione numero 39 che senti molto tua? (Dead Can Dance)
• “All the roads look the same: they lead nowhere, they lead nowhere”. Ovvero Opium.
8. Bei ricordi legati alla numero 15? (Epica)
• A questo giro scelgo le passeggiate a Düsseldorf sparandomi la cover del Presto dall’Estate di Vivaldi a tutto volume in cuffia.
9. Quanti album possiedi della numero 5? (Evanescence)
• Oh cavolo, devo comprare The Bitter Truth! (Tutti tranne il self-titled.)
10. C’è una canzone della numero 45 che ti rende felice? (Sirenia)
• Per quanto possa sembrare strano, ce n’è una: Ditt Endelikt. Perché è super ballabile e perché, non capendo il testo, non posso cringeare forte per i cliché di Morten.
11. Canzone preferita della numero 40? (Diablo Swing Orchestra)
Heroines.
12. Canzone della numero 10 che ti piace di meno? (Florence + The Machine)
• Faccio fatica a considerare Call Me Cruella una canzone di Florence: il testo è tremendamente on the nose (specie paragonato agli altri contributi di Florence a colonne sonore varie), di una banalità degna di una qualunque Laña del Rey. È chiaro che la Disney gliel’ha praticamente dettata e non le ha lasciato libertà creativa.
13. Bei ricordi evocati dalla numero 6? (Emilie Simon)
• Oh boy, da dove inizio? A ‘sto giro menziono il viaggio a Bordeaux.
14. Canzone della numero 38 che associ a un momento o persona? (Emmelie De Forest)
Let It Fall a Stefano per la foto che abbiamo fatto insieme.
15. Quale canzone della numero 19 ti emoziona di più? (Stream Of Passion)
• Un po’ tutto The Flame Within, ma dovendo scegliere una sola canzone, Street Spirit mi fa drizzare ogni singolo pelo sulle braccia.
16. Quante volte hai visto la numero 35 live? (Sleepthief)
• Con l’eterna disorganizzazione di Justin?
17. Quale canzone ti ha fatto innamorare della 23? (Theodor Bastard)
Земная Доля (Будем Жить).
18. Album preferito della numero 11? (Eivør)
• Sono molto indeciso tra Larva e Segl.
19. Prima canzone ascoltata della numero 14? (Susanne Sundfør)
The Silicone Veil.
20. Canzone preferita della numero 27? (Tristania)
The Modern End.
21. Album preferito della numero 16? (Kari Rueslåtten)
Pilot. Mi manca la Kari sperimentale della prima metà degli Anni Duemila.
22. Prima canzone ascoltata della numero 47? (Rag’n’Bone Man)
• Colgo questa occasione per lanciarmi in un rant sul fatto che il remix semi-orchestrale di Human dal trailer di Mass Effect Andromeda non sia mai stato pubblicato; già che ci siamo, mi lagno anche per quello di Running Up That Hill di Kate Bush da Quella Scena™ di Stranger Things.
23. C’è una canzone della 18 che trovi catartica? (Anneke Van Giersbergen)
Lost And Found, assieme a buona parte di Air.
24. Come hai scoperto la numero 21? (Emilie Autumn)
• Grazie all’Innominabile quando ancora aveva gusti decenti. Sì, lo so: ho colpa per aver lasciato che quell’essere me la facesse scoprire dopo aver ignorato i tentativi di Veronica.
25. Canzone della numero 26 che ti rende felice? (Lady Gaga)
• Voto sempre Born This Way e Hair.
26. Canzone preferita della numero 3? (The Gathering)
• “You don’t neeeeeeeeed to preeeeeeeach!
27. Album preferito della numero 2? (Within Temptation)
• Sembra sempre più improbabile che tirino fuori un altro The Unforgiving
28. Prima canzone ascoltata della numero 32? (Siobhán Donaghy)
Nothing But Song, che mi ha quasi fatto rinunciare in partenza. Anche se la prima canzone con Siobhán è stata Flatline deLLE SUGABABES (ora si può finalmente dire)!
29. Testo preferito della numero 8? (Marina & The Diamonds)
• Oddio, da dove comincio?
30. Quante volte hai visto la numero 17 live? (Draconian)
• Nessuna, e ora sono in questo strano paradosso per cui avrei preferito vederli con Heike perché mi piace di più come cantante, ma sarei ben felice di vederli con Lisa perché la stimo più come persona.
31. Come hai scoperto la numero 44? (The 3rd And The Mortal)
• Facendo filologia di gothic metal.
32. Album della 12 che ritieni sottovalutato? (Autumn)
• Gli Autumn sono letteralmente i poster children dell’esser sottovalutati.
33. Canzone peggiore della numero 29? (Nemesea)
Whenever mi tedia parecchio, ma anche Kids With Guns non mi fa impazzire.
34. Prima canzone ascoltata della numero 34? (Gwen Stefani)
• Nel 2004 non eri tu che scoprivi What You Waiting For?, era What You Waiting For? che ti trovava e ti costringeva ad ascoltarla.
35. Album preferito della numero 28? (Alizée)
• Sempre il sottovalutatissimo 5.
36. Quante volte hai visto la numero 42 live? (Phildel)
• Luisa, al prossimo tour voliamo in UK e rimediamo a questa mancanza abissale?
37. C’è qualche canzone della 36 che consideri un guilty pleasure? (Karen Elson)
• Non è la canzone in sé a essere un guilty pleasure, quanto immaginare di spammare Who’s Sorry Now? su ogni social media quando una certa persona inevitabilmente si sarà lasciata con quel povero martire che la sopporta perché, semplicemente, non lo merita.
38. Come hai scoperto la numero 48? (Ramin Djawadi)
• Grazie a Game of Thrones, ovviamente.
39. Album preferito della numero 7? (Delain)
Apocalypse And Chill. Dubito che ora con la clone di Charlotte riesca(no?) a fare di meglio.
40. C’è qualche canzone della numero 31 che ti mette nostalgia? (Aurora)
• Un po’ tutto Infections Of A Different Kind (Step I) mi riporta a bei momenti di videogioco del 2019, sia in giro con Pokémon Go che a casa con The Sims 4.
41. Canzone della 41 che non ti piaceva ma adesso ami? (Clare Maguire)
• Non che non mi piacesse, ma sulle prime non mi ero filato particolarmente The Shield And The Sword; poi l’ho ascoltata bene e l’ho amata.
42. Testo preferito della posizione numero 24? (Delerium)
A Poem For Byzantium.
43. Canzone più emozionante della numero 46? (Portishead)
• Ebbene no, non è Glory Box: voto Roads!
44. Canzone della numero 25 che ti rende felice? (Goldfrapp)
Tiptoe.
45. Canzone preferita della numero 9? (Anathema)
Untouchable, Part 1.
46. Primo album ascoltato della numero 37? (Amy Lee)
• Pescy, stiamo ancora aspettando il tuo debutto solista synthpop sulla Luna (cit.).
47. Membro preferito della numero 4? (Hurts)
• Confermiamo che Stupido Sexy Theo ha finalmente fatto fuori il mocio vileda ripristinando la sua sexiness. Nel dubbio, comunque, opto per un threesome.
48. Prima canzone ascoltata della posizione numero 43? (White Sea)
Mountaineer: sono andato in ordine.
49. Album che possiedi della numero 20? (Róisin Murphy)
• Ahem… diciamo che ci stiamo ancora lavorando.
50. Il miglior ricordo associato alla numero 1? (Theatre of Tragedy)
• A queso giro, la volta che Nell si è seduta con me a bere una birra al World’s End di Camden Town, l’hanno chiamata per un’intervista, mi ha promesso che sarebbe tornata e l’ha fatto! (Fra l’altro, l’avevo più o meno sognato prima che accadesse.)

