Friday, 20 November 2020

Supplemento al discorso sulla mascherina a rete

Inizialmente era nato come edit per aggiornare il precedente post in cui ne parlavo, ma dato che ci sono stati ulteriori sviluppi, ennesimo post su quanto fa schifo Laña del Rey, y'all. 
Andiamo con ordine.
 
Nell'edit del 3 ottobre, notavo come, a quanto pare, quella della mascherina a rete non fosse solo uno styling opinabile per lo shoot, visto che la nostra cara Laña l'ha indossata anche a un meet and greet con i fan.
Vero, il virus non sopravvive più di due-tre giorni sulla plastica, troppo poco per far ammalare Laña, quindi a lei che frega; ma a differenza sua, i fan non sono all'80% non biodegradabili, quindi perché metterli a rischio solo per fare la fashionista edgy?
Con buona pace della controargomentazione al mio rant precedente che le copertine delle riviste non sono indicative delle scelte stilistiche e di vita delle persone ritratte.
 
17 novembre: un mese e mezzo dopo, Laña si sveglia dal letargo e twitta con sufficienza in risposta a un articolo che ne parla, dicendo che la mascherina aveva dentro uno strato di plastica, cosa che gli stilisti fanno comunemente di questi tempi. Tralasciando le ovvie difficoltà logistiche di inspirare attraverso un foglio di cellophane, a me risulta che espirando la plastica si appanni, cosa che decisamente non accade nella foto. Che si immagini di avere plastica in quell'area sarebbe anche un erorre scusabile, considerando che è abituata ad averne a quintali nelle labbra, ma purtroppo quella non protegge i fan dal virus.
Ciliegina sulla torta, un fan le fa notare che ci ha messo un po' troppo, a rispondere alla controversia, e lei ribatte che è troppo impegnata a scrivere non uno ma ben due album e donare milioni in giro per la nazione. Roba che Laña, tesoro, in primo luogo tiratela di meno, in secondo senza offesa, ma nel tuo caso rispondere ai tweet è tempo meno sprecato che a scrivere quella porcheria che chiami musica.
 
19 novembre: Un fan pubblica una foto con lei. Indovinate chi dei due non indossa la mascherina.
Ci sono altri dubbi che siano solo sfortunate coincidenze e in realtà sia in buona fede e prenda la pandemia sul serio?

E niente. Ci sono momenti in cui quasi quasi inizio a pensare di avere torto. Di essere io quello che non capisce Laña, il suo inestimabile valore come cantautrice, la finezza e intelligenza del personaggio che si è creata, e lo splendore della persona che è a riflettori spenti. È difficile essere una delle poche persone che vedono solo una donna priva sia di talento sia di qualsiasi valore morale e personale mentre il resto della critica è abbagliata dalla sua luce sfavillante e dalla magnificenza della sua opera.
Poi magari è vero: magari in realtà è un colossale troll che ci sta prendendo tutti per il culo, e io che mi ci arrabbio sono altrettanto pollo di quelli che ci cascano con tutte le scarpe nel credere che sia un'artista di talento.
Del resto, qualche settimana fa ho interrotto bruscamente un cauto flirt (e ogni comunicazione) con un suo fan quando mi sono reso conto che, dopo tre giorni di discussione accesa, stava semplicemente tirando roba a caso per vedere cosa restava appiccicato e cosa no perché tanto “non sappiamo nulla, tutto è una contraddizione, niente è serio”: chiaramente, finiti gli argomenti è passato a trollarmi parafrasando la bio di Twitter di Laña.
Ecco, magari Laña del Rey e i suoi fan più accaniti sono come The Lady di Lori Del Santo, sulla cui vera natura le persone si interrogano tuttora: un autentico cassonetto in fiamme o una sottilissima e intelligentissima satira del mondo delle celebrità?
Nel dubbio, per me Laña resta quella maledetta stronza che ha lavato due gattini col bagnoschiuma.

Friday, 13 November 2020

Ansia da auguri

L’attacco d’ansia odierno è presentato da: il compleanno di Nell.
 
È già pomeriggio e dovrei scriverle qualcosa per farle gli auguri: da dieci anni a questa parte l’ho sempre fatto e lei mi ha sempre risposto con gentilezza e allegria.
Ma dentro di me c’è sempre la paura che veda il mio DM e sospiri alzando gli occhi al cielo, pensando: “Oh no, di nuovo ‘sto stalker, che palle, non poteva mancare”. Nonostante tutte le rassicurazioni e i quory, e i “my dear friend”, e il week end che ho passato da lei e Kristian, continuo a pensare di essere un fan che non sa starsene al suo posto e abusa del fatto di avere una linea diretta con lei.