Friday, 1 July 2022

Myrkursins Náði

Me ne sono reso conto del tutto mentre ero in chiamata su Discord: quando i vicini del palazzo di fronte hanno spento la luce per andare a dormire, qualcosa non andava. Il buio era totale e ha catturato la mia attenzione per quanto era insolito.
Ma in realtà l’avevo notato già poco dopo cena, uscendo sul balcone per fissare la portafinestra dopo averla aperta: i lampioni non si erano accesi e la strada sprofondava in una bellissima sfumatura di blu intenso invece del solito bianco dei led. L’intero quartiere è al buio da tutta la sera.
E anche adesso, andando in bagno, mi sono accorto che qualcosa non andava, che non c’era il solito rettangolo di pallida luce artificiale nella portafinestra del salotto.

Ed è proprio in momenti come questi che ci si accorge di quanto disabituati siamo ormai all’oscurità. Non siamo quasi mai al buio, c’è sempre il riverbero dei lampioni che accende le nostre finestre anche quando la casa è silenziosa e quieta, anche quando le nostre lampadine e i nostri schermi sono a riposo. Quella fioca luce che arriva da oltre i vetri è familiare, scontata, e la sua assenza si nota tanto quanto la sua presenza passa ormai inosservata.

Ma l’oscurità è bella. O forse, più che bella, è “sublime” (nell’accezione kantiana del termine), una forza inarrestabile di fronte alla quale ci si sente piccoli, indifesi, soverchiati, ma anche incredibilmente attratti.
A me, superato il senso di non familiarità, ha fatto sentire confortato, protetto, nascosto al sicuro. Il Sehnsucht, la суета sono ancora lì, di fronte a quella strada buia nella quale può celarsi di tutto, ma non mi sento perso o davvero intimorito. È come una coperta che avvolge il mondo oltre le mie mura e le isola dal sudiciume di questi tempi moderni.
È la stessa emozione che provo anche quando sento il vento forte o, soprattutto, la pioggia: ne percepisco il potere atavico, l’inarrestabilità, il potenziale distruttivo, ma è proprio in questo che trovo conforto e un senso di protezione: forse proprio perché evidenziano l’esistenza delle mura entro le quali sono rifugiato e che trasformano la magnificenza della natura in qualcosa da osservare con un filtro.

Comunque niente, semplicemente le strade stanotte sono buie – completamente, visto che è anche nuvoloso e, dietro quella coltre, la Luna è poco più che nuova – e una parte di me vorrebbe che lo fossero sempre. Che tutto si fermasse e la notte fosse davvero solo per me.

Sunday, 26 June 2022

Deadlocked (o il punto di rottura)

This world,
Its evil ways,
The pain that I hide:
Let’s make this happen!
 
Che poi, a pensarci bene, è un ciclo: inizio ad accumulare negatività perché non sono bravo a processarla in maniera costruttiva, passano mesi e magari nemmeno me ne rendo conto finché, d’estate, inizia ad approssimarsi il mio punto di rottura, i miei comportamenti o atteggiamenti sfuggono al controllo e diventano sempre più autodistruttivi, Katia se ne accorge, mi fa sedere, me lo fa notare e, finalmente, riesco a scuotermi un po’ e tirarmi fuori dalla crisi.
Per questa volta. Perché la cosa che mi ha davvero fatto sorridere, ieri notte, è stato rendermi conto che è un pattern che tende a ripetersi spesso proprio d’estate. Di solito più verso luglio-agosto, ma non è sorprendente che a ‘sto giro sia successo a giugno, visto lo stress di quest’anno.
A questo giro è stata una domanda piuttosto diretta che ha ricevuto una risposta altrettanto diretta.
“Senti, potrebbe essere solo una mia impressione per questo o quel motivo, ma: stai diventando più cattivo ultimamente?”
“Sì”, ho risposto subito, senza esitazione. “Sì, è vero. È una cosa che ho notato anch’io in più episodi, in queste ultime settimane. E ha iniziato a preoccuparmi.”
 
Volendola buttare sulle analogie, nel momento in cui ho sentito di non avere più le forze e la pazienza per essere una Margaery, l’idea era di lasciar libera l’Olenna e dare un po’ di pan per focaccia a chi se lo meritava. Solo che, sempre più spesso, mi sono ritrovato a pensare: “I choose violence”. E non mi stancherò mai di dirlo: essere una Cersei è mai una buona idea. Sentirsi costretti in un angolo e rispondere facendo quanto più male possibile agli altri non è una soluzione sostenibile, tanto meno lo è farne in maniera indiscriminata partendo da un vago senso di sentirsi nel giusto.
La buona notizia è che, appunto, me ne stavo già rendendo conto da solo: c’erano momenti in cui mi sentivo davvero tossico. Un po’ mi sentivo giustificato, date le circostanze; un po’ pensavo che, tutto sommato, fosse dovertente. Per lo più, era pura e semplice dipendenza da Schadenfreude. Ma sentirmi dire che la tossicità si nota così tanto e non è divertente è stata la spintarella di cui avevo bisogno per decidere che è davvero il caso di darmi una regolata, perché tentare di avvelenare la vita agli altri finisce per avvelenare anche me a piccole dosi.

Per dovere di completezza, visto che indagare a fondo le cause del mio comportamento è necessario per migliorarlo, è il caso che lo annoti: mi sento esasperato da tutto. Letteralmente tutto: ovunque mi giri c’è un motivo di rabbia. Il mondo intero, l’atteggiamento generale dell’umanità, il senso di impotenza e stagnazione, se non direttamente l’impressione che, come società, stiamo addirittura tornando indietro. Anni e anni di lotte che sembrano aver fallito completamente. I diritti civili stanno sparendo dappertutto, siamo in piena guerra, i progressi sul fronte climatico sono trascurabili... non c’è una cosa, una, che non vada male.
Così, da qualche parte lungo la strada, ho gettato la spugna.

So anche identificare il momento in cui è partita questa mia spirale verso l’incattivimento: nel 2020, quando Trump si è preso il covid e mi sono fiondato su Twitter per leggere le reazioni. E poi per aggiungere le mie.
E poi ci sono state le elezioni americane, in un momento in cui sentivo che anche le nostre destre erano in difficoltà, e allora mi sono detto: “È tempo di bullizzare i bulli”. Dare loro una dose della loro medicina, farli sentire come hanno fatto sentire gli altri per tutto questo tempo, caricare su di loro tutto il peso sociale di essere persone orribili con idee orribili.
Solo che, lungo la strada, ho iniziato a ritenere lo sforzo sociale dietro quest’idea sempre più vano. Invece che argomentare il mio sdegno, se non per far cambiare idea almeno per piantare quella vocina che rovina il “divertimento” quando la gente si comporta in un certo modo, ho iniziato a ricorrere a semplici, generici, sciocchi insulti che, in effetti, lasciano il tempo che trovano. Spiegare al fascista medio perché il suo fascismo deriva semplicemente dalla paura gli rovina la giornata molto più che sentirsi dare del povero cretino.

E tutto questo, lo ribadisco, è un semplice coping mechanism per il malessere che sento dentro. Uno che non solo non lo risolve, ma finisce per far stare peggio anche me: non mi rende poi tanto distinguibile dalla gente che ha ridotto il mondo a un posto che è una completa e costante fonte di disagio.
E io non voglio essere questo.

Qualche misura per invertire la tendenza l’avevo già presa nelle scorse settimane: ad esempio, ho evitato di infilarmi in baruffe digitali che sarebbero finite in gara di insulti, lasciato cadere discorsi che mi avrebbero irritato, scorso oltre notizie che avrei potuto commentare in maniera caustica, eccetera, limitandomi solo ai casi più eclatanti. Dovrei impegnarmi a farlo ancora di più, lasciando correre anche i casi eclatanti: alla fin fine, è uno spreco di energie che non porta a nulla. Non riuscirò a isolarmi ed evitare di occuparmi di attualità, ma non sono obbligato a dire la mia a tutti i costi alimentando la caciara che si forma intorno: posso anche solo prendere atto della cosa e andare avanti con la mia vita.
Ho anche notato che non ho praticamente bloggato quest’anno. Pensavo dipendesse dal fatto che la mia vita è piuttosto piatta (a questo punto per scelta, ma quello è un altro paio di maniche), ma la verità è che non avevo voglia di dialogare con me stesso su ciò che sta succedendo in generale. Scrivere uno stato tagliente su Facebook o cercare gente da insultare sotto i meme altrui è molto più semplice che analizzare come un avvenimento mi fa sentire e tirarne fuori un post coerente.
È però una cosa che dovrei riprendere a fare perché, appunto, non sono bravo a processare i miei stati emotivi e questa è una valvola di sfogo che mi aiuta molto. Anche per questo ho scritto questo post: ieri sera Katia mi ha aiutato a dare forma e voce alla consapevolezza che già stavo sviluppando, e qui ho deciso di cristallizzarla in forma scritta per non perderla di vista.
Ho spesso il vizio di ignorare la mia voce interiore e cercare segni esterni che me la sbattano in faccia. A volte mi faccio i tarocchi (ho smesso dal 2020, sempre perché non ho molta voglia di chiacchierare con me stesso). A volte presto attenzione alle piccole coincidenze, come la scena in The Umbrella Academy che abbiamo visto subito dopo aver parlato, in cui Allison e Diego vanno in cerca di risse con i suprematisti bianchi, o la citazione di Deadlocked dei Tristania con cui ho aperto il post, che ho trovato fra i ricordi di Facebook – entrambe descrivono bene lo stato d’animo che ha causato il mio incattivirmi e mostrano quanto sbagliato sia continuare su questa china.
Molto più spesso, è la migliore amica che sono fortunato ad avere, che quando inizio ad andare troppo alla deriva mi prende per i capelli e mi aiuta a tirarmi fuori dall’acqua alta.
Katia mi ha consigliato di scrivere una lettera a me stesso, a questo riguardo. La lettera è questa, ma non sarebbe completa se non fosse un po’ anche una lettera a lei e non si concludesse con:
Grazie, Katia.

Thursday, 31 March 2022

Classifica musicale generale, 51-100 – 2022

Nelle puntate precedenti:
2018;
2019;
2020;
2021.

Classifiche generali (1-50):
2016;
2017;
2018;
2019;
2020;
2021.

Classifiche annuali:
2017;
2018;
2019;
2020;
2021.

1. Come ti sei appassionato alla posizione numero 80? (The Birthday Massacre)
• Li ho sentiti quando ancora facevano buona musica durante la tappa in Germania prima di andare in Norvegia per il concerto dei Theatre of Tragedy.
2. Prima canzone ascoltata della numero 72? (We Are The Fallen)
• La ben poco interessante Bury Me Alive; ho continuato a tenerli d’occhio per pura ripicca verso Pescy.
3. Testo preferito della numero 83? (Trillium)
• Ammetto di non ricordarne nemmeno uno.
4. Album preferito della numero 99? (Björk)
Homogenic. Sono una Basic Björkian Bitch.
5. Canzone preferita della numero 63? (Beyoncé)
Save The Hero o Pretty Hurts.
6. Album peggiore della numero 100? (Freddie Dickson)
Panic Town, per i motivi che ho sviscerato in questa recensione su Armonie Universali. Questo mi ricorda che devo ancora sentire il full length e gli EP che sono usciti dopo…
7. C’è una canzone della posizione numero 89 che senti molto tua? (Rose McGowan)
• Avrei detto Green Gold, se Rose non avesse preso un’orribile china filo-repubblicana che me l’ha fatta disconoscere senza se e senza ma.
8. Bei ricordi legati alla numero 65? (The Crest)
• Il concerto per il quarantesimo compleanno di Kristian, ovvio!
9. Quanti album possiedi della numero 55? (Roniit)
• Bella domanda: con me ho il debutto e i due EP; da qualche parte a Trieste dovrei avere anche XIXI, che è arrivato quando ero sceso in Sardegna per le vacanze natalizie del 2019, ma ancora non sono tornato e non ho idea di che fine abbia fatto!
10. C’è una canzone della numero 95 che ti rende felice? (The Bryan Ferry Orchestra)
Young & Beautiful.
11. Canzone preferita della numero 90? (After Forever)
Cry With A Smile.
12. Canzone della numero 60 che ti piace di meno? (Loreen)
Jungle.
13. Bei ricordi evocati dalla numero 56? (Placebo)
• La volta che ascoltavo Sleeping With Ghosts viaggiando in pullman verso Olbia per prendere il traghetto. È un bel ricordo, anche se stavo andando a trovare Quella Luana.
14. Canzone della numero 88 che associ a un momento o persona? (The Sins Of Thy Beloved)
• Nessuna in particolare.
15. Quale canzone della numero 69 ti emoziona di più? (Octavia Sperati)
• La magnifica Dead End Poem.
16. Quante volte hai visto la numero 85 live? (Sugababes)
• Nessuna, ma c’è la possibilità che accada perché finalmente le VERE Sugababes sono di nuovo attive e si stanno dando una mossa!
17. Quale canzone ti ha fatto innamorare della 73? (Ala.ni)
Darkness At Noon.
18. Album preferito della numero 61? (Gåte)
Jygri.
19. Prima canzone ascoltata della numero 64? (Pure Reason Revolution)
• Credo Deus Ex Machina, durante lo stesso viaggio in Germania in cui ho conosciuto i The Birthday Massacre.
20. Canzone preferita della numero 77? (The Romanovs)
Mr. Okada. Maremma, quanto mi mancano i The Romanovs!
21. Album preferito della numero 66? (Rose Chronicles)
Shiver.
22. Prima canzone ascoltata della numero 97? (Nero)
Into The Past, grazie alla colonna sonora di The Great Gatsby.
23. C’è una canzone della 68 che trovi catartica? (M.I.A.)
Exodus e Sexodus, specie se ascoltate insieme.
24. Come hai scoperto la numero 71? (Loïc Nottet)
• Mi vergogno di ammettere che nel 2015 ancora non seguivo l’Eurovision, quindi l’ho scoperto più tardi grazie a Michele.
25. Canzone della numero 76 che ti rende felice? (Amanda Somerville)
Angel Of Mine mi mette non ironicamente di buon umore. Ah, i tempi in cui avevamo scambiato l’Amanda per Pescy.
26. Canzone preferita della numero 53? (Les Discrets)
• Non so decidere tra L’Echappée e Après L’Ombre.
27. Album preferito della numero 52? (Ramin Djawadi)
• La colonna sonora della prima, perfetta, immacolata stagione di Westworld.
28. Prima canzone ascoltata della numero 82? (Morning Parade)
Under The Stars.
29. Testo preferito della numero 58? (Brooke Fraser)
• “I love your projection, but I don’t love you; your perceived perfection though it’s just not true.Psychosocial mi fa sentire attaccato e validato allo stesso tempo.
30. Quante volte hai visto la numero 67 live? (Sharon Den Adel)
• Da solista nessuna, con i Within Temptation due volte.
31. Prima canzone ascoltata della numero 94? (:LOR3L3I:)
• Penso Wolfheart.
32. Album della 62 che ritieni sottovalutato? (Abney Park)
• Essendo precedente al loro periodo steampunk, The Death Of Tragedy è ovviamente semi-dimenticato.
33. Canzone peggiore della numero 79? (Hearts Of Black Science)
• Allora, sono sicuro che su The Ghost You Left Behind ci sia qualcosa di peggio, ma la prima che mi viene in mente è Something Better perché mi dà estremamente fastidio come Daniel la canta.
34. Prima canzone ascoltata della numero 84? (Versailles)
• Onestamente non ricordo: di quel week end mi è rimasto impresso ben altro.
35. Album preferito della numero 78? (Blanche)
• Hey, Blanche, tesoro: Empire ha bisogno di un fratellino al più presto!
36. Quante volte hai visto la numero 92 live? (Tactile Gemma)
• Onestamente non penso siano nemmeno mai andati in tour. Purtroppo. Qualcuno riporti indietro le sorelle Edvardsen dal loro esilio!
37. C’è qualche canzone della 86 che consideri un guilty pleasure? (Carice Van Houten)
• Non è propriamente un guilty pleasure, ma Iedereen Was Zo mi fa sghignazzare più del dovuto per il verso in cui dice: “E quindi sospetto che gli eterosessuali non siano capaci di suonare il piano – o almeno non bene”.
38. Come hai scoperto la numero 98? (The xx)
• Come i Nero, grazie a The Great Gatsby, che, Laña a parte, ha riassunto il meglio degli Anni Dieci.
39. Album preferito della numero 57? (Leandra)
• No. Mi rifiuto di scegliere tra Metamorphine e Isomorphine.
40. C’è qualche canzone della numero 81 che ti mette nostalgia? (Fever Ray)
• Opinione impopolare: l’eponimo mi fa venire non ironicamente nostalgia nostalgia del 2020.
41. Canzone della 91 che non ti piaceva ma adesso ami? (Swallow The Sun)
• No, non direi.
42. Testo preferito della posizione numero 74? (A Perfect Circle)
• Seriamente, ma quanto è ancora attuale Judith da uno a “America, devi finire sepolta sotto la cenere di Yellowstone”?
43. Canzone più emozionante della numero 96? (Paolo Buonvino)
• Emozionante? EMOZIONANTE? Volete EMOZIONANTE?! Vi do EMOZIONANTE, dannazione! (Truth, comunque, anche a prescindere da quella scena).
44. Canzone della numero 75 che ti rende felice? (Tori Amos)
Wildwood.
45. Canzone preferita della numero 59? (Anette Olzon)
Invincible.
46. Primo album ascoltato della numero 87? (Soap&Skin)
Lovetune For Vacuum: sono andato in ordine.
47. Membro preferito della numero 54? (Alcest)
• Neige, duh.
48. Prima canzone ascoltata della posizione numero 93? (ISON)
• La demo di Atlas.
49. Album che possiedi della numero 70? (Elusive)
• Tutti e tre e pure il singolo.
50. Il miglior ricordo associato alla numero 51? (Lucia)
• Quando ho scattato Turn To Gold con Elle e Giulia.