Poi la gente con cui mi sono confidato mi chiede quanto spesso io le scriva e, effettivamente, le scrivo molto poco: per le occasioni come questa, se succede qualcosa d’interessante, ogni tanto per sapere come sta. Oggettivamente no, non abuso del suo tempo né cerco di monopolizzarlo. Ma l’idea strisciante di essere fastidioso anche a piccole dosi è sempre lì, sullo sfondo di ogni interazione sociale, anche senza il rapporto cantante-fan che la esasperi come in questo caso.

Onestamente non so. È chiaro che la mia ansia sociale è peggiorata notevolmente, ma non so se dipenda dallo stress e dall’ansia generalizzata per il periodo che stiamo tutti attraversando, che hanno ovviamente deteriorato il mio stato mentale in generale, o se invece abbia ragione a puntare il dito contro la Ciospa e questo ulteriore peggioramento sia dovuto al fatto che ancora non mi sono del tutto ripreso dal colpo che mi ha dato.
Non che capirlo mi farebbe chissà che differenza: avere continue epifanie sul mio stato mentale ma non riuscire a usarle come punto di partenza per migliorarlo è il leitmotif di tutto il mio percorso di autoanalisi.

Tuesday, 10 November 2020

No holds barred

“Possiamo raccontarcela quanto vogliamo, ma essere un gay di destra significa che il tuo odio per gli altri è più forte del tuo amore per te stesso.”
Come da post precedente, la vittoria di Biden alle elezioni americane mi ha ringalluzzito parecchio e in questi giorni non la sto mandando a dire agli scagnozzi di destra che mi capitano a tiro. Questo è un commento che ho fatto su un articolo in cui si parlava di alcune povere vittime di Sindrome di Stoccolma gay storicamente conservatori, e la risposta non è tardata (capitalizzazione e punteggiatura liberamente corrette da me).
“Ma non è vero! Voi continuate a confondere ‘essere gay e pensarla su temi geopolitici, di interesse nazionale ecc’ come la destra con ‘essere un gay che la pensa come la destra italiana attuale sui temi gay’!”
Ora, avrei potuto limitarmi a far notare in maniera concisa che poco importa se sei in disaccordo con le politiche della destra circa la comunità LGBTQ+, se continui a votarli a) dai loro il potere di attuarle e b) dimostri che quella questione, che pure ti riguarda da vicino, è per te meno importante di altre politiche che, essendo di destra, sono esclusive e non inclusive.
Ma dato che ero in vena d’infierire, ho deciso di sviscerare il discorso molto più nel dettaglio, no holds barred.
“No, Tizio, quello che ho detto è un’altra cosa: essere un gay di destra significa odiare talmente tanto qualcun altro (partiamo dagli immigrati, soprattutto quelli non bianchi, ma pian piano scaliamo la lista fino agli Ebrei, poi gli Europei dell’Est, il vicino d’Oltralpe e, spesso e volentieri, anche quello della regione accanto) da essere disposti a privarsi di alcuni diritti fondamentali, in quanto gay, pur di far sì di toglierli a loro. 
Significa essere talmente terrorizzati dal cambiamento e insicuri del proprio valore sociale che la sola idea di dare un punto di partenza equo agli altri diventa ripugnante, sia mai che, con le stesse possibilità, si dimostrino più capaci di noi. 
Significa essere talmente persi di fronte all’idea di un mondo in cambiamento, sempre più interconnesso, da aggrapparsi a quest’idea anacronistica di un’Italia (Francia, Austria, Germania, Polonia, Ungheria) forte, autosifficiente e pronta a tornare ai fasti del passato quando in realtà ciascuna nazione europea, presa da sola, conta talmente poco che con l’alzarsi delle tariffe statunitensi alcuni farmaci sono stati ritirati dalla sanità pubblica perché costavano troppo. Questo di fronte a un’azienda privata, figurarsi di fronte alle vere potenze mondiali. 
 
No, non ho mai detto che un gay di destra odia gli altri gay. È solo che la felicità e la possibilità di autodeterminazione di se stesso e degli altri gay diventano danno collaterale, il prezzo da pagare pur di negare i diritti ad altri gruppi sociali e continuare ad aggrapparsi a questa fantasia di grandezza perduta da riconquistare. 
Vivere così, cedendo alla paura e cercando il male altrui anche a discapito del proprio benessere, è davvero triste.”
Questa risposta mi è valsa un “comunista vecchio stampo, proprio da Festa dell’Unità” da parte di un altro utonto di passaggio (e pensa se avessi parlato di redistribuzione del reddito tramite tassazione spietata dei patrimoni personali sopra una certa cifra).
Onestamente, io non mi vergogno di essere di sinistra. Anzi, è tempo di rimettere le cose nella giusta prospettiva e ricominciare a far vergognare la destra di essere la cloaca che è.