Wednesday, 16 February 2022

Adesso arriva l’elfo nero

Sono giorni che vedo volare stracci tra gli appassionati di Tolkien sui feed dei miei vari social media. Come polemica non mi coinvolge particolarmente perché è un fandom di cui faccio parte a piccole dosi e marginalmente, ma a forza di leggere opinioni diverse, argomentazioni e controargomentazioni, ho inevitabilmente finito per rimuginare sulla faccenda pure io. Ho alcune osservazioni.
 
1) Un’opera del passato, per (ri)vivere, ha bisogno di passare attraverso la lente e il filtro dell’epoca attuale. Vedasi la scena di Arwen Principessa Guerriera nel primo LOTR di Jackson, residuo di quando si pensava di unire i personaggi di Arwen e Eowyn per creare una protagonista femminile più proattiva in linea con i tempi. Poi si è deciso di lasciare separati i personaggi e quella scena di Arwen è rimasta un non-sequitur, ma il punto resta: cambiano i tempi, cambiano i valori, e un’opera che vuole riproporsi non può ignorare la cosa.
Per dire, pensate a Notre-Dame De Paris: oggi sarebbe assurdo immaginare quella storia priva dell’aspetto di riscatto sociale con cui la conosciamo, ma a Hugo fotteva letteralmente sega dei marginalizzati, il succo del romanzo era che bisognava restaurare la cattedrale perché è l’unica cosa che dura nel tempo. E non vedo nessun purista che grida al politicamente corretto e si lamenta del “brownwashing” di Esmeralda, perché le implicazioni di lei che era l’unica zingara buona perché in realtà era la figlia di una coppia cristiana ed era stata rapita dalla culla sarebbero un filo indigeste al giorno d’oggi.
 
2) Tokenism, blackwashing, brownwashing, eccetera: sì, è vero, sono fenomeni non sinceri che nascono dalla necessità di sfruttare il multiculturalismo per ampliare il marketing di un’opera, e sono quasi sempre fatti dai bianchi a uso e consumo del senso di colpa sociale di altri bianchi.
Ma sono il sintomo di un problema più largo, ovvero la disparità di trattamento tra le storie occidentali cosiddette “biancocentriche”* (asterisco, ci torniamo dopo) e quelle non occidentali di culture non bianche. Salvo eccezioni, le storie non “biancocentriche” hanno meno pubblico e ricevono pertanto meno fondi (con ciò che ne consegue per la qualità), meno promozione, meno visibilità, rendendo le “pari opportunità” di rappresentazione, di fatto, nulle. Fintanto che non si risolve questo problema a monte e opere come Black Panther o Hidden Figures non smettono di essere un’eccezione, il tokenism è, purtroppo, un male necessario per rappresentare la società multietnica in cui ormai viviamo.
 
3) È vero, c’è un doppio standard nell’applicare il “colour-blind casting”. Alle storie occidentali è praticamente imposto, mentre non ci si sognerebbe mai di applicarlo a opere di origine africana, asiatica, sudamericana, eccetera. Nessuno ha battuto ciglio perché sono mancate le “quote bianche” in Encanto, per dire. Di nuovo, però, il problema è alla radice nella disparità di numero e presenza mediatica tra le storie occidentali che permeano la nostra cultura di massa e quelle non occidentali. C’è una disparità di trattamento e un protezionismo a valle perché c’è una disparità di mezzi e possibilità a monte.
 
4) Dalla parte opposta della barricata, torniamo a quell’asterisco. Parlando di “media occidentali” e “biancocentrici”, c’è l’ulteriore problema dell’imperialismo socio-culturale degli Stati Uniti, che si considerano il centro del mondo e danno per scontato che le stesse dinamiche sociali ed etniche che ci sono da loro si applichino anche alla molto diversa (ed internamente eterogenea) società europea.
Questo è un problema che VA affrontato e la sensibilità che, negli ultimi anni, si è iniziata ad avere nel presentare con quanta più autenticità possibile le storie di culture non occidentali dovrebbe essere estesa a tutte le storie non americane. Per cui, America, se una storia europea non si conforma ai tuoi standard etno-sociali, è perché la società di quel paese europeo è diversa da quella statunitense tanto quanto lo è quella coreana, o giapponese, o indiana (Paesi le cui produzioni mediatiche sono altrettanto “monocromatiche”, ma la cosa non viene fatta notare).
Vero che questo discorso è complicato dal passato imperialista dell’Europa, i cui danni al resto del mondo sono sempre attuali, ma dopo quasi settant’anni in cui NOI abbiamo ricevuto l’imperialismo americano, direi che possiamo iniziare a sollevare il problema: è giusto che richiediamo per l’Iliade (se n’era parlato tempo fa), i romanzi della Austen o le fiabe di Andersen o dei Grimm lo stesso trattamento che è riservato ad altre culture mondiali; però “noi” continuiamo a essere sovraesposti in una società in cui non siamo l’unico gruppo culturale.
 
5) Il discorso del “Ma io mi riesco a immedesimare in chiunque senza bisogno che sia la mia copia carbone” è il motivo per cui si parla di MBEB, quindi… anche no, grazie. In primo luogo perché, nel complesso, semplicemente non è vero, o non ci sarebbero puntualmente le lagnanze ogni volta che il protagonista di un’uscita mainstream (penso, ad esempio, ai videogiochi) è nero, queer, donna, eccetera. E poi grazie al cazzo, Pierfrancesco, che riesci a immedesimarti quasi sempre senza problemi: è proprio perché quasi sempre hai davanti la tua copia carbone.
Poi, per dire, anche a me la mancanza di una vagina non impedisce di finire quasi puntualmente per immedesimarmi più in personaggi femminili che maschili, quindi cosa ci vuole? Poi però vai a vedere meglio e questi personaggi femminili affrontano temi che risuonano con le problematiche che affronto in quanto persona queer in un modo che i personaggi maschi non fanno. Quindi, anche se obliqua, la dinamica di minoranza vs rappresentazione nei media esiste anche in quel caso.
Per cui, essendo il discorso più complesso di “ma basta avere fantasia per immedesimarsi”, lasciamo che siano le minoranze a dire se e quanto si sentono rappresentate o meno: è la LORO esperienza di vita ed è valida.
 
Quindi, in conclusione, è vero, gli elfi e i nani neri in una storia di Tolkien non risolvono il problema del razzismo sistemico e sono una mossa commerciale per non far accusare di “biancocentrismo” l’adattamento di un’opera che nasce da un autore bianco del secolo scorso; è anche vero che, se si vuole continuare a vedere quest’opera riproposta, bisogna accettare di vederla adattarsi ai tempi. Lo stesso Regno Unito non è certo l’America, ma il suo tessuto sociale è molto diverso rispetto ai tempi di Tolkien.
Detto in soldoni, la scelta qui è tra relegare quell’opera al passato e lasciarla fossilizzare nella forma che conosciamo, o adattarla al contesto socio-culturale attuale se vogliamo vederla riproposta. Volete ancora opere ispirate a Tolkien? È così che va ora, pace.
Poi in un futuro utopico non ci sarà bisogno di fare tokenism e blackwashing eccetera perché, accanto alla serie culturalmente europea di ispirazione Tolkieniana, saremo abbastanza ricettivi da appassionarci anche all’adattamento di un’epica mitologica centrafricana in cui non ci saranno personaggi bianchi. Ma quei tempi ancora non sono qui, e le persone non-bianche, non-etero e non-cis non possono più essere ignorate e nascoste sotto il tappeto nei media che la nostra società eterogenea produce e consuma.

Thursday, 3 February 2022

Messaggi che mai saranno spediti

Mi visita un profilo su Romeo: interessante, lascio qualche like alle foto e vedo un po’ i suoi amici. Uno è carino, visito il profilo; da lì ne visito un altro, sempre di bell’aspetto. E mi trovo davanti la descrizione più stupida di sempre, specie per un trentatreenne, letteralmente mio coetaneo.
Are you ready to question everything?
 
Here is what I’m looking for: Empathy, Honesty, and Beauty.
 
I own the perfect contraceptive: an unvaccinated body. Press the [x] button ASAP to escape. :)
 
My outside might appeal to some of you,  but just wait till I crush that with my personality. :)
INFP-A in case you were wondering.

Not all the infinites are the same in size: there are more Real numbers between 0 and 1 than there are Natural numbers going into infinity. Proven by Cantor’s Diagonalisation Proof.

The magic word of the 21st century to ward off any interest: unvaccinated. A dream-come-true period for all sociologists to come.
Gioia bella. Da dove comincio?
Tralasciando la scorreggina matematica messa lì giusto per darsi un tono… quell’incipit lì sembra quasi inoffensivo, finché non si contestualizza col resto. Ma andiamo con ordine.
Dovessimo ipoteticamente chattare e dovessi tu confessarmi di non essere vaccinato aspettandoti una reazione negativa a priori da parte mia, probabilmente il tuo gusto per il drama e l’autocommiserazione sulle prime rimarrebbe frustrato.
Non ce l’ho con i non vaccinati in sé e per sé. Se alla luce di qualche condizione o patologia pregresse, il medico dice a qualcuno che non è il caso che si vaccini, io ne ho il massimo rispetto e, anzi, posso guardarlə negli occhi e dirlə con sincerità che a me importa. Che non potrò fermare la pandemia o prometterlə di proteggerlə dal contagio, ma ho fatto tutto ciò che mi è umanamente possibile per non contribuire deliberatamente al rischio: ho sempre rispettato il distanziamento sociale, osservato i lockdown e, soprattutto, mi sono vaccinato.
Se invece, come quell’incipit suggerisce, si tratta semplicemente di fare le bizze e i capricci per sentirsi “speciali”, “più svegli” e “più furbi”, beh, allora mi spiace ma no, non provo nessun rispetto. Siamo nel 2022, questa situazione va avanti da due anni, a questo punto non ci sono più scuse di disinformazione e ignoranza, è una scelta deliberata. Fra l’altro, trovo enormemente ironico che a cercare empatia sia uno che, pur di vivere la sua fantasia da protagonista, da eroe che si oppone all’oppressione del sistema, mostra un tale egoismo e mancanza di riguardo verso chi il vaccino davvero non può farselo.

L’altra cosa che mi urta particolarmente di questa presentazione è quando fa “autoironicamente” la vittima. Da una parte, sembra un suo atteggiamento in generale, perché se ti rendi conto di essere una persona sgradevole e, invece che lavorare su te stesso, scarichi la responsabilità sugli altri, c’è qualcosa che non va, come ci insegnò a suo tempo il nostro amico svedese incel.
Dall’altra, è il voler scaricare sugli altri quelle che sono solo le conseguenze di una sua scelta deliberata. Se essere non vaccinato è una cosa che allontana i potenziali partner, la colpa non è dei potenziali partner e tu non sei in diritto di lanciarti un pity-party mascherato da autoironia. Francamente, se uno fa sesso casuale non protetto con molti partner e si rifiuta di fare terapie preventive come il PrEP, credo che non ci sia nulla di sbagliato se un potenziale nuovo partner preferisce lasciar perdere. I mezzi per proteggersi ci sono, rinunciarvi è una scelta; qui è la stessa cosa.

E niente, questo è un post che ho scritto semplicemente perché non è nel mio stile attaccare briga con gente che non mi scrive per prima, ma avevo bisogno di sfogarmi un po’. Sono come messaggi che ho scritto ma non spedirò mai al cretino qui. Che continui a vivere nella sua piccola bolla in cui lui è un eroe della libertà e tutti noialtri siamo cattivi e ottusi perché non lo accettiamo.

Friday, 31 December 2021

Classifica musicale annuale – 2021

Nelle puntate precedenti:

2017;
2018;
2019;
2020.

Classifiche generali (1-50):
2016;
2017;
2018;
2019;
2020;
2021.

Classifiche generali (51-100):
2018;
2019;
2020;
2021.