Sunday, 8 November 2020

Storie di ordinario bullismo

Su Facebook ho scritto una cosa non esattamente corretta. Ho scritto che, in tutti gli anni di bullismo a scuola, l’unica volta in cui sono riuscito a far smettere del tutto un bullo è stato quando gli ho tirato un calcione sugli stinchi. È successo a metà della prima media: lui non se lo aspettava – non da me, il secchione tranquillo e paziente – ed è rimasto talmente colpito che, nonostante le minacce di aspettarmi “all’uscita”, non mi ha semplicemente cercato più. Poi l’anno dopo l’hanno bocciato, quindi good riddance, good sir.

Ecco, la storia è vera. L’incorrettezza dell’affermazione è che, a pensarci bene, ci sono state altre circostanze in cui sono riuscito a far sì che i bulli mi lasciassero in pace.
Sempre alle medie, c’è stata la mia personalissima Maho Izawa che, non sopportando di non essere più la sola prima della classe ha bullizzato prima l’altra ragazzina studiosa e poi me. C’è stato un intervento da parte della Mater e, di conseguenza, del severo ma giusto professore d’Italiano, ma ciò che ha definitivamente chiuso la questione è stato che ho iniziato a rispondere a tono e, tutt’ora, quando incontro la cretina in questione la saluto con un: “Cavolo, sempre più brutta: ma siamo davvero coetanei?”

Alle superiori, invece, avevo fondamentalmente l’intera classe contro. In seconda avevo ancora il sostegno di Giovix, ma poi ha cambiato scuola e mi sono trovato da solo.
La questione è scoppiata durante un’assemblea di classe quando qualcuno (che mi ha chiesto scusa un paio d’anni fa, tra l’altro), ha reso pubblico un post sul mio precedente blog in cui dicevo peste e corna di tutti dopo la gita scolastica.
Ebbene, ciò che è iniziato come un linciaggio nei miei confronti si è concluso con me che li prendevo a urla uno ad uno, facevo valere le mie ragioni e manipolavo poi il discorso per far emergere i dissapori che avevano tra di loro. Nessuno si aspettava di sentirmi urlare o che mi facessi valere, e di sicuro non erano preparati ad affrontare le loro lotte intestine. Pian piano ho incassato il sostegno de “Le Ripetenti™” (con cui avevo precedentemente chiarito un’incomprensione, e che erano a loro volta emarginate dai vari figli di papà), poi di un altro paio di persone che avevano notato che venivo trattato ingiustamente, qualcun altro che aveva da ridire per conto suo, finché non è diventata una lotta senza quartiere fra tutti, dalla quale sono emerso vincitore: io ho raggiunto rapporti di formale diplomazia o, alla peggio, reciproca ignoranza un po’ con tutti, la classe si è spaccata in due fazioni che non si sono mai riconciliate del tutto nei successivi due anni e mezzo.

Il succo del discorso, comunque, è che l’unico modo per scrollarsi i bulli di dosso è rispondere loro per le rime. La violenza è l’unico linguaggio che conoscono ed è con quella che si risolve la faccenda.
Per cui no, grazie: declino gentilmente l’offerta di trattare con rispetto i trumpisti, i sovranisti, i conservatori e il resto della Destra che si è improvvisamente trovata orfana del supporto alla Casa Bianca.
Questo non è il momento della comprensione: è il momento di presentare il conto. È il momento di dar loro la caccia finché sono ancora vulnerabili. Di farli vergognare per le loro azioni e discorsi. Di tracciare una linea netta e ristabilire cosa è accettabile in una società avanzata e cosa no. Di ridicolizzare la loro retorica obsoleta e priva di reali contenuti. Di ricacciare certe opinioni nelle fogne e nelle cloache a cui appartengono, lontano dall’opinione pubblica e dagli organi legiferanti.

Perché proprio come a scuola, l’empatia non è un linguaggio che i bulli comprendono. Ma i calci negli stinchi, quelli sì: quelli fanno arrivare il messaggio chiaro e tondo. Quindi, quando vedete qualche conservatore che abbaia al web, non fate finta di nulla: blastatelo. Tanto non cambierà opinione: il massimo che si può fare è farlo vergognare tanto che la prossima volta ci penserà due volte prima di aprir bocca. E più lui invoca la libertà di parola, più invocate voi la libertà di presentargli il conto per le sue parole.
Riprendiamoci il web e la società civile, grazie.