1. Come ti sei appassionato alla posizione numero 30? (Siobhán Donaghy)
• Grazie alla reunion delle Vere Sugababes: ho adorato la sua voce su Flatline e ho provato ad ascoltarla da solista. Ottima, ottima idea.
2. Prima canzone ascoltata della numero 22? (Loreen)
• Adesso mi ritireranno la tessera di gay perché ai tempi non seguivo ancora l’Eurovision, ma è stata In My Head, non Euphoria.
3. Testo preferito della numero 33? (Blanche)
• Quella meraviglia che è Pain.
4. Album preferito della numero 49? (Within Temptation)
The Unforgiving.
5. Canzone preferita della numero 13? (Delerium)
• Hanno un catalogo talmente vasto che sceglierne una sola è impossibile: dico Silence, A Poem For Byzantium e Stay.
6. Album peggiore della numero 50? (Goldfrapp)
Head First ha il suo fascino camp, non lo nego, ma come album dei Goldfrapp…?
7. C’è una canzone della posizione numero 39 che senti molto tua? (The Gathering)
• Allora, sentite, Silje ha dedicato Saturnine a me e ai mei amici quella volta al concerto a Milano: più mia di così!
8. Bei ricordi legati alla numero 15? (Hurts)
• Ogni volta che ho finalmente fatto una foto ispirata alla loro musica che la Ciospa mi aveva fatto rimandare per anni e anni e anni.
9. Quanti album possiedi della numero 5? (Portishead)
• Tutti: i tre di studio e il Roseland NYC Live.
10. C’è una canzone della numero 45 che ti rende felice? (Susanne Sundfør)
Fade Away e, in generale, tutto Ten Love Songs: mi ricordano le uniche settimane felici del 2015 mentre ero a Calenzano.
11. Canzone preferita della numero 40? (White Sea)
• Mi rifiuto di menzionarne meno di una per pubblicazione: Cannibal Love, NYC Loves You, Ellipsis, Amazon.
12. Canzone della numero 10 che ti piace di meno? (Anneke Van Giersbergen)
• *Meme del gabbiano che inspira profondamente* “Miranda… takes her eggs… sunny side up… in the morniiiiing”.
13. Bei ricordi evocati dalla numero 6? (Evanescence)
• La volta che ho realizzato il mio sogno adolescenziale di limonare ascoltando My Immortal a un concerto. Ah, se i rotolini di Pescy potessero parlare…
14. Canzone della numero 38 che associ a un momento o persona? (Woodkid)
The Golden Age (canzone e album in generale) a Francischino e i pomeriggi che abbiamo passato insieme a Firenze.
15. Quale canzone della numero 19 ti emoziona di più? (Roniit)
Still The Air.
16. Quante volte hai visto la numero 35 live? (Fever Ray)
• Magari, specie perché reinterpreta i vecchi brani con il sound dell’album attuale quando li ripropone durante il tour successivo!
17. Quale canzone ti ha fatto innamorare della 23? (Theatre of Tragedy)
• Allora, disclaimer: ne ho apprezzato i meriti e ho deciso di diventare un loro fan grazie a Venus e Aégis in generale, ma a farmi davvero innamorare sono state Debris e Storm (album).
18. Album preferito della numero 11? (Pure Reason Revolution)
• Mi sento sporco a scriverlo (non per l’album, che è ottimo, ma per la frase): Amor Vincit Omnia.
19. Prima canzone ascoltata della numero 14? (Soap&Skin)
• Di lei in collaborazione, Goodbye con Apparat; di lei da sola, Me And The Devil. Entrambe grazie a quel capolavoro che è Dark.
20. Canzone preferita della numero 27? (Charotte Wessels)
• Adoro da morire Superhuman: il testo, la melodia, l’arrangiamento con quegli archi tremolanti… Perfetta!
21. Album preferito della numero 16? (Sleepthief)
• Mi sa che è proprio Mortal Longing.
22. Prima canzone ascoltata della numero 47? (Sirenia)
• Questa la ricordo: Seven Sirens And A Silver Tear!
23. C’è una canzone della 18 che trovi catartica? (Kari Rueslåtten)
Wintersong.
24. Come hai scoperto la numero 21? (Oliver Goodwill)
• Da quella volta che ha interpretato quel bonazzo di Wolfie nel video di Call Me When You’re Sober degli Evanescence (sì, quel Wolfie è anche un musicista!).
25. Canzone della numero 26 che ti rende felice? (Victoria)
• Mmh, felice? Forse qualcosa delle tamarrate in bulgaro pre-maturità e pre-Eurovision? Però in generale mi rende felice aver scoperto Victoria in sé.
26. Canzone preferita della numero 3? (Róisín Murphy)
• Resta sempre quella meraviglia di Pandora.
27. Album preferito della numero 2? (Marina & The Diamonds)
• Con o senza Diamonds è sempre Froot.
28. Prima canzone ascoltata della numero 32? (Frou Frou)
• Aver sentito It’s Good To Be In Love è un trademark di qualsiasi adolescente dei primi Anni Duemila.
29. Testo preferito della numero 8? (Emilie Autumn)
Rose Red.
30. Quante volte hai visto la numero 17 live? (Eivør)
• Dal vivo dal vivo nessuna, ma ho assistito a svariati suoi live streaming dalla pandemia in poi. Comunque è un’esperienza da fare: dai suoi live album è chiaro che dal vivo Eivør è una divinità scesa in terra!
31. Come hai scoperto la numero 44? (Billie Eilish)
• Questa è insolita, ma è entrata nel mio radar grazie a Katia che me ne parlava spesso! Mi piace ascoltarla anche per questo, perché è raro che condividiamo musica.
32. Album della 12 che ritieni sottovalutato? (Rag’n’Bone Man)
Life By Misadventure è inferiore a Human, ma non è male e mi sembra sia passato del tutto inosservato; è un peccato.
33. Canzone peggiore della numero 29? (Florence + The Machine)
• Ribadisco tutto ciò che ho già scritto su Call Me Cruella.
34. Prima canzone ascoltata della numero 34? (Ramin Djawadi)
• “Para, para-para, para-para, para-para, para-para”. (Anche al di fuori della serie, però, è Light Of The Seven).
35. Album preferito della numero 28? (Elusive)
The Great Silence.
36. Quante volte hai visto la numero 42 live? (Röyksopp)
• Mai, ma se fanno un tour con Susanne Sundfør, Karin Dreijer e Jonna Lee mi fiondo in prima fila.
37. C’è qualche canzone della 36 che consideri un guilty pleasure? (Emmelie De Forest)
• L’ennesima ottima cover di Young And Beautiful che valorizza quel testo sciocchino in un modo che Laña non si sognerebbe nemmeno.
38. Come hai scoperto la numero 48? (Tom Ellis)
• Sentendolo cantare in Lucifer, ovviamente!
39. Album preferito della numero 7? (Emilie Simon)
Tutti. (Se proprio devo sceglierne solo uno, Végétal.)
40. C’è qualche canzone della numero 31 che ti mette nostalgia? (Paolo Buonvino)
• Sentire Truth mi fa venire voglia di riguardare I Medici e girare per Firenze.
41. Canzone della 41 che non ti piaceva ma adesso ami? (Autumn)
• Non ho avuto nessun cambiamento di opinione così drastico, ma ai tempi quando ero un metallino imbruttito consideravo Satellites un guilty pleasure alla meglio. Adesso l’ho semplicemente abbracciata per la canzone fantastica e dannatamente catchy che è.
42. Testo preferito della posizione numero 24? (Anette Olzon)
Bye Bye Bye già per il solo fatto di essere uno stacce ai Naituiss.
43. Canzone più emozionante della numero 46? (Lucia)
Holy è talmente emozionante che quando la ascolto mi fa sciogliere. Nonostante il trauma, non mi è rimasta impressa come “la canzone che ascoltavo quando la tempesta tropicale mi ha ucciso l’iPod”, è troppo magnifica.
44. Canzone della numero 25 che ti rende felice? (Hearts Of Black Science)
• Il T. Almgren Remix di Unfolding, in primo luogo perché è serena, in secondo perché la associo a una fanfiction Jaspward che leggevo mentre la ascoltavo. I regret nothing.
45. Canzone preferita della numero 9? (Diablo Swing Orchestra)
• Direi sempre Heroines.
46. Primo album ascoltato della numero 37? (Leprous)
Aphelion, e da lì sto andando a ritroso.
47. Membro preferito della numero 4? (Delain)
• Ora me la tirerò da morire, ma Charlotte mi segue su Instagram e visualizza sempre le mie storie, just saying.
48. Prima canzone ascoltata della posizione numero 43? (Alcest)
Souvenirs D’Un Autre Monde, duh.
49. Album che possiedi della numero 20? (ISON)
• Ho entrambi i primi EP.
50. Il miglior ricordo associato alla numero 1? (Epica)
• Tutti quelli che ho condiviso con le fantastiche persone che ho conosciuto grazie al forum di Epica Italy, tra cui la volta che mi sono fatto la foto con Daddy. E sì, è compresa la “piacevole” passeggiata a Bondeno che ha involontariamente lanciato la mia collaborazione fotografica con Luisa.