Monday, 2 November 2020

Terrore istituzionale

Ci sono alcuni argomenti piuttosto caldi nel dibattito pubblico di cui non ho mai parlato né scritto sulle mie varie piattaforme: il DDL Zan qui in Italia e la legge sull’aborto in Polonia. Con tutto che ultimamente sono più politicamente attivo che mai, online.
Da quando Trump si è ammalato di Coronavirus, ho preso l’abitudine di sbirciare Twitter (dove seguo principalmente celebrità d’oltreoceano con evidenti simpatie democratiche) e ho iniziato a commentare attivamente la situazione politica americana con one-liner pungenti.
Altrove, specialmente sulle storie di Instagram, dove so di avere più seguito, ho affrontato diversi argomenti più approfonditamente, più con l’intento di fornire argomentazioni a chi la pensa come me che di cambiare a chi non lo fa perché quelli, semplicemente, non mi seguono (molti post degli scorsi mesi sono nati da annotazioni per le storie su Instagram), ma senza andare ad affrontare quelle due tematiche nello specifico.
Ora, premetto che il mio interesse per i risultati elettorali americani non è un modo per preoccuparmi dei problemi altrui ignorando quelli in casa mia o dietro l’angolo: dipende tutto dall’amara constatazione che i capricci di chi siede alla Casa Bianca hanno ripercussioni concrete e tangibili anche sulla vita quotidiana di noialtri da questa parte dell’Atlantico. È per questo che sono super nervoso per domani.

Detto questo, il motivo per cui non mi preoccupo di queste due faccende molto più vicine è che mi terrorizzano. E non è tanto la vicinanza geografica a terrorizzarmi, quanto il livello istituzionale a cui si trovano.
Mi terrorizza l’idea che il DDL Zan arrivi alla Camera mutilato da mille emendamenti che lo rendano perfettamente inutile. Sarebbe l’istituzionalizzazione dell’omo-transfobia: la comunità LGBTQ+ continuerebbe ad avere zero tutele concrete e si troverebbe nella posizione di non poterne più chiedere perché i conservatori potrebbero gridare che una legge esiste e non serve più discuterne, che abbiamo avuto quello che volevamo, che sono loro le povere vittime imbavagliate.
Fondamentalmente, sto trattenendo il respiro in attesa degli sviluppi, di sapere se questa legge sarà uno strumento di protezione efficace o se è il caso di perdere anche le ultime speranze.

Per quanto riguarda la Polonia, poi, vedere un Paese europeo tornare indietro di decenni non nella mentalità delle frange più ignoranti di popolazione, non negli usi e costumi, ma proprio nelle leggi nazionali… è spaventoso. È spaventoso che sia lo Stato stesso a legiferare per togliere diritti ai suoi cittadini. Contro la bigotteria casuale si può combattere; contro lo Stato, è più difficile.
E la paura è che il morbo si propaghi dalla Polonia agli altri paesi Visegrad, e che da lì rafforzi le posizioni reazionarie anche nell’Europa Occidentale innescando un effetto domino tremendo.

Sì: l’idea che lo Stato si renda complice, se non addirittura fautore, della bigotteria è uno scenario a cui non pensavo avrei mai assistito in vita mia e che mi atterrisce. Mi fa sentire impotente, travolto da qualcosa di troppi più grande, da una lotta impari e senza speranza.
L’unica soluzione è l’Europa Unita: prego che riesca a consolidare i suoi organi decisionali in modo da poter aggirare il Consiglio e la sua ridicola regola dell’unanimità che impedisce di punire economicamente i Paesi che non si dimostrano virtuosi nel rispetto dei propri cittadini.

Thursday, 29 October 2020

Il primo non-Lucca

Sto cercando di capire come mi sento riguardo al fatto che, per la prima volta dal 2009, quest’anno salterò il Lucca Comics & Games. Per motivi più che ovvi, direi, ma penso sia comunque qualcosa che vale la pena menzionare.

A rileggermi, è già dal 2013 almeno che vado senza grande entusiasmo per la fiera in sé, ma più come tradizione, per vedere gli amici e per lavorare. L’anno scorso non è andata molto diversamente rispetto al 2018 e, sebbene il lavoro sia stato meno, ho anche speso meno, comprando letteralmente solo due magliette. Per molti versi, è come se non fossi proprio andato.
Mentre scrivevo il post sul cambio dell’ora, mi sono anche accorto che ho smesso di svegliarmi di buon’ora e fiondarmi subito fuori di casa come se perdere tempo a riposare significasse sprecare la mia visita lì, mentre i primi anni passavo ogni secondo in fiera, dalla mattina presto all’ora di chiusura. Anzi, l’anno scorso mi svegliavo con molta calma a metà mattinata giusto in tempo per fare colazione, prendere una spuma bionda al bar e andare a scattare il primo shoot della giornata; finito l’ultimo, tornavo subito a casa per una pennichella di metà pomeriggio per poi raggiungere Alessio e Claudio in orario di chiusura giusto per fare due chiacchiere sulla giornata.
(Per completezza: probabilmente, non prender più il biglietto da anni ha contribuito alla mia rilassatezza nei confronti della fiera. Non spenderci sopra soldi toglie quella frenesia di non voler sprecare nemmeno un secondo del tempo per cui si è pagato.)

A ben pensarci, forse Lucca non è nemmeno più una tradizione; forse è solo testardaggine.
Però il pensiero di non rivedere amici e conoscenti in fiera mi rattrista. Quello e il fatto che se non posso avere qualcosa inizio a volerla.
Ad essere onesto, comunque, non mi sto strappando i capelli. È più il senso di iconoclastia. Mi chiedo anche come ciò si rifletterà quando, in un mondo post-covid, si potrà tornare in fiera e dovrò decidere autonomamente se andare, senza più l’incentivo di non essermi perso nemmeno un’edizione in oltre un decennio.

Ah, e ovviamente quest’anno le previsioni danno soleggiato, massimo nuvoloso, tutti i giorni tranne l’ultimo. La beffa suprema: l’unico Lucca Comics asciutto negli ultimi dieci anni sarà quello a cui nessuno potrà andare.
Quest’anno non la finisce proprio di essere una carogna.

Wednesday, 28 October 2020

Passi avanti

Del sogno che ho fatto stanotte ricordo solo la parte finale. Sono certo che fosse successa molta altra roba prima, ma al punto in questione ero a Vinci e c’era qualcuna delle mie amiche del giro cosplay, sebbene non ricordi chi nello specifico. Questa mia amica aveva addosso il vestito rosso della Ciospa, quello che aveva cucito apposta per il nostro shoot. Non appena lo notavo, le proponevo uno shoot al più presto. E sì, una parte di me lo faceva semplicemente perché il vestito le stava proprio bene, un’altra invece per lanciare l’ennesima frecciata alla Ciospa e mostrarle che era perfettamente sostituibile.
In effetti, nei miei piani c’era di usare dei tempi molto veloci e approfittare della brezza per scattare in controluce al tramonto una specie di danza, catturando ogni movimento e drappeggio della stoffa per creare una serie ispirata a Shake It Out di Florence + The Machine molto migliore di quella che avevamo fatto con la Ciospa (che in real life è la foto che meno mi soddisfa di quel set).
Io e la mia amica ci facevamo una passeggiata per stabilire i dettagli e arrivavamo in punta al Molo Audace a Trieste (dove avevo effettivamente fatto quelle foto con la Ciospa) e ci sedevamo a parlare lì. Solo che a un certo punto il mare s’ingrossava: la prima onda s’infrangeva senza problemi davanti al molo, mentre la seconda saliva sopra e rischiava di bagnarci. Allora io all’inizio sollevavo semplicemente il bacino per non rischiare di bagnare il telefono, ma poi mi accorgevo che non bastava e iniziavo a indietreggiare a gattoni cercando di restare dove l’acqua era più bassa. E sì, alla fine ci riuscivo e salvavo il telefono.
Poi mi sono svegliato.

Credo che questo sogno sia stato il riflesso di almeno un paio di cose: Lucca che quest’anno salta, con la mia nostalgia per gli amici di fiera, e il secondo dei revenge shoot per il progetto sugli Hurts, che sto pianificando in un punto in cui ho scattato con la Ciospa qui ma che è molto esposto alle onde quando tira vento (ci sono passato vicino ieri o l’altro ieri e ho proprio notato quanto in su salissero gli spruzzi).
È interessante, però, che anche in sogno stia iniziando a sostituirla del tutto. Nell’ultimo paio d’anni ho sognato diverse volte lei che si comportava fingendo che non fosse successo nulla mentre io non volevo averci a che fare; poi ho sognato che era diventata ostile ed era a sua volta arrabbiata per come avevamo lasciato le cose, ma almeno riconosceva l’accaduto. Adesso finalmente non è comparsa affatto e, anzi, ho iniziato a fare piani sostituendola.
Questo, unito al fatto che mi sono trovato in difficoltà ma sono riuscito a cavarmene fuori sul finale del sogno, spero significhi che sto facendo dei passi avanti nel riportare quantomeno il rancore a livelli gestibili.