Friday, 24 December 2021

E come da tradizione…

Ero convinto che la terapia d’urto dell’anno scorso avesse curato la Mater, che essersi trovata a doverselo fare lei, l’albero, gliene avesse fatto passare la voglia. Non ha parlato di farlo fino a tre giorni fa e, anche avendomi fatto portare giù le scatole, non si era mossa.
Invece ieri, emergendo dalla mia tana per barcollare verso il bagno, avevo visto i rami in salotto – l’albero era montato ma ancora non aperto né decorato; e oggi, mentre io giravo per questioni di Pokémon Go da parte di entrambi, lei l’ha addobbato imperterrita. Però ha barato: ha messo solo le luci e le ghirlande senza palline o cianfrusaglie varie.
“Perché ora che tocca farlo a te, lo trovi incredibilmente tedioso.”
“No, non è vero! È che da sola non ho il tuo occhio.”
Certo. Chissà che l’anno prossimo finalmente si arrenda. L’importante è che continui a non coinvolgermi, così anche la mia Melania interiore resta sopita.

Parlando d’altro, stasera sembro la hotline per disperati in ansia per il cenone / pranzo con il parentame, e la cosa ha confermato le riflessioni che ho diligentemente fatto anche quest’anno sulla mia antipatia nei confronti del Natale. In realtà si tratta di un’espansione di quelle del 2017, ma ho isolato la parola che mi urta di più quest’anno, ed è “famiglia”.
Più ancora che per la gente che arriva e ti punta una pistola alla testa per farti essere felice or else, il Natale mi urta per la pressione sociale che pretende la (temporanea) disgregazione delle nostre famiglie elettive per costringerci a tornare a relazionarci con i nostri consanguinei, che ci piaccia o no. L’idea pervasiva è che, in questo periodo di grande gioia e bontà, i legami che ci siamo creati, le comunità che abbiamo scelto, gli spazi sicuri che ci siamo ritagliati non valgano nulla in confronto alla semplice linea di sangue che ci è capitata.
Nel caso peggiore ci ritroviamo seduti a tavola tra l’anziana zia bigotta che traccia i solchi intorno all’altare in ginocchio e il cugino prete che è finito sui giornali per un attacco transfobo a una certa personalità pubblica, di fronte allo zio complottista che è il più sveglio di tutti e l’altro cugino, che, a trent’anni suonati, tentava di strapparti i secchielli di lego di mano durante il trasloco e che rimpiangi di non spinto giù dalle scale fingendo che ti fosse sfuggito il secchiello di mano. Tutta gente, vuoi per questioni personali, vuoi per l’archetipo che rappresenta, normalmente eviteresti come la peste – in effetti, tutto il resto dell’anno lo fai – ma che la Magia del Natale ti costringe a sopportare solo perché ci condividi parte del corredo genetico.
Nel caso migliore, se riusciamo a sfangarci il parentame, rischiamo di ritrovarci soli perché il nostro sistema di sostegno e il piccolo mondo che ci siamo creati al di fuori dei consanguinei è incastrato coi propri parenti serpenti, e a me personalmente la cosa irrita.

Poi non nego che esista anche gente fortunata in cui le due sfere coincidono o sono quantomeno compatibili, eh! Se la vostra famiglia non è problematica, vi volete genuinamente bene e vi incontrate con piacere, by any means go for it!
Ma sto sentendo tanti di quegli amici o conoscenti stressati perché hanno problemi con i parenti, perché soffrono di nevrosi e questi incontri affollati pesano su quel lato, o che hanno legittime preoccupazioni di natura sanitaria per via del covid che sono ignorate per una stupida tradizione, e le loro voci sono silenziate perché “fa brutto” non passare il Natale con i parenti.
A questa mia impressione si aggiunge che l’emergenza globale e il precedente inasprimento dei contrasti politici hanno reso i grandi raduni di gente randomica se non per la parentela ancora più infiammabili, e stanno comparendo molti post, ad esempio rivolti a persone LGBTQ+, che danno consigli su come affrontare il periodo festivo mantenendo intatta la propria salute mentale.
Evidentemente il problema è reale e colpisce diverse persone. Se esistono post su come affrontare le feste, evidentemente si parte dal presupposto che siano un impegno che non si può ignorare, ed è una cosa assurda!

Ripeto: sono felice per le famiglie davvero armoniose, auguro loro tanti Natali da trascorrere gioiosamente insieme tra lucine, cenoni e regali. Ma ritengo sia fondamentale che nella sensibilità pubblica inizi ad esserci spazio anche per chi queste cose non le ha, o non se ne interessa. Normalizziamo non voler fare nulla a Natale. Normalizziamo dire: “Guarda, non ho molta voglia di venire al cenone, non me la sento”. Normalizziamo incontrare i parenti che ci vanno a genio, dire: “Mi farebbe molto piacere vederti, ma la presenza dello zio omfobo e del cugino prete renderebbe la serata spiacevole; ti va di prenderci un caffè in settimana?”. Normalizziamo che, se davvero vogliamo vedere qualcuno dopo tanto tempo perché gli vogliamo bene, esistono anche altri giorni.
Normalizziamo scegliere con chi condividere la gioia delle feste.

Per onestà intellettuale, aggiungo che, ovviamente, la mia visione delle feste è pesantemente influenzata dal rancore che nutro verso buona parte dei miei parenti. Sono nella posizione privilegiata di avere scuse plausibili per non incontrarli (i.e.: vivo lontano, passo il Natale con la Mater invece che col ramo paterno della famiglia), ma sentire la pressione sociale di farlo mi urta. Vedere miei amici sotto quella stessa pressione sociale – per quanto la loro situazione sia diversa, nel bene o nel male – mi fa arrabbiare. Magari c’è anche un pizzico d’invidia per chi invece ha una famiglia normale.
Però davvero, spostiamo la priorità dal concetto di famiglia al benessere delle persone che la compongono. E se qualcuno si offende, iniziamo a spostare il peso del giudizio sociale su di loro e sulle pretese che si arrogano sul tempo e la salute mentale altrui.

Wednesday, 22 December 2021

Ritorno ad Asburgo?

Martedì 21 dicembre, ore 2:15 circa.
Vado a controllare come sta la Mater: sta bene, non ha la febbre, non ha mal di testa, non ha crampi da disidratazione, so far so good. Si alza anche da sola per andare in bagno senza problemi, perdita di equilibrio o simili. Sono passate circa dodici ore dall’inoculazione della terza dose di Moderna e sembra che il richiamo non sia poi così apocalittico rispetto alla seconda dose.
Rassicurato che non sembri avere bisogno di nulla e io possa quindi dedicarmi alla mia oretta e mezza di musica immersiva senza il rischio di essere interrotto, le porto un bicchiere d’acqua e torno in camera mia, speranzoso che la mia terza dose, che mi inoculeranno mercoledì 22, non mi faccia stare male come la seconda.

Ore 12:45 circa.
La Mater mi sveglia chiedendomi se posso preparare io il pranzo a entrambi: a metà mattinata le è salita la febbre quasi a 38 e, anche con una Tachipirina, si sente uno straccio. Mi prendo i miei venti minuti d’ordinanza per smaltire il trauma di essermi svegliato vivo anche oggi, dopo di che mi metto ai fornelli.
Le speranze di cavarmela a buon mercato l’indomani sono bellamente sparite.

Ore 17:50.
La Mater ha dormito profondamente tutto il pomeriggio. La sveglio perché vuole farsi l’ora di spotlight di Snover con doppia exp da cattura per fare punteggio su Pokémon Go. Sta meglio ma è disidratata e le viene un crampo al piede. Ha ancora un certo mal di testa.
Il dopodomani mi sorride sempre di più. In compenso, faccio il livello 48 su PoGo e poi aiuto lei a salire un po’ di punteggio facendo i tiri eccellenti.

Ore 20:30.
La Mater ha una nausea tale che la sola vista della carne che mi sto cucinando le fa venire un conato. Tenta di farsi un kisiel per cena e non riesce nemmeno a terminarne una tazza. Ha costanti capogiri, non riesce a mantenere l’equilibrio e anche solo alzarsi dal divano al tavolo le sembra una fatica insormontabile.