A proposito di passi avanti, oggi parlando con un amico sono riuscito a fare un’importante ammissione: il vero motivo per cui non sono più andato in terapia negli ultimi due anni e mezzo è che la mia fiducia verso il mio terapista è venuta meno.
Se qualcuno ricorda le mille paturnie che mi ero fatto per organizzare il viaggio a Roma / Napoli per scattare Belial, il penultimo Infernal Lord, beh, è quello. Non ricordo nemmeno di preciso la sequenza degli eventi, a quanto avevo accennato prima di partire, ma sono piuttosto sicuro che il dramma si sia consumato dopo che ero tornato trionfante. Gli ho parlato di come la mia ansia si fosse rivelata infondata, ho accennato al tema dello shoot e del progetto in generale, e lui ha praticamente smattato che i demoni sono cose con cui non si deve giocare e che avrei dovuto lasciar perdere tutto.
Ecco, in quel momento mi sono sentito personalmente attaccato (di solito lo dico ironicamente, “I feel personally attacked by this”, ma stavolta dico sul serio) e la cosa ha frantumato la mia fiducia. Non mi sono più sentito in uno spazio sicuro in cui potermi aprire senza temere un giudizio, che è la cosa peggiore che può capitare durante una terapia. Ho fatto ancora qualche sessione prima di partire, ricordo di non aver avuto particolari problemi di cui discutere visto che, tolti un paio di inconvenienti, ero più che altro euforico per i progetti post-Vinci che avevo con la Ciospa (povero stronzo), ma poi non sono più tornato nonostante a fine 2018 avessi da gestire la delusione estiva e nel 2019 fosse successo quello che è successo.
Mi sono detto che era per una questione di tempistiche, che tanto tra Lucca e le vacanze natalizie in Sardegna c’erano poche settimane, che poi stavo troppo male e non riuscivo ad andare a chiedere aiuto, ma la realtà è che non sono più tornato perché non riuscivo più a fidarmi di lui, perché l’idea di riprovare ad aprirmi con lui era assurda.
Ecco, ora l’ho detto.
Un’epifania che ho cercato d’ignorare per oltre due anni ma che mi è finalmente salita a galla.
Magari anche questo è un passo avanti e finalmente mi permetterà di cercare altrove e riprendere un percorso di cui ora più che mai sento di aver bisogno.

Sunday, 25 October 2020

Ora solare forever

Oggi sono abbastanza scombussolato, come, del resto, era prevedibile. Giro per casa spaesato, non ho idea se sia il caso di avere fame o meno, ho più sonno del solito… un disastro.
Ma se Dio vuole (leggi: se i nostri politici smettono di essere degli imbecilli), questa sarà l’ultima o la penultima volta che accade.

Ho già scritto a più riprese, fin dagli albori del blog su Splinder, quanto odi l’ora legale (edizione 2007, 2009, 2010 e 2018); nel corso degli anni non è cambiato nulla. Per quanto sembri strano, considerando il mio attuale stile di vita, quando mi impongono il jet lag finisco puntualmente per non capire niente per settimane dopo la funesta data. Di conseguenza, sono molto, molto contento che l’Unione Europea abbia finalmente imposto un ultimatum agli Stati membri affinché scelgano un’ora e tengano quelle (nel post del 2018 ho incorporato il video di CGP Grey in cui spiega perché l’ora legale è perfettamente inutile al giorno d’oggi). Ora è solo questione di vedere cosa decideranno i nostri politici, se tenere la solare o adottare la legale. Per quanto mi riguarda, l’importante è che restino fermi, mannaggia a loro.

A quanto pare, comunque, il cambio autunnale lo soffro meno di quello primaverile: è la prima volta da tanto tempo che l’ora legale termina mentre io non sono a Lucca (argomento che penso richiederà un post a parte), e lì è più difficile accorgermi del cambiamento perché non ho una routine e, anzi, giro come una trottola dalla mattina più o meno presto alla sera. Al massimo ecco, quell’ora di sonno in più la domenica arriva come una vera e propria benedizione, in quei giorni.
Stando in casa, però, mi rendo conto che il passaggio all’ora solare mi viene più facile: alla peggio, sono confuso e un po’ assonnato; ma mi accorgo di essere meno ansioso e di avere improvvisamente un sacco di tempo a disposizione. Tutto è meno frenetico, e quel poco di ansia residua che ho svanisce appena guardo l’orologio e mi accorgo che è ancora miracolosamente presto.
Del resto, nel mio primo rant definivo l’ora legale come “un’ora di vita rubata” ed è quando entra in vigore che ho più problemi a trovar pace: probabilmente, perfino nel mio ciclo sonno-veglia snaturato resto comunque legato al ciclo solare e sballarlo di un’ora mi risulta innaturale.

Comunque, pare che l’Europa sia divisa per latitudine, con i Paesi settentrionali che vogliono fermarsi sull’ora solare e quelli meridionali sulla legale. Personalmente preferirei la solare per i motivi che ho descritto sopra, ma davvero, mi basta che l’incubo finisca.
Oh, e le meridiane: l’ora legale permanente sballerebbe le meridiane per sempre, e la cosa mi urterebbe oltremodo. Ora solare forever, please.

Wednesday, 14 October 2020

Esistono gli incel gay

Non penso ci sia un modo per indorare il titolo del post – o, se c’è, sono troppo amareggiato dall’umanità per ingegnarmi a trovarlo.
Ebbene sì, signore e signori: esistono anche gli incel gay. Scoperto giusto oggi direttamente su PlanetRomeo fra gli utenti che hanno visitato il mio profilo:

 
Trent’anni, un metro e sessantacinque per novantotto chili. “Vivere pieno di odio, disprezzo e rimpianto. Morire suicida. Il riassunto della mia vita”. Fisico panciuto, senza barba ma peloso, in cerca di amici, sesso o relazione tra i ventisette e i trentun anni.
“La morte è tragica ma la vita è misera. Specialmente se sei un incel.
Non chiedetemi una foto, mi troverete troppo brutto o ‘non il mio tipo’. E fidatevi, essere uno svedese brutto significa che il primo pensiero la mattina è ‘la mia vita è disgustosa, voglio morire’.
Inoltre, odio il mio corpo senza bisogno che me lo facciate notare.
 Perché certa gente scrive cose tipo ‘Voglio incontrare brave persone’? Non volete brave persone, volete modelli. Non vorrei mai essere vostro amico (ho due lauree, cercate cos’è una cotutelle, e un lavoro molto ben pagato nel risparmio gestito... la maggior parte di voi hanno solo un diploma della scuola media e lavori di bassa manovalanza), ma almeno amici con benefit. In ogni caso, non ottengo mai ciò che voglio e voi continuate a mentire.
Se c’è qualcuno là fuori, ho imparato a non aspettarmi nulla. Dopo tutto, ci sono più ragioni per fregarsene e non condividere nulla.
Auguro alla maggior parte di voi un cancro al pancreas.”
Wow. No, davvero, wow.
Per i pochi fortunati che ancora non sanno cosa sono, gli incel sarebbero gli autoproclamati “involontariamente celibi”, ovvero uomini che ritengono di avere il “diritto” a una relazione sessuale e/o affettiva con una donna e che il loro essere single sia una decisione da parte delle donne, superficiali e arriviste, che subiscono loro malgrado solo perché non sono ricchi o attraenti (da qui celibato “involontario”). La realtà è un pochino diversa e si tratta di uomini che, semplicemente, hanno fallito nel creare rapporti costruttivi con l’altro sesso e anche con se stessi, e odiano quindi tutti: le donne che non gliela danno, gli uomini che hanno più successo di loro, la loro vita perché non ottengono ciò che vogliono anche se puntano i piedi.
Ecco, finora non avevo idea che questo fenomeno esistesse anche nella comunità gay e mi è davvero cascata la mandibola. Anche se, a onor del vero, il tizio qui sembra essere l’unico articolo genuino sull’app: gli altri due profili che escono cercando “incel” sono un venticinquenne alquanto palestrato (sempre se è lui) che ha la parola nel nick ma non scrive nulla nel profilo e un cinquantacinquenne che l’ha menzionata en passant nella bio in altri contesti.
Resta solo il nostro amico “unico svedese brutto” nella storia del suo popolo.

Beh, fortuna per lui che ha solo visitato il mio profilo e non mi ha scritto, se no mi sarebbe partito subito subito un consiglio non richiesto: il suo piccolo flex sull’avere un lavoro ben retribuito gli toglie automaticamente ogni scusa per definirsi “incel”.
Se guadagna bene, vuol dire che può permettersi tutto il sostegno professionale di cui ha bisogno per darsi una sistemata: un dietologo o nutrizionista per perdere peso, un abbonamento in palestra per ridefinire il fisico e, soprattutto, un terapista per lavorare sui problemi di autostima e sul modo che ha di rapportarsi agli altri.
Davvero, non c’è nulla che gli impedisca di trovare aiuto. Anche ipotizzando che di viso non sia un granché e che l’altezza gli dia problemi, i mezzi per intervenire sia sul suo corpo, visto che è chiaramente è una fonte di disagio, sia sulla sua mente, che chiaramente necessita di un intervento – uno che gli permetta di stare bene con se stesso e di non essere sgradevole agli altri, perché sicuramente un atteggiamento del genere non contribuisce a fargli guadagnare punti.
Detto francamente, sedersi a terra e organizzarsi un pity-party piuttosto che rivolgersi a qualcuno che lo guidi nel prendere in mano la sua vita è una sua scelta deliberata, non c’è nulla di “involontario”. Il problema, come per tutti gli incel, non sono gli altri: è lui, la sua autopercezione e il suo modo di porsi nei confronti del mondo.