Mercoledì 22 dicembre, ore 01:30 circa.
La Mater è ancora in piedi al computer; apparentemente le è passato tutto – come da prassi in uno schiocco di dita, all’improvviso. Tanto meglio.

Ore 11:55.
La Mater ha di nuovo pero il senso del gusto: tutto ciò che mangia le sembra erba o cartone. Alla meglio (o peggio?) ha un retrogusto amaro. Andiamo bene. Io sto mangiando più presto del solito in modo da recarmi allo hub e sperare di non fare sera in attesa del mio boost.
 
Ore 13:39.
La disorganizzazione allo hub è stata minore del previsto (o della scorsa estate), in circa un’oretta ho sbrigato scartoffie, fila, inoculazione e periodo d'attesa in caso di. Non mi resta che tornare a casa.

Ore 17:09.
Inizio ad accusare i primi sintomi: spossatezza, difficoltà di concentrazione, antipatia generale per la vita – voglio dire, più del solito. È piuttosto presto, speravo di mantenere un po’ più di autonomia e non so bene cosa aspettarmi.
Visto che le altre volte la Mater ed io abbiamo avuto sintomi molto simili e lei si è presa un’altra mazzata, mi preparo a passare un’altra notte di delirio febbrile convinto che il mio cuscino sia il Castello di Asburgo. L’unica consolazione è, ancora una volta, che durerà massimo quarantott’ore e poi sparirà, a differenza del virus che può durare settimane e lasciare danni permanenti. Su quello continuano a non esserci dubbi.

Tuesday, 30 November 2021

I miei due cent su Cingolani

Roberto Cingolani: (technically) right for the wrong reasons.
Se non conocete la notizia andatevela a googlare per i dettagli, ma il sunto è che Cingolani, Ministro della Transizione Ecologica, ha detto che è inutile studiare quattro volte le Guerre Puniche, la scuola dovrebbe fornire una “cultura tecnica” (lingue, informatica) propedeutica alle professioni del futuro.
E niente, iniziamo a spacchettare la cosa, perché ci sono due discorsi paralleli da tenere qui.

(Technically) right: è vero che il curriculum scolastico italiano, specie nelle materie di cultura generale come storia o geografia, è profondamente fallato. Cosa non sorprendente, visto che è tutt’ora basato su una riforma di novantotto anni fa promulgata sotto il fascismo. Cingolani non ha torto: ho studiato tre volte le Guerre Puniche ma mai come si deve il Novecento – un secolo un filino carico di avvenimenti le cui conseguenze si fanno ancora sentire, ma che viene sfiorato di corsa negli ultimi due mesi del grado scolastico di turno. Il che è fisiologico, visto che questo secolo bello denso di storia ancora non c’era, ai tempi di Gentile, ma penso che sia anche il residuo di un progetto deliberato del regime fascista: imprimere bene nella testa dei giovani la grandezza di Roma Antica in modo da fomentare la nostalgia per alimentare il nazionalismo, mantenendoli intanto ignoranti sugli sviluppi più recenti in modo da non dare loro i mezzi per comprende la situazione socio-politica e mantenerli il più manipolabili possibile.
Ma non è solo quello: da una parte, ho studiato tre volte Scipione e Annibale ma ho imparato qualcosa della storia della mia regione, la Sardegna, a trentadue anni suonati da Wikipedia nei due giorni in cui ero costretto a letto dopo la seconda dose di vaccino e non sapevo cosa fare; dall’altra, ho studiato tre volte il Risorgimento ma la Guerra dei Trent’Anni, uno degli avvenimenti chiave della storia europea, la conoscevo solo di nome e l’ho approfondita da solo sempre a trenta e passa anni su Wikipedia.
La falla del sistema, in questo caso, è ripetere per tre volte lo stesso curriculum verbatim (in maniera sempre meno approfondita, perché arrivi al liceo e la prof dice: “Ma tanto queste sono cose che già sapete”) invece che distribuirlo in base all’età degli studenti. Ai gradi inferiori si dovrebbe studiare la storia del proprio territorio e della regione – che è anche più facilmente comprensibile visto che i bambini possono trovare un riscontro immediato visitando i luoghi in questione – passare quindi alla storia antica e quella italiana, per poi approfondire quella mondiale e concentrarsi sul Novecento.
Così sì che si darebbe agli studenti un curriculum più bilanciato e comprensivo, e magari si imparerebbe qualcosa di più sul Novecento dall’istruzione pubblica invece che da The Crown su Netflix.
Poi, parallelamente a questo,  bisognerebbe rafforzare anche l’insegnamento di materie più pratiche, soprattutto le lingue, in modo da dare la formazione più completa possibile.

For the wrong reasons: il problema è che il discorso di Cingolani non era incentrato sul miglioramento del curriculum di storia della scuola pubblica italiana, quanto sulla solita lagna trita e ritrita, che le materie umanistiche sono inutili e bisogna concentrarsi solo su quelle tecniche che hanno un’applicazione pratica,
Che, onestamente, anche basta: è la più subdola forma di propaganda capitalista, che un’istruzione efficiente debba essere finalizzata non all’arricchimento della cultura della persona, ma solo della tasca del futuro padrone. Che tutto il tempo speso ad apprendere nozioni che non siano prontamente marketizzabili sia sprecato. Che quel che conta è solo la futura produttività dell’individuo anche a discapito (come in questo caso) della sua crescita personale.
Nel suo libro Bonsai (1995, uno dei miei libri formativi), Christine Nöstlinger definiva la scuola la “Macchina Normalizzatrice Statale”, il luogo dove, secondo il protagonista del libro, qualunque forma di creatività, individualità e pensiero fuori dagli schemi va a morire. La scuola capitalista, quella che Cingolani immagina, è proprio questo: una fattoria di piccoli e obbedienti ingranaggi spogliati di qualunque valore al di fuori di quanto produttivi possano essere nel piccolo impiego che viene assegnato loro per massimizzare i profitti degli imprenditori.
E questo è sbagliatissimo.

La scuola dovrebbe trovare il tempo – e le si dovrebbero allocare i fondi – per insegnare lingue, informatica, ma anche diritto ed economia, accanto a storia, geografia, filosofia, latino, storia dell’arte, musica. Le materie propedeutiche a navigare il mondo moderno e sì, anche il suo mercato del lavoro, non dovrebbero arrivare a discapito della cultura generale, e vice versa. E onestamente, parlare di sistema scolastico inadeguato dopo trent’anni di costanti tagliai fondi è abbastanza ridicolo.
E se proprio vogliamo parlare di stralci al curriculum attuale, strano come Cingolani non si sia lamentato di come studiamo tre volte di San Paolo e della sua folgorazione sulla via di Damasco. O di come almeno una volta per grado di studi mi sia infortunato gravemente sotto l’incompetenza del professore di diseducazione fisica di turno.

La lotta tra materie “concrete” e cultura “astratta” esiste solo nella mente del capitalismo, ma non dovrebbe avere posto nella scuola; tantomeno nella vita culturale di un Paese in cui, se proprio vogliamo mettere un codice a barre su qualunque cosa, le maggiori risorse sono proprio la storia, l’arte, la cultura, la musica.
Oltretutto, se proprio vogliamo parlare di logica capitalistica, forse, invece che trasformare la scuola in una fabbrica di ingranaggi già perfettamente competenti nel mondo del lavoro, sarebbe il caso di delegare almeno parte della responsabilità della formazione tecnica del personale alle aziende stesse. Così magari, dovendo pagare la formazione di tasca loro, inizierebbero a trattare i dipendenti come un investimento a lungo termine da tenersi stretto con gratifiche e condizioni di lavoro etiche, invece che come pezzi sostituibili non appena finisce il contratto di “apprendistato” in cui lavorano gratis.
Così, è solo un’idea.