Thursday, 8 October 2020

Polvere addosso

Ho sognato che ero in giro con la Mater.
Era più o meno l’ora del crepuscolo, il cielo era di quell’azzurro scuro e desaturato che assume dopo che il sole è tramontato ma c’è ancora luce, e il Centro Storico era già illuminato dalle lampade al sodio ma non aveva perso ancora i colori, così che le chiazze di luce dorata sfumavano in un alone lilla prima di perdersi nell’azzurrino della luce ambientale.
Io e la Mater eravamo in via Carlo Alberto all’altezza di Piazza dello Sventramento, il selciato era umido e rifletteva le luci dei lampioni. Era inverno e alcuni negozi avevano già le decorazioni natalizie, compresi i tappeti rossi davanti agli ingressi, fradici e sporchi.

Eravamo diretti da qualche parte e, mentre passavamo, una negoziante si mette a spazzare per strada in modo da gettarci addosso la polvere. Io mi innervosisco, le dico di fare più attenzione, e quella inizia a fare la vittima dicendo che la stiamo disturbando. Mentre ci allontaniamo si lagna che è una negoziante temporanea solo per il periodo natalizio come se questo la giustificasse nel buttarci addosso la polvere. Dopo diversi metri, mi volto di colpo e le urlo qualche insulto, dopo di che proseguo meditando vendetta.

Arriviamo in un palazzo del centro storico in un’aula illuminata da quei neon biancastri con la sfumatura quasi verdognola. Siamo lì per un corso d’inglese (nota dolente per la Mater anche IRL) e prendiamo subito posto ai nostri banchi. A una certa, Sharon Den Adel (sì, a quanto pare continuo a sognare cantanti a caso) mi fa notare che non ho la mascherina, e lo dice lasciando capire di essere molto delusa per la mia dimenticanza e negligenza. La lezione sta per iniziare, non avrei tempo di tornare a casa a recuperarla, ma mi accorgo che sotto il banco ce n’è na di quelle farlocchissime senza nemmeno i ferretti; è lì da tanto tempo ed è piena di polvere, ma la indosso comunque per non deludere ulteriormente Sharon. A causa della polvere mi si tappa il naso, ma faccio finta di nulla per non sembrare malato.

Inizia la lezione (Sharon non è la professoressa, è lì per seguire il corso) e la Mater alza la mano per fare una domanda su una cosa che non le è chiara. Una tizia a caso fra gli studenti, però, la interrompe con aria di sufficienza, come se desse per scontato che non sapere quel dettaglio fosse da ignoranti, e la prof inizia a dare corda a lei invece che rispondere alla domanda della Mater.
La cosa mi irrita e quindi le dico di starsene zitta perché qualcuno aveva fatto una domanda prima di lei; quella in tutta risposta sposta il banco a destra del mio e mi risponde accavallando la gamba destra sulla sinistra e dondolandola in modo che la suola della scarpa tocchi i miei pantaloni neri e lasci delle strisciate di polvere grigio chiaro. Io le dico di smetterla e non provarci più, lei mi ignora, al che io la spintono e la faccio cadere di lato con tutto il banco.
La prof si china ad aiutarla a rialzarsi e la fa spostare, ma io non lascio correre perché nel frattempo la Mater, offesa per essere stata ignorata, ha iniziato a raccogliere le sue cose per andarsene. Minaccio di andarmene anch’io (so che, per qualche motivo, la mia presenza lì dà lustro al corso) e insisto che sia ingiusto che la prof non sia inetrvenuta a riprendere la maleducata che ha interrotto la domanda di un’altra studentessa e mi ha pure sporcato apposta i pantaloni.
A quel punto mi sveglio.

Dopo l’ultimo post taggato “cripta onirica”, ho deciso che, se quando mi sveglio ricordo il sogno e mi ha colpito particolarmente, lo annoterò e lo riporterò sul blog così da poterlo rileggere, ricordarlo e magari interpretarlo.
Anche perché sarò sincero: non ho idea di perché i temi ricorrenti di questo sogno siano stati la gente che fa di tutto per irritarmi e la polvere che mi finisce addosso, né tanto meno di perché la Mater sia stata una presenza costante e così importante.
Il mio subconscio funziona in modi misteriosi